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Liberismo cosa?

11 Ago

Spesso assomigliamo a quel cielo che promette tempesta e diluvi ma che arriva a partorire a malapena un’innocua pioggerellina.
Passiamo dall’indignazione alla timida protesta (o alla fievole reazione) peraltro tardivamente, sovente quando i buoi non solo sono già scappati ma anche difficilmente ritrovabili.
Lo facciamo quando il torto è palese, conclamato e consacrato o quando hanno toccato il nostro orticello, mentre se depredano quello del vicino, beh, dispiace, certo, ma sono poi affari suoi.
La vecchia storiella dei pochi uomini organizzati che riescono a comandare i tanti disorganizzati andrebbe riletta ogni tanto la sera prima di addormentarsi.
Il potere non la legge, perché la conosce a memoria e su queste debolezze ha imperniato le proprie fondamenta.
Quando si combatte ed in gioco c’è la sopravvivenza sarebbe d’uopo conoscere il nemico, diversamente è come menare dei fendenti a caso in aria mentre il tuo dirimpettaio ti fa arrivare delle chirurgiche sciabolate nei punti vitali.
E meno male che si inizia a parlare di liberismo e a metterlo sul banco degli imputati (invero mai abbastanza), ma se l’interlocutore non conosce il termine chissà a quali viaggi mentali si aggrappa e per un complicato meccanismo cerca altri colpevoli, magari proprio quelli che gli ha suggerito la fedifraga dottrina liberista.
Ricordate quando in qualche racconto si narrava di grigie città, cupe come le fabbriche che nascevano dalla sera alla mattina, coi fiumi che iniziavano la loro metamorfosi del colore e si respirava nell’aria l’acre odore del carbone, coi bimbi ficcati nelle canne fumarie e costretti a lavori pesantissimi in turni massacranti, dove chi si ammalava al lavoro perdeva il posto, dove il padrone della fabbrica era il padrone di tutto, macchinari e vite senza soluzione di continuità, dove nella società chi aveva la fabbrica e produceva poteva fare quel cazzo che gli pareva, ricordate?
Senz’altro, forse qualche tempo fa eravamo più sensibili, comunque sia, erano i tempi successivi alla rivoluzione industriale, metà Ottocento, primi Nocevento e le nuove teorie economiche che sembravano far spiccare il volo al Mondo, lo fecero implodere, portando solo inquinamento, miseria, tanta miseria, nascite di regimi e guerre in un diabolico circolo vizioso.
Tutti puntano il dito contro il nazionalismo quale fonte delle dittature e di future annesse disgrazie, omettendo gli effetti del liberismo.
I due conflitti mondiali scoppiarono dopo due periodi marcatamente orientati al laissez faire ed il passo dalla crisi alla guerra parve il più naturale possibile. Dalla fine della seconda guerra mondiale all’inizio dei’70 vi fu una pax farcita di grosse conquiste sociali, ma qualcuno che aveva (ed ha ancora) la bandiera a stelle e strisce si accorse, coi fidi alleati, che quell’architettura non gli avrebbe più permesso di aumentare oltremisura gli affari (che già facevano, ma non erano abbastanza).
Chicago boys, studio di teorie economiche in laboratorio, approccio ed applicazione da far impallidire l’idealismo tedesco, cinismo machiavellico: benvenuti nella seconda fase, quella del neo-liberismo.
Reagan e la Thatcher furono gli interpreti investiti dell’onore di essere i sovrani del neo-liberismo e loro non si tirarono certo indietro.
L’inizio fu volutamente inebriante in quegli scoppiettanti anni Ottanta, appositamente costruiti per non pensare e per non far vedere il retro della medaglia sulla quale si iniziavano ad incidere i precetti quali lo sfascio del welfare ed i capitali liberi di girare per il Mondo (con gli uomini a corrergli appresso), con la finanza che prendeva il posto della religione in un passaggio di consegne fra monoteismi.
Con qualche timida crisi, durata al massimo un colpo di tosse, si arriva ai primissimi ’90 e nel frattempo si sono tutti convertiti al nuovo pensiero dominante ed eccoci entrati nella fase attuale, che come precisa ogni volta il Professor Cassinadri, è quella dell’ordo-liberismo (ovvero ordine liberista): globalizzazione a go go, intensificazione della mondializzazione, crisi finanziarie create ad hoc, disastri curati da chi li ha creati, una società sempre più liquida guidata sempre più da entità astratte.
Il sistema non è nemmeno da mettere in discussione, solo che prima i profeti, gli esegeti e gli attori erano dichiaratamente liberisti, mentre oggi si sono travestiti da progressisti e tante altre maschere.
Un perfido mix fra il divide et impera e il trompe l’oeil.
Ma in concreto, molto in concreto, cos’è il liberismo?

