Archivio | ottobre, 2013

L’intelligenza è

22 Ott

L’intelligenza è leggere un libro ma saper usare anche un badile.

L’intelligenza è capire a prescindere dalla cultura.

L’intelligenza è apprendere che con la cultura si può capire meglio e di più.

L’intelligenza è non farsi prendere per il culo.

L’intelligenza è informarsi per evitare di farsi prendere per il culo.

L’intelligenza è comprendere prima degli altri le persone, le situazioni ed i fatti.

L’intelligenza è intuire le priorità.

L’intelligenza è cercare sempre qualcuno che ci possa aprire la mente per ammirarlo e poi metterlo in discussione.

L’intelligenza è stimare senza idolatrare.

L’intelligenza è essere consci dei propri mezzi ma consapevoli che non tutto dipenderà da essi.

L’intelligenza è essere consci dei propri mezzi ma consapevoli che questi possono essere incrementati.

L’intelligenza è essere pratici ed estetici ed unire la forma al contenuto.

L’intelligenza è ragionare con la propria testa.

L’intelligenza è non cedere a terzi l’usufrutto del proprio cervello.

L’intelligenza è diffidare della versione ufficiale.

L’intelligenza è andare sempre oltre.

L’intelligenza è non cercare a tutti i costi di essere alternativi.

L’intelligenza è prendere delle posizioni.

L’intelligenza è dire ciò che si pensa.

L’intelligenza è pensare  ciò che si dice.

L’intelligenza è saper scegliere il contesto adatto e i dirimpettai giusti per ogni asserzione e comportamento.

L’intelligenza è esser guida senza essere despota.

L’intelligenza è comunicare con se stessi.

L’intelligenza è rapportarsi con se stessi.

L’intelligenza è avere delle intuizioni (cit.).

L’intelligenza è saper allargare i propri orizzonti senza perdere i propri valori.

L’intelligenza è saper cambiare idea senza essere ondivaghi.

L’intelligenza è non ammalarsi di equilibrismo e retorica.

L’intelligenza è mettere a proprio agio il più debole.

L’intelligenza è saper mantenere le proprie idee nonostante la pressione di terzi.

L’intelligenza è non farsi etichettare, incasellare e stereotipare.

L’intelligenza è non soffocare la propria spontaneità e non renderla artefatta.

L’intelligenza è non confondere la libertà con l’onnipotenza.

L’intelligenza è vincere l’ignavia e la pavidità.

L’intelligenza è non vergognarsi di provarle.

L’intelligenza è non barattare la propria dignità.

L’intelligenza è seguire il proprio orgoglio senza diventare schiavi di esso.

L’intelligenza è guardare al futuro con un occhio al passato.

L’intelligenza è guardare la storia per capire il presente.

L’intelligenza è sapere che ridere non ha prezzo.

L’intelligenza è non sciupare nemmeno una risata.

L’intelligenza è portare rispetto, educazione e concedere pietà solo a chi fa altrettanto.

L’intelligenza è poca cosa senza la coscienza e l’umanità.

L’intelligenza è non scambiare l’umanità per la mollezza.

L’intelligenza è alternare e coniugare il serio ed il faceto.

L’intelligenza è unire la passione alla ragione.

L’intelligenza è non far mai spegnere la fiammella di una sana follia.

L’intelligenza è vivere, stimolare, criticare e rispettare la vita.

L’intelligenza è non sprecare la vita in stronzate ed ammennicoli.

L’intelligenza è gioire per la semplicità non accontentandosi di essa.

L’intelligenza è puntare sempre in alto con umiltà.

L’intelligenza è non scambiare l’eclettismo con l’onniscenza.

L’intelligenza è dare tutto alle persone care.

L’intelligenza è cambiare per l’amore a una persona.

L’intelligenza è amare le persone che ti cambiano la vita.

L’intelligenza è amare anche se stessi.

L’intelligenza è contornarsi di persone che ci fanno stare bene.

L’intelligenza è difendere le relazioni con le persone che ci fanno stare bene.

L’intelligenza è intuire chi non ci merita.

L’intelligenza è non dimenticare.

L’intelligenza è molto altro ancora.

L’intelligenza è cercare di scoprirlo.

