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Il Manifesto del Pensiero Unico

10 Nov

La mente e la volontà hanno delle potenzialità pressoché infinite, ma sono anche tanto, tanto vulnerabili.
È grazie a questi limiti che il Pensiero Unico prende forma, cresce ed imperversa, sfruttando abilmente il proselitismo e la propaganda dei servi del mainstream, pedine a loro volta manipolate come marionette.
Per questioni di spazio tralasciamo il maremagnum dell’informazione (servirebbe un file zippato), roba da far candidare Cioè al Premio Pulizer.
Ecco a voi il Pensiero Unico, ovvero un’arma di distrazione/distruzione di massa (cerebrale).

Il sistema binario
E’ un concetto cardine che prevede di polarizzare l’attenzione e far incasellare il pensiero in contenitori preconfezionati, ridurre il tutto a due schieramenti: A o B.
A volte le scelte si equivalgono (ma danno la sensazione contraria), dunque sono delle non-scelte, delle dicotomie che capziosamente creano false identità (spesso in nome di altre).
Quando invece differiscono, non si riescono a trovare i pregi (ed i difetti) di ognuna perché i contoterzisti del pensiero sono stati allenati (allevati) bene a non far sudare il cervello: è così comodo, ho due scelte ed il 50% di probabilità di prenderci (in realtà la probabilità spesso è zero).
Qualche esempio? Usa o Russia, capitalismo o marxismo, destra e sinistra dopo la caduta del Muro, globalizzazione o terzomondismo, Prodi o Berlusconi.
Terza via questa sconosciuta.
L’evoluzione successiva è dividere il Mondo – alla stregua di fumetti o telefilm – in buoni e cattivi, dove i primi sono animati da spirito eroico e spiccato senso della libertà e contro i propri interessi (hanno sempre uno zampillo di filantropia che sgorga da ogni poro) combattono con tutti mezzi (anche la finanza) i secondi.
Diceva Adorno “La libertà non sta nello scegliere tra il bianco ed il nero, ma sottrarsi a questa scelta prescritta”.

Il tifo uccide ancora
Quando c’è affinità ad un pensiero, ad una corrente od una sintonia con un qualsiasi personaggio si tendono ad assorbirne tutti i precetti aprioristicamente, facendosi piacere anche l’irricevibile (anzi auto-convincendosi).
L’uomo ha un bisogno spasmodico di appartenenza, di abbracciare e sposare in toto una causa ed il potere lo sa.
E’ impossibile essere in sintonia totale con una persona od una dottrina, in caso contrario delle due l’una: si rischia lo straniamento di se stessi o di replicare il rapporto adolescenziale fra un divo ed un suo fan.
Il tifo (e l’approccio dogmatico) è una condizione mentale di subordinazione che fa tanti danni quanto l’omonima malattia (per la quale c’è però il vaccino), purtroppo è raro sentire “Non fare di me un idolo mi brucerò/se divento un megafono m’incepperò” (cit.)
E’ più frequente invece questa figura retorica “Mangio merda da vent’anni/Ma non perdo l’appetito/Poi mi fanno pure fare la scarpetta con il dito” (cit.)

Vade retro Satana
L’odio ed il disprezzo per qualcosa o qualcuno (sentimenti assolutamente leciti, spesso doverosi) portano a spalleggiare chi si fa paladino di combatterli (a parole).
Vi dice niente lo spauracchio del Comunismo anche dopo la caduta del Muro?
Pazienza se poi il suo operato danneggi tutti (pazienza un cazzo, verrebbe da dire).
Arguto, eh?
E’ applicabile anche la proprietà commutativa: prendere le difese di qualcosa o qualcuno solo perché attaccati dal mio “nemico”, pur essendo sostanzialmente d’accordo con quest’ultimo.
All’Asilo Mariuccia a confronto si respira un’aria più matura.
L’uomo che per fare un dispetto alla moglie si tagliò gli zebedei è l’icona riassuntiva.

O così o Pomì
L’alternativa non c’è, siamo spiacenti.
Lo sappiamo, questo modello è perfettibile, esige sacrifici (i vostri) ma è l’unica soluzione rimasta.
L’altra via è restare senza niente e voi non volete restare senza niente, vero?
A forza di sentirle, queste troiate, in tanti ci credono e diventando adepti della famosa scuola di pensiero del “O così o Pomì“.

La prova del cuoco
Prendere un bel pezzo di conformismo e farlo rosolare a fuoco vivo in un calderone con un trito di banalità, allineamento, messianismo ed alienazione spruzzando dosi massicce di consumismo, retorica e fideismo.
Non appena compare una crosticina versare del buonismo di qualità (Fazio, Jovanotti ma vanno bene anche altre marche).
In una pignatta a parte mescolare dell’equilibrismo democristiano (tranquilli, il prodotto non ha scadenza), del sessantottismo e del fanatismo guerrafondaio tutto in parti uguali ed aggiungere gli immancabili pomodorini pachino.
Ne dovrà uscire una salsa particolarmente viscida e maleodorante da versare nel calderone.
A questo punto occorre togliere le (poche) tracce rimaste di orgoglio ed onestà intellettuale.
Condire con liberismo, progresso illuminato e dogmi vari.
La pietanza farà assolutamente vomitare ma nessuno lo dirà mai, anzi chiederanno il bis.

Alcuni elementari ragionamenti diventano così eresie da Tribunale dell’Inquisizione.
Si può difendere la causa palestinese senza essere filo-arabi (tutt’altro).
Si può affermare che al mondo – pur avendo tutti gli stessi diritti e doveri – non siamo tutti uguali (per storia, abitudini, formazione, cultura ed esperienze), senza per questo essere accusati di razzismo.
Si può essere autonomisti ed identitari rigettando il nazionalismo.
Si può esigere il rispetto delle regole senza rimpiangere il fascismo.
Si può combattere lo spreco senza affossare lo stato sociale.
Si possono affrontare sia le teorie dei massimi sistemi sia i problemi quotidiani di delinquenza e criminalità.
Si può essere occidentali senza incensare l’imperialismo.
Da noi l’acme della contestualizzazione è Fisichella che condona una madonna a Berlusconi oppure quegli stakanovisti dell’encefalogramma piatto che si dichiarano contrari all’Euro ma perorano la loro causa con la foto della Tatcher (il link gira sul web).
Seguiamo il loro sillogismo de noantri: Tatcher uguale no Euro (è vero, la Sterlina esiste ancora), No Euro uguale difesa dei popoli (bene, avanti così…), Tatcher uguale difesa dei popoli (Ah, peccato Signora Longari lei mi casca…).

Rifiutare questa affascinante filosofia fin qui descritta non significa essere ondivaghi, ignavi, o cerchiobottisti un tanto al chilo.
Anzi è il contrario.
Proprio perché si possiedono dei valori (su tutti, il rispetto e la libertà) non si vuole che questi vengano annacquati o peggio mandati in nebbia.
Occorre andare più in profondità.
Invece quando proprio il cervello ha le briglie sciolte (tipo per la festa) al massimo si ragiona per sentito dire.
Partendo dalla conclusione e non dal ragionamento per arrivarci.
Ed adattando quest’ultimo in funzione di ciò che fa comodo.
Non serve essere dei luminari o dei demiurghi, basterebbe tenere acceso il cervello, anche al minimo.
Per distinguersi da quel tale che andando con una puttana pensò di essere stato il primo.
O l’ultimo.

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