Archivio | agosto, 2013

Cariolini nel tempo

23 Ago

Siamo nel 1985, un litro di benzina costa 1.328 lire, il tormentone estivo è dei Righeira con L’estate sta finendo e l’Hellas Verona di Osvaldo Bagnoli vince lo scudetto nel primo anno dei sorteggi integrali degli arbitri (coincidenze?).

A Castelnovo Monti il neonato quartiere Peep è un crocevia di sogni,speranze e tante famiglie, i cui bambini faranno nascere di lì a poco alcune storiche compagnie del paese, molte delle quali ancora unite come un tempo.
Ad un certo punto i “grandoni” (fino all’adolescenza due o tre anni di differenza sembrano un eternità) lanciano la moda dei cariolini:dei piccoli carri in legno con le ruote (o meglio, dei cuscinetti), non c’è il volante, si sterza coi piedi.
Le strade del quartiere -alcune asfaltate di fresco, altre ancora no- ne sono letteralmente invase.
Capendo il desiderio, un papà tanto ingegnoso quanto premuroso, decide di costruirne uno al proprio figlio facendo le cose in grande:telaio in ferro saldato, cuscinetti ricoperti di gomma,struttura in legno vitata al telaio, freno a cavo.
Così anche la mamma –di solito è lei la creativa- può stare (relativamente) tranquilla.
Perché è vero che tutti quei bimbi girano sulle strade aperte (oggi sarebbero azzannati dai Vigili urbani), ma il traffico è ancora sostenibile (qualche R5,alcune moderne Fiat Uno ed una Simca rigorosamente verde) ed al netto di qualche sbucciatura il gioco non ha mai procurato dei feriti.
Bellissimo lo scorcio di vedere venti bimbi o più scendere in fila ognuno col proprio cariolino.
Anche perchè non ce n’è uno uguale all’altro.
Un’altro aspetto che si è sedimentato nell’animo di chi quegli anni li ha vissuti è il rumore:continuo,un pò cupo, metallico per tutta la ferraglia che si scaricava sull’asfalto,ricorda in piccolo quello di un treno ed era la colonna sonora che accompagnava l’avventura.
Il rito si conclude con la risalita da valle a monte per una nuova sfida:i più scaltri si aiutano con una corda per amica, tutti gli altri senza,tanto a quell’età la parola fatica è sconosciuta.
Per molto tempo i pomeriggi al Peep si sono trascorsi così.
Questi ragazzini sono (anzi, siamo) stati gli antesignani di una moda che è scoppiata qualche decennio dopo, soprattutto grazie alle gare di Monchio e Migliara:chi le chiama carrettelle, chi semplicemente carretti.
Se però in queste manifestazioni prevale l’aspetto folkloristico o competitivo, nel quartiere l’obiettivo era divertirsi.
E basta.

Sono passati quasi trent’anni ed il nostro cariolino –usato e tenuto sempre con passione– è ancora lì, a conferma del geniale progetto.
Tramandare le usanze riempie di gioia, così ad essere sensibile al suo richiamo è oggi il nipote ma è quasi incredibile il fascino che può emanare un semplice cariolino se è vero che tutti quelli che lo vedono, grandi e piccini, rimangono conquistati da qualcosa che è più di un gioco, è un inno alla semplicità, un piacere senza tempo.
Basta una discesa ed il divertimento è assicurato.

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Il Biscione spuntato

14 Ago

L’Alfa Romeo ha recentemente presentato la berlinetta 4C, una compatta sportiva dalla linea mozzafiato.
Per i numeri (ne saranno prodotte 1.000 unità all’anno), per il prezzo (60.000 €) e per le soluzioni senza compromessi adottate (una su tutte la scocca in carbonio, appannaggio finora delle supercar più esclusive), non sarà certo l’ancora di salvataggio della Casa milanese per aumentare le vendite.
E’ però un modello che riassocia le parole sportività ed esclusività al brand del Biscione.
Ad oggi la Casa di Arese (per la cronaca, lo storico stabilimento non esiste più) è una splendida incompiuta.
In un dizionario illustrato il simbolo dell’Alfa Romeo comparirebbe di fianco alla parola rimpianto:
di non vedere la Casa nei fasti che le competono.
L’Alfa Romeo rappresenta ancora – nonostante le scelte suicide cerchino di raggiungere l’esatto contrario – uno dei nostri fiori all’occhiello,un vanto, un sinonimo stesso del nostro paese.
Se la Ferrari è il sogno di tutti raggiungibile solo da pochissimi, l’Alfa è sempre stata l’icona della sportività quotidiana,del piacere di guidare, un Cuore Sportivo che ha scandito (ed unito) la storia di tante generazioni creando un senso di appartenenza nel marchio.
Per capire quanto fossero avanti le Alfa basti pensare che la meccanica dell’Alfetta dei primi anni Settanta (una delle macchine più belle di sempre ed un mio personale feticcio) è stata utilizzata per oltre vent’anni (risultando sempre all’avanguardia) sui modelli che le sono succeduti.Altri tempi.
All’estero l’ammirazione per il marchio sfocia quasi in invidia.

Lanciare dei nuovi modelli ed inventarsi dei nuovi segmenti paiono gli unici antidoti per combattere la crisi del settore.
La Bmw e l’Audi -ovvero le teoriche rivali nel settore premium– si schierano rispettivamente con venti e ventidue modelli (ed altri sono in rampa di lancio).
A cotanta bocca di fuoco teutonica i vertici dell’Alfa (pardon, della Fiat) rispondono con ben quattro modelli.
Non cantate vittoria troppo presto però,due di questi usciranno presto di produzione.
Ed ovviamente non verranno sostituiti subito.
Geniali eh?
Cercate una berlina sportiva, un suv,un coupè,una cabrio od un’ammiraglia?
Non perdete neanche tempo a guardare l’attuale listino della Casa di Arese:non c’è nulla di tutto questo.
Meglio lasciarli alla concorrenza, avranno pensato.
Negli anni Ottanta c’era il genio di Minneapolis (Prince), oggi è rimasto quello di Detroit.
Ed al costruttore Marchionne di costruire dei nuovi modelli non va, lo sapete.
Lui è fatto così.

La recente dichiarazione dell.A.d. del Lingotto “In Italia le condizioni industriali sono impossibili, abbiamo le alternative necessarie per realizzare le Alfa ovunque nel Mondo” è il condensato del suo stile: ondivago, un pò bluff ed un pò minaccia, decisionista per l’assenza di contradditorio, comunicativo per la carenza di buoni ascoltatori.
Fra i tanti regali dell’euro (vedi anche l’articolo N€uropsichiatria https://shiatsu77.wordpress.com/2013/07/30/neuropsichiatria/) c’è quello di aver permesso a tante aziende tedesche di fare shopping nel nostro Paese.
Per tornare a valorizzare l’Alfa Romeo però credo che l’unica soluzione sia questa:a Wolfsburg la pratica del Biscione è sui tavoli da un bel pò di tempo, così come i progetti per rilanciarla.
Un’attenta gestione sulle clausole di vendita (una corretta valutazione del marchio alla Fiat,l’obbligo di produrre ed investire in Italia) permetterebbe di far tornare il marchio nell’Olimpo dei costruttori.

Mr. Maglioncino non ha voglia di scherzare.
Speriamo almeno che i tempi stiano per cambiare.