Archivio | luglio, 2013

N€uropsichiatria

30 Lug

L’estate ed i primi caldi gradirebbero degli argomenti frivoli o divertenti.
Invece parleremo della moneta unica europea, l’Euro.
Per farlo ci avvarremo di un testo imprescindibile per capire cosa ci stia succedendo: Il tramonto dell’Euro del Prof. Alberto Bagnai.
Un’opera che ha il merito di dissolvere dogmi ed assiomi sull’Euro, di dare risposte ai luogocomunisti dell’Euro (cit.) e di far uscire l’euroscetticismo (inteso come moneta) dagli scantinati della considerazione, essendo relegato finora tra il populismo opportunistico e il bipolarismo (economico) di Giulio Tremonti (un giorno keynesiano e quello dopo neo-liberista).
Ci accorgeremo che questa crisi non solo era prevedibile ma (fatto ancor più grave) sostanzialmente voluta.
C’è tutto il Bagnai-pensiero in queste 400 pagine scritte con passione e farcite con un ironia insospettabile per un laureato in Economia.

Robert Mundell, in un suo lavoro, dice che quando Paesi strutturalmente diversi decidono di aggiogarsi sotto una moneta unica, se sorgono problemi, come una recessione mondiale, bisogna che i lavoratori accettino di farsi tagliare i salari, o magari di emigrare in cerca di lavoro.Altrimenti, la moneta unica collasserà.
Beh, facile parlare ora, chioserà qualcuno.
Peccato che il documento risalga al 1961.
“Sono sicuro che l’euro ci costringerà a introdurre un nuovo insieme di strumenti di politica economica.Proporli adesso è politicamente impossibile (sic.).
Ma un bel giorno ci sarà una crisi e si creeranno nuovi strumenti”
Sono in tanti fratelli i Prodi, ma questa frase l’ha pronunciata, nel 2001, proprio quel Romano che nel 1997 accompagniò l’Italia nel progetto Euro.
Forse gli è uscita dopo una seduta spiritica, come nel caso del rapimento Moro.
“Come l’Argentina l’Italia affronta infatti una crescente perdita di competitività dovuta a una moneta sopravvalutata, con rischio di caduta delle esportazioni e crescita del deficit di parte corrente. Il rallentamento della crescita peggiorerà deficit e debito pubblico e lo renderà potenzialmente insostenibile nel tempo”.
Così Nouriel Roubini nel 2006.
Dicevamo, per redigere la crisi dell’Euro non occorreva scomodare Nostratradamus.
Bastava un mago Otelma qualsiasi.

Una premessa importante:il nostro Paese, Euro o non Euro, paga la corruzione, il malaffare e la cronica illegalità, un fardello da 60 miliardi all’anno secondo la Corte dei Conti, problematica che Bagnai – pur citandola – credo sottovaluti.
Uscire dall’Euro mantenendo gli sprechi, l’endemica inosservanza delle Leggi (incistata ormai nella mentalità) e le ruberie di oggi non risolverebbe d’incanto tutti i problemi.
Parimenti, anche se per magia togliessimo il fardello di cui sopra restando però con una moneta sopravvalutata e senza sovranità economica, non sarebbe sicuramente l’El Dorado.

Unire in un unico calderone tante economie diverse con il vincolo del cambio fisso ha tolto a diversi Stati una delle poche armi per superare i momenti di burrasca.Ovvero la politica monetaria.
Quando nel ’92 l’Italia entrò in una profonda crisi è perché si agganciò (di fatto) al marco nel cosiddetto Sme credibile (da notare anche la terminologia).
Ne uscì solo svalutando la lira.L’economia ripartì e non contenti della lezioni entrammo nell’Euro (geniali eh?).