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Mamma ho perso il papà.Il giorno dopo

20 Ott

Lo sapevo che l’ultimo articolo (https://shiatsu77.wordpress.com/2013/10/18/mamma-ho-perso-il-papa/) avrebbe suscitato reazioni contrastanti anche fra gli afecionados del blog.
L’ho scritto anche per questo (diciamo la verità: provocare è bello).
I complimenti piacciono, inutile negare l’evidenza.
Pavoneggiarsi un pò (ogni tanto) non fa male e serve a compensare le delusioni.
Fanno molto piacere però anche le obiezioni, le critiche o comunque il dissentire.
Specie quando provengono da una persona con la quale da più di 20 anni condividi tanto.
Mi riferisco al botta e risposta (visibile nei commenti in calce all’articolo) col mio amico (ed ex compagno di banco) Mauro.
Nei commenti di Mauro c’è proprio Mauro: ha parlato di un dramma che gli sta molto a cuore (ed anche a me, tanto da ribattezzarlo come un Male Assoluto) – ovvero la violenza sessuale da parte di uomini della Chiesa – ma siccome quando si parla di preti e tuniche la sua capacità di autocontrollo ricorda quella di Begbie (Trainspotting, nda) credo abbia compiuto un paralogismo di troppo.
La situazione descritta da Mauro (dopo Gennaro Carotenuto il massimo esperto del Sudamerica) è proprio il simulacro di una famiglia, anzi il suo abominio.
Sono favorevole al matrimonio fra gay (non l’ho scritto nell’articolo) ma credo che per un figlio la figura materna sia imprescindibile (biologica o meno, Konrad Lorenz insegna), come anche il rapporto col papà.
E questo una coppia omosessuale non lo potrà mai offrire.
Sulla questione le nostre idee rimarranno divergenti (e meno male, altrimenti sembreremmo Sandro Bondi e sua moglie), capita (e non è un peccato) quando con una persona si discute e ci si confronta su tutto.
Mi auguro solo (anche perché avrei paura della mia reazione) di non ricevere un “Mi piace” da Pierferdinando Casini o dalla Cei.

Mamma ho perso il papà

18 Ott

Non è la questione più scabrosa o impellente da risolvere, pur riguardando milioni di italiani.
Un argomento dunque importante, anche se non il più urgente.
Stiamo parlando dei cosiddetti temi etici, che sono stati utilizzati finora da questa suburra della politica o come prebende al Vaticano (do ut des) o per spaccare ulteriormente quell’accozzaglia chiamata PD (un’attività peraltro inutile quella di rompere qualcosa già disfatto).
E’ uno dei tanti termometri che ci segnala come il nostro Paese non riesca ad uscire da una linea di mediocrità.

Vivo o morto o x
Gli animali – quando l’istinto gli suggerisce che la fine è ormai vicina – si allontanano per andare a morire in solitudine, rifiutando quindi gli aiuti e le cure (dei propri simili o degli umani) che nelle altre circostanze hanno sempre accettato.
Beati loro, verrebbe da dire, perché possono scegliere in libertà e secondo coscienza come vivere i loro ultimi momenti e non vedere il proprio destino scritto da teocon che sarebbero risultati anacronistici persino ai tempi dell’Inquisizione.
Quanto descritto qui sopra non è una scena tratta dello Zio Tibia Picture Show, ma ciò che è accaduto (e che accade) in Italia.
Dove si volevano violentare le scelte della famiglia Englaro con la vergognosa menzogna che l’Eluana avrebbe potuto ancora procreare avendo ancora le mestruazioni.
Al genere umano per ragionare basta avere il cervello.
Occorre anche usarlo.
In quell’occasione c’è stato uno dei pochi sussulti della carriera politica di Giorgio Napolitano, l’altro è un vibrante discorso alla Camera nel 1978 sull’entrata dell’Italia nello Sme.
Pochissimo, difatti è riuscito nell’impresa di far rimpiangere Cossiga, ma questa è un altra storia.
Il testamento biologico, l’eutanasia e l’accanimento terapeutico diventano – meschinamente – le battaglie della guerra fra evangelizzazione e secolarizzazione.
Capire chi abbia fatto più danni in Italia fra cattocomunisti e clericofascisti è complicato come stabilire chi abbia sbagliato più gol in carriera fra Darko Pancev e Florin Valeriu Raducioiu.
La bontà cristiana comprende anche il sussiego mostrato ai familiari dei malati da questi sedicenti difensori della vita?
Ah già, un bigotto è per sempre.

