Archivio | maggio, 2014

(Im)moralisti

26 Mag

Enrico Berlinguer era una persona onesta.Era anche un uomo politico.
Meglio precisarlo.
Forse il suo Euro-comunismo è stato un madornale errore, forse era il massimo che poteva ottenere.
Credeva in quello che faceva e faceva quello che credeva fosse giusto per realizzare un ideale – in parte bocciato dalla storia, magari superato già allora, magari da ripercorrere con altre strade – ideale, dicevamo, che aveva preso il sopravvento anche sulla stessa persona.
Berlinguer è morto (anche) per aver voluto terminare un comizio.

Il 1981 è un anno cruciale per la nostra nazione: viene scoperta una lista (incompleta) degli affiliati alla P2 e c’è il famoso divorzio della Banca d’Italia dal Ministero del Tesoro (è la principale causa, voluta, dell’aumento del debito pubblico assieme alla corruzione).
E poi c’è il suo discorso sulla questione morale.
Un autentico terremoto, il vaticinio di quanto il pool di Mani Pulite certificherà un decennio dopo.
Si era accorto Berlinguer del degrado della società italiana e dell’appiattimento del suo partito (anche con delle responsabilità, visto che ne era il Segretario) che si stava allineando al sistema.
Racconterà Antonio Di Pietro che nella Milano da bere per le tangenti ai 3 partiti principali (DC,PSI e PCI appunto) c’era poco spazio all’improvvisazione, visto che le percentuali erano fisse.
Un’obiettivo degli strali di Berlinguer era Bettino Craxi, che attraeva invece la corrente interna dei miglioristi tra le cui file c’era un certo G.N., ora al Colle.
Quasi tutti i dirigenti del fu PCI (e non solo) hanno completamente riabilitato la figura di Craxi: davvero dei fini esegeti del pensiero berlingueriano.

Dopo la sua morte la sinistra italiana ha iniziato un declino trasformato in oblio e negli ultimi vent’anni ha sempre fatto l’opposto di quello che avrebbe dovuto fare.
Sistematicamente.
Non basta girare un film, dare fiato all’ipocrisia od asserire frasi per fare felice la retorica.
Certe figure, certi insegnamenti che dovrebbero portare dei valori indissolubili non possono essere riesumati ad bisognam e poi sepolti di nuovo nel dimenticatoio.
Anche oggi le parole legalità, corruzione, malaffare ed etica non frequentano assiduamente il dizionario renziano.
Capire chi possa fregiarsi dell’eredità morale di Berlinguer è una gara ardua.
Col pedigree che si è costruita, la sinistra italiana non sembra comunque in lizza.

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Dalle panchine all’altare

16 Mag

Dopo innumerevoli tentativi anche la Giulia, pare, riuscirà a convogliare a nozze.
Le speranze si erano ridotte al lumicino quando anche l’ultima sua preda (un sessantaseienne uxoricida di Latina con la passione per l’uncinetto e per gli orologi-omaggio del Dixan) era riuscito a divincolarsi con l’incontrovertibile scusa di essere stato ingaggiato a tempo pieno nel cast della Pimpa.
Un affronto immeritato per una musa ispiratrice di svariati artisti:i Pooh scrissero per lei -ben prima che nascesse- la struggente “Piccola mula“, poi rivista in un più commerciale “Piccola Katy“, mentre Ligabue compose “Piccola mula senza stalla“, che verrà modificata (e mortificata) dai discografici come ben sappiamo.
Passando alla letteratura, tutti conosciamo il celebre romanzo “Il nome della mula“.

Ecco allora che il destino (ho detto il destino, non l’intestino) le ha fatto incontrare Omar il Fichissimo, il 4° ragazzo più bello di Ramiseto (ma in molti si erano ritirati), noto anche come il Mago (S)Omar: un tipo tosto e deciso.
Ancora lo devono informare del matrimonio.
Neanche quando la sua badante (gentilissima, tra l’altro) lo ha accompagnato ad acquistare il vestito e ad ordinare confetti e bomboniere ha ventilato il benché minimo sospetto.
Il suo cane da caccia invece qualcosa aveva fiutato.
Per non fargli prendere impegni il giorno del (suo) nozze, alla Giulietta è bastato annunciare al Romeo de noantri che Putin verrà a Ramiseto proprio in quella data con il suo mezzo di rappresentanza (un carro armato T-90) per guadare l’Enza offrendo sambuca a tutto l’alto crinale.

Sui testimoni vige il massimo riserbo.
E’ trapelato solo un nome, riconducibile allo sposo (notizia mai smentita dai diretti interessati): quello di “Hacksaw” Jim Duggan, il celebre wrestler-boscaiolo in auge negli anni Ottanta.
I soliti bene informati dicono però di vedere spesso nella residenza ramisetana dei futuri sposi (ebbene sì, convivono, non diciamolo a Giovanardi) scendere da un mastodontico Suv maculato un tipo biondiccio, vestito in maniera imbarazzante (un misto tra un dadaismo 2.0 e l’anteprima di una società post-atomica) che biascica un idioma non identificato da nessun dizionario e/o traduttore.