La distruzione delle piccole comunità è il liberismo.
La distruzione delle piccole imprese è il liberismo.
La distruzione di tutto ciò che è piccolo è il liberismo.
La distruzione di usi, abitudini e tradizioni è il liberismo.
La demonizzazione di tutto ciò che è pubblico e collettivo è il liberismo.
L’eliminazione del concetto di interesse comune è il liberismo.
Screditare tutto ciò che si rifà al passato è il liberismo.
Le crisi finanziarie create ad hoc per poter attuare manovre draconiane è il liberismo.
Mentire sulle teorie economiche è il liberismo.
Mentire su cause e rimedi delle crisi è il liberismo.
Le riforme di cui ha bisogno il nostro Paese sono il liberismo.
Le balle e le vigliaccate per far passare le riforme sono il liberismo.
Il way of american life è il liberismo.
L’Euro è il liberismo.
Il ci vuole più Europa è il liberismo.
Il ce lo chiede l’Europa è il liberismo.
Il ce lo chiedono i mercati è il liberismo.
Lo spread è il liberismo.
La situazione in Grecia è il liberismo.
I trattati sul commercio internazionale sono il liberismo.
La globalizzazione è il liberismo.
I mercati finanziari sono il liberismo.
Il potere dei mercati finanziari è il liberismo.
L’eliminazione di tutte le autonomie è il liberismo.
La chiusura del punto nascite a Castelnovo è il liberismo.
La riduzione dei posti letto e di altri reparti iniziata anni fa a Castelnovo è il liberismo.
Le chiusure di reparti in altri ospedali d’Italia è il liberismo.
La sanità fonte di ricavi è il liberismo.
Fra sette mesi con la mutua e domani a pagamento è il liberismo.
La sanità americana a pagamento è il liberismo.
La sanità americana dove un gesso ad un polso costa 20.000 $ è il liberismo.
La sanità americana dove se stai morendo ma sei senza assicurazione nessuno ti caga, è il liberismo.
Operare pazienti senza motivo è il liberismo.
I pesticidi negli alimenti sono il liberismo.
Gli ormoni negli alimenti sono il liberismo.
I pesticidi e gli ormoni messi volutamente negli alimenti sono il liberismo.
Anche negli alimenti dei bambini è il liberismo.
Far mangiare della merda pur di guadagnare è il liberismo.
Avvelenare pur di guadagnare è il liberismo.
Il latte ed i suini importati dall’estero sono il liberismo.
La frutta e la verdura distrutte per poi acquistarle da altri Stati sono il liberismo.
I tagli alla scuola pubblica sono il liberismo.
I contemporanei incentivi alla scuola privata sono il liberismo.
La scuola pubblica scadente per molti e quella privata eccellente per pochi è il liberismo.
La demonizzazione della cultura è il liberismo.
Rincoglionire la gente con luccicanti cazzate è il liberismo.
Lobotomizzare la gente con la tecnologia è il liberismo.
Inneggiare ad una società senza radici è il liberismo.
Gli edulcorati neologismi inglesi sono il liberismo.
L’eliminazione delle lingue nazionali e dei dialetti è il liberismo.
Le pensioni da fame sono il liberismo.
La pensione che non ci daranno è il liberismo.
L’azienda che de-localizza è il liberismo
Un ragazzo precario è il liberismo.
Un cinquantenne precario è il liberismo.
L’insegnante pubblico precario è il liberismo.
Rendere tutto precario è il liberismo.
Gli esodati sono il liberismo.
La disoccupazione creata appositamente per ridurre i salari è il liberismo.
Far passare la voglia di lavorare è il liberismo.
Il debito pubblico creato appositamente per destabilizzare il welfare è il liberismo.
La demonizzazione del posto fisso è il liberismo.
La fine del posto fisso è il liberismo.
Le guerre chiamate in mille altri modi sono il liberismo.
L’immigrazione selvaggia è il liberismo.
Servirsi degli immigrati per togliere i diritti a tutti è il liberismo.
Lo sfruttamento dei paesi poveri è il liberismo.
Voler far diventare poveri altri paesi è il liberismo.
Il produci consuma crepa è il liberismo.
Far girare le merci, il capitale e le persone come trottole è il liberismo.
Rendere tutti apolidi è il liberismo.
Vedere l’uomo come il mezzo per produrre è il liberismo.
La massimizzazione del profitto è il liberismo.
Le multinazionali sono il liberismo.
I metodi delle multinazionali sono il liberismo.
Gli effetti delle multinazionali sono il liberismo.
Privatizzare tutto è il liberismo.
Privatizzare anche l’acqua è il liberismo.
Privatizzare impoverendo il privato è il liberismo.
Trattare l’uomo alla mercé dell’oggetto che produce è il liberismo.
Togliere la sovranità è il liberismo.
Togliere l’indipendenza è il liberismo.
Togliere la dignità è il liberismo.
Inneggiare all’uomo usa e getta è il liberismo.
Basta che si guadagni è il liberismo.
I servizi pubblici non possono essere in rimessa è il liberismo.
Il più bravo è chi guadagna di più è il liberismo.
Il cinismo come costante è il liberismo.
Mettere uno contro l’altro è il liberismo.
La guerra fra i poveri è il liberismo.
Togliere i diritti uno alla volta è il liberismo.
Togliere i diritti e farti sentire in colpa perché finora li hai avuti è il liberismo.
Il fumo negli occhi di certi diritti per toglierne altri è il liberismo.
La manipolazione della realtà è il liberismo.
Far credere sempre alla versione ufficiale è il liberismo.
Creare una cittadinanza allineata al pensiero unico è il liberismo.
Solleticare gli istinti più biechi è il liberismo.
Ignorare la pietà è il liberismo.
Creare disagio sociale è il liberismo.
Rendere la società liquida è il liberismo.
Creare una società esasperata è il liberismo.
Creare fratture sociali è il liberismo.
Cancellare la storia senza nemmeno riscriverne un altra è il liberismo.
La plutocrazia è il liberismo.
Lo sfruttamento delle persone è il liberismo.
Il disprezzo per il debole è il liberismo.
Il disprezzo per il povero è il liberismo.
Il disprezzo per il perdente è il liberismo.
L’ossessione per il successo è il liberismo.
L’ossessione per la ricchezza è il liberismo.
L’invenzione di nuove classi sociali è il liberismo.
Creare disparità disuguaglianze sociali è il liberismo.
La discriminazione di classe è il liberismo.
L’annientamento intellettuale è il liberismo.
Soffocare il libero pensiero è il liberismo.
Rendere reietti i dissidenti del pensiero unico è il liberismo.
Spacciare la spersonalizzazione per individualismo è il liberismo.
Fottersene dell’ambiente in cui viviamo è il liberismo.
Produrre per consumare è il liberismo.
Sobillare una vita di facili guadagni è il liberismo.
Far sentire in colpa il povero è il liberismo.
Costringere tutti ad essere imprenditori di se stessi è il liberismo.
Costringere la gente ad emigrare è il liberismo.
Attirare con l’inganno i migranti è il liberismo.
Non avere regole è il liberismo.
L’utero in affitto è il liberismo.
Eliminare le parole equità,sociale, morale e coscienza, merito è il liberismo.
Far soffrire le persone pontificando che è colpa loro è il liberismo.
Prima il soldo poi il soldo è liberismo.
Il soldo che deve generare altro soldo è il liberismo.
Il soldo nelle mani di pochissimi è il liberismo.
La creazione di un cinismo preistorico nel tempo moderno è il liberismo.
Trovare il modo per impoverire i poveri è il liberismo.
Trovare il modo per arricchire i ricchi è il liberismo.
Far credere ai poveri che si stiano arricchendo è il liberismo.
Far credere ai poveri che un giorno si arricchiranno è il liberismo.
Far tornare l’epoca della schiavitù è il liberismo.
Far invocare le catene agli schiavi è il liberismo.
Farsi sostenere dalla parte che si massacra è il liberismo.
Illudere i sudditi che diventeranno sovrani è il liberismo.
Non si può tornare indietro è il liberismo.
Non c’è alternativa a questo sistema è il liberismo.
Illudere che tutto sia possibile e raggiungibile è il liberismo.                                        
Una mano che ti impoverisce e l’altra che ti tenta è il liberismo.
Sradicare l’uomo dal suo territorio senza più dargli una dimora è il liberismo.
Far rimanere le persone in uno stato perenne d’ansia è il liberismo.
Eccitare per nascondere è il liberismo.
Curare il profitto e non il malato è il liberismo.
Fare affari solo col privato, ma chiedendo aiuto allo Stato quando va male è il liberismo.
Fare affari solo con certi privati escludendo tutti gli altri privati è il liberismo.
Ripetere sempre a pappagallo i mantra sulla crescita, sulla competitività, sui sacrifici, sugli investimenti dall’estero e sulle sfide internazionali è il liberismo.
Spremere le persone come limoni e ringraziandoli con un calcio nel culo è il liberismo.
Spaventare col sicuro e rassicurare col pericoloso è il liberismo.
Illudere poi annientare è il liberismo.
Creare finti bisogni è il liberismo.
Soffocare i reali bisogni è il liberismo.
Vivere pensando solo il PIL è il liberismo.
Favorire sempre il grosso e massacrare sempre il piccolo è il liberismo.
Lo smantellamento dello stato sociale è il liberismo.
La macelleria sociale è il liberismo.
I ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri è il liberismo.

