Archivio | febbraio, 2016

Libertà provvisoria

29 Feb

Accodarsi a parlare dell’argomento di cui il mainstream vuole fortemente che si parli non rientra esattamente nel protocollo del libero pensatore.
Difatti è una delle attività predilette dagli elettori del PD.
Sui diritti civili due anni fa – in tempi di pax romana – scrissi questo articolo (http://shiatsu77.me/2013/10/18/mamma-ho-perso-il-papa/) perché mi andava di scriverlo, senza che i tempi fossero dettati da improponibili burattinai.
Ma siccome di famiglia hanno parlato proprio tutti non posso esimermi dal (ri)dire la mia.

Partiamo dalla cronaca.
Ma non l’avete ancora capito che al PD delle cosiddette unioni civili non gliene frega proprio un bel cazzo?
I temi che premono veramente a questa maggioranza (come a tutte le maggioranze del passato) vengono realizzati nello stesso tempo in cui nascono i funghi, cioè dalla sera alla mattina: con i diktat del capo, con la celere e servile risposta della truppa, con le facce combattute della presunta minoranza che vota sempre e comunque come gli ha ordinato il padrone (ma con dissenso, aggiungono loro, puvret…).
E di solito le loro urgenze non coincidono con gli interessi della collettività (mi scuso per il pleonasmo).
Eppure abbiamo assistito a parecchie scenette del genere nel tris di Repubbliche.
E avete ancora dei dubbi sulla trama?
Al PD faceva comodo andare avanti il più possibile con queste merolate, per distogliere l’attenzione da altri casini e da altre patate bollenti (la cui lista è lunga più o meno come l’elenco telefonico di Arezzo).
E viene usata come vittima sacrificale una questione certamente importante, seppur non la più impellente.
La versione originale del DDL Cirinnà era complessivamente una buona legge, anche sulla discussa stepchild (un inglesismo, strano) perché di fatto avrebbe regolamentato e tutelato una situazione familiare esistente.
Ma il primo a non crederci era lo stesso PD (vecchio giochino della politica quello di fingere di sostenere quello che in realtà si vuole azzoppare, siano leggi o candidature) che ha dato la colpa al M5S di voler far saltare il banco, coi pentastellati al solito talentuosi a lasciare la scaltrezza nell’armadietto del bagno.

Allargando il cerchio, due sono i concetti cardine da tenere appuntati se non si vuole essere portati a spasso con l’anella al naso.
Il primo è evitare di cadere in una delle tante trappole tese dal Pensiero Unico, cioè quella di sposare in toto la tesi opposta della parte che disprezziamo col risultato di farsi beatamente incasellare e quindi essere più controllabili (divide et impera).
Lo so, con certi teocon la tentazione è fortissima.
Il secondo è che il potere dominante in tutte le faccende dirimenti che riguardano la collettività ci mette lo zampino
Pro domo sua.
Decidere di vivere con la persona amata (dello stesso stesso o di quello opposto), prendere decisioni sulla sua salute se questa ne è impossibilitata e in caso di trapasso destinarle i propri averi è la cosa più logica ed umana che ci sia.
Chi poi ancora crede che l’omosessualità sia una malattia sarebbe meglio che prima facesse curare la propria: sono consigliabili dosi di ketamina da 750 mg alternate con l’elettroshock.
Parimenti reputo però fastidiose le inutili ostentazioni della propria sessualità (qualunque essa sia) in stile Gaypride, manifestazioni che più che sensibilizzare l’opinione pubblica cementano ancor di più l’arcaico e volgare assioma gay uguale checca.
E’ invece incivile che qualcuno non permetta (o proprio impedisca) di realizzare ad una persona la propria volontà, volontà che riguarda due individui adulti e vaccinati.
L’incazzatura diventa tracimante scorgendo i profili di questi moralizzatori della mutua: pericolosi come tutti quelli che ragionano per dogmi e che si rifanno ad entità astratte, loro aggiungono un’apertura mentale che a confronto nel Seicento erano più emancipati.
Sono (anche) quelli che ben pensano: quelli che la notte non si può girare più, quelli che vanno a mignotte (e a trans) mentre i figli guardan la tv, per citare l’omonima canzone.
Pregni di ipocrisia, fanatismo, sussiego e malignità come solo un bigotto può essere.
Al buonsenso rispondono con l’oscurantismo, quando intravedono un’apertura mentale iniettano tutto il loro repertorio di stantia consuetudine pensando che serva da sigillante, omettendo che non tutti i cervelli e le anime sono a tenuta stagna ed ammaestrati come i loro.
Quindi non si scorge all’orizzonte nessun motivo che gli arroghi il diritto di decidere cosa ci sia di decoroso o di indegno nel modo di vivere di altre persone capaci di intendere e di volere.
Non mi dilungo sulle ingerenze della Chiesa e del Vaticano perché quando tocco l’argomento divento ripetitivo, volgare e blasfemo.