Sfido chiunque ad indicare un vantaggio portato dall’Euro, se non quello di evitare di cambiare la valuta nel viaggio a Parigi.
Sticazzi.
A beneficiarne è stato un solo Paese, la Germania (o meglio, le sue esportazioni) e tutto il sistema legato alle multinazionali, essenza del liberismo che il sistema Euro nutre vigorosamente.
Almeno i tassi sono stati bassi, dirà qualcuno.
All’inizio è vero, poi è venuto di moda lo spread e il giochino si è interrotto.
Inoltre aver beneficiato di tassi favorevoli ha fatto più danni che utili: la bolla del debito privato si è creata qui.
L’euro ci ha protetti dalla crisi è un altro mantra che ci siamo sentiti ripetere, demenziale come “L’Italia è il Paese che è uscito meglio dalla crisi” (!).
Ovviamente sono tutte balle:i Paesi che hanno potuto intervenire sui cambi e sui tassi oggi se la passano decisamente meglio.
L’inflazione, un altro argomento tabù per i kohmeinisti dell’euro.
A loro semplicemente diciamo che negli anni ’70 ed ’80 con l’inflazione satanica a doppia cifra che c’era in Italia le famiglie riuscivano a campare con uno stipendio e pure a risparmiare, oggi che è prossima allo zero (perlomeno quella dichiarata) in pochi mettono via dei quattrini.
Ma tutto questo i luogocomunisti dell’euro non lo sanno.
“L’euro è in crisi perché manca un unione politica e fiscale dell’europa e poi è meglio essere governati dall’Europa che dai nostri politici”.
Sulle prime la tentazione di rottamare la nostra classe politica è forte, ma perdere la sovranità economica,monetaria e (di fatto fiscale) non è un alternativa consolante.
Nel dubbio noi abbiam fatto l’en pleinn:tecnocrazia europea e politici all’italiana.
Per la serie two gust is mei che one.
Ergo, non abbiamo interrotto il magna magna (vedete che il tema riappare sempre) ed in più siamo costretti a partecipare ad un gioco dove già sai che perderai (farti comandare a casa tua).
Facendoti pure male.

La moneta unica (Non avrai altra valuta all’infuori di me!) più che un sistema economico è un sistema politico.
O meglio, il braccio armato di un sistema per controllare, creare la crisi e gli shock finanziari in modo da scaricare la svalutazione non più sulla moneta (spiacenti, siamo nell’Euro) ma sullo spread ed a cascata sui salari e sui diritti, veri obiettivi del Moloch-Euro.
La risposta europea al reganismo ed al tatcherismo.
La libera circolazione dei capitali (quando c’erano i vincoli e le restrizioni queste epidemie finanziarie non erano ancora diagnosticabili, ma sarà un caso) ha redatto un nuovo postulato: qualche Paese in cui produrre ad un prezzo più basso lo si trova sempre.
L’attacco ai diritti sociali è iniziato negli anni ’70 proseguendo senza soluzione di continuità fino ai giorni odierni in un crescendo rossiniano.
Una strategia della tensione 2.0.
Licio Gelli può stare sereno:il suo Piano di Rinascita Democratica si sta attuando.
La distruzione dello Stato sociale passa attraverso delle regole assurde di tecnocrati (pareggio di bilancio,rapporti deficit/pil) che azzerano qualsiasi possibilità di crescita e tagliano pian piano tutto quell’improduttivo (per loro) insieme di diritti chiamata welfare.
Che bello immolarsi alla causa in nome del vincolo esterno.
Per i maniaci, andate a rileggervi il discorso alla Camera di Giorgio Napolitano del 1978 sull’entrata dell’Italia nello Sme.
L’unico sussulto di una vita politica.

Si potessero mettere in fila tutte le balle proferite sull’Euro si potrebbe ricostruire il Muro di Berlino.
Complice un’informazione al soldo di questo pensiero unico finora definirsi contrari all’Euro era come bestemmiare in Chiesa.
Il “Ce lo chiede l’Europa” è uno dei paralogismi che ha creato  più danni che Aldo Agroppi sulla panchina della Fiorentina.
Diffidate sempre di queste giaculatorie – imparate a memoria come le poesie alle elementari – dagli adepti del mainstream.
Un esempio:ci chiedono “maggiore flessibilità” e “delle riforme ormai irrinunciabili” per sostenere il mercato del lavoro.
Belle parole, ma che tradotto vuol dire tagli allo Stato sociale e licenziamenti facili.
Aumentare l’occupazione licenziando più lavoratori è come dire che per scaldare meglio la casa d’inverno bisogna tenere le finestre aperte.
Ma tutto questo i luogocomunisti dell’euro non lo sanno.
Perchè hanno ricevuto manforte dal PUDE (Partito Unico dell’Euro, Bagnai docet), un’organizzazione politica trasversale ortodossa ai soloni dell’Europa.

Nel suo lavoro, il Professore  universitario spiega anche come uscire da questo incubo, sfidando i terroristi del pensiero unico che invece vorrebbero far credere che all’Euro non esista alternativa.
In un incontro fece questa bella metafora “Nessuno ha detto che sarà semplice, noi stiamo precipitando con una macchina da una strada ripidissima.Invertire la rotta è molto dura, ma l’alternativa è finire in fondo al precipizio”.
Ha spiegato tutto il Prof. Bagnai:il disegno criminale sottostante, il metodo di attuazione, gli effetti ed anche il modo (corretto) di dire la parola Stop a questo martirio.
Sono sicuro che se mai decidessimo di prendere questa scelta (una cosa saggia in Italia la faremo pure, no?) lo faremmo nel modo più sbagliato possibile.
Quando i Responsabili dei Partiti all’economia hanno questi nomi (e soprattutto questi cognomi) il rischio che il dramma finisca in tragedia è alto.