Compreso il liberismo si può passare a parlare dei liberisti.
Un’associazione di idee non così scontata, come vedrete.

Solo qualche domanda

7 Giu

Subissati dagli echi della Sacra Versione Ufficiale di quella che dovrebbe chiamarsi informazione, siamo ancora alla ricerca di una voce che ne giustifichi l’etimologia.
Oddio, qualcuna ci sarebbe, ma il suono, forzatamente flebile dato il numero esiguo, è come se sparisse nel mezzo di una gola di una catena montuosa.
Districarsi nel marasma dell’informazione è complicato, nel dubbio (specie all’inizio) meglio depennare, cercare la roba da eliminare (quella buona solo per pulire il pavimento o il cesso), individuare i prezzolati araldi e riservargli i sentimenti che meritano i prezzolati araldi.
Se volete un tema dirimente che smascheri subito i pennivendoli dagli opinionisti, non c’è niente di meglio che l’Euro e quello che ci sta dietro.
Argomento assolutamente tabù (o meglio, dogmatico) fino a qualche anno fa, ora il contraddittorio serve a mostrare quanto siano retrogradi ed incoscienti quelli che osano a metterlo in discussione.
Salvo rare eccezioni le diatribe però sono sterili perché al solito non vanno oltre, e parlare dell’Euro senza affrontare il mandante è inutile.

Di seguito qualche petulante domanda per far venire a galla le menzogne e le ipocrisie targate politica.

Perché forze che si dichiarano di centro-sinistra (riassumo per ragioni di spazio) lasciano che i temi della sovranità economica, dell’interesse nazionale e della salvaguardia dello stato sociale siano appannaggio quasi esclusivo di forze principalmente di destra (riassumo ancora per ragioni di spazio)?
Perché ancora queste forze di centro-sinistra si ostinano a difendere col coltello fra i denti il sistema Euro con tanto di levata di scudi per l’UE, per l’american way of life e per tutto ciò che odora di libero mercato, globalizzazione, finanza e deregulation?
Perché le forze di centro-sinistra omettono la lezione delle forze bolivariane del Sud America (quelle sì, di sinistra) che della sovranità economica, dell’interesse nazionale, della salvaguardia dello stato sociale e soprattutto della lotta al neo-liberismo, ne hanno fatto i loro capisaldi?
Forse perché queste forze di centro-sinistra hanno scelto proprio il mercato a discapito del popolo e fa loro estremamente comodo che i portavoce del dissenso siano forze con una certa propensione all’autoritarismo.

Passiamo all’altra (teorica) sponda: perché le forze di destra (riassumo sempre per ragioni di spazio) pongono al centro dei loro rinnovati programmi elettorali la sovranità economica, l’interesse nazionale, la salvaguardia dello stato sociale, argomentando il tutto con encomiabili studi e dati inconfutabili, ma nella loro invettiva non compare mai la punta della piramide, ovvero il neo-liberismo?
Perché queste forze di destra ora alzano la voce ma prima quasi all’unisono alzavano solo la penna firmando e ratificando tutto ciò che gli veniva ordinato di firmare e ratificare?
Forse perché queste forze di destra del liberismo (alias sistema di potere) ne vorrebbero un’altra declinazione, più vicina ai propri interessi ma che temo non coincidano comunque con gli interessi del popolo.