Premesso che a buona parte di questi novelli inquisitori non farei crescere nemmeno un criceto, ritengo che un bambino debba avere un papà uomo ed una mamma donna.
L’amore e l’affetto indiscutibili che una coppia omosessuale può dare ad un bimbo non sono sufficienti a compensare l’assenza di una delle due figure, imprescindibili a mio avviso.
Faccio l’avvocato del Diavolo ed ammetto che sì, è vero, piuttosto che in un orfanotrofio circondato da preti e suore o da altre discutibili figure, un fanciullo è meglio che viva con una coppia gay.
Ma partire da situazioni limite è fuorviante, allora ragionando per paradossi e considerando la guerra come il male peggiore, tutti gli altri frangenti della vita – siccome migliorativi – sarebbero da ritenersi idilliaci.
Quando non è così.
Non si può partire da una fattispecie e su questa legiferare.
Ho l’impressione che le adozioni siano una sorta di diritto di rivalsa degli omosessuali per tante (troppe) angherie e ghettizzazioni subite dove la parte meno considerata però risulta essere il bambino stesso.
Più che diritto la vedo quasi come un capriccio, una ripicca.
Ecco, se parliamo poi di utero in affitto anche a cercare col lanternino di diritti proprio non ne saltano fuori poiché si tratta solo di una meschina pratica di sfruttamento della donna.
Un crimine.
Se è in vendita, pardon, in affitto (termine quanto mai usato alla cazzo di cane) anche la maternità beh, siamo già al game over.
Non so se esista qualcosa di più intimo della maternità.
Stupisce che una certa fronda progressista non percepisca la tecnica trompe l’oeil che cela invece l’estremizzazione del consumismo e della mercificazione di due individui.
Pasolini l’aveva capito oltre quarant’anni fa che il liberismo sobillava la massa con le presunte libertà sessuali, ma lui era un genio.
I femministaioli militanti (Gaber docet) dovrebbero insorgere per questo abominio anziché per le amenità in cui si sono specializzati.
E invece diventano correi dell’umiliazione di donne spesso in stato di povertà.
Correi della trasformazione di bambini in oggetti da aggiungere al carrello con un clic.
Correi di questo nuovo vezzo delle classi sociali ricche (difatti quando c’è da farsi compatire i Vip non tradiscono mai).
Correi della solita intromissione del capitale sulle persone.

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Dedicato a te/3

12 Feb

(Dedicato a te è un periodico sfogo, un balsamico travaso di bile che avrà per destinatari sia i massimi sistemi sia il particolare.
Lo stile sarà volutamente scarno, asciutto, anche volgare, gli approfondimenti ed i ricami cerco di metterli in altri lavori)

