Archivio | settembre, 2015

Corsica, avamposto d’Occidente

18 Set

Che la Corsica sia un luogo quantomeno particolare lo annunciano da subito i cartelli in doppia lingua.
Più consoni ad una zona di frontiera (non di meno crocevia di culture e tradizioni) che ad una grossa isola, sono al tempo stesso conseguenza e prodromi.
Rincarano la dose – ma solo ad un’occhio più attento e bulimico di particolari – i fori di proiettile nei cartelli stradali di alcune zone interne, segnale inequivocabile che nella terra che ha dato i Natali a Napoleone Bonaparte la normalità non ha mai preso la residenza.
Qualcuno l’ha definita uno degli ultimi avamposti dell’Occidente ed anche senza leggere la sua tormentata storia (ma è impossibile rinunciarvi, troppo affascinante) non si fatica a comprenderlo.
Dell’Occidente, più che una cartolina, è una proiezione temporale: di come era e di come potrebbe ancora essere.
In pochi altri posti il mare e la montagna si fondono così bene assieme in un qualcosa di primordiale, estremizzando ed esasperando un concetto di per sé presente in (quasi) tutte le isole.
Entri in Corsica e dal primo all’ultimo minuto di permanenza non è mai in discussione la leadership incontrastata della Natura.
Presenza ingombrante ma che rassicura con la sua soave maestosità, di cui si ode ancora l’eco dei dinieghi alla cementificazione selvaggia che invece la vicina Sardegna non ha avuto la forza di proferire all’unisono.
L’isola col simbolo della Testa Mora è un esempio adamantino di come il progresso possa essere sostenibile senza soverchiare l’equilibrio uomo-ambiente.
Strabiliante è l’assonanza dei paesaggi con la storia, con le persone ed il loro modo di vivere.
Dalle Bocche di Bonifacio, con le indescrivibili falesie i cui strati sono come i nodi dell’albero e certificano una presenza ultra millenaria.
Passando per i muri e muretti in sasso non stuccati, all’apparenza così ballerini ma in realtà ancorati alla terra esattamente come il popolo corso, il cui spirito fiero ed identitario è sconosciuto agli italiani.
Il sodalizio prosegue senza soluzione di continuità nell’interno, con una terra aspra ma in realtà generosamente fertile e verdissima: difficile non vedere il paragone coi suoi abitanti frettolosamente etichettati come scontrosi ed antipatici.
E’ sufficiente fare una battuta sui francesi per scoprire il contrario.

Nell’era ultra-tecnologica e senza nessuna apparente rinuncia alla modernità è possibile vedere delle vacche in spiaggia o ai cigli di un passo di montagna, come dover concedere la precedenza ad un branco di maiali selvatici (tutti decisamente educati, peraltro)
In nessun altro luogo con un altitudine media di 568 metri sarebbe ipotizzabile una rete ferroviaria con pendenze dell’ordine del 20%: il TGV corso (per l’occasione acronimo di Treno Gran Vibrazioni), detto anche U Trinighedellu (il piccolo treno), è tanto un’avventura quanto un mezzo di trasporto.
Per il quale ogni anno si spendono circa 20.000 € di manutenzione per i danni procurati…dagli scontri coi bovini.
Terra anomala, la Corsica, dove c’è la più alta concentrazione dell’ultimo modello della Renault Twingo e nessuna traccia del bidè.
La lingua tradisce un ancestrale legame col nostro Paese, in diversi la parlano ed in molti la capiscono.
L’architettura dei centri abitati è un altro trait d’union che rende la Corsica di fatto un terra italiana.
Rivoluzionaria e reazionaria al tempo stesso, cocciuta e coerente, quest’Isola non si è fatta depredare – dal revisionismo o dal Pensiero Unico dominante – del proprio eroe Pasquale Paoli.
Merita rispetto, merita stima, merita ammirazione.
E merita sempre un ulteriore viaggio, questa terra magnifica.

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Chi è il nemico?

12 Set

Ogni epoca ha il suo fascismo, scriveva Primo Levi.
Bisognerebbe però individuarlo.
E non ex post.
Perché più che fra destra e sinistra (categorie che un senso ce l’avrebbero ancora, ma sono spesso strumentalizzate) o fra conservatori e progressisti (contenitori inventati dal medesimo produttore, quindi privi di significato) dovremmo iniziare a svegliarci e capire chi dà la precedenza all’uomo e chi alla crescita economica, chi difende i diritti degli esseri umani e chi il profitto tout court.
L’uno (il profitto) sacrifica l’altro (l’uomo).
Tanti dei nostri mali nascono da lì, dal turbo-capitalismo e dai suoi derivati (in senso lato): sull’altare del guadagno e della crescita infinita sacrifichiamo noi stessi.
Perché in nome del Sacro Utile ci sarà sempre un posto dove produrre a minor costo.
E spazio per comunicare ad una famiglia che il lavoro c’è, ma a tempo determinato ed in Romania.
Sono le riforme che ci vogliono propinare, è bene ricordarselo quando qualche maggiordomo ripete a pappagallo la nauseante filastrocca.
Questo nuovo (esiziale) Positivismo si avvale della tecnologia, di neologismi e di tecniche di manipolazione mentale per far credere che non esista un’alternativa (http://shiatsu77.me/2014/11/10/il-manifesto-del-pensiero-unico/).
E di una pletora di rabdomanti abili nel cercare pensieri contorti per aumentare la sofferenza umana e rendere felice un’entità astratta:il mercato.
A ben vedere non c’è mai stato un epocaa storica in cui l’uomo non sia stato oppresso, soggiogato e vessato, ma dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni Settanta è stata fatta un incetta di diritti che oggi stiamo perdendo uno dopo l’altro.
Mancando l’opposizione e la resistenza diveniamo come il figlio che lapida quanto messo da parte dai genitori con la fatica ed il sudore e che dissipa i loro preziosi insegnamenti.
Fra le 269 colpe di Berlusconi nel suo ventennio di occupazione delle istituzioni c’è pure quella di averci distratto dall’evoluzione 2.0 del Capitalismo d’Assalto Mondializzato.
O forse l’avevano messo lì anche per quello.
Sempre coglioni noi.
Due volte.

Non si tratta di mettere in discussione un sistema economico che ci ha garantito una buona qualità di vita e svariate possibilità, semmai di stigmatizzarne le esasperazioni.
Da quando cioè gli ammerricani si sono arrogati il diritto di porre in atto la fase 2 per fare più affari.
Chiunque anteponga il capitale all’essere umano è semplicemente da disprezzare.
Un mezzo punto di Pil per costoro vale un taglio alla sanità ed alla scuola (renziani, come le chiamate nel vostro linguaggio jovanottesco?).
La crescita del fatturato giustifica l’utilizzo degli Ogm e il depredamento dell’ambiente.
La conquista di una quota di mercato o di un target price vale i licenziamenti di massa ed il precariato a vita (edulcorati con balsamici termini inglesi).
Il guadagno consente di avvelenare il cibo.
Anche quello dei bambini, certainly.
Lo stesso livore meritano i cosiddetti schiavi che invocano le catene e la frusta.
Ovvero gente comune che da questo sistema non ottiene nulla se non le briciole.
Soldatini volontari in ferma continua addetti alla propaganda e al proselitismo.
Dei subalterni anche di se stessi che mettono nella merda tutti gli altri.
Perché il protocollo prevede di rendere reprobo chiunque osi dissentire, tacciandolo dei più infamanti epiteti ed isolandolo (quando va bene).
Ormai, paradosso che sancisce l’assenza totale di valori, solo le malattie e l’inquinamento – quindi due prodotti della modernità – sono rimaste eque e democratiche:possono colpire e fare danni a chiunque.
Ma ho l’impressione che siano finite a libro paga pure loro.

Se oltre al dettaglio analizziamo anche l’insieme, appare evidente come tutto sia riconducibile al Dio Denaro e alle pericolose liturgie messe in atto per venerarlo.
Le declinazioni fanno riferimento al peccato originale.
Il liberismo globalizzato si inventa gli shock e le crisi (e vive di shock e di crisi) per alimentare se stesso.
Crea conflitti per poter intervenire militarmente.
Fomenta scontri e tensioni sociali con la scusa ecumenica del sincretismo.
Annienta interi popoli con una multinazionale.
Genera dittature per esigenze o esperimenti di mercato.
Ed utilizza sempre il paravento del benessere.
Dietro alla favola dell’uomo cosmopolita si cela una mercificazione dell’individuo per ingrassare una delle più pericolose entità astratte: il mercato.
Tutto è trasformato in azienda.
Ormai non si produce più per consumare, ma si consuma per produrre (Massimo Fini dixit).
La politica al cospetto dell’economia è divenuta un teatrino.
Prima, con l’economia, si sedeva allo stesso tavolo a trattare, ora sta sotto ed in ginocchio.
Quando parliamo di valori dell’Occidente dovremmo renderci conto che questi non esistono più, forse non sono mai esistiti.
Se non in piccoli nuclei o gruppi di persone che appunto il mercato globale non tollera.
L’uomo riunito in comunità (piccole come la famiglia o grandi come uno Stato) non va bene perché da solo è più fragile.
I soli gruppi consentiti sono quelli di potere, lobbistici e para-massonici.
Gli Stati sono usati come sicari ma sono a loro volta vittime.
L’economia moderna abiura le tradizioni e le identità perché con un unico target di mercato l’ufficio marketing tribola meno.
Anche l’immigrazione (tema da trattare a parte) quando non è causata dalle guerre (quindi dai soldi, si picchia sempre lì) è generata e creata per offrire manovalanza alla criminalità, manodopera a basso costo alle imprese e per destabilizzare la pacifica convivenza col metodo meschino di vendere un luccicante El Dorado occidentale disponibile per tutti, il che spiega anche certi comportamenti e certe pretese di chi arriva.

L’uomo è l’essere vivente più intelligente ma è anche il più bravo ad autodistruggersi e a limitare la propria libertà.
Da sempre ha bisogno di dogmi e di strumenti di controllo da parte del potere e della classe dominante.
L’Illuminismo – allora necessario – ha in realtà solo scalfito il monoteismo religioso e ne ha creato un altro, quello del capitale.
Rosa Luxemberg asseriva che il primo atto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro nome.
E’ un precetto che dovrebbe seguire anche chi non ha velleità sovversive.

Tutto in nome del business, spregio delle regole e delle leggi che possono e devono essere violate, assenza di etica,senso di onnipotenza, nessuna considerazione delle persone e dell’ambiente.
Trovate differenze fra il liberismo e la criminalità organizzata?

Ammalia, rende euforici, dà dipendenza.
Ricatta, chiede il conto.
Con gli interessi.
Sempre.
Rende bugiardi.
Toglie interesse per tutto il resto.
Isola.
Liberismo o droga?
O entrambi?

Questi fanatici del mercato globale non hanno pietà delle persone.
Noi non dobbiamo averne di loro.