Parlavo del mandante e l’ho già citato un paio di volte.
L’Euro ed i suoi diabolici ingranaggi altro non sono che l’artiglieria pesante di quel mostro chiamato neo-liberismo.
Il mostro da abbattere oggi è quello.

Liberismo e barbarie

18 Mar

(Articolo scritto grazie al contributo di Daniele Cassinadri e Cristian Martinelli)

 

Solo gli occhi degli stolti e dei disinformati (tipologie che possono anche coincidere) non riescono a vedere che la situazione economica attuale è tutto fuorché casuale e che è possibile individuare le cause ed i rimedi, con la sola penitenza di essere riempiti di epiteti quali gufo, disfattista, populista, fino a terminare l’empia lista.
Ma quelli che non vogliono annegare nel mare magnum del pensiero unico e sentono di dover sfidarne le onde e le correnti, dovranno allargare gli orizzonti facendo propria la tesi per cui un fenomeno – anche questo, che è di stampo prettamente economico – non si può affrontare solo con argomentazioni ed approcci endogeni alla categoria.
Cercare un colpevole – e qui c’è, si chiama neo-liberismo con tutte le applicazioni al seguito – non dev’essere un alibi da tenere nel taschino pronto uso e non deve nemmeno esimerci da quelle attività tanto imprescindibili quanto faticose che sono l’autodiagnosi e l’osservazione attiva e critica di ciò che ci circonda.

E’ vero, un pezzetto alla volta ci stanno rubando il futuro, deflagrando i diritti che altri avevano ottenuto e riportando i rapporti di forza a livelli ottocenteschi (se non più addietro) ma di contraltare (e per una contraddizione insita nell’economia moderna) agli oppressi – che sono sfruttati, bistrattati, umiliati, derisi, calpestati e malpagati – manca uno spirito di sacrificio.
Non a tutti, non a tutti nello stesso modo, diciamo in media, più una certa deviazione standard.
E gli oppressi mica devono essere ricercati solo fra gli indigenti senza un tetto ed un lavoro, no signore, ma anche fra coloro che credono di aver migliorato la propria condizione, ma solo perché del loro praticello ammirano i fili d’erba, senza nemmeno alzare lo sguardo a vedere l’aria che li sovrasta di che colore è.
Gli oppressi siamo tanti e se, oniricamente, dipendesse solo dalla nostra volontà, dalla nostra abnegazione, dalla nostra disponibilità a rinunciare a qualcosa oggi con la certezza di costruire delle solide e durature basi per il domani, sapremmo uscire da questa palude e virare verso lidi più favorevoli?
Non ne sono così convinto.
Per diversi motivi.
Il primo: l’attuale architettura economica, dopo l’infatuazione del rodaggio e ed un senso iniziale di ebbra onnipotenza, porta alla disillusione, all’annientamento, all’alienazione, al nichilismo; sbattersi oggi (da dipendente, da artigiano, anche da imprenditore) ha qualcosa in comune con la fatica di Sisifo.
In quest’ingranaggio che si auto-genera e che non sembra ammettere granelli di sabbia al suo interno,un impegno indefesso può apparire a più d’uno come un assist al carnefice-capitale, che irrobustisce la fonte dei mali e lascia solo le briciole.
Si potrebbe controbattere articolando ragionevoli motivazioni, ma le istanze portate a corredo della loro idea non sarebbero da meno.
Si parte da un autodifesa, dal concetto di resilienza e resistenza ad un mostro economico, ma l’effetto collaterale è di perdere del mordente, quella spinta rutilante che aiuta a sverniciare i problemi, quel sano rimboccarsi le maniche spendibile in tutte le pieghe della vita.
Secondo motivo: avere vissuto l’adolescenza in anni comodi ha idealmente formato una bambagia fra noi ed il mondo, un cuscinetto che ha ammorbidito le sconnessioni, sì, ma anche il carattere.
Adesso ognuno di voi penserà ad uno o più comportamenti che lo esenti dall’ultima affermazione, ovviamente il culo se lo fanno in tanti, ma se i nostri genitori 50 anni fa fossero stati proiettati nei giorni giorni patirebbero meno la crisi e l’affronterebbero con un piglio differente, forse perché impermeabili alle trappole di oggi, loro che videro davvero la miseria.
Per non parlare se noi finissimo sparati dritti nel dopoguerra…
I nostri genitori, conoscendo di persona la fatica, hanno cercato di evitarcela sognando per noi lavori di concetto più che di braccia, amorevoli pensieri che sommati al contesto hanno generato in noi aspettative un pò pretenziose e quantomeno rigide.
Ci siamo adagiati sopra un sistema che non ci sta cullando.
Infine, c’è una fetta di gente che abbraccia un’intera generazione che ancora non si è ripresa dalla sbornia dell’epoca Jerry Calà (cit.), periodo che sarebbe stato ottimo come suppellettile ma che qualcuno ne ha fatto l’architrave della propria vita.
Se allora contestare quell’american way of life era arduo, oggi il bisogno di un ritorno alla sobrietà (o comunque ad una bramosia sostenibile) dovrebbe attecchire più facilmente, ma così non è, anche perché la potenza di fuoco di quell’apparato ha raggiunto nel frattempo livelli inverosimili.
Come tutti i monoteismi anche il consumismo con le sue sovrastrutture copre di opacità ciò che gli è avverso ed illumina con un irresistibile riverbero i precetti e le chiavi di volta per diffondere la propria dottrina.
Crea il bisogno inutile, rende improrogabile il superfluo ed essenziale l’apparenza, inculca il mantra del tutto e subito, mantiene una crescente tensione per evitare di programmare e progettare il futuro con raziocinio, incita a vivere come se non ci fosse domani, un’ottima scusa per gonfiare (oggi) la tasca di dietro del sistema dominante.
L’apparire sempre fighini e vincenti sta facendo perdere il senso della vergogna, o magari l’ha celata fra tatuaggi e taccate tamarre alla moda.
Proprio un esegeta di quel sistema affermò che non esistono pasti gratuiti, noi più che seguire guru di successo (quindi alla mercè del potere) o teorie riformiste (alla mercé pure loro) che di pasti ce ne vogliono vendere 10 al giorno, dovremmo riprendere qualche insegnamento della civiltà contadina e scoprire come delle ricette in apparenza inattuali non siano necessariamente scadute e che gli antidoti non sempre debbano essere prescritti, a volte è ammesso un salvifico fai da te.