Siamo la coppia più bella del Mondo
In Italia di famiglia possono parlare – con la prosopopea di chi si ritiene depositario della verità – solo due categorie: chi non ce l’ha (la Chiesa) oppure chi se n’è fatto almeno due.
Come gli illuminati organizzatori dei Families (volutamente al plurale) Day, dove le tante immagini melliflue ed ipocrite non riescono a nascondere una vera e propria privazione dei diritti.
I diritti che due persone (etero od omosessuali, chi se ne frega) hanno di vivere come meglio credono la propria vita insieme.
I diritti di disporre dei beni di una persona che gli è rimasta vicino tutta la vita.
I diritti di ottenere la pensione di reversibilità.
Chi poi ancora crede che l’omosessualità sia una malattia sarebbe meglio che prima si facesse curare la propria: sono consigliabili dosi di ketamina da 750 mg.
L’influenza di quelle anime pure del Vaticano è più forte delle stesse onde magnetiche di Radio Maria.
Luca Carboni fu uno dei primi artisti a tradurre in musica il tema della convivenza con la bellissima Vieni a vivere con me (correva l’anno 1987), quando l’argomento era catalogabile fra il tabù e lo sconsiderevole.
Da allora di acqua sotto i ponti ne è passata, mentre la Legge è rimasta sostanzialmente ferma a quegli anni.
Parafrasando ancora il cantautore bolognese viene da dire che nelle coppie di fatto Ci vuole un fisico bestiale.

In arrivo un bebè
Le adozioni da parte di coppie omosessuali?
Sono contrario.
Un figlio ha bisogno di una figura paterna e di una materna.
Ognuna di essa deve trasmettere al bambino un qualcosa che non potrebbe essere fatto a parti inverse.
I bimbi assorbono come spugne l’imprinting dei genitori (spesso senza che questi se ne accorgano appieno), li ergono già da piccolissimi a loro modelli (una volta tanto sarà d’accordo con noi anche Giovanardi), li imitano e identificando per ogni figura determinati comportamenti (la cosa non è circoscritta ai genitori biologici, Konrad Lorenz insegna).
Stupefacente (altro argomento caro a Giovanardi, ma qui non c’entra niente) come riescano a scindere i ruoli e ad associare un riferimento (uno dei due) per ogni tipo di attività.
So già cosa state pensando: esistono svariati casi di persone cresciute ed educate – con successo – dai nonni, dagli zii o anche da uno solo dei genitori.
Verissimo.
Nessuno mette poi minimamente in discussione l’amore che una coppia omosessuale potrebbe dare ad un figlio adottivo.
Non è questo il punto.
Le altre tematiche  fin qui affrontate riguardavano la sfera più intima e personale o la scelta libera di due persone.
Qui c’è di mezzo un’altra creatura.
Che non può scegliere ed è indifeso.
In assenza di una delle due figure canoniche è più probabile (e ripeto, probabile) che la personalità del bambino possa diventare problematica.
Non per mancanza d’affetto (tutt’altro) ma per un’oggettiva assenza all’interno della coppia: ovvero una delle due figure.
“Ma che bella bimba, assomiglia alla mamma?”
“Quale delle due…?”

Quelli che Facebook

11 Ott

Il Signor Facebook, ovvero l’invenzione più geniale dell’era internet o l’anatema della vita moderna, una sorta di nemesi lanciata dagli antichi?
La risposta è, aihmè, molto dorotea: dipende.
Dall’approccio, dall’utilizzo e dallo scopo.
Facciamo una carrellata dei migliori esseri che popolano il social network più famoso al Mondo.
E sperate di non farne parte.