Nel 1997 ero con i miei genitori a casa di parenti.L’argomento della serata era “la tassa per l’Europa” (pensate, per entrare nell’Euro abbiamo pure pagato).
Un mio zio asserisce – col tono di chi si vuol far dare una risposta rassicurante – “Sempre se ci fanno entrare in Europa…?”
Mio papà – che non è colto, non ha studiato ma è intelligente e pratico – rispose serafico (ed in dialetto) “Tranquillo, i coglioni li prendono sempre volentieri…”

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Ai nostri tempi era diverso

27 Lug

La fresca terrazza del Marti è un luogo molto stimolante per filosofeggiare.
Anche in assenza di alcool.
L’altra sera una delle frasi più pronunciate è risultata “Ai nostri tempi era diverso”, un chiaro esempio di dicotomia.
Contiene infatti un elevato tasso di qualunquismo: potrebbe essere proferita da qualsiasi generazione in riferimento alla propria epoca.
I quindicenni di oggi un giorno rimpiangeranno “…i bei tempi degli smartphone…”.
Dall’altro canto, è innegabile che la società attuale – che non si evolve da sola, c’è sempre lo zampino dell’uomo – abbia raggiunto degli eccessi risibili anche da chi non sia in età da Polident.

Più cinica che egocentrica, solo in apparenza individualistica, la società di oggi non ammette in realtà voci fuori dal coro, quindi il personalismo è ridotto ai minimi termini.
E’ l’apparire che viene esaltato ma in una forma standardizzata all’estremo che produce un solipsismo materiale.
Essere adolescenti oggi è oggettivamente più difficile che vent’anni fa, quando già l’edonismo reganiano aveva tracciato dei profondi solchi.
Pensiamo solo al sesso (argomento su cui è meglio preferire la pratica alla teoria, quindi ne parleremo il meno possibile…).
Oggi un ragazzo/a deve combattere contro dei riferimenti (fisici,prestazionali) devastanti.
E’ mormale che persone con meno di trent’anni utilizzino il Viagra?
Curioso poi come sia cambiato anche il modello di femminilità:dalle forme giunoniche di Tinto Brass alla (quasi) anoressia, dalle Fat Bottomed Girls dei Queen alla Taglia 42 obbligatoria.
La (presunta) emancipazione ha in realtà tolto alla donna molti diritti e potere e spesso è stata costretta ad imitare l’uomo (e di conseguenza a rinunciare al proprio io) col risultato (spesso) che “…viene via dal Meeting stronza come un uomo, sola come un uomo.”(cit.)

Io ed i miei coetanei possiamo ritenerci fortunati di aver vissuto l’adoloscenza negli anni ’80/’90 e di essere più grandicelli oggi in un tempo dove vagonate di stimoli ed eccesso di sollecitazioni possono destabilizzare.
Chissà cosa pensa a tal proposito Roberto Speranza?
Meglio non saperlo, direte voi.Avete ragione.

Non è certo la barba o qualche altro pelo che sta imbiancando (nel petto eh, dove credevate?) a toglierci la voglia di sparare le nostre compilation di cazzate.
La nostra generazione – che su tanti aspetti non lascerà il segno – gode ancora (anzi, ne ha bisogno) nel ridere e nello stare insieme.
Abitudini da tramandare.

P.s. Chi avesse un pò di tempo (quindi tutti voi) lasci un commento nel link sottostante indicando la cosa che rimpiange di più del passato (anche recente) e a cosa invece non rinuncerebbe della società attuale.
Dalle risposte potrebbe uscire o un nuovo articolo o il nuovo Segretario del Pd.

