Archivio | giugno, 2013

L’hanno detto alla televisione…

14 Giu

Chi l’onestà intellettuale non l’ha relegata nella lista degli optional e sul tema dell’informazione è cocciutamente intransigente, rischia – parlando della Televisione – di non brillare per originalità.
Occorre anche attenzione a non passare per khomeinisti che vedono la Tv come un anatema.
Il problema non è la televisione in sè, ma come è gestita e cosa è diventata: uno strumento di manipolazione di massa.

Si potessero mettere in fila tutte le balle che escono dal tubo catodico si riuscirebbe a cablare l’intero Paese e tre quarti della Croazia.
Fra omissioni, menzogne, invenzioni, notizie non date (o diffuse in modo errato) o diversivi atti a distrarre (le vacanze dei vip, i cappotti dei cani, il maggio più freddo degli ultimi 650 anni…) sono stati creati dei perfetti etere-dossi, persone portate al guinzaglio che hanno la stessa capacità di ragionare in proprio che aveva Ambra Angiolini ai tempi di Non è la Rai.
Il paragone (a tema) risulta anche utile a ripassare il concetto di osmosi.
A Biscardi è concesso da più trent’anni di effettuare i suoi scgupp (sarebbero gli scoop nella sua lingua madre), alla preparatissima Barbara D’Urso e al coriaceo Massimo Giletti sono dati in pasto – da indottrinare –  le anime buone sul divano della Santa domenica all’italiana.
Cronaca di una morte annunciata.
Quella dell’informazione.E del cervello di ognuno.
Pensate, siamo il Paese che ha dato la possibilità a Giuliano Ferrara di condurre una trasmissione in prima serata su Rai 1.
Questo è successo 2 anni fa.
Quando Giuliano Ferrara era già Giuliano Ferrara da un pò.
La frase “I l’an dit a la televisiun…” (“l’hanno detto alla televisione…” per chi non mastica il dialetto) è una giustificazione in bianco, la citazione di un dogma (non si contraddice, è così in quanto tale) che eleva la televisione a nostra guida.
Orrendo, peggio che ascoltare una canzone di Giusy Ferreri.

L’elettrodomestico più famoso al mondo ha pure cambiato le nostre abitudini.
Quando ero piccolo la prima serata iniziava alle 20,25, poi si è arrotondato ad un più canonico 20,30.
Ancora qualche anno e passiamo alle 20,45 – fa più figo – ed anche le sacre partite di pallone hanno modificato l’orario della Funzione.
Si sale ancora e si tocca quota 21,00, ma non basta.Et voilà, si arriva alle 21,15.
Qualcuno dirà:è stata la società a dettare i nuovi orari.
Più facile il contrario e ci gioco l’asso di briscola.

Non è solo un male italiano, sia chiaro.
Solo che noi nelle nefandezze vogliamo eccellere.
Il brutto è che ci riusciamo.Sempre.
Quel vecchio apolide feticista del Guido ritorna dalle sue peregrinazioni con degli aneddoti curiosi (per gli amanti dei viaggi il suo http://www.viaggiovero.com è il top).
Raccontava che in Azerbaijan non solo vivono col mito dell’Europa (attenzione, non l’Occidente in senso lato, proprio l’Europa), ma arrivano ad inseguire come chimere la Spagna e l’Italia (sic).
Il masochismo è una pianta che cresce ad ogni latitudine.
Per fare annusare al popolo bue un pò di benessere occidentale si sono inventati le  parabole ed i decoder gratis per tutti, un trompe l’oeil in digitale.
Lasciate che i vostri cervelli vengano a me…
Altro oratore, altro Paese.
Riferiva un sacerdote in missione nel poverissimo Brasile del nord (al ritorno si è spretato, ma questa è un’altra storia) che quasi tutte le case sono dotate di collegamento ad internet e parabola (ridaje!):in una zona dove mangiare tutti i giorni non è sinonimo di monotonia, la commistione fra povertà e tecnologia è un cocktail che produce dei danni esiziali.
Una sirena che conduce tanta povera genta dritta negli scogli.

Per essere al suo capolinea la televisione è ancora in gran forma.
Se ne deve essere accorto anche Beppe Grillo (di lui e del M5S parleremo più avanti).
La lodevole intenzione – più utopistica che rivoluzionaria – di radere al suolo questa televisione forse non può prescindere dal combatterla dall’interno.
L’assenza dalla tv ha pagato a febbraio – era diventato il convitato di pietra degli odiati talk-show – ma è stata una delle cause del calo (innegabile) del suo Movimento.
Rinunciare ad apparire nel piccolo schermo – dove regna incontrastato il mainstream – rientra negli atti di autolesionismo a cui Grillo non riesce a rinunciare.
Non votano solo gli internauti.Chiedete a Berlusconi.

Nell’indimenticata Indietro Tutta Arbore cantava “Il padre al figlio…tu nella vita comandi fino a quando c’hai stretto in mano il tuo telecomando…”
Chi ha in mano il telecomando più che comandare è il primo dei telecomandati.

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