Non avrai altro calcio all’infuori di me
Sono fra i rappresentanti di punta delle persone monotema.
Nei social come nella vita.
Di sesso maschile, vivono di calcio, per il calcio, solo di calcio.
Logico da bambini, giustificabile nell’adolescenza, disarmante ora che questi aspiranti Tiziano Crudeli ed Elio Corno hanno superato i trenta.
Nel loro piccolo sono un inno alla coerenza: erano così a 12 anni come a 23, ma anche lo scorso anno.
Il Carlo Pellegatti che alla nascita è presente in tutti i maschietti d’Italia (inteso come tifoso sfegatato, a prescindere dalla fede calcistica) in loro non si è assopito ma anzi ha acquisito vigore fino a sopraffarli.
Sono gli unici ad apprezzare – e senza avere crisi epilettiche – i titoli dei quotidiani sportivi.
Hanno bloccato il cervello sulle frequenze di Sky Sport 24.
L’Album Panini (che rimane un’icona per tante generazioni) ha avuto su di loro lo stesso effetto del Vangelo sugli apostoli.
Il calcio non è più sana passione, svago e passatempo, diventa una ragione di vita, con i dogmi (e le relative tossine) tipici del fanatismo.
Sono il sogno proibito (che si avvera) dei Biscardi, Conte e Galliani (che culo…).
I loro post: se li conosci li eviti, se li conosci non ti uccidono (l’onestà intellettuale).

Il qualunquista didascalico
Sono (giustamente) indignati per il momento che stiamo vivendo ma (colpevolmente) disinformati sulle cause che hanno portato a ciò.
Buone le intenzioni ma pessimo (o quasi) il risultato.
Si definiscono apolitici pur con qualche affinità con la destra più rozza e becera.
Mischiano fatti di sangue a delitti dei colletti bianchi, anziché allargare il campo lo restringono, conoscono solo un 11 settembre, per loro il Piano Condor e la P2 sono dei nuovi giochi della Wii e la marcia dei quarantamila è una disciplina olimpica.
Grazie a suggestivi paralogismi danno sempre la colpa alla Magistratura, specie nei casi (sempre più rari) in cui questa è irreprensibile (caso Ilva, ma non solo).
Uno dei loro bersagli preferiti è il Ministro Kyenge (figura deboluccia, ma i problemi mi sembrano altrove).
Quando sono incalzati utilizzano delle argomentazioni consistenti come un biscotto Plasmon nel thè caldo.
Vorrebbero combattere il “sistema”, finiscono col rafforzarlo.

Io, io e io
Hanno le manie di protagonismo di Vittorio Sgarbi, nonché molto tempo da perdere.
Sentono il bisogno di inondare la rete con tutto ciò che li riguarda, convinti che dall’altra parte ci sia qualcuno in trepidante attesa.
Ci sono varie declinazioni di questi Vorrei essere un vip e nel dubbio mi comporto come loro.
Quelli che amano recensire i loro affascinanti orpelli: dal loro nuovissimo cellulare (Oooohhh!Tutti a bocca aperta) alla loro collezione autunno-inverno passando per un sempre affascinante tagliaunghie.
Ci sono poi gli esibizionisti del cibo.
Credono di saper cucinare come pochi al Mondo, da piatti inediti (la pizza) ad altri tipicamente etnici (udite udite, un piatto di pasta).
Data l’ingente produzione, o sfamano l’intero quartiere o gli auguriamo di bruciare in un giorno più calorie di un altoforno.
C’è chi ama raccontare anche le pieghe di se stesso (forse perché possiede solo quelle).
Devono ancora afferrare che su Facebook la domanda “A cosa stai pensando?” è fissa.
Un classico: ore 07,30 (notare l’orario) “Senza caffè non mi sveglio”.
Ecco, sarebbe stato meglio.
Si continua così tutto il giorno con la chicca di frasi sibilline scritte apposta per incuriosire (i loro simili) e solleticare i  794 amici (dei quali nessuno è mai uscito con lui) ad interagire.
Se le amenità proferite valessero anche solo un centesimo l’una, questi ilari personaggi sarebbero milionari.
Nelle donne poi è un trionfo di smalti, trucchi e messe in piega.
Mancano solo i dettagli dei loro Nuvenia Pocket quando vanno a lanciarsi col paracadute.
In quei giorni, of course.
Seguire il loro profilo diventa un’ordalia.
Cercasi troll disperatamente.