Supermercato delle meraviglie

13 Lug

Febbraio di due anni fa, alle 18,15 in un supermercato nel classico percorso lavoro-spesa-casa.
In coda per pagare, butto lo sguardo nella cassa a fianco.
C’è un tizio con degli occhiali da sole (in inverno il sole a quell’ora è proprio accecante) ed una parrucca a caschetto fucsia (tipo quelle che indossava Luxuria prima di andare in Parlamento) che con nonchalance sta pagando la sua merce.
La cassiera è in evidente imbarazzo e cerca di non fissare questo esteta che invece pare essere decisamente a proprio agio.
La motivazione del suo eccentrico look è da ricercare fra queste:
a)è vittima di uno scherzo,quindi dev’essere un’elettore del Pd;
b)deve espiare delle colpe,allora dev’essere un elettore dell’Udc;
C)sta emulando il suo maestro Giuliano Ferrara nelle prime imitazioni della Boccassini;
(quest’ultima ipotesi è però è poco probabile,l’intelligente direttore de Il Foglio non recita mai senza rossetto).
d)è ancora preso dal periodo carnevalizio, ma ha sbagliato location, era più adatta la redazione di Studio Aperto.
Per lui si potrebbe rielaborare una battuta di Groucho Marx:non fatevi ingannare, quel tipo
che veste come un deficiente e si comporta come un deficiente è proprio un deficiente.
Torno con lo sguardo nella mia fila e davanti a me c’è una tipa sulla cinquantina che purtroppo conosco per questioni di lavoro:ha sempre un’espressione tra l’incazzato e il disgustato perennemente stampata in faccia, un concentrato di maleducazione e cafonaggine, secca come solo gli avidi possono essere.
Avrete capito da soli che il suo tasso di acidità ha un Ph che tende allo zero.
Ha l’aggressività di una Daniela Santanchè ante litteram in un aspetto da Signorina Silvani.
Con queste credenziali va da sé che la Signora (beh, si fa per dire…) sia inquadrata come una “Figa marcia”, la peggiore fra le categorie disponibili.
Fra le mie tante manie persecutorie c’è quella di osservare nel carrello della spesa altrui, un’attività utilissima a capire la personalità della persona.
Regola confermata anche stavolta, l’obbrobrio che sto per raccontarvi poteva uscire solo dal suo carrello:una confezione di formaggio grattugiato.
Il colore ricorda il truciolato dell’Ikea, ma per un dettagliato elenco degli ingredienti (o meglio componenti)sarebbe meglio attendere le analisi effettuate dai Ris di Parma.
A rigor di logica la sostanza con la più bassa percentuale dovrebbe essere proprio il formaggio.
La nostra simpatica amica (all’incirca come Marcello Lippi dopo i Mondiali del 2010) è una salutista convinta:alghe,vitamine,estratti di piante.
Cosa spinga una persona a deglutire del formaggio già grattugiato è un mistero che può risolvere solo Quarto grado.
A vederla credo di aver assunto un’espressione simile alla sua (tranquilli, mi è andata via).
Convinto ormai di essere in una situazione kafkiana mi volto d’istinto, quasi per autodifesa.
E qui vedo invece il personaggio più bello della giornata, agli antipodi rispetto ai due frustrati descritti prima.
E’ un ragazzo di colore e sta attendendo il suo turno con la placidità e l’imperturbabilità tipica dei caraibici.
Non ha il cestino,né la borsina, men che meno il carrello.
Quello che gli serviva lo tiene in mano appoggiato al petto, con l’aria sorniona di chi già pensa al dopo.
Perché il tipo ha solo 3 prodotti:un casco di banane, una confezione di arachidi ed una scatola di preservativi.
Scusa.

Estate dello scorso anno, altro supermercato, solito orario (foriero, a quanto pare, di incontri paranormali).
Sono il secondo in fila al banco della gastronomia, davanti a me una tipa sulla quarantina apparentemente normale (l’abito non fa la Monaca), poi però con un lieve accento milanese chiede
“Avete la mortadella di pollo?” (sic.)
La mortadella di pollo dice, ovvero un ossimoro.
Come una lista elettorale del Pdl senza inquisiti, una notizia al TG5 o la trasparenza allo Ior.
Una delle due commesse nega (con una punta di orgoglio) di possedere una schifezza simile.
L’altra – spinta forse da un senso della verità quasi religioso – ammette che il prodotto è stato in collocamento ma che non ha riscosso un grande successo.
Un modo elegante per dire “Ma che cazzo mi stai chiedendo, povera scema?”
Sarà la prima di tante stoccatine alla stralunata cliente da parte delle due commesse, che in questa gag sono quelle che escono meglio:professionali ma non remissive, ironiche senza essere invadenti.
Assunto la ferale notizia che la succulenta mortadella è ancora in vendita, inizia la tiritera sulla quantità:come tutte le Fdl (Fighe di legno, nda) l’indecisione si mischia a richieste da miseria
“Mah, 3 etti saranno troppi…?”.
Fiutato l’affare, le due propongono alla poveretta di prendersi tutto il trancio ad un prezzo di sconto, non prima di averle ricordato che il suo acquisto avrebbe raddoppiato le vendite del prodotto (il bello è che la cliente non capisce di essere presa per il culo).
Per autoconvincersi dell’acquisto, la buongustaia in salsa trash esclama una frase pronunciata con la stessa enfasi e convinzione che utilizzano i vertici del Pd per giustificare il Governo con Berlusconi.
“E’ anche buona…” (pausa pre-insulto).
Una delle commesse le ricorda che la vera mortadella è un altra cosa e la nostra eroina (una sostanza che potrebbe iniziare ad assumere) ribatte loro -con una cadenza meneghina ancora più marcata ed una risatina inutile come la sua esistenza – “Eh, eh, però è dietetica…”.
La portano via.