Archivio | febbraio, 2014

Cosa dice?Le parole sono importanti!

17 Feb

Se lo stato di salute di un Paese si misurasse solo dal linguaggio dei cittadini noi saremmo messi maluccio.
Poi – siccome l’argomento è da trattare in maniera olistica – intervengono anche altri fattori.
Ed è per questo che il risultato finale peggiora ulteriormente.
In troppi dimenticano che le parole (ma anche i gesti) sono importanti, hanno un senso.
Cazzo, se ce l’hanno.
Tracciano solchi – spesso a senso unico – che rimangono indelebili.
Benvenuti nella sala degli orrori del linguaggio indotto, delle frasi fatte (ma soprattutto inutili), dei tormentoni creati dal Min.cul.pop 2.0.
Qualche finto-pragmatico potrebbe catalogarle come inutili paranoie.
Scusate, ma cosa c’è di più destabilizzante di qualcuno che parla al tuo posto?
E per farlo, vuol dire che ha già occupato il tuo cervello e la tua anima.
O volete fare come quel tizio a cui dicevano perfino “Adesso basta mangiare, sei già sazio!”?
I paradossi sono efficaci a descrivere la realtà, specie quando la realtà è un paradosso.
Sentite un po’ qua a cosa possono arrivare certi famelici del nulla.

Ma anche no
E’ un tipico grido di battaglia renziano usato ad ogni piè sospinto quando il fu boy scout intuisce che il consenso della platea scende sono il minimo sindacale (quest’ultimo termine diventa un ossimoro quando si parla del demiurgo Renzi).
Se venisse proferita con le dovute proporzioni (tipo una volta al mese, come il ciclo) potrebbe risultare quasi simpatica.
Usata come intercalare invece si dimostra solo per quella che è:  un’evidente stortura grammaticale, pur non essendo la peggiore (ne vedremo delle belle).

Ci può stare,ci sta
Non siamo ancora al top, abbiate pazienza.
Qui è punita la reiterazione: scoperto questo affascinante motto i nostri bei trinariciuti (senza ideologia) non se ne liberano più.
Sentono il bisogno di esclamarlo sempre, anche quando non c’entra nulla.
Ma per loro ci può stare.
E poi ci può stare dove?Ci può stare cosa?Ci può stare chi?

Virgolette con le dita
I diversamente carismatici (tipo un surrogato di Oscar Pettinari, per dire) ne abusano.
Tracimano talmente tanta personalità che se gli avessero detto di farle coi piedi, quelle maledette virgolette (di merda), non avrebbero esitato un istante.
Credono di attirare l’attenzione e di creare empatia con gli interlocutori.
Ottengono invece altri due risultati: associare un’immagine alla parola fastidio in un dizionario illustrato e solleticare l’istinto primordiale di spezzare quelle falangi inutilmente mobili (uno dei miei quattro sogni mostruosamente proibiti).

Alzare l’asticella
E’ una delle metafore più utilizzate da chi è talmente avvezzo ad usare delle figure retoriche che crede che lo spread sia uno strumento di piacere inaugurato coi film porno negli anni ’70.
A volte è associato ad un gesto con la mano (hanno il dubbio che la platea non capisca, per fortuna non tutti sono come loro).
E con la stessa manina – per corroborare la loro coinvolgente prossemica – non esitano a sparare pure qualche virgoletta (vedi sopra).
Tornare nell’alveo della normalità è utopia.

Sei sul pezzo
Quando Giorgio Gaber cantava (e provocava) ironico “Con tutte le libertà che avete, volete anche la libertà di pensare…?” non crediamo che si riferisse a questi acuti post-illuministi.
Ecco quando l’effetto pecora  diventa pandemia.
In qualsiasi contesto della via lattea la frase ha lo stesso significato di una mezza punta negli schemi di Arrigo Sacchi.
E’ una prova tecnica di lobotomia: ma si, forse nel loro caso è meglio (cit.).

Tanta roba
Le scritture raccontano che la Genesi fu il Mimmo Amarelli dei talentuosi e cazzari Luca e Paolo: “Alla consolle Mimmo Amarelli!E Mimmo ha mucha cosa e Mimmo ha tanta roba”.
(Un bel chi se ne frega lo potete aggiungere voi, gratis).
Ora però gli epigoni superano i creatori (che volevano solo far ridere).
Rimane uno stilema delle Radio Unz-Unz ma sono in tanti ad aver inoculato questo virus (letale) nella società.
Raccapricciante la soddisfazione di tanti Playmobil dell’autonomia intellettuale nel seguire il verbo.
Senza capirlo.
E senza capire in senso lato.

Piuttosto che
Viene utilizzato per stilare un elenco di cose quando il suo significato è esattamente l’opposto.
Pensa un po’.
Quando il trionfo del sentito dire è un attentato alla semantica.
Hanno dichiarato candidamente alla grammatica: noi non faremo prigionieri.
Lo usano benpensanti, comunicatori (della domenica), giornalisti, trascinatori di folle ed il 97% della (presunta) classe dirigente.
All’italiana.
E si gongolano di stuprare uno dei pochi vanti di questo Paese: la lingua italiana (ancora per poco).

Mano all’orecchio
Per interci, è il gesto che fa Luca Toni quando esulta dopo un gol.
Non ho niente contro il bravo attaccante del Verona (tutt’altro, meglio lui a 37 anni che Mario Balotelli a 24).
Oggi se segui il mainstream e gli unici due neuroni rimasti liberi da ipoteca ti suggeriscono di dire “Non so se rendo l’idea” il tuo corpo ha una reazione pavloviana: le mani iniziano a roteare in sincrono all’altezza delle orecchie e la tua mascella diventa un misto fra quella di Ridge di Beautiful e quella di Nando De Napoli.
Tranquillo, uscirne si può.

Devi decidere cosa fare da grande
Un mix di paternalismo, sicumera e banalità che unisce sia il manager in carriera sia l’ultimo che apre la bocca solo per arieggiarla.
Certo – a costo di apparire ruvidi – si può sempre reagire come quel tale che incalzato con l’inutile tormentone rispose serafico “Ho 35 anni e sono alto circa un metro e ottanta, mi sembra di essere già grande”.

Englishman in Italy
Sei un tipo trendy e frequenti solo gente cool.
Per ora ti va bene un entry level ma sulla location non transigi.
Presti la massima attenzione ai warning del tuo core-businnes, ti alleni per step e ti rilassi solo al branch in quel wine-bar.
Ma va a dar via al cùl.

Ci mancava anche il ciaone
Qui le nostre parole non sanno proprio più cosa dire.

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