Piccoli fenomeni non crescono

30 Lug

Quando affrontiamo un viaggio anziché limitarsi ad osservare il nastro d’asfalto che abbiamo davanti al naso dovremmo sempre guardarci intorno, per vedere il panorama e nondimeno chi abbiamo di fianco.
Come dovremmo periodicamente buttare lo sguardo nello specchietto retrovisore.
Affinché proceda meglio, il viaggio, è consigliabile guardare anche indietro.
Questo vale per tutti i viaggi.
Quello della vita non fa eccezione.
Possiamo così scorgere più nitidamente il contesto, noi stessi e gli altri: come eravamo, come siamo.
Già perché i cambiamenti si sono talmente sedimentati che senza questa attività a corredo la memoria storica resterebbe sottotraccia.

Se ripenso a chi era considerato nella nostra giovinezza un riferimento da molti coetanei, la prima cosa che mi viene in mente è una bestemmia.
Gli opinion leader del tempo erano smaliziati bulletti o petulanti pink lady e nelle compagnie (anche altrui) mancava poco che venissero immortalati nei poster in camera.
Spiccava chi era un goleador ed imbustava in campo e fuori, chi fumava, chi era semplicemente il più strafottente, chi si truccava già, chi indossava la mini, chi era stata spernigata (magari dal bomber: la coppia dell’anno!), chi in apparenza contestava (vecchio metodo per farsi i cazzi propri) e chi semplicemente sapeva già intuire e sfruttare le debolezze altrui.
Solo che adesso a calcio non giocano più o non sono più ‘sti fenomeni e tanto in serie A mica ci sono andati (e neanche in Lega Pro), fumare una sigaretta non è un atto ribelle più o meno dalla prima superiore, scopare (poco o tanto) scopano tutti, le tipe hanno solo l’imbarazzo della scelta per conciarsi come vogliono (ed al limite per imputtanirsi), torniamo tutti all’ora che ci tira e certe sbruffonate servono al massimo per fare il Primo Ministro (che però è uno solo).
Inoltre verso i quaranta la tamarraggine fa mostra di se quasi nella sua interezza e giocare alle Lolite, più che arrapare ed incuriosire, fa compatire, visto che intrigano ed arrapano di più le quarantenni che giocano a fare le quarantenni.
La considerazione (degli altri e di se stessi) è stata la diga che non ha permesso loro il quid necessario quando la trentina li è venuti a prendere.
A rivederli oggi non sembrano più gli oracoli d’un tempo.
Ciò che allora affascinava oggi un pò impietosisce, ciò che distingueva oggi appanna.
Più rimangono coerentemente il personaggio che erano più su di loro cala un alone che li sta oscurando.
Adesso, non hanno tutti fatto la fine di Macaulay Culkin, ma è evidente che non abbiano saputo compiere il salto salvifico e soprattutto che non ne sentano il bisogno neanche ora.
Il talento nei giovani non sempre sceglie l’immagine più sfavillante per fare bella mostra di sé, quasi che preferisca restare in una botte optando per un guardiano qualsiasi, scelto fra uno dei tanti.
Non sempre dei disadattati, anzi spesso brillantemente dotati e simpatici, le cui qualità però necessitano di più tempo per attecchire.
Come fosse il giusto grado di maturazione, la consapevolezza nei propri mezzi non va forzata, è lei che ti dice quando è il momento.
Il tempo è un compagno di vita austero che non lesina però manifestazioni di (personalissima) giustizia e meritocrazia: i primi che hanno brandito lo scettro issando fatui valori sono stati colpiti con la legge del contrappasso.
Stare al comando dalla prima all’ultima giornata è possibile solo in campionato.
Tuc i temp i venne bast’astai, recita un vecchio adagio in dialetto (tutti i tempi vengono basta aspettarli).

Da ragazzo o fai parte dei fenomeni qui sopra o della massa (divertente, cruda, generosa, impietosa.La massa).
Io ero uno nella massa, della quale credo di aver visto tutte le declinazioni.
Quella propriamente detta, più numerosa e generalista, che ti proteggeva e rassicurava fra la moltitudine dei tuoi simili, ma che era uno sprone ad uscire da essa per elevarti ed emanciparti.
Per emergere e per distinguerti.
Qualcuno è stato capace di trovare in quel contesto il terreno fertile per coltivare il proprio talento e le proprie qualità e depositarle nella famosa botte.
La fase delle presa in giro e delle piccole angherie invece ha costruito un resistente intonaco a base di sensibilità e senso di rivalsa, ingredienti rimasti nel corpo in gran quantità.
Dal veleno nasce l’antidoto (in questo caso pure multiuso).
Infine, i meccanismi che fanno scattare l’affermazione e la leadership non li comprendi bene tutti ma senti la loro presenza, ti appoggi a loro, li sfrutti.
Il tuo ego si rinforza e rinfocilla tutto il resto, ma è lì che fai la conoscenza di quello che un giorno leggerai essere il Panta rei, il concetto del tutto scorre.
Ti assenti un attimo, le situazioni mutano, nel frattempo muti tu e mutano anche gli altri e la tua figura non decade di certo ma non è più magnetica come un istante prima.

Mi guardo intorno, fra le persone che abitualmente frequento, quelle che mi circondano, quelle che mi fanno stare bene.
Ma potrei allargare il campo ed arruolare altri soggetti dello stesso archetipo.
Bene, vedo gente profonda, ironica, ingegnosa, stimolante che sa alternare l’impegno al cazzeggio e che ancora si evolve.
Nessuno di noi ha l’heritage del fenomeno.
Veniamo tutti dalla massa.

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