W la mamma?
Solo chi è genitore può capire dove possa arrivare l’amore per un figlio.
Comprendere invece cosa spinga tante mamme a esporre H24 i propri figli su Facebook è un mistero, un po’ come i capelli di Gianni Morandi (tintura o  parrucchino?).
Dopo il parto il loro cervello è regredito, allineandosi a quello dei neonati.
Pubblicano una pletora di foto dei pargoli ad ogni piè sospinto.
Complimenti:la rete è notoriamente controllabile e non è intrisa da malintenzionati che potrebbero utilizzare le foto in 916 modi diversi.
Avanti pure.
Per enfatizzare lo status di mamma-gggiovane riportano frasi ad effetto trovate nelle offerte 3×2 al supermercato (assieme al budino Ebo ed a una cover a forma di Hello Kitty), ci informano On Line su eventi epocali quali un ruttino (e cosa dovrebbe fare?) e un compleanno con gli amichetti (uuuhh!), farneticano di scene fra l’onirico ed il fantasy.
I loro commenti sono tanto inutili quanto sdolcinati, col rischio di produrre una crisi iperglicemica e dei conati di vomito (insieme).
Tracimano dichiarazioni d’amore melliflue, talmente sforzate da metterne in dubbio la spontaneità.
Un misto fra un melodramma napoletano ed un reality: di peggio c’è solo la Carfagna che parla di Montesquieu e della separazione dei poteri.
Credono di avere fra le mani una versione evoluta del Cicciobello.
Confondono l’ostentazione (di un essere umano indifeso) con l’amore e la protezione, non accorgendosi che la prima è in palese disaccordo con i secondi.
Chi è al centro della scena?La creatura ignara di tutto o la super mamma?
I figli saranno costretti – al compimento del 6° anno – a rivolgersi al Giudice Tutelare per chiedere l’esercizio della patria potestà sulla madre anche se le teorie sull’apprendimento imitativo non ci fanno sperare niente di buono per il futuro dei bebè.
Quando Renato Pozzetto nella Casa Stregata spiegò con cosa ragionano (a suo parere) le donne, si riferiva (senza saperlo) a questa categoria.

Quelli che fanno i pranzi

5 Ott

Cosa si fa di solito la domenica della Fiera di S.Michele?
Si va alla Fiera di S. Michele, normalmente.
Non sempre.
A volte capita di andare a fare una scampagnata a pranzo fra compagni di classe, anche se questa definizione – a 36 anni – è ormai fuori luogo.
Ex (molto ex) compagni di classe e semplicemente amici, molto amici.
Per un piccolo disguido che forse dopo racconteremo non è stato possibile recarsi a Miscoso, probabilmente il miglior ristorante dell’Appennino , anche se assente dalla Guida Michelin (ma presente in quella di Renato il gommista).
Per comodità è stato scelto il ristorante della Casina Rossa in provincia di Lucca.
Via si parte

