Archivio | marzo, 2015

Cudghin a bala da sciop!

22 Mar

La lunga attesa ne ha accresciuto il già intrinseco fascino.
Dell’ottimo vino, dei piatti cucinati con sapienza, della musica di qualità ed un tasso alcolico più alto dello spread targato novembre 2011.
E noi.
I prodromi per una piacevole serata c’erano tutti, ma il risultato finale della Cotechinata è andato oltre ogni aspettativa.
Purtroppo mancava il Guido, un apolide che per una volta forse ha rinnegato di essere tale.
La tavola imbandita ha accolto quindi il Marti (passionale padrone di casa), Lele Cassinadri (O’ Professore) , Ancio (il Conte Mascetti del terzo millennio), il Gip (sbaraccatore silenzioso e discreto) ed il Benna (lui è come i brasiliani: semplicemente il Benna) che per un impegno istituzionale ha dovuto abbandonare appena dopo mangiato.
Affidandoci totalmente all’alchimia abbiamo potuto formulare il postulato un cotechino per ogni commensale.
Registriamolo, o qualcuno potrebbe costruirci la prossima campagna elettorale.

Mescolando la vodka con l’acqua tonica si è anche visto un’interpretazione del Marti di Città Vecchia di De Andrè: forse prosaica, sicuramente intensa, dunque autentica.
Chi reputa inconsueto impiegare quasi due ore per percorrere a piedi un paio di chilometri omette l’automatico fuso orario che scatta a certe ore della notte.
Ed ignora quella poliedricità che ci invita a parlare della filosofia applicata al gioco del calcio (con tanto di sopralluogo al vecchio Valentino Mazzola) nella stessa serata in cui si è discusso (e animatamente, per fortuna) della politica economica dell’Italia nel dopoguerra, trovando pure un doveroso ritaglio di tempo per contemplare una delle lectio magistralis più ficcanti ed adamantine di Karl Aurel Kohrsin.
Se il divertimento avesse voluto interpretare se stesso avrebbe scelto questa serata di parossismi ripetuti.
La semplicità (che contro il parere di molti fa rima con profondità) crediamo sia uno stilema del nostro topos ed un antidoto che auguriamo di possedere anche alle future generazioni.

P.s. Una velina dei servizi segreti dà per certa la riedizione della Cotechinata nientepopodimeno che in estate.
E quelli di solito ci prendono.

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Menu a sorpresa

18 Mar

Parafrasando il Trap, squadra che beve non si cambia.
Eccoli qua, in tutto il loro splendore:
– Nelson Bolognera (l’iconoclasta);
– Ramuo Gopizzi (il rivoluzionario);
– Karl Aurel Kohrsin (il giustiziere);
– Patrick Marone (il gigante buono ma non fatelo arrabbiare);
– chi scrive (il battitore libero).
Un Osteria come pensatoio, un pò di vino (giusto un pò) per innaffiare un’ancestrale voglia di stare insieme.
Se poi uno avesse saputo anche il menu
Dovete sapere che ogni nostro incontro deve avere almeno un tormentone e stavolta ci siamo inventati quello del menu (cazzari si nasce).
Che poi uno il menu lo scopre nel momento in cui si siede a tavola, direte voi: ma di cosa cazzo avremmo potuto parlare per una settimana, sennò?
Del secondo dei tormentoni, cioè di fantasie da Tinto Brass dei poveri (o da vecchi commilitoni, se preferite) su un’inconsapevole fanciulla.
Tutt’altro che innocente, anche se io ribadisco che la donzella non mi conturba.

Un refrain dei nostri simposi è: come siamo, come eravamo e un’anteprima di come saremo.
Mattinate che sembravano eterne sono durate comunque troppo poco.
Ci sono mancate giusto le serenate nell’ora di ginnastica o di religione, ma noi mica eravamo all’Istituto magistrale…
Ecco, solo un’accortezza: i dettagli non chiedeteli a Bolognera, ultimamente la sua memoria si sta paurosamente accorciando.
Speriamo per lui solo quella.
Ai blocchi di partenza c’erano dei ragazzini con una peluria matta sul viso.
Solo Gopizzi aveva già la barba (e due tentate rivoluzioni alle spalle).
Partiti come compagni di classe ci siamo ritrovati amici inseparabili in questa corsa perpetua che è la vita.
E per comprendere la materia qualche lezione privata è necessaria (tutt’ora).
“Si, siete uniti ma dopo vi perderete, fanno tutti così: il lavoro, le morose, gli impegni…”.
Eh, chi lu!(sto cazzo in dialetto, nda).
Forse il destino, sicuramente la volontà, perché le cose che contano devi difenderle sempre un pò, se no finiscono male (cit.).

Il Gruppo non ha mai rinnegato le proprie sonorità, ma è riuscito ad ascoltare nuovi generi, ad apprezzare arrangiamenti differenti e si è aperto a testi prima inesplorati.
Si è cercato di crescere, di andare oltre, ma tenendo sempre accesa quella fiammella chiamata follia.
Difficile, ancor di più se il percorso viene intrapreso assieme.
Ma appagante, quando si ha l’impressione di esserci riusciti (più spesso che raramente).
Nonsolostronzate: si discute su vedute differenti, ci si incazza, ci si manda a cagare (sintomo di stima, dalle nostre parti), si smadonna e si alza la voce.
Già, noi alziamo spesso la voce, ma mai in modo fastidioso o maleducato.
Solo un barista di Bologna è sbottato, ma lo capiamo: portarsi in giro quella faccia non dev’essere facile e coprirla di un’inutile barba non lenisce certo la sofferenza al reprobo.
Siamo portatori sani (o quasi) dei nostri integralismi e dei nostri pregiudizi.
Perché li abbiamo tutti, inutile fare le suorine.
Solo che quelli altrui sono più ingombranti, si nascondo peggio e danno più fastidio.
Chissà di cosa parleremo al prossimo pranzo…?

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