No, non si tratta di cadere nella trappola ordo-liberista e calvinista di far sentire in colpa la vittima facendole credere che l’unica redenzione per un popolo dipinto come corrotto e prodigo di una nazione indebitata sia la cessione di sovranità e la sottomissione agli integerrimi tedeschi di Germania.
O si fa la fine dello schiavo che invoca la frusta.
Ma in quest’epoca subdola – dove l’opulenza si mischia al pauperismo e discernere l’una dall’altro è già di per sè una sfida – c’è bisogno che ognuno si riappropri con vigore di se stesso cacciando i troppi invasori che ci occupano alleandosi l’uno con l’altro.
Visto che ad essere nella medesima situazione siamo la maggioranza.

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https://andareoltre.blog/2015/09/12/chi-e-il-nemico/

https://andareoltre.blog/2017/08/11/liberismo-cosa/

Chi è il nemico?

12 Set

Ogni epoca ha il suo fascismo, scriveva Primo Levi.
Bisognerebbe però individuarlo.
E non ex post.
Perché più che fra destra e sinistra (categorie che un senso ce l’avrebbero ancora, ma sono spesso strumentalizzate) o fra conservatori e progressisti (contenitori inventati dal medesimo produttore, quindi privi di significato) dovremmo iniziare a svegliarci e capire chi dà la precedenza all’uomo e chi alla crescita economica, chi difende i diritti degli esseri umani e chi il profitto tout court.
L’uno (il profitto) sacrifica l’altro (l’uomo).
Tanti dei nostri mali nascono da lì, dal turbo-capitalismo e dai suoi derivati (in senso lato): sull’altare del guadagno e della crescita infinita sacrifichiamo noi stessi.
Perché in nome del Sacro Utile ci sarà sempre un posto dove produrre a minor costo.
E spazio per comunicare ad una famiglia che il lavoro c’è, ma a tempo determinato ed in Romania.
Sono le riforme che ci vogliono propinare, è bene ricordarselo quando qualche maggiordomo ripete a pappagallo la nauseante filastrocca.
Questo nuovo (esiziale) Positivismo si avvale della tecnologia, di neologismi e di tecniche di manipolazione mentale per far credere che non esista un’alternativa (http://shiatsu77.me/2014/11/10/il-manifesto-del-pensiero-unico/).
E di una pletora di rabdomanti abili nel cercare pensieri contorti per aumentare la sofferenza umana e rendere felice un’entità astratta:il mercato.
A ben vedere non c’è mai stato un epocaa storica in cui l’uomo non sia stato oppresso, soggiogato e vessato, ma dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni Settanta è stata fatta un incetta di diritti che oggi stiamo perdendo uno dopo l’altro.
Mancando l’opposizione e la resistenza diveniamo come il figlio che lapida quanto messo da parte dai genitori con la fatica ed il sudore e che dissipa i loro preziosi insegnamenti.
Fra le 269 colpe di Berlusconi nel suo ventennio di occupazione delle istituzioni c’è pure quella di averci distratto dall’evoluzione 2.0 del Capitalismo d’Assalto Mondializzato.
O forse l’avevano messo lì anche per quello.
Sempre coglioni noi.
Due volte.

Non si tratta di mettere in discussione un sistema economico che ci ha garantito una buona qualità di vita e svariate possibilità, semmai di stigmatizzarne le esasperazioni.
Da quando cioè gli ammerricani si sono arrogati il diritto di porre in atto la fase 2 per fare più affari.
Chiunque anteponga il capitale all’essere umano è semplicemente da disprezzare.
Un mezzo punto di Pil per costoro vale un taglio alla sanità ed alla scuola (renziani, come le chiamate nel vostro linguaggio jovanottesco?).
La crescita del fatturato giustifica l’utilizzo degli Ogm e il depredamento dell’ambiente.
La conquista di una quota di mercato o di un target price vale i licenziamenti di massa ed il precariato a vita (edulcorati con balsamici termini inglesi).
Il guadagno consente di avvelenare il cibo.
Anche quello dei bambini, certainly.
Lo stesso livore meritano i cosiddetti schiavi che invocano le catene e la frusta.
Ovvero gente comune che da questo sistema non ottiene nulla se non le briciole.
Soldatini volontari in ferma continua addetti alla propaganda e al proselitismo.
Dei subalterni anche di se stessi che mettono nella merda tutti gli altri.
Perché il protocollo prevede di rendere reprobo chiunque osi dissentire, tacciandolo dei più infamanti epiteti ed isolandolo (quando va bene).
Ormai, paradosso che sancisce l’assenza totale di valori, solo le malattie e l’inquinamento – quindi due prodotti della modernità – sono rimaste eque e democratiche:possono colpire e fare danni a chiunque.
Ma ho l’impressione che siano finite a libro paga pure loro.