La formazione
Per non compromettere delle brillanti carriere lavorative ed anche per evitare degli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate,  saranno utilizzati alcuni pseudonimi.
1)Nelson Bolognera
Giocatore di poker mancato, attore porno mancato, DJ mancato.
Mancava poco che non fosse invitato al pranzo.
A dire il vero quando si ostinava a fare il cantante qualcosa in comune con il primo Bono l’eveva.
Il microfono.
E’ stata una delle poche persone d’Italia (ma forse dell’Eurasia) a chiedere -con tanto di lettera- la scomunica alla propria Parrocchia.
Da più di 10 anni attende una risposta (il tipico atteggiamento arrogante dei monopoli).
Ed allora è costretto ad un impegno sovrumano per raggiungere il suo scopo.
Non credete al numero di donzelle che dice di aver castigato.
C’è da dividere per 3,14 periodico.
2)Patrick Marone
E’ l’imprenditore spietato, senza scrupoli, che antepone il denaro a tutti gli altri valori.
Il suo sguardo taglia l’aria, quando beve anche il suo fiato.
E’ una figura romanzesca, un peccatore senza limiti.
Si narra che la sera frequenti assiduamente i giardini pubblici e -vestito solo di un impermeabile rubato all’Ispettore Derrick– sia solito denudarsi canticchiando -sulle note della canzone Sotto questo cielo dello spot del Conad- il suo personalissimo jingle “Sotto questa minchia“.
I soliti bene informati raccontano che un cliente -arrivato in ritardo di 1′ e 14 secondi alla chiusura del suo negozio- si sia visto recidere dal Marone 4 falangi di una mano (gli è rimasto il dito medio) con la sega della macelleria.
Per completare l’opera gli sono stati riempiti tutti gli orifizi del corpo con dei pomodorini pachino.
Teribbbile.
3)Karl Aurel Kohrsin
Il Maggio si è impossessato della sua anima, lasciando a noi (purtroppo) solo il corpo.
Con un ex democristiano così (ora folgorato da Maurizio Landini e Pepe Mujica) si potrebbe anche fare un Governo.
Riporto questo stralcio da un sua e-mail (ed io che lo conosco benissimo da oltre 20 anni vi assicuro che è vera):
“…io sono un cattolico praticante e mi attengo a tutti I comandamenti del signor Mosè tranne il 2.do (Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio), il 6.to (Non commettere atti impuri), il 9.no (Non desiderare la moglie del tuo prossimo) e il 10.mo (Non desiderare la casa del tuo prossimo).
Mi pare di avere la sufficienza rispettandone 6 su 10…”
4)Ramuo Gopizzi
Interista, comunista, marxista, insomma nella sua vita il ragazzo ha sofferto parecchio.
Ha patito più di tutti la diffusione dei telefoni cellulari e la conseguente dismissione delle cabine telefoniche (questa è fine ma la capiranno in 4, più o meno il numero dei lettori del Riformista).
Con lui la baracca assurge ad un significato mistico.
Decisamente più terrene invece le sue scoregge.
Se il suo culo fosse sul web, sarebbe il più cliccato della rete.
A Budapest lo ricordano ancora perfettamente (ed era da poco caduto il Muro).
5)Il sottoscritto
Chi ha la (s)fortuna di leggermi conosce ormai le mie patologie, divenute impossibili da curare con la medicina tradizionale, che mettono in crisi le teorie elaborate negli ultimi 200 anni sulla psiche umana.
Per tutti
L’abuso di alcool per le grandi occasioni, poi, accentua le sintomatologie di ognuno.
Perché come disse un tale “Non è bere che fa male, è ri-bere”.

L’organizzazione del pranzo
La definirei molto snella, veloce ed efficace.
Ricorda la manutenzione delle gallerie sulla SS 63.
Sono bastati 3 giorni di e-mail 24 ore non-stop, circa 224 sms, una call conference dalla Casa Bianca a Washington (non è vero, ma fa sempre scena), aver chiesto aiuto a SOS Tata ed infine aver spostato, cancellato,rimandato e poi riconfermato gli impegni personali di ognuno di noi (quindi nessuno).
Data l’estrema efficienza dell’impianto organizzativo se qualcuno avesse bisogno di gestire feste, party, cerimonie ed eventi in genere non esiti a chiamarci.
Sarebbe un’ottima soluzione.
Per tirare degli accidenti.

Il viaggio
Marone – con un gesto che ho veramente apprezzato e che gli rende onore – si è offerto di prendere il mezzo (un’auto americana lunga 3 Panda ed 1 Ciao).
Non credo che abbiano influito sulla sua scelta le minacce di morte e di saccheggio ai locali del negozio che gli sono state amorevolmente rivolte.
A settembre quest’anno c’è stato il sole per 38 giorni consecutivi, difatti domenica 29 pioveva che Dio la mandava.
Oltre al clima le premesse per un viaggio confortevole e rilassante c’erano tutte:80 km di sola andata, 5 persone a bordo, 2.479 curve e 78 tornanti.
Il buon senso ha voluto che al Passo delle Radici si sia spezzato il viaggio, in un bar cult per gli amanti del vintage: lì si respirano ancora gli odori dei primi anni ’80 (forse è da quegli anni che non vengono fatte le pulizie).
Se siete invece degli amanti del vino bianco forse è meglio continuare ad assaporare gli odori di cui sopra, vi daranno più soddisfazione.
Rispetto all’ultima uscita –quando l’autista fu l’irreprensibile e compassato Bolognera – i miglioramenti sono stati evidenti:non abbiamo corso il pericolo di finire fuori strada per l’eccessiva velocità, di vomitare, di scatenare una rissa in mezzo al traffico ed il classico omino che gonfia una gomma allo scooter con un compressore sul ciglio della strada (dite la verità:quanti ne avete incontrati nella vostra vita?) non ha rischiato di essere investito (ma forse sarebbe stato meglio il contrario).