Vedo che sono ancora in troppi a mostrarsi un pò duri di comprendonio (o un pò duri di sterzo, come dice mio papà) e allora cercherò di fare luce sulle fantomatiche riforme di cui ha un enorme bisogno il paese, tanto decantate da essere ormai attese da una parte del popolo come una parusia ed invocate più di una danza della neve negli impianti sciistici.
Già il fatto che queste riforme ce le chiedano il mercato e l’Europa dovrebbe insospettire.
Una delle prime regole per evitare di farsi prendere per il culo è diffidare di chi parla in nome di entità astratte.
Se non siete convinti domani vengo a casa vostra ed in nome del libero mercato (o di una divinità inventata sul momento per l’occasione) vi chiedo di regalarmi 10.000 € e vostra moglie.
Ma evitiamo digressioni e torniamo tout court alle nostre riforme, che consistono in:
– tagliare i fondi alla sanità pubblica, ma dato che ancora qualcuno brancola nel vuoto vuol dire che se sei malato – ma sfortunatamente per te senza un conto in banca con sei zeri per andare in qualche esosa clinica privata – sono cazzi tuoi.Decisamente cazzi tuoi.Condizione che da malati non è propriamente idilliaca.
– tagliare i fondi pure alla scuola pubblica in modo da renderla sempre più inefficiente in un livellamento al ribasso della qualità.Nei paesi dove le riforme hanno già preso piede, dalle scuole private (si legge a pagamento) escono i manager e la classe politica, mentre da quelle pubbliche al massimo l’ambientazione per il sequel di The Principal – Una classe violenta.
– tagliare i fondi agli altri servizi pubblici e spingere sulle privatizzazioni.Noterete che alle riforme tutto ciò che è pubblico sta pesantemente sui coglioni, ma le riforme le chiede il mercato e nel mercato più si guadagna meglio è.Pazienza per le persone;
– eliminare l’autonomia decisionale locale (nelle varie declinazioni) demandandola a mastodontici soggetti internazionali non eletti da nessuno (per quanto le elezioni possano avere ancora un senso).La sovranità e l’indipendenza sono altre due cose che stanno fortemente sui coglioni alle riforme.
– soffocare lentamente le piccole imprese e l’imprenditoria locale e tutto ciò che non rientra nel perimetro dell’economia globale.Alle riforme quello che non sa di multinazionale sta sui coglioni.
– pagare il meno possibile i lavoratori, creando volutamente disoccupazione ed offerta di manodopera a basso costo con la minaccia di trasferire tutto dove il lavoro costa già di meno e parimenti tagliare uno ad uno i diritti conquistati a fatica.Smodatamente suscettibili le riforme, anche i diritti gli stanno sui coglioni.

Se seguissimo le regole della semantica e del buon senso sarebbero innumerevoli le situazioni da riformare, ma proprio per evitare le riforme di cui sopra.
Evidentemente nel cervello delle persone fa breccia più facilmente la via breve e comoda dello slogan, della menzogna, dell’alibi e della redenzione che quella del collegamento e del libero pensiero.
Ovvero il tipico atteggiamento degli schiavi che non vogliono uscire dalla loro condizione.

Giù la maschera!

8 Feb

In questo Carnevale – più che cercare un inedito travestimento per celebrare lo sberleffo-capolavoro o la goliardata deluxe – potrebbe essere divertente levare a qualcuno la maschera che indossa tutti i giorni e mostrarlo per quello che è realmente.
Ne uscirebbero personaggi oltremodo caricaturali, involontarie parodie, trattati sul paraculismo e sulla manipolazione dell’opinione pubblica.
Opinione pubblica talmente poco abituata a generarsi da sola che entrerebbe in un’aporia.
O forse c’è già entrata.
Ve ne sarebbero a bizzeffe di soggetti da sgamare, l’elenco qui sotto mi sembra sia rappresentativo della situazione contingente.

1) E’ il rispetto per le istituzioni che mi impone di partire dal Primo Ministro ed io non mi tiro certo indietro.
Cosa pagherei per vederlo – lui, così perennemente (ed inutilmente) tronfio e gasato più di una Seven Up – vestito da cameriere ossequioso (le camicie bianche nel guardaroba non gli mancano) alla cena dei nuovi liberisti e tecnocrati (sì, proprio quelli che ogni tanto finge di voler sfidare), col capo chino e coi muscoli del collo contratti causa inchini & vassoi, mentre cerca di emergere fra la ridda di suoi simili (pella ‘ccente).
Senza dimenticarsi di contare il numero dei silacchi partiti durante i “Sissignore” proferiti ad ogni piè sospinto.
E se la realtà superasse la fantasia?

2) Recentemente c’è stata una manifestazione (sic) che gli organizzatori (sic) dicono abbia toccato i due milioni (sic) di partecipanti (decisamente meno invece per la Questura e per il Simap).
Lasciamoci guidare dall’immaginazione: giusto per ipotesi, cosa penserebbero (scusate, mi ero dimenticato che…), cosa direbbero (sì, forse dovremmo esserci) questi lucidissimi e rubicondi manifestanti se scoprissero che quella piazza – gremita più di bigottismo che di persone – avesse ospitato adulteri ed adultere, cornuti e cornute, puttanieri, bagasce, acquirenti di bambini sul mercato nero, bisessuali, molestatori, genitori incestuosi, pedofili,frequentatori di trans, mariti violenti, padri biologici di figli non riconosciuti, scambisti, magnaccia e maitresse di proprie figlie?
Per qualcuno la famiglia (argomento troppo importante per lasciare a questi qua l’esclusiva) è tanto una maschera quanto un’armatura di ferro nella quale celare ed intrufolare ciò che realmente sono.
E fanno.

