Archivio | marzo, 2013

Dimmi come caghi e ti dirò chi sei

10 Mar

Dalle feci gli antichi diagnosticavano patologie e intuivano lo stato di salute dei loro simili.
Questo momento intimo ha anche l’obiettivo di disinnescare l’autorità dei cosiddetti Vip.
Seguitemi in questo mio delirio su come immagino alcuni personaggi nel momento del bisogno (il loro).
Per la serie anche i ricchi cagano.

Partiamo da chi doveva vincere le elezioni.
Sarà per la sua naturale empatia o per la sua spiccata modestia se ipotizzo che Massimo affronti il proprio mestiere di politico allo stesso modo dei propri bisogni fisiologici, col risultato finale delle due attività che coincidono.
Il lider Massimo lo immagino essere fermamente convinto di essere insuperabile anche sopra il Wc.
La sua autostima credo lo porti ogni volta a sbirciare in fondo alla tazza per contemplare la propria opera d’arte, sfruttando tutti i sensi del corpo.
Un Conte (Max) si riconosce anche da questo.

Qualcosa mi dice che la pasionaria per antonomasia della destra italiana detesti fare i propri bisogni.
Come amare quell’attività tanto proletaria da diventare smaccatamente comunista nel trattare – da quel punto di vista – tutti allo stesso modo?
Pensare di mischiarsi a no-global,immigrati, giudici ed islamici potrebbe essere peggio che vedere Ingroia a Palazzo Chigi.
Non mi stupirebbe se il risultato finale fosse una roba maledettamente acida, con qualche traccia di silicone.
L’altra pasdaran del Pdl, la cui genesi è merito di Ballarò, la vedo invece coerente alla propria iconografia, che le impedisce di sedersi sul WC senza la messa in piega e il tacco 12.
Si ma, per fare cosa?
Le menti più malate del web dicono che la faccia a forma di BlackBerry.

Udite udite anche il Super Mario salvatore dell’Italia (ne riparleremo fra qualche annetto) si reca in bagno per espletare i propri bisogni.
Sarei portato ad ipotizzare che la sua deformazione professionale gl’imponga di rendicontare nel bilancio familiare i costi dello sciacquone e della carta igienica.
Come me lo immagino?
Abitudinario (il loden sempre indosso) quanto diplomatico (se ci fosse da emettere qualche flatulenza chiederebbe il nulla osta dalla Bce e dalla Merkel).

Mi sto quasi convincendo che c’è chi farebbe volentieri a meno di perdere del tempo per le proprie necessità intestinali, che non incrementano l’utile, non aiutano a vendere più modelli e nemmeno servono a ridurre i diritti dei lavoratori.
Se è vero che un manager che non porta la cravatta (e nemmeno la camicia) si è fatto crescere la barba per risparmiare il tempo della rasatura non oso pensare cos’abbia strolgato per massimizzare il tempo della defecatio.

Anche il nuovo che avanza in politica, nelle mie elucubrazioni ha un approccio fedele al proprio io.
Ho come l’impressione che il suo impianto di scarico non sia collegato a nessuna fognatura, una struttura vetusta che rappresenta il pasato.
Ogni casa – e lui potrebbe essere il precursore – dovrà essere dotata di un cyber-decompositore che trasformerà le feci in energia elettrica e deodorante per ambienti.
La fine del processo di decomposizione sarà contrassegnato da un messaggio sparato a 165 decibel “Bèlin, è una cosa pazzesca!”
Te lo do io il water.

In questa carrellata manca qualcuno?Ah, già…lui.
Nel mio immaginario nei suoi bagni i servizi igienici non sono nè appoggiati al pavimento nè sospesi, ma piuttosto sotterrati ed esposti di soli 20 centimetri.L’ergonomia prima di tutto.
Da grande promotore di se stesso qual’è non posso non pensare che l’omino  si sia fatto scappare l’opportunità di sfruttare questo improduttivo momento della giornata per vendere meglio la propria immagine.
E sarebbe la sua trovata pubblicitaria più geniale.
Ovvero creare tanti piccoli se stesso, basterebbe una pennellata e nessuno oserebbe immaginare il materiale originario.

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