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Ai nostri tempi era diverso

27 Lug

La fresca terrazza del Marti è un luogo molto stimolante per filosofeggiare.
Anche in assenza di alcool.
L’altra sera una delle frasi più pronunciate è risultata “Ai nostri tempi era diverso”, un chiaro esempio di dicotomia.
Contiene infatti un elevato tasso di qualunquismo: potrebbe essere proferita da qualsiasi generazione in riferimento alla propria epoca.
I quindicenni di oggi un giorno rimpiangeranno “…i bei tempi degli smartphone…”.
Dall’altro canto, è innegabile che la società attuale – che non si evolve da sola, c’è sempre lo zampino dell’uomo – abbia raggiunto degli eccessi risibili anche da chi non sia in età da Polident.

Più cinica che egocentrica, solo in apparenza individualistica, la società di oggi non ammette in realtà voci fuori dal coro, quindi il personalismo è ridotto ai minimi termini.
E’ l’apparire che viene esaltato ma in una forma standardizzata all’estremo che produce un solipsismo materiale.
Essere adolescenti oggi è oggettivamente più difficile che vent’anni fa, quando già l’edonismo reganiano aveva tracciato dei profondi solchi.
Pensiamo solo al sesso (argomento su cui è meglio preferire la pratica alla teoria, quindi ne parleremo il meno possibile…).
Oggi un ragazzo/a deve combattere contro dei riferimenti (fisici,prestazionali) devastanti.
E’ mormale che persone con meno di trent’anni utilizzino il Viagra?
Curioso poi come sia cambiato anche il modello di femminilità:dalle forme giunoniche di Tinto Brass alla (quasi) anoressia, dalle Fat Bottomed Girls dei Queen alla Taglia 42 obbligatoria.
La (presunta) emancipazione ha in realtà tolto alla donna molti diritti e potere e spesso è stata costretta ad imitare l’uomo (e di conseguenza a rinunciare al proprio io) col risultato (spesso) che “…viene via dal Meeting stronza come un uomo, sola come un uomo.”(cit.)

Io ed i miei coetanei possiamo ritenerci fortunati di aver vissuto l’adoloscenza negli anni ’80/’90 e di essere più grandicelli oggi in un tempo dove vagonate di stimoli ed eccesso di sollecitazioni possono destabilizzare.
Chissà cosa pensa a tal proposito Roberto Speranza?
Meglio non saperlo, direte voi.Avete ragione.

Non è certo la barba o qualche altro pelo che sta imbiancando (nel petto eh, dove credevate?) a toglierci la voglia di sparare le nostre compilation di cazzate.
La nostra generazione – che su tanti aspetti non lascerà il segno – gode ancora (anzi, ne ha bisogno) nel ridere e nello stare insieme.
Abitudini da tramandare.

P.s. Chi avesse un pò di tempo (quindi tutti voi) lasci un commento nel link sottostante indicando la cosa che rimpiange di più del passato (anche recente) e a cosa invece non rinuncerebbe della società attuale.
Dalle risposte potrebbe uscire o un nuovo articolo o il nuovo Segretario del Pd.