Se oltre al dettaglio analizziamo anche l’insieme, appare evidente come tutto sia riconducibile al Dio Denaro e alle pericolose liturgie messe in atto per venerarlo.
Le declinazioni fanno riferimento al peccato originale.
Il liberismo globalizzato si inventa gli shock e le crisi (e vive di shock e di crisi) per alimentare se stesso.
Crea conflitti per poter intervenire militarmente.
Fomenta scontri e tensioni sociali con la scusa ecumenica del sincretismo.
Annienta interi popoli con una multinazionale.
Genera dittature per esigenze o esperimenti di mercato.
Ed utilizza sempre il paravento del benessere.
Dietro alla favola dell’uomo cosmopolita si cela una mercificazione dell’individuo per ingrassare una delle più pericolose entità astratte: il mercato.
Tutto è trasformato in azienda.
Ormai non si produce più per consumare, ma si consuma per produrre (Massimo Fini dixit).
La politica al cospetto dell’economia è divenuta un teatrino.
Prima, con l’economia, si sedeva allo stesso tavolo a trattare, ora sta sotto ed in ginocchio.
Quando parliamo di valori dell’Occidente dovremmo renderci conto che questi non esistono più, forse non sono mai esistiti.
Se non in piccoli nuclei o gruppi di persone che appunto il mercato globale non tollera.
L’uomo riunito in comunità (piccole come la famiglia o grandi come uno Stato) non va bene perché da solo è più fragile.
I soli gruppi consentiti sono quelli di potere, lobbistici e para-massonici.
Gli Stati sono usati come sicari ma sono a loro volta vittime.
L’economia moderna abiura le tradizioni e le identità perché con un unico target di mercato l’ufficio marketing tribola meno.
Anche l’immigrazione (tema da trattare a parte) quando non è causata dalle guerre (quindi dai soldi, si picchia sempre lì) è generata e creata per offrire manovalanza alla criminalità, manodopera a basso costo alle imprese e per destabilizzare la pacifica convivenza col metodo meschino di vendere un luccicante El Dorado occidentale disponibile per tutti, il che spiega anche certi comportamenti e certe pretese di chi arriva.

L’uomo è l’essere vivente più intelligente ma è anche il più bravo ad autodistruggersi e a limitare la propria libertà.
Da sempre ha bisogno di dogmi e di strumenti di controllo da parte del potere e della classe dominante.
L’Illuminismo – allora necessario – ha in realtà solo scalfito il monoteismo religioso e ne ha creato un altro, quello del capitale.
Rosa Luxemberg asseriva che il primo atto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro nome.
E’ un precetto che dovrebbe seguire anche chi non ha velleità sovversive.

Tutto in nome del business, spregio delle regole e delle leggi che possono e devono essere violate, assenza di etica,senso di onnipotenza, nessuna considerazione delle persone e dell’ambiente.
Trovate differenze fra il liberismo e la criminalità organizzata?

Ammalia, rende euforici, dà dipendenza.
Ricatta, chiede il conto.
Con gli interessi.
Sempre.
Rende bugiardi.
Toglie interesse per tutto il resto.
Isola.
Liberismo o droga?
O entrambi?

Questi fanatici del mercato globale non hanno pietà delle persone.
Noi non dobbiamo averne di loro.

Il ricettario dell’Euro

10 Lug

L’economia condiziona pesantemente la nostra vita pur trattandosi – anche armandosi delle più nobili intenzioni – di un argomento decisamente pallosetto.
Affidarsi agli inserti di certi giornali economici potrebbe risultare vano, visto che le fenomenali penne riescono a sbagliare le previsioni anche a fatto avvenuto.
Meglio allora adottare un approccio scanzonato, alternativo , naif.
Prendiamone atto, agli italiani interessano più i programmi di cucina (che hanno occupato la Tv quasi come Renzi&Salvini) della fenomenologia della moneta unica europea.
E allora proviamo a cercare di spiegare l’Euro come fosse una ricetta.
Per entrare meglio nella parte si può comunque indossare il grembiule (sul compasso e sulla squadra vige invece la libertà di coscienza).

1.Si prende uno Stato con qualche buona potenzialità ma gestito maluccio tra inefficienza, corruzione e sprechi;

2.Con una mano glielo si fa pesare dall’alto della morale calvinista e luterana e con l’altra lo si seduce facendogli vedere l’Eldorado del libero mercato e comunque ammonendolo ruffianamente che oramai non esiste più alternativa;

3.La classe politica di quel Paese (dei ricattabili servi dei poteri forti che pensano solo a loro stessi) inizia con un incessante proselitismo menandola per bene con la storia del senso dell’Europa (una glassa sdolcinata e stucchevole ma necessaria) ed una volta che il Paese ha fatto i suoi bei sacrifici per entrare nell’Euro prosegue la prima fase di seduzione con l’aumento del debito privato, che inizialmente la gente scambia per la bella vita tanto agognata, tanto per far avvalorare la scelta;

4.Però col forte debito privato e con altri scompensi causati da un cambio insostenibile i saldi con l’estero (su alcune confezioni troverete la dicitura partite correnti) iniziano a scricchiolare e mettiamoci una bella crisi finanziaria (ovviamente causata oltreoceano) e una contrazione dell’economia globale ed ecco che inizierà a lievitare il già corposo debito pubblico in rapporto al Pil (il Pil sta all’economia come i pomodorini pachino alla cucina, è un pò dappertutto);

5.Si usa il debito pubblico per soccorrere quello privato, ma nei libri sacri dell’ortodossia eurista (inconfutabili come le ricette della nonna) il debito pubblico è Mefistofele e mentre il famigerato spread inizia a salire i prezzolati giornalisti di quella nazione sono divisi fra l’insostenibile leggerezza della leccata al Pensiero Unico dominante ed il non capirci un cazzo e si ritrovano magicamente uniti a tessere le lodi di Sua Maestà l’Euro e a lapidare i reietti euroscettici;

