Libertà provvisoria

29 Feb

Accodarsi a parlare dell’argomento di cui il mainstream vuole fortemente che si parli non rientra esattamente nel protocollo del libero pensatore.
Difatti è una delle attività predilette dagli elettori del PD.
Sui diritti civili due anni fa – in tempi di pax romana – scrissi questo articolo (http://shiatsu77.me/2013/10/18/mamma-ho-perso-il-papa/) perché mi andava di scriverlo, senza che i tempi fossero dettati da improponibili burattinai.
Ma siccome di famiglia hanno parlato proprio tutti non posso esimermi dal (ri)dire la mia.

Partiamo dalla cronaca.
Ma non l’avete ancora capito che al PD delle cosiddette unioni civili non gliene frega proprio un bel cazzo?
I temi che premono veramente a questa maggioranza (come a tutte le maggioranze del passato) vengono realizzati nello stesso tempo in cui nascono i funghi, cioè dalla sera alla mattina: con i diktat del capo, con la celere e servile risposta della truppa, con le facce combattute della presunta minoranza che vota sempre e comunque come gli ha ordinato il padrone (ma con dissenso, aggiungono loro, puvret…).
E di solito le loro urgenze non coincidono con gli interessi della collettività (mi scuso per il pleonasmo).
Eppure abbiamo assistito a parecchie scenette del genere nel tris di Repubbliche.
E avete ancora dei dubbi sulla trama?
Al PD faceva comodo andare avanti il più possibile con queste merolate, per distogliere l’attenzione da altri casini e da altre patate bollenti (la cui lista è lunga più o meno come l’elenco telefonico di Arezzo).
E viene usata come vittima sacrificale una questione certamente importante, seppur non la più impellente.
La versione originale del DDL Cirinnà era complessivamente una buona legge, anche sulla discussa stepchild (un inglesismo, strano) perché di fatto avrebbe regolamentato e tutelato una situazione familiare esistente.
Ma il primo a non crederci era lo stesso PD (vecchio giochino della politica quello di fingere di sostenere quello che in realtà si vuole azzoppare, siano leggi o candidature) che ha dato la colpa al M5S di voler far saltare il banco, coi pentastellati al solito talentuosi a lasciare la scaltrezza nell’armadietto del bagno.

Allargando il cerchio, due sono i concetti cardine da tenere appuntati se non si vuole essere portati a spasso con l’anella al naso.
Il primo è evitare di cadere in una delle tante trappole tese dal Pensiero Unico, cioè quella di sposare in toto la tesi opposta della parte che disprezziamo col risultato di farsi beatamente incasellare e quindi essere più controllabili (divide et impera).
Lo so, con certi teocon la tentazione è fortissima.
Il secondo è che il potere dominante in tutte le faccende dirimenti che riguardano la collettività ci mette lo zampino
Pro domo sua.
Decidere di vivere con la persona amata (dello stesso stesso o di quello opposto), prendere decisioni sulla sua salute se questa ne è impossibilitata e in caso di trapasso destinarle i propri averi è la cosa più logica ed umana che ci sia.
Chi poi ancora crede che l’omosessualità sia una malattia sarebbe meglio che prima facesse curare la propria: sono consigliabili dosi di ketamina da 750 mg alternate con l’elettroshock.
Parimenti reputo però fastidiose le inutili ostentazioni della propria sessualità (qualunque essa sia) in stile Gaypride, manifestazioni che più che sensibilizzare l’opinione pubblica cementano ancor di più l’arcaico e volgare assioma gay uguale checca.
E’ invece incivile che qualcuno non permetta (o proprio impedisca) di realizzare ad una persona la propria volontà, volontà che riguarda due individui adulti e vaccinati.
L’incazzatura diventa tracimante scorgendo i profili di questi moralizzatori della mutua: pericolosi come tutti quelli che ragionano per dogmi e che si rifanno ad entità astratte, loro aggiungono un’apertura mentale che a confronto nel Seicento erano più emancipati.
Sono (anche) quelli che ben pensano: quelli che la notte non si può girare più, quelli che vanno a mignotte (e a trans) mentre i figli guardan la tv, per citare l’omonima canzone.
Pregni di ipocrisia, fanatismo, sussiego e malignità come solo un bigotto può essere.
Al buonsenso rispondono con l’oscurantismo, quando intravedono un’apertura mentale iniettano tutto il loro repertorio di stantia consuetudine pensando che serva da sigillante, omettendo che non tutti i cervelli e le anime sono a tenuta stagna ed ammaestrati come i loro.
Quindi non si scorge all’orizzonte nessun motivo che gli arroghi il diritto di decidere cosa ci sia di decoroso o di indegno nel modo di vivere di altre persone capaci di intendere e di volere.
Non mi dilungo sulle ingerenze della Chiesa e del Vaticano perché quando tocco l’argomento divento ripetitivo, volgare e blasfemo.

Premesso che a buona parte di questi novelli inquisitori non farei crescere nemmeno un criceto, ritengo che un bambino debba avere un papà uomo ed una mamma donna.
L’amore e l’affetto indiscutibili che una coppia omosessuale può dare ad un bimbo non sono sufficienti a compensare l’assenza di una delle due figure, imprescindibili a mio avviso.
Faccio l’avvocato del Diavolo ed ammetto che sì, è vero, piuttosto che in un orfanotrofio circondato da preti e suore o da altre discutibili figure, un fanciullo è meglio che viva con una coppia gay.
Ma partire da situazioni limite è fuorviante, allora ragionando per paradossi e considerando la guerra come il male peggiore, tutti gli altri frangenti della vita – siccome migliorativi – sarebbero da ritenersi idilliaci.
Quando non è così.
Non si può partire da una fattispecie e su questa legiferare.
Ho l’impressione che le adozioni siano una sorta di diritto di rivalsa degli omosessuali per tante (troppe) angherie e ghettizzazioni subite dove la parte meno considerata però risulta essere il bambino stesso.
Più che diritto la vedo quasi come un capriccio, una ripicca.
Ecco, se parliamo poi di utero in affitto anche a cercare col lanternino di diritti proprio non ne saltano fuori poiché si tratta solo di una meschina pratica di sfruttamento della donna.
Un crimine.
Se è in vendita, pardon, in affitto (termine quanto mai usato alla cazzo di cane) anche la maternità beh, siamo già al game over.
Non so se esista qualcosa di più intimo della maternità.
Stupisce che una certa fronda progressista non percepisca la tecnica trompe l’oeil che cela invece l’estremizzazione del consumismo e della mercificazione di due individui.
Pasolini l’aveva capito oltre quarant’anni fa che il liberismo sobillava la massa con le presunte libertà sessuali, ma lui era un genio.
I femministaioli militanti (Gaber docet) dovrebbero insorgere per questo abominio anziché per le amenità in cui si sono specializzati.
E invece diventano correi dell’umiliazione di donne spesso in stato di povertà.
Correi della trasformazione di bambini in oggetti da aggiungere al carrello con un clic.
Correi di questo nuovo vezzo delle classi sociali ricche (difatti quando c’è da farsi compatire i Vip non tradiscono mai).
Correi della solita intromissione del capitale sulle persone.

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