Il pranzo
Come diceva un vecchio proverbio cinese (inventato), “Dopo i trent’anni è meglio non esagerare col cibo” (veramente lo affermava anche un vecchio di Maro, ma di anni ne aveva 79 ed era alcolizzato).
Non che fossimo mai stati dei gran mangiatori (scusate, ma scappa da ridere anche a me…), ma in quest’occasione abbiamo dimostrato di non saper cedere alle lusinghe della cucina e di non trasformare un gioviale ritrovo in un’abbuffata puerile.
La definirei più una spiluccata.
Abbiamo preteso gli antipasti completi, un bis di primi (rosette e pappardelle ai funghi), una tagliata ai funghi di secondo, per contorno patatine fritte e bis di funghi fritti (il nostro fegato ha espressamente richiesto questo trattamento punitivo).
Qualcuno, dall’aldilà, ha provato anche a chiedere dell’insalata (sic).
E’ stato sommerso di insulti (e da percosse).
Se vai in Toscana poi devi bere del toscano, è la regola.
Ma anche del Nebbiolo delle Langhe.
Funziona così.
Uno dirà, ma dopo tutto questo ben di Dio avrete almeno saltato il dolce?
Sticazzi, dolce per tutti.
Le grappe e gli amari non vanno nemmeno menzionati.
Ma bevuti (cosa che abbiamo fatto).
Già a tavola (quindi mancava tutto il viaggio di ritorno) abbiamo sparato una compilation di stronzate da Oscar: tante cazzate concentrate tutte insieme non si ascoltavano dal discorso di Berlusconi (il Pregiudicato) in Via del Plebiscito.
Gli argomenti seri non sono affatto mancati ma erano seguiti dalle più disparate battute per mantenere un’atmosfera spensierata.
La conferma che la serietà può convivere (senza fare a cazzotti) con l’ironia.
Per chi avesse ancora dei dubbi, ridere rimane la cosa più bella in assoluto e per una sana risata di gusto val la pena vivere (cit.)
Storicamente è difficile concludere dei buoni affari coi toschi (che sono una cosa diversa dai toscani).
Alla cassa è andata in scena la battaglia sul prezzo: la proprietaria da una parte (una Signora sulla cinquantina che sembrava avvezza a maneggiare del contante e non solo) e i 5 animali avvinazzati dall’altra.
Una lotta impari:noi in 5 -con la classica mezza ballina addosso che ti dà sicurezza ed intraprendenza- lei da sola che a fatica replicava alla nostra ubriachezza (quasi) molesta.
Inutile dire che abbia vinto lei.
Se non si prende una bella pelatina ogni tanto che gusto c’è…

Il ritorno
Chissà come mai, in un itinerario,  il ritorno sembri sempre più breve dell’andata.
Inoltre è curioso come un semplice tragitto in macchina possa assumere tante sfumature diverse:da un obbligo monotono e frustrante (i pendolari mi capiranno senz’altro) fino ad essere un piacere intrinseco del viaggio.
Accade nei viaggi in (buona) compagnia, nelle zingarate, in tutte le occasioni dove l’emozione ha la meglio sulla ragione.
Nel tornare a casa dalla Garfagnana c’erano in noi due sensazioni dominanti ma in contrasto fra loro:da un lato la convinzione di aver trascorso una giornata intensa ed appagante.
Quello che volevamo insomma.
E quando si raggiunge quest’obiettivo pur con delle aspettative molto alte il morale ringrazia sentitamente.
Ci si accorgeva però di aver già raggiunto il parossismo, di essere quasi giunti al triplice fischio.
E’ sempre in questo frangente –ovvero in un misto di felicità e malinconia-  che si cerca di organizzare una nuova uscita.
Si chiama autodifesa.
Ci si proietta al futuro per convincersi che dei momenti così belli torneranno di nuovo.
E’ vero, torneranno di nuovo.
Qualcuno vocifera che a Sillano stiano già preparando delle costate.
Minimo un chilo l’una.