3) Ricordano da vicino gli archeologici antifascisti di pasoliniana memoria perché o si divertono a combattere un nemico che non c’è più (il coraggio non si compra al supermercato o su Amazon, ed il vero nemico ringrazia sentitamente) o una pletora di battaglie la cui scala va da inutile a condivisibile ma che esclude sempre quelle imprescindibili, quelle vitali.
Sono i conformisti degli anticonformisti, vorrebbero giocare alla rivoluzione ma da pessimi esegeti delle istruzioni, diventano manodopera sapientemente strumentalizzata del Potere: la distrazione di massa è servita.
Le loro cause partono da punti fermi e talora inconfutabili, ma naufragano per il loro integralismo (confuso per spirito ribelle), per la loro arrogante pavidità e per la volontà del Potere di servirsi di loro.
Vorrebbero abbattere un sistema “conservatore” (e per tante ragioni come dargli torto), ne generano un’altro altrettanto esiziale.
Non lo ammetteranno mai, ma il Pensiero Unico ha fatto centro pure con costoro.
A sconfessare anche solo uno dei loro precetti si rischia lo stato di messa in accusa per omofobia, razzismo e sessismo.
Sotto la loro mise (a volte radical, a volte chic) sembra che sia perennemente indossata una camicia nera.
Rifarsi alle nobili origini non basta per continuare a portare avanti la dinastia.

4) Romano, non mi ha mai catturato (sì, ti do del tu, è ora di finirla con questa reverenza).
Non che io abbia doti taumaturgiche o extra-sensoriali, assolutamente.
Ma tu sei uno che durante una delle fasi più drammatiche della storia repubblicana partecipò ad una seduta spiritica, dalla quale uscì miracolosamente (se no che seduta spiritica sarebbe) il nome Gradoli.
Sfortunatamente le sedute spiritiche di allora erano prive del navigatore satellitare e vagli a spiegare che l’indicazione giusta era la Via e non il paese.
Sei uno che da Presidente dell’IRI diede il là alla privatizzazioni che sancirono la deindustrializzazione del Paese.
Sei uno che da Presidente del Consiglio affrontasti alacremente il conflitto di interesse berlusconiano (nel senso che non facesti proprio nulla), che modificasti la legge sull’abuso d’ufficio e sui testimoni nei processi penali (riassumo per questioni di spazio), che nominasti come Ministro della Giustizia un tal Clemente Mastella e che introducesti i contratti Co.co.co, ovvero gli antesignani del precariato.
Chiudo col tuo capolavoro, l’entrata nell’Euro fra sacrifici necessari e dichiarazioni in pompa magna per santificare la moneta unica.
Ecco, vedi, con uno dotato di cotanto heritage proprio non sono mai riuscito ad avviare una corresponsione di amorosi sensi, non so se mi capirai.
Ed oggi cosa fai?
Afflitto pure tu da kossighite , sancisci mestamente il fallimento del progetto Euro (incredibbile eh?) e biasimi le politiche imperialiste dei tedeschi (ma dai, strano, non c’erano mai stati segnali in proposito prima).
I tedeschi hanno almeno un tomo di difetti, ma i Trattati sull’Unione Europea li hanno letti.
E si vede.
Oggi che non ricopri più ruoli istituzionali è facile stigmatizzare e denunciare quanto avvenuto allora.
L’uomo della strada, proprio perché della strada, ti risponde serafico “Ma tu c’eri e non hai detto e fatto nulla, anzi eri d’accordo”
Esatto, tu c’eri, non hai detto e fatto nulla, anzi eri d’accordo.
E tanto per cambiare ci abbiamo rimesso noi.
Tra i capisaldi dell’esercizio del potere c’è quello di far propinare scelte poco digeribili alla squadra più presentabile delle due, guidata da un leader che rassicuri il popolo sotto l’egida della retorica ecumenica.
Sempre questione di maschere, appunto.