Archivio | novembre, 2013

L’unione fa la forza

15 Nov

Nell’articolo del 04/11 (https://shiatsu77.wordpress.com/2013/11/04/terzisti-al-di-sopra-di-ogni-sospetto/) esortavo Michele Santoro a “dedicare una (o più) trasmissioni sull’Euro e sul progetto che c’è alle spalle”.
Detto, fatto.
Con ospite Alberto Bagnai, il non plus ultra sull’argomento.
Vaticinio avverato!
Il (teorico) contraddittorio era garantito dalla presenza dal disarmante Stefano Fassina.
Al solito è apparso tutto fuorché un responsabile economico di un partito.
Lui è un devoto-sofferente dell’Euro, che per la sinistra all’italiana rimane un atto di fede doloroso ma necessario.
Non crede nemmeno lui alle supercazzole che dice.
Lo dimostra l’imbarazzo che accompagna ogni suo intervento.
A volte (sbagliandosi) fa delle uscite da portavoce di un partito che non esiste, cioè di sinistra, poi la sua sinapsi gli ricorda che è al Governo con Letta (e non solo) ed ecco proferire battute che sarebbero più adatte al vecchio Derby di Milano (“…vogliamo modificare gli equilibri dell’Eurozona sfruttando le potenzialità della moneta unica…”).
Ma ora passiamo a cose serie.

Mi definisco (https://shiatsu77.wordpress.com/about/), fra le altre cose, travagliano e bagnaiano.
Marco Travaglio è da sempre un mio riferimento per competenza, coraggio e stile.
Bagnai è l’economista che sta cercando di dissolvere i dogmi ed i luoghi comuni sull’Euro con un’importante attività di divulgazione.
Nella puntata di giovedì intitolata “Goodbye Italia” entrambi avevano perfettamente ragione in relazione agli argomenti di propria competenza.
E’ innegabile – perlomeno per le persone che trovano ancora stimolante quella vecchia usanza di ragionare con il proprio cervello – che il sistema Euro ci abbia decisamente impoverito.
D’altro canto il nostro Paese versa in questo stato comatoso anche per un’endemica corruzione ed una cronica inosservanza delle Leggi.
Travaglio e Bagnai sono due specialisti che però nel corso della puntata non hanno fatto lo sforzo di uscire dalle rispettive roccaforti – nelle quali sono ineccepibili – e di non ammettere che la loro analisi riguardava solo una parte del problema.
Uscire dall’Euro mantenendo gli sprechi, l’illegalità e le ruberie di oggi non risolverebbe d’incanto tutti i problemi.
Parimenti, anche se per magia togliessimo il fardello di cui sopra restando però con una moneta sopravvalutata e senza sovranità economica, non sarebbe sicuramente l’El Dorado.
Uno è un problema macroeconomico, l’altro di cultura e legalità, ma non sono due fenomeni in antitesi, anzi fra loro c’è spesso un rapporto di causa-effetto.
Il tema dell’altra sera – finalmente portato alla ribalta in prima serata – non va affrontato a colpi di manicheismo.
L’analisi di un problema non esclude l’altro.
Viviamo – per usare una metafora manzoniana – in una situazione di merda.
Fra persone valide meglio collaborare, no?

P.s. Il primo che mi accusa di ecumenismo od equilibrismo riceverà in omaggio come radiosveglia Adriano Galliani.

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Terzisti al di sopra di ogni sospetto?

4 Nov

Si fa presto a dire che l’informazione è un diritto irrinunciabile per poter difendere la democrazia, allargare i propri orizzonti culturali e semplicemente per sapere ciò che (realmente) succede nel Mondo.
Occorrono anche gli strumenti.
Escludiamo i professionisti della menzogna, fatti di servi, ancelle, insetti e virtuosi della leccata (lo so che state pensando  al TG4, ma siete voi ad essere in cattiva Fede).
Loro fanno un altro mestiere (molto più antico, peraltro).
Ma anche fra i cosiddetti terzisti – quindi professionisti (sulla carta) indipendenti ed obiettivi – la situazione è più nebulosa del previsto.
Cerchiamo allora di togliere l’alone al vetro per vederci più chiaro.
Scopriremo tante sfaccettature, personaggi fra loro anche in antitesi ma che meritano di essere approfonditi.

