Archivio | dicembre, 2013

Caro Babbo Natale

22 Dic

Caro Babbo Natale,

con tutte le balle che ci stanno raccontando sei rimasta la persona più credibile alla quale rivolgersi.
Credo di essermi sempre comportato correttamente (forse perché non ho mai incontrato Maurizio Gasparri) ed ho sempre scritto ciò che pensavo.
Dire la verità è ancora un valore, no?
Sì, stai tranquillo: l’Imu e la Tares le ho pagate.
Qualcuno asserisce che io sappia solo criticare, ma la questione credo vada ribaltata: al momento sono più numerose le questioni da combattere che quelle da elogiare (e quando ci sono, lo faccio ben volentieri).
Poi, ammettilo, cerco sempre la risata.
Infatti scrivo spesso del PD e dei suoi nuovi alleati.

Senza tanti indugi, ecco le mie richieste.
Non ce n’è nessuna a titolo personale, sono tutte per la collettività (mi sento molto il Segretario del Partito dell’Amore).
Cerca di far abrogare la Legge Basaglia, i manicomi vanno riaperti.
Per sveltire la pratica la persona più indicata credo sia il tuo ex compagno di classe Giorgio Napolitano.
Il numero di telefono puoi fartelo dare da Nicola Mancino.
Lo so che con Re Giorgio non corre buon sangue, ma guarda che sull’invasione dell’Ungheria ha cambiato idea.
Va bene, difende ancora Craxi, ha sollevato il conflitto di attribuzione nei confronti della Procura di Palermo che indaga sulla trattativa Stato – Mafia, ha detto che non andrà a testimoniare a quel processo, ha fatto distruggere una sua intercettazione manco fosse un sovrano dell’ancien regime, ha spianato la strada ad un altro indulto mascherato e fra un monito e l’altro sta mostrando una demo sull’imminente presidenzialismo (esatto, proprio come nel Piano di Rinascita Democratica della P2), ma in fondo è il nostro Presidente.
Non il tuo, dici?
Beh se è per quello, neanche il mio.
Ci sarebbe anche la Cancellieri, ma tu di cognome non fai Ligresti.

Veniamo alla seconda.
E’ giusto prendersela con i politici cialtroni, i bigotti, i delinquenti, i gerarchi, i piduisti, i ladri, i satrapi, i guerrafondai, gli speculatori, gli sfruttatori, i mafiosi e i dittatori (spesso le figure coincidono).
Le colpe però andrebbero equamente distribuite con chi permette alle sfavillanti categorie di cui sopra di mantenere la loro condizione di potere.
Ovvero con il popolo.
Cerca di sostituire l’ignavia, il manifreghismo e l’ignoranza che tanti dimostrano con una corpulente dose di onestà intellettuale, orgoglio e capacità di ragionare con la propria testa.
Chiedo miracoli?
Per ultimo, ci piacerebbe tanto tornare a pagare con la vecchia Lira.
Ah, l’argomento Euro è tabù anche su da te?
Andiamo bene…

Veniamo ai buoni propositi.
Ti prometto che avrò più rispetto per gli uomini che si depilano, per i possessori dei Suv, per le ragazze che indossano gli stivali d’estate e persino per gli scooteristi.
No, per quelli che montano l’Akrapovic sul T-Max invece nessuna pietà.
Dato che tutti hanno delle qualità mi sforzerò di cercare quelle di Mario Balotelli, pur sapendo che sarà un lavoro vano.
Se alla radio passasse una canzone di Jovanotti cercherò di non inveire cambiando subito stazione.
Cambierò solo stazione (subito) e mi terrò il bonus da usare contro (in alternativa) a Ornella Vanoni, Giorgia, l’immancabbile Gigi D’Alessio e Tiziano Ferro.
Leggere articoli di giornalisti avversi accresce il proprio background culturale?
Lo faro’, ma su Maurizio Belpietro chiederò il legittimo impedimento.

Ti esorto – prima di affrontare il lungo viaggio – a cambiare l’olio ed i filtri alle renne.
Stai tranquillo, i nostri mezzi d’informazione hanno dato poco risalto l’anno scorso alla notizia di quella renna che ha grippato.
Poi era ancora in garanzia.
Diffida di chi ti vuole aiutare a consegnare i doni.
E’ una scusa per andare alla ricerca delle mamme più disinibite da arruolare nei provini dei film porno.

Un caro saluto ma… cosa ci fai a Singapore con una scheda telefonica anonima davanti alle quotazioni del derby di domenica sera?