6.I chierichetti del liberismo ed i soloni di Bruxelles (e palazzi limitrofi) hanno la soluzione, loro le chiamano riforme, ovvero tagliare la spesa pubblica, i servizi, privatizzare le aziende di Stato e togliere i diritti ai lavoratori ed aumentare l’età pensionabile per poter creare disoccupazione, cioè abbattere i salari;

7.In altre cucine si sarebbe svalutato un pò la propria moneta, sostenuto l’acquisto dei titoli di Stato con la Banca Centrale e finanziato con interventi diretti l’economia reale (come si chiamava quel tale…sì…Keynes) ma ora c’è il ristorante Euro con il suo menu un tantino rigido, quindi si deve aggiungere al punto 6 l’ingerenza sulla presunta classe dirigente (che definire inadeguata è poco) per spingerla (o meglio costringerla) ad emanare manovre draconiane che colpiscono i ceti più deboli oltre a quella paghetta al contrario che deve sempre essere versata a mamma Europa (per stare male vuoi non pagare?);

8.In questo modo quel Paese esce dai guai?Nenache per sogno, lo sanno tutti, con queste manovre lacrime e sangue si salvano i creditori grossi (ricordate quelli che titillavano per farli entrare?) e si affossa ancora di più l’economia di quel povero Stato perché volutamente si abbattono i consumi interni (sembra un mondo al contrario: prima li hanno sostenuti ed ora li contraggono) col risultato di farlo entrare in una spirale senza ritorno (o quasi) visto che l’austerità porta solo altra miseria, ma l’importante è spaventare il popolo paventando guai ancora peggiori di questo e silenziare quei petulanti personaggi che vorrebbero tornare alla loro moneta;

9.Adesso quella nazione è totalmente ricattabile, quel poco di buono se lo sono presi con le privatizzazioni ed è giunta l’ora di fare anche un po’ di shopping con le aziende private superstiti (che verranno ulteriormente smantellate e spacchettate) e col parco immobiliare (i più fantasiosi possono aggiungere il patrimonio artistico e quello naturalistico);

10.Ora, con il famelico sistema capitalistico globale più satollo di prima e con quello Stato completamente ricoperto di merda, la ricetta può dirsi felicemente conclusa.

Il 1992

8 Apr

Ci sono degli anni che sono un tale agglomerato di eventi da farli sembrare più lunghi dei canonici 365 giorni.
Anni cruciali, spartiacque, che hanno ricevuto la chiamata e l’investitura da parte della Storia ancor prima di terminare.
Il 1992 rientra in quel ristretto novero.

Si parte col botto di Tangentopoli, fenomeno vaticinato da almeno un decennio (ancor prima della famosa questione morale berlingueriana).
Il depistaggio da noi è sempre stato uno sport nazionale al quale l’informazione non ha mai saputo rinunciare.
Approcciarsi a quella stagione richiede impegno.
Qualcuno ha ripetuto all’ossesso l’audace teoria del Golpe Rosso, col risultato di aver invertito il senso della realtà: in Italia il cattivo (e pure rompicoglioni) è chi scopre il reato, non chi lo commette.
La difesa non fu che gli accusati non rubassero, ma che c’era qualcun altro che rubava come o più di loro.
Era il sistema, bellezza.
Come se compiere un reato in compagnia, anziché da soli, abbassi la sua gravità.
Eppure fu questo il messaggio che uscì dalla Camera dei Deputati il 29/04/1993 dopo il discorso di Craxi.
La Camera dei Deputati, non una sala da biliardo.
Definire bolscevichi Piercamillo Davigo ed Antonio Di Pietro strizza l’occhio più al fantasy che al complotto a falce e martello.
Tant’è che proprio la figura più carismatica di questi presunti giacobini (Di Pietro) era corteggiato un giorno sì e l’altro pure da Berlusconi (non un omonimo, proprio lui) per andare a fare il Ministro dell’Interno.
Il Pool di Mani Pulite assomigliava talmente ad un Soviet che la Lega e soprattutto l’allora MSI si schierarono apertamente (nei dibattiti e nelle piazze) a favore dell’inchiesta milanese: chissà come mai in quel momento la giustizia ad orologeria suonò proprio nel momento giusto?
In compenso la semantica iniziò ad accusare seri problemi d’identità per colpa di due paroline – già di loro liquide – e vieppiù usate alla cazzo: giustizialismo e garantismo.
C’è un’altra tesi piuttosto ardita che val la pena confutare, ovvero che le lobby internazionali (che esistono, sia chiaro) sfruttarono un tema di forte impatto popolare (la corruzione) per destituire i politici di allora – ipotetici baluardi degli interessi nazionali – spianando definitivamente la strada al disegno liberista.
Se Di Pietro fosse stato un uomo difeso da fantomatiche Spectre non avrebbe subito tutti quei procedimenti dopo le sue dimissioni e se gli altri giudici “politicizzati” fossero stati protetti da influenti tycoon o think thank non avremmo mai udito il celebre “Resistere, resistere, resistere”.
In realtà la svendita del Paese fu sancita proprio da quella classe dirigente che in queste congetture dovrebbe essere la parte lesa.
L’entrata nello Sme (l’antesignano dell’Euro), il divorzio della Banca d’Italia dal Tesoro, le privatizzazioni selvagge con l’Iri sono tutti regali di quei politici della Prima Repubblica e i prodromi a quanto sarebbe accaduto: la sovranità – se mai l’Italia ne abbia avuta una – era stata perduta proprio per colpa loro.
Oltre ad aver allegramente scippato e stuprato un’intera Nazione in un cortocircuito morale e legale.
E’ vero, tutti quelli venuti dopo han tentato disperatamente di farli rimpiangere (e solo per questo meriterebbero un girone dantesco ad personam), ma questi peana per assurgere a insigni statisti chi non lo fu, paiono francamente inappropriati.