Frate Zucconi
Lui può.
Perché ha una voce stentorea.
Perché ha il piglio del vecchio saggio.
Perché ha una barba rassicurante.
Perché vivendo negli Usa riesce ad avere uno sguardo lungimirante ma distaccato sul nostro paese (che poi è anche il suo).
Perché lui è Vittorio Zucconi.
E credendosi più furbo (e gli altri glielo fanno credere) ormai è convinto che tutti pendano dalle sue labbra e che attendano le sue proverbiali omelie.
La foto della casa Bianca che troneggia alle sue spalle nei collegamenti gli dà la sicumera necessaria per pontificare manuali di tautologia e battute che dovrebbero far riflettere (rimane il condizionale) e che invece hanno lo stesso effetto  di quelle proferite da Marino Bartoletti.
Potrebbe essere il nuovo testimonial di una birra weiss, invece si ostina a fare il tuttologo, ovviamente con una conoscenza superficiale delle cose (memorabile questa risposta di Alberto Bagnai ad un improbabile Zucconinomics http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/06/24/quelli-che-in-brasile-linflazione-e-al-90/635371/ ).
Se fosse un giocatore della schedina non farebbe 14 nemmeno compilandola il lunedì.
Si erge a paladino della libera informazione ma è un esempio didascalico del mainstream.
Quando i Buggles composero Video Killed the radio star non pensavano di certo a lui ed al suo programma radiofonico.

Poker d’assi
Loro invece si sono specializzati ed hanno come core-business l’argomento che conoscono di meno: ovvero la Legge.
Parliamo di Ostellino Pane e Vino, Pigi Cerchiobattista, Mulino Panebianco ed Ernesto Galli nonché della Loggia, firme di punta del Corriere della Sera (e poi ci si chiede perchè l’Rcs versi in quelle condizioni).
Da quando sono nati si nascondono dietro un’aurea da liberali (categoria che in Italia spazia da Giuliano Ferrara a Billy Costacurta), una condizione che gli permette di stare sempre dalla parte del potente di turno e di difendere la superiorità della politica (su cosa non è chiaro, ma loro nel dubbio la difendono).
Se c’è un reato (eccetto quelli dei poveracci) state tranquilli che che loro sono fra la schiera dei garantisti e combattono strenuamente a colpi di editoriali contro la deriva giustizialista e massimalista che da vent’anni devasta questo Paese (sic.).
Loro sì che hanno capito tutto.
Sono l’esempio dello status quo, dello stantio che non vuole cedere e stanno all’onestà intellettuale come Fabio Capello e Marcello Lippi alla simpatia.
Si narra che obbligare qualcuno a leggere un loro articolo sia una minaccia che spaventi di più dell’Uomo Nero.
Tutti abbiamo dei sogni mostruosamente proibiti.
C’è chi sogna un film porno con Cristina D’Avena, loro invece vorrebbero l’immunità perenne per i politici (estesa ai parenti ed affini).

Re pubblica
Libero e il Giornale hanno abituato da tempo i loro lettori a tripli salti carpiati con avvitamenti prematurati, d’altronde è dura anche per dei professionisti (!) come loro stare dietro ai voleri del loro Capo, divenuto – tra una condanna ed una decadenza – più volubile di Axl Rose.
Sono pagati anche per questo: smentire quanto scritto il giorno prima (e uno si potrebbe chiedere:ma perché hai scelto di fare il giornalista?).
Evidentemente viviamo nell’epoca che ha dissolto tante certezze.
Perché fino alla penultima legislatura La Repubblica pareva un argine insormontabile ai tentativi di scardinare il diritto all’informazione.
Dopodiché hanno accolto come una parusia l’arrivo di Mario Monti a Palazzo Chigi: mai viste tanti lodi al loden.
La sobrietà era divenuto il loro karma.
Meno pomposi invece i titoli di coda alla quasi ex carriera politica del “Colui che ha salvato l’Italia e l’Euro” (ma più che altro le lobby dell’Euro): Mario Monti verrà rimpianto come Ronaldinho al Milan.
Nel frattempo la loro ira funesta si è spostata su Grillo ed il M5S (dovevano ancora essere eletti ed già erano la fonte di tutti i mali), forse perché gli ultimi 2 Governi che loro strenuamente difendono vedono l’accordo (finalmente venuto alla luce del sole) fra il PD e quel tale a cui avevano fatto le famose 10 domande, ricordate?
Che l’Italia sia diventata di fatto un Paese commissariato dai tecnocrati dell’Europa perdendo la propria sovranità, che il Parlamento sia stato privato della sua funzione principale dove è persino vietato proferire il nome di Giorgio Napolitano (ops, scusate, mi è scappato), che sia in atto un programma piduista di sabotaggio alla Costituzione sono piccoli particolari insignificanti.
Ma tutto questo alla Repubblica non lo sanno.
Tanto, dicono, a vigilare sulla Costituzione c’è il Presidente Napolitano…