Solitamente il vestito della sposa è una cerimonia nella cerimonia.
Quello della Giulia (le fonti sono tombali) dicono sia lo spot per il nuovo programma Ma come ti sposi?: più che un abito, un accessorio per uno scherzo agli invitati (il sogno proibito di tutti gli sposi).
Anche la scelta del ristorante non è stata una passeggiata.
Erano rimasti in lizza la mensa del Fatebenefratelli di Milano (scartato per il numero di invitati, è richiesto un minimo di 3.200 persone) e una partita avariata (dal 2005) di Quattro Salti in Padella.
Solo l’intervento risoluto di #bepperosa ha scongiurato un pranzo al sacco con tovaglia biancorossa, panini e formiche (ci sono sempre, le formiche, nei picnic).

Per allietare la festa sarà trasmessa la docu-fiction “La cagna è la migliore amica dell’uomo” e ricavata una stanza dove si potranno effettuare scambi di coppia (ma anche di animali e di fili interdentali), bondage con suore orsoline, partite a Risiko e/o Subbuteo completamente nudi ed esperimenti nucleari col riso basmati.
Per l’occasione Studio Aperto comunicherà una notizia.
Per due persone la cui colonna sonora è “In vacanza da una vita” la meta della luna di miele rimbalza fra il superfluo ed il disinteressato.
La scelta è caduta su un trittico da paura: il giro della Pietra in bici, una vasca in auto al Direzionale col braccio fuori dal finestrino e – come suggello finale – una romantica crociera sul Dolo.

Durante la cerimonia e nel successivo rinfresco sarà severamente vietato:
– toccare il culo alla sposa (la sorella invece si è dichiarata disponibile);
– mimare le virgolette con le dita;
– effettuare esercitazioni di caccia al cinghiale (per gli amici dello sposo);
– uscire dal nozze con un tasso alcolico più basso di 2,73 g/l (per tutti);
– canticchiare od anche solo intonare brani di Gigi D’Alessio;
– presentarsi con l’unghia del mignolo lunga e con la ricrescita;
– rimettere su la porta (questa la capiranno in sette);
– schiacciare i brufoli ai partner;
– sbagliare l’uso del congiuntivo (non saranno ammessi errori nemmeno da ubriachi).

Le variabili: l’amicizia ed un evento (molto) importante.
Lo svolgimento, che coincide col risultato: fotogrammi di una vita che scorrono davanti agli occhi, aneddoti indelebili, cerchi che si chiudono, (nuove) strade che ne aprono altri, tourbillon di ricordi proiettati al futuro.
Gli auguri si fanno anche così, fra noi refrattari alla banalità.

Proibito

5 Mag

Accadono cose davvero strane in Italia, paese ormai lobotomizzato.
Pensate, al Concerto del 1° maggio – ovvero la manifestazione musicale più densa di significati politici (giusti, sbagliati, attuali o superati che siano) – l’iconoclasta Piero Pelù (da sempre ribelle e decisamente schierato) si è messo a menare fendenti proprio alla politica.
Clamoroso al Cibali.
Le vittime?
Giovanardi, Berlusconi & Dell’Utri e financo il Turbo-Premier Matteo Renzi.
L’esibizione del cantante fiorentino – per inciso, ha dimostrato cosa voglia dire stare su un palco – è stata un antidoto all’omologazione e all’alienazione.
Delle sue scudisciate ho apprezzato anche i respiri, il suo effetto placebo è riuscito a rendermi piacevole un rientro al lavoro di venerdì.
A Pelù ho perfino perdonato pro tempore la partecipazione ai reality.

La reazione pavloviana della politica (al solito corroborata da giornalisti alla mercé del potere) denota un’allergia al dissenso non curabile con gli antistaminici e si può riassumere in un tautologico “I cantanti pensino a cantare”.
Per lo stesso motivo, quindi, di politica nazionale potrebbero parlare solo gli eletti alla Camera ed al Senato.
Ovvero loro.
Un concetto davvero molto profondo sulla libertà di pensiero che nasconde un sogno mostruosamente proibito che comincia con “c” e finisce con “ensura”.
(“Dice che è proibito/Che è proibito anche pensare/Sogno proibito di qualcuno è castigare”)
Per fortuna nel nostro Paese tanti musicisti non si sono limitati a cantare e suonare (l’elenco annovera gente come Gaber, Guccini, De Andrè, Battiato e potrebbe proseguire per chilometri) perché tra le funzioni dell’arte c’è quella di stimolare il pensiero, di aprire la mente, di creare dubbi e dissolverne.
E la provocazione (condivisibile o meno) è l’essenza stessa del Rock.
O si rischia di tornare al clima dell’Unione Sovietica o di finire (e non manca molto) in quello auspicato nel Piano di Rinascita Democratica di Gelli (non a caso citato dal cantante dei Litfiba nella sua omelia).

Tutti quelli a cui le esternazioni di Piero Pelù hanno procurato l’orticaria hanno un rapporto problematico con l’ambiente dell’arte e della cultura, che vorrebbero geneticamente modificare: anfratti al posto di una Piazza San Giovanni gremita di persone, cortigiani piuttosto che artisti ed intellettuali liberi.
Con la cultura si mangia (in tanti pensano il contrario) e soprattutto si cresce (in tanti vogliono il contrario).
Non ci sarebbe da stupirsi poi se qualche precario dell’onestà intellettuale proponesse di portare sul palco del prossimo Concertone Mirko e i suoi Beehive e Jam e le Holograms: solo (pessima) musica e pochi ragionamenti.
Rigorosamente per interposta persona.