Annunci

Farai carriera:aggiornamenti da scaricare

1 Dic

Per scrivere un articolo ironico avrei potuto parlare dei nuovi testimoni americani (quindi sinonimo di estrema sincerità e correttezza) che scagionerebbero il Pregiudicato e Decaduto Berlusconi, ma la fantascienza non mi ha mai attratto.
Torno invece sul mondo del lavoro.
O meglio, sulle sue distorsioni.
Alle aitanti categorie illustrate in Farai Carriera (https://shiatsu77.wordpress.com/2012/10/27/farai-carriera/) ve ne sono da aggiungere altre due.
Si tratta sempre di figure mitologiche: corpo di uomo, testa di cazzo.

Problem non solving
Hanno confuso la loro attività col martirio.
Credono che la crescita professionale vada in parallelo con la sofferenza.
Immolano la propria vita (e quella di quei poveracci che hanno la sventura di viverci assieme) per il (presunto) bene aziendale.
Lavorare ben oltre il normale orario (e nei festivi) è la regola.
Cazzi loro, direte.
Non proprio, perché col loro integralismo (non richiesto) mettono in cattiva luce chi riesce ad organizzarsi e a lavorare sodo (e bene) nei tempi canonici, dimostrando quindi una produttività ben superiore rispetto a questi invasati.
Non conoscono la parola malattia: si recano al lavoro con i più improbabili virus riuscendo – in quei giorni – a farsi veramente compatire: loro si sentono eroi, ma sono solo degli untori per gli sventurati colleghi.
Altra dote taumaturgica è il saper rovinare l’ambiente in cui lavorano, il percorso di carriera dei colleghi normodotati e financo l’immagine dell’azienda.
Chapeau.
Asseriscono di voler risolvere i problemi, ma in realtà godono ad essere nella merda, una condizione che il Signore ha riservato ai migliori (cioè a loro).
E’ un misto fra una forma di masochismo latente e una sindrome di Stoccolma 2.0.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha attivato una task force per studiare il problema di questi schiavi che invocano la frusta.
Hanno accolto con immensa gioia la consegna del Blackberry aziendale (dalla contentezza pare abbiano perso anche qualche goccia di pipì): essere sempre rintracciabili, rinunciando alla già inesistente vita privata, li ha fatti esultare come Tardelli ai Mondiali dell’82 e poter inviare un’e-mail alle 23:47 di sabato per loro non ha prezzo.
Sono odiati dai colleghi, dai clienti e dai fornitori (un ecumenismo involontario).
Logico che stiano scalando i vertici aziendali.
L’esperienza più inebriante che hanno avuto negli ultimi 4 anni è stato un improvviso (ed inaspettato) irrigidimento del pene quando un superiore li ha citati quale esempio per tutti.
La categoria comprende anche il gentil sesso.
Generalmente le Signore del martirio aziendale sono acide come il siero lasciato due giorni alla randa del sole e l’ultima volta che hanno pronunciato (e capito) una battuta risale a quando Fabio Fazio compì un atto coraggioso.
Come tutti i fanatici dedicano molto tempo al reclutamento di nuovi adepti:prestate la massima attenzione.

Spetteguless
Se fossero una canzone sarebbero Maledette malelingue di Ivan Graziani.
E’ una categoria interclassista essendo presente a qualsiasi livello dell’organigramma aziendale.
Sono visceralmente interessati a tutto ciò che non li riguarda e credono che le disgrazie altrui servano ad alleviare le loro (intelligenti, eh?).
Questa inutile e dannosa categoria della società (li metto nel mio podio virtuale) ha come stilema il proferire un tourbillon di insulti e critiche all’assente di turno.
Più forti in gruppo che da soli, sono abilissimi tanto a far girare i pettegolezzi quanto a crearne di nuovi.
Ipocriti, maligni e con una robusta coda di paglia, quando possono scatenare il loro livore – dandosi manforte l’uno con l’altro – raggiungono il loro parossismo.
Se mettessero tanto impegno nel loro lavoro (per il quale sono pagati come gli altri) come ne mettono nello sparlare, l’azienda raddoppierebbe il fatturato.
Confidarsi con loro garantisce la stessa riservatezza di una notizia nelle mani di Alfonso Signorini od Aldo Biscardi.
Sono refrattari a qualsiasi critica ed impermeabili persino ai riti voodoo: niente da fare, il loro animo “…ancora spruzza il suo veleno, fatto da chi non riesce a farsi i cazzi suoi…”(cit.).
L’unica soddisfazione resta quella di dirgli che il nonno di Zanetti è vissuto fino a 103 anni.
Perché si faceva i cazzi suoi.