Scalfarimperatore.
Oltre al quotidiano è presente anche il suo fondatore.
Et voilà, servito l’en plein.
Eugenio Scalfari ha deciso di rivitalizzare questa fase della sua vita creandosi un gioco di ruolo (troppo modesto per entrare in uno già in essere).
Si è autoproclamato il Consigliere dell’Imperatore Giorgio – suo quasi coetaneo – per il quale nutre una venerazione pressoché totale.
Lo consiglia e soprattutto lo difende a spada tratta come neanche la Pitonessa con B.
Rinnega se stesso quando si ostina a proteggere Napolitano sulle intercettazioni con Mancino ed è un inno alla contraddizione quando sostiene il Governissimo, di cui è parte integrante l’ex Inquisito ed ora Pregiudicato Silvio Berlusconi (il particolare sta sfuggendo ai più in via Cristoforo Colombo).
Con la crisi che imperversa però una sola attività (seppur prestigiosa) è rischiosa:occorre diversificare.
E cosa c’è di meglio che diventare il megafono di Papa Bergoglio (Twitter a parte)?
Il Papato e l’Impero: alla faccia delle manie di grandezza…
Domandina:si ricorda Eugenio Scalfari che nel ’91 un famoso giornalista si schierò (giustamente) per la messa in stato d’accusa dell’allora Presidente della Repubblica?
Giochiamo ancora, se al posto di Napolitano oggi ci fosse ancora Cossiga (anche con la K se preferite), la parola impeachment quante volte sarebbe già uscita?

Anche loro?
La domanda è lecita visto che parliamo di Lilli Gruber e Michele Santoro.
Lo so, vi chiederete cosa c’entrino i loro nomi coi fenomeni di cui sopra.
Ve lo dico io, poco.
Proprio per le loro (indubbie) qualità, alcuni atteggiamenti stridono.
La Gruber ha il merito di condurre (decisamente bene) una trasmissione senza urla da mercato ma la rossa Lilli sembra avere il vecchio vizio di essere decisamente forte coi deboli ed un pò più deboluccia coi forti.
Emblematica la puntata con Berlusconi: così mansueta la Gruber non la ricordavano dai suoi 12 anni.
Anziché incalzare un uomo in evidente stato confusionale ha riempito la trasmissione di “Eehhh” nei quali il padrone del PDL ha potuto sciorinare una pletora di balle in versione campagna elettorale.
A metterlo in difficoltà – qualche giorno dopo – è stata invece la brava Ilaria D’Amico.
Per la serie volere è potere.
Ho tifato per Michele Santoro quando Masi cercava di abbatterlo, ho pagato i 10 € per il progetto di Servizio Pubblico e l’ho sempre considerato un paladino dell’informazione libera.
Sentirlo pubblicamente ammettere – per giunta in un momento d’ira, quindi di sincerità – che col Caimano c’era un accordo in trasmissione mi ha deluso e ferito.
Quella di Berlusconi poi inizia ad essere una forma morbosa: vorrebbe essere lui a dare il colpo del Ko, il rischio è di allungargli la carriera.
Piuttosto che chiamare in studio Briatore o Brunetta (la lettera b non deve essere la sua preferita) sarebbe meglio dedicare una (o più) trasmissioni sull’Euro e sul progetto che c’è alle spalle.
Il giornalismo scomodo dovrebbe servire a questo.
Troppo cattivo?
Forse, ma il loro talento chiede di più.

Che Fazio che fa?
E’ indiscutibilmente il Re della categoria, Fabio Fazio da Savona.
Il Finto Tonto con la faccia da bravo ragazzo studia ogni mossa, pesa ogni singola parola e prepara con minuzia tutti gli atteggiamenti: dalla finta balbuzia per enfatizzare lo stupore con l’ospite di turno, alla felicità (notare l’occhio lucido ma non lacrimoso) per aver incontrato un proprio idolo (ovvero tutti i suoi ospiti).
Non è il solo che dichiara ad ogni piè sospinto “E’ un sogno che si avvera!”.
Se fosse un attore sarebbe Pieraccioni (che è pure il suo regista preferito, tanto lo dice a tutti i registi e pure ai trequartisti): la faccia da (finto) agnellino, l’ecumenismo come missione e la capacità di stupirsi per il sole che sorge ancora tutte le mattine ed infine il lieto fine, sempre, come leit motiv della trasmissione.
Finita la quale scorrono fiumi di una sostanza viscida.
Anche se siamo a Rai3 non è Blob, il fluido che uccide.
Fabio Fazio è l’eterno chierichetto che poteva diventare un sacerdote, non lo ha fatto perché l’alternativa era più conveniente.
Non ha mai preso una posizione nella sua vita, nemmeno in un incrocio a T.
Equilibrista per scelta, pavido per vocazione, Fazio ha la capacità di far risultare ogni interlocutore un decisionista per l’assenza di contraddittorio (il suo).
Una poltrona ambita, quella dell’ospite: visibilità a rischio zero (esattamente come le domande scomode).
Con lui il virus del berlusconismo ha potuto diventare epidemia in scioltezza (solo Brunetta lo vede come un anatema, difatti è regolarmente invitato a Che tempo che fa?).
La sinistra italiana ha gli intellettuali che si merita: lui è la punta di diamante.