Questa non vuole essere un ode per Mani Pulite.
Ce ne sono di cose che non tornano: una certa benevolenza verso il PDS come diversi protagonisti dell’epoca (inteso nella sua accezione più negativa) rimasti misteriosamente immacolati ed intonsi non risultando nemmeno sfiorati dall’inchiesta.
Ancora, dubbi anche sulla tempistica: la caduta del Muro giocò un ruolo chiave, come forse l’opinione pubblica ormai esacerbata ma un’inchiesta giudiziaria andrebbe avviata a prescindere.
Chi parla di occasione perduta e disillusione non sbaglia, ma ricordiamo che la Magistratura applica le leggi del Parlamento, non le proprie (che non esistono).
E subito dopo quel biennio ci fu la corsa bipartisan per riformare la giustizia e l’abuso d’ufficio ed altri reati dei colletti bianchi, segno che i Pm avevano colto nel segno.
Il nuovo che uscì fu qualcosa di vecchio, fra ricicli e restyling (la stessa cosa di oggi).
Il sistema di potere, perso un interlocutore, ne trovò subito un altro.
Perché sono due destini che si uniscono (cit.) o parafrasando Gazzè “E non poteva andare altrimenti”.
La voglia di indignarsi era ancora inoculata negli italiani: oggi si ruba molto di più (denaro e diritti) ed è percepita come la prassi.
E i comportamenti sembrano (sono?) come irredimibili: chi è stato condannato è tornato a ricoprire gli stessi ruoli.
Non c’è una metafora più adatta di quella che usò Luttazzi a Raiperunanotte.
Anche il disonore ha subito una mutazione genetica.
Gli Avvisi di Garanzia si sono trasformati da onta a vanto: si ostenta quello di cui ci si dovrebbe vergognare.
Abbiamo perso un treno.
La cosa grave è che ci manca la forza per riprovare a fare il biglietto.

C’è un filo rosso che unisce tutti gli anni di grandi cambiamenti in Italia.
Rosso, come il sangue delle stragi e degli attentati: nel 1969, nel 1974, nel 1978, nel 1980, nel 1984.
Nel giro di due mesi – in quel 1992 – la speranza aveva fatto la stessa fine di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
Toccò al loro padre putativo Antonino Caponnetto pronunciare con un filo di voce la frase più devastante che il destino potesse riservargli “E’ finito tutto…”.
Uccisi due volte, perché la loro lezione, i loro principi ed il loro esempio sono andati dissolti.
Peggio, profanati.
Citati solo pro domo sua nella quintessenza di una retorica quantomai contigua, anzi correa a ciò che i due magistrati combattevano imperniata dal “Funerali tutti presenti” (Maudit, Litfiba).
Se gli esecutori paiono facilmente identificabili, ecco, sui mandanti qualche dubbio aleggia.
Come sul movente.
Trattative in corso, ricerca di nuovi interlocutori, reazione ai processi, reclamo d’impunità, strategia per giustificare uno Stato di assedio (più finanziario che militare) o l’inizio di una nuova epoca.
Di queste una, tutte, nessuna o altre centomila.
Qualsiasi tipo di fallimento/Ha bisogno della sua claque/Legalizzare la mafia/Sarà la regola del Duemila/Sarà il carisma di Mastro Lindo/A regolare la fila (De Gregori nel 1989).
Le due tragedie scossero fortemente l’Italia, che però nello stesso periodo versò non meno lacrime per la morte di Caroline in Beautiful.
Qualsiasi tipo di fallimento ha bisogno della sua clacque, appunto.

Il 1992 è un romanzo che annovera nei suoi capitoli anche trame squisitamente economiche.
Un bravo lettore per addentrarsi in tanti meandri dovrebbe adottare un approccio olistico.
Invece tutti ricordano il prelievo forzoso di Amato, perché l’italiano guarda la pagliuzza e non la trave.
Non va oltre.
Anziché allargare il campo, lo restringe.
In queste pagine la sovranità economica è il convitato di pietra.
L’ultimo a difenderla fu Enrico Mattei e per certi versi Moro.
Al netto del marciume dilagante, una Lira agganciata al Marco era insostenibile ed i nodi vennero al pettine (chi sostiene il contrario o è un incompetente, o è in malafede o crede ancora alle favole).
Qui la corruzione c’entrava poco, dato che c’era anche prima e ci sarà anche dopo.
Nel 1992 erano le partite correnti il problema (come lo saranno nel 2011), cioè l’indebitamento con l’estero figlio di quegli accordi europei che non si sono formati per autocombustione, no, qualcuno li ha firmati.
Una strategia dissennata si ostinò a difendere il cambio ad oltranza prosciugando le riserve valutarie anziché riprendersi per tempo la leva monetaria, ergo una buona fetta d’autonomia.
Ma in questo modo non si sarebbe potuto proseguire con le privatizzazioni, con la riforma delle pensioni ed altre simpatiche misure draconiane contenute in quella Finanziaria e nei suoi sequel.
L’Italia trasse beneficio dal momentaneo cambio libero (pensa un pò, averlo fatto prima per mantenerlo per sempre no, eh?), per qualche anno crescette ma una simil-sindrome di Stoccolma la spinse ad ulteriori sacrifici proprio per tornare nello stesso pozzo buio che l’aveva ridotta così (Euro, arrivo!).
Una forma di bondage ante litteram.
Senza soluzione di