Archivio | dicembre, 2015

Tu chiamali se vuoi… situazionisti

27 Dic

La politica in sé e per sé non meriterebbe commenti per evitare di darle anche un solo anelito che possa non dico fortificarla, ma pure mantenerla in vita.
Ma queste due storielle permettono di identificare i due architravi che ancora la sostengono: certi elettori e certi intellettuali (elettori pure loro).
Ed entrambi tifosi.

Storiella 1
C’era una volta un fiero (e anche un pochino altezzoso) elettorato che da qualche anno masticava amaro per la presenza di un pericoloso energumeno al Governo.
(Che in realtà si trovava al Governo anche perché i partiti di quell’elettorato erano bellicosi solo nei talk show.Siete già confusi eh?Ed il bello deve ancora venire).
Quell’elettorato per prima cosa si chiedeva come un tipaccio così smaccatamente impresentabile potesse ricevere tanti voti.
Dubbio lecito, tant’è che l’altro elettorato (del pericoloso energumeno, intendo) soffriva di un’evidente nicodemismo:a parole nessuno o quasi lo votava, dentro la rassicurante cabina elettorale qualcuno di più.
Torniamo al nostro, di elettorato, che era giustamente preoccupato: la storia, la loro storia, gli aveva insegnato di diffidare di questi personalismi della politica.
Oddio, anche loro avevano avuto i loro “personaggi” forti, ma dalle quelle parti – sostenevano – c’era partecipazione, preparazione e senso democratico.
E allora giù in piazza a far battaglie contro l’abolizione all’articolo 18, contro l’appropriazione indebita dell’apparato istituzionale, contro l’occupazione dell’informazione, contro la mignottocrazia, contro l’aziendalismo e la mercificazione della politica, contro i tagli lineari (ripetete con me:lineari) alla scuola, alla sanità, agli enti locali, alla giustizia e alle forze di polizia.
Cazzo, si dirà, ma quello di prima era proprio un pazzo scellerato.
Mica finita, i nostri elettori schiumavano di rabbia per tante leggi ad personam e per quelle bavaglio per bloccare magistrati e coraggiosi giornalisti e financo per vedere un Parlamento di nominati (quando andava bene) e pregiudicati (l’immunità a loro serviva per davvero).
Avevano come l’impressione (avevano) che gli interessi del Paese e dei loro cittadini (quelli normali) non li curasse nessuno.
Ma dopo un pò (sorvolando sui metodi o sarei più logorroico di Furio in Bianco rosso e Verdone) al potere ti arriva un tipetto che pensa di risolvere tutto lui a colpi di PlayStation e di slogan da venditore anni Ottanta di enciclopedie, uno di quelli che avrebbe solo potuto fare fortuna in politica e che anche senza essere seguaci di Cesare Lombroso già alla prima occhiata (ma anche alla terza) sembra comportarsi esattamente come chi l’ha preceduto.
La stessa mistificazione della realtà e le stesse balle sesquipedali, proferite solo con la metà degli anni rispetto al predecessore/padre putativo.
Osservandolo meglio si nota addirittura che laddove il ducetto vecchio aveva fallito, quello giovane (di fatto un suo surrogato, un epigone al metadone) riesce a portare a compimento le sue porcate, grazie ad un’iconografia mendacemente fresca ed innovatrice a ad una stampa così servile che certe lisciate di pelo e leccate di culo non si ricordano dai tempi del Ventennio.
Il Bruto era stato costretto al suo ingresso in politica esclusivamente per difendere i cazzi propri e per pararsi il culo e già che c’era, con quello che rimaneva, dava una mano al Sistema Dominante.
Quello nuovo invece pare completamente intriso dalla smania di comando, fattispecie che lo conduce dritto dritto nel palmo del Sistema Dominante.
Il vecchio arnese un giorno davanti allo specchio – mentre si faceva la tinta con l’asfalto drenante si iniettava del Saratoga sotto la borsa degli occhi (ed anche sotto la borsa) – esclamò “Ma fosse arrivato prima, fa quello che voglio io e non devo neanche più sbattermi, alla mia età.Certo che le racconta grosse pure lui, ahahah!”
L’elettorato è stato folgorato dal nuovo che avanza (che di nuovo può avere al massimo i calzini o qualche acconciatura) e il suo messianismo è stato nutrito e solleticato a dovere.
Si sono visti numerosi travasi dall’altra tifoseria: quando per anni si è stati abituati a venerare l’omino al Governo si sente il bisogno di continuare nell’opera della propria professione di fede.
L’immagine è lassù, luminosa tanto da produrre un riverbero, di più, una scia luminosa: ha le sembianze del nuovo Premier che parla alla Nazione (col rapporto di due cazzate ogni parola) ma in realtà è un immagine simbolica, una rappresentazione del Potere.
L’agognato Potere.
Non si criticava l’avversario in quanto tale ma per la sua posizione (invidiata) di dominio.
Non era un problema di idee e valori (assenti prima come adesso), ma di uomini e di partito.
Quello che prima spaventava ora rasserena.
Ciò che ripugnava ora inorgoglisce.
Quelli di prima truffavano, quelli di adesso chiedono dei sacrifici per il nostro futuro.
Se prima era svolta e deriva assolutistica, adesso è balsamico decisionismo.
Se prima erano tagli (lineari,ricordate?) ora sono ancora tagli (e sempre lineari), ma dalla regia dicono per combattere gli sprechi (oltre al Governo vi sarete accorti che sono cambiate anche le regole della semantica).
Qualche promessa elettorale (chiaramente irrealizzabile, se no che promessa elettorale sarebbe?) detta al posto giusto nel momento giusto, una compilation di supercazzole prematurate inneggianti all’happy ending ripetute h24 ed un’immagine un pò meno criminale et voilà, guarda come ti migliora l’umore dell’elettorato.
Ecco, solo quello, perché il resto rimane tale e quale (i miracoli veri non li fa nessuno).
Il loro oppio è diventato l’ottimismo, il nemico della Patria chi emana pessimismo e negatività (cioè osa ragionare col cervello acceso).
Adesso lo so che qualcuno di voi si sarà fatta l’idea che le persone descritte non sono altro che dei servi di partito ammaestrati, gente che intellettualmente e moralmente non merita alcuna stima.
E vi dò ragione.
Perché è esattamente quello che penso io.
In molti casi non sono delle cattive persone, ci mancherebbe.
Ma il rispetto va meritato.

Storiella 2
Come dev’essere un intellettuale?
Libero, coraggioso, non organico, profondo.
Cosa deve fare?
Stimolare e mettersi in gioco, raccontare il bello e soprattutto il brutto, andare oltre, anticipare, intuire (prima degli altri), trovare le cause ed i rimedi, aprire la mente al suo pubblico.
Pungolarlo e provocarlo, quel pubblico.
Pasolini si autodefiniva comunista (ma qualsiasi etichetta evapora al cospetto del suo genio), eppure il PCI ed il tessuto sociale che lo contornava erano tra i primi destinatari delle sue invettive (Valle Giulia è la più famosa e insieme la più strumentalizzata, ma l’elenco è decisamente nutrito).
Gaber era un acutissimo anarcoide apolide pure lui della catalogazione, tendenzialmente con affinità a sinistra, peccato che in Polli d’allevamento (smaccatamente, prima in forma più composta) esondò tutta la sua nausea per quello che era divenuto conformismo, vomitando in faccia al suo pubblico che tanti di loro lo avevano stufato e che non gli piacevano più (eufemismo, il Signor G era giustamente molto più violento).
Ed erano gli anni Settanta, gli anni dell’ideologia, dell’appartenenza, dell’essere obbligatoriamente ed inevitabilmente schierati, anche e soprattutto da parte degli artisti.
Montanelli invece era un uomo di destra (di quella destra che forse non è mai esistita e mai esisterà), ma quando Berlusconi decise di prendersi l’esclusiva dell’elettore conservatore lui esercitò la clausola del diritto di recesso affermando “Se vince Berlusconi la parola destra diventerà impronunciabile nei prossimi 50 anni per motivi di decenza”.
Non cadde nel sofisma di dover accettare aprioristicamente l’autoproclamata leadership del Cavaliere sulla destra italiana.
Tre intellettuali che criticavano anche ciò che teoricamente gli era affine.
Tre intellettuali, appunto.
Il passaggio di consegne tra il vecchio affabulatore ed il nuovo imbonitore ne ha smascherato altri di (presunti) intellettuali, relegandoli alla categoria dei cortigiani.
Il loro pedigree à la gauche gli ha sempre permesso di godere di un credito spropositato, ma adesso i nodi vengono al pettine.
Per andare al comando si sono fatti piacere “la sinistra che sa vincere”, dove la parola chiave della frase è vincere, mentre quella fuoriluogo è sinistra.
Urlavano tutto il loro livore ed il loro astio contro chi voleva sfasciare “la più bella Costituzione del Mondo” (e le cose belle non si devono sfasciare) ma ora è il loro silenzio ad essere assordante, visto che hanno pensato bene di sparire, di nascondersi o di sorreggere la propaganda dei nuovi quarantenni al comando.
Che ci sono quasi riusciti a sfasciare quella Costituzione (fra una pletora di altre disgrazie).
Delle due l’una:o mentivano prima o sono codardi adesso.
La lingua di questi camaleonti opportunisti un tempo era petulante e corrosiva e si divertiva a seminava irriverenza al potere costituito(si), ora lascia solo tracce di bava e saliva.
Il loro senso critico e la loro vena artistica si sono sopite come le loro battute, ora declinate in sermoni e intemerate degni di bolsi soloni.
Hanno la coscienza politicizzata, pur di vedere issata la bandiera coi colori giusti (ma coi valori sbagliati) hanno barattato ciò che un libero pensatore non dovrebbe mai cedere:l’onestà intellettuale.
Un tempo erano incendiari, ora girano con l’estintore a caccia di fiammiferi accesi e per spegnere i propri rigurgiti rivoluzionari (possono stare tranquilli, quindi) o qualche frase scappata in un lapsus freudiano in ricordo dei bei tempi che furono.
Con un indomito spirito battagliero (prima) – refrattario a qualsiasi critica e protetto da una superiorità morale autoreferenziale – non volevano spodestare il vecchio padrone, ma solo sostituirlo.
Con il loro, peraltro in una versione decisamente sottotono.
Così sottotono da assomigliare tremendamente a quelle losche figure che negli anni d’oro additavano come nemico o male assoluto.
Chissà cosa avrebbero detto, gli intellettuali della (fu) intellighenzia, se si fossero visti in questa edizione anche solo una ventina d’anni fa.
Chissà in che modo si sarebbero contestati.
Chissà quanto si sarebbero vergognati.
L’acqua che non si vuole bere ci si affoga dentro, recita un vecchio adagio.
Loro stanno bene, perché quell’acqua adesso li nutre e li rinfresca.
Ad affogare è stata solo la loro credibilità.
E pare che l’abbiano sacrificata senza troppi rimpianti.

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Attenti a quei due

13 Dic

In un Mondo di rincitrulliti loro due sono considerati soggetti altamente pericolosi e nocivi per la società.
L’etichetta è stata marchiata a fuoco dal solerte Ministero per il Rincoglionimento del Suddito Cittadino, una sorta di Min.cul.pop un pò meno fanatico (ma altrettanto stronzo) e più europeista (quindi sicuramente più stronzo).
L’ultimo capo d’imputazione che ha fatto scattare l’atroce sentenza è di quelli ineluttabili: i due reprobi in maniera sistematica e continuativa utilizzano contemporaneamente entrambi gli emisferi del cervello.
D’accordo, aver sottoscritto l’abbonamento alla Juventus nella stagione 2009/10 (quella di Ferrara) non ha migliorato la già problematica situazione, ma qualche scheletro nell’armadio chi non ce l’ha?
D’ora in avanti sulle vetrine dei negozi e accanto alle Slot machine troverete la foto segnaletica di Cristian Martinelli detto il Marti e di Daniele Cassinadri da molti chiamato Lele o Professore.
Il nutrito archivio dei Servizi Segreti che li riguarda (nome in codice Matash) per buona parte è stato misteriosamente ritrovato alla curva della Botte.
Qualcuno sospetta un’attività di controspionaggio del famigerato Agente Apripiscta, la cui identità è ovviamente top secret (si sa solamente che porta i baffi).
Spulciando quei dossier emergono i tratti salienti di questi due indomiti sovversivi.

Il Marti
Passionale da sempre con tutto e tutti, ha esteso lo stile Dolce Vita anche all’arredamento di casa sua.
Non è raro vedere al bar il suo divano fare incetta di aperitivi e di belle ragazze o la sua libreria, nelle feste che contano, tirarsela un pò con citazioni dotte.
La pettegola del suo palazzo (nessuno la conosce, ma c’è sempre una pettegola nel palazzo) insiste col dire che il Marti – dopo svariate avance – abbia sedotto la sua lavatrice giungendo a rapporti non protetti da anticalcare (inimicandosi la potente lobby dei supermercati).
E’ sempre stato anticlericale e pure un pò iconoclasta, alla prima cena dovrà spiegare e giustificare ai suoi amici l’abbonamento all’Osservatore Romano, la cui copia è pudicamente tenuta sotto riviste più glamour.
Tutte le crisi diplomatiche degli ultimi 28 anni sono state provocate dalle sue imitazioni, a cui si debbono aggiungere tre divorzi, una dozzina di licenziamenti e due conversioni (della stessa persona, andata e ritorno).
Cristian è da tempo immemore (all’incirca da quando Renzi e Salvini sono in politica) che prende in giro la collettività con dei tormentoni, veri o presunti.
Lo fa perché in lui c’è uno psicologo/sociologo latente ed anche perché le sue vittime si meritano questo ed altro.
Non crederete davvero che sia sincero quando (fintamente) rutilante di rabbia esonda contro le feste estive di paese?
Solo apparenza per sbeffeggiare i compaesani, in realtà vende lui stesso i biglietti con la barba,gli occhiali ed i capelli finti.
Ma in estate fa caldo, lui suda e tende a togliersi i travestimenti.
Ma nessuno si è mai accorto di nulla, anche perché sono quasi tutti elettori del PD.
Al sistema non va proprio giù uno come lui che sappia divertirsi, informarsi ed indignarsi.
Ma visto il livello raggiunto dal nostro Paese qualche cedimento lo ha rischiato anche il boy di Ottosalici: pare abbia seriamente pensato di diventare Emo.
Scelta poi declinata nella volontà di seguire ancora il ciclismo.
Refrattario a dogmi e al pensiero precostituito, l’altro giorno in auto ha avuto un furibondo diverbio con se stesso per quale uscita imboccare ad una rotonda:solo l’intervento delle forze dell’ordine ha scongiurato il peggio.
Quando sono arrivate si sono sentite dire che come fosse antani per senso unico a livelli navigatore con scappellamento a destra prematurata blindo all’ uscita contromano.
Al ché hanno convenuto col Marti.
Convenuto su tutto.

Il Professore
E’ un esistenzialista prestato all’economia.
O se preferite l’esperto di economia più umanista che ci sia (la rima non era voluta).
Ipocondriaco quanto basta per meritare la sufficienza piena, sono francamente eccessive anche le critiche di disfattismo nei suoi confronti: dopo una dissertazione di una mezz’ora con lui Tonino Guerra ha tentato tre volte il suicidio (l’ultimo dei quali è fallito perché le auto di oggi inquinano troppo poco rispetto a qualche anno fa).
E dire che Lele aveva sciorinato solo l’introduzione.
Se i politici si informassero la metà di quanto fa lui ed avessero 1/3 della sua abnegazione avremmo la classe dirigente migliore della Storia, fattispecie che i nostri politici di professione vogliono evitare, non sta bene.
Ma Il Professore ama anche divertirsi e con lui la baracca assurge ad una dimensione spirituale superiore.
Decisamente più terreni e prosaici, invece, i bicchieri che vengono scaravoltati.
Lele è una delle poche persone che ha letto l’intero Trattato di Lisbona (non lo ha fatto nemmeno chi lo ha scritto, e i risultati si vedono) raggiungendo il parossismo all’articolo 123 (quello sul ruolo della Banca pubblica).
Nella sua attività di divulgazione sulla materia ha scelto la tecnica del porta a porta, come un venditore di enciclopedie qualsiasi.
Ma uno che parla di banche e di Euro sul pianerottolo con la barba ed i capelli lunghi non viene ritenuto credibile: una signora gli ha proposto di andare nella sua comune, un direttore artistico gli ha offerto una parte nel musical Jesus Christ Supestar, mentre un sessantenne che ha vissuto la febbre del sabato sera (un ex eroinomane, insomma) pensava ad una reincarnazione di Maurice Gibb dei Bee Gese.
A sorbirsi le sue lectio magistralis (roba da sei-sette ore minimo) rimangono i suoi gatti.
La scelta di allevare i felini ha scatenato una lotta fratricida fra le pasdaran di Forza Italia:la Brambilla si è schierata in prima fila con lui (che culo), mentre la Santanché vorrebbe far sgomberare tutto perché diversi mici risultano clandestini.
Cassinadri deve sempre guardarsi alle spalle poiché i nemici pullulano: gentaccia, teste di cuccudrillo assetate di sangue (cit.)
Pensate che un gruppo di ignoti tecnocrati ultra-liberisti per la legge del contrappasso lo ha iscritto contemporaneamente a tutte le Logge Massoniche del Pianeta.
Inoltre la macchina del fango lo ha esposto al pubblico ludibrio dipingendolo come un feticista delle mestruazioni solo perché nelle sue lezioni fa spesso riferimento al Ciclo di Frenkel.
Paladino dell’antiglobalizzazione, a molti non farà piacere di sapere che nel dopolavoro assembla dei mobili per l’Ikea, purtroppo senza la possibilità di dargli un nome, o ritroveremmo la scrivania Carl Marx, la libreria Keynes o il tavolo Bohemien.
In attesa della rivoluzione, sta preparando il campo ad una nuova classe dirigente:il suo cane Axel diventerà il primo Sindaco d’Italia a quattro zampe.
Attendiamo impazienti quando il Professor Cassinadri esclamerà tronfio e con accento toscano “Io dò Pal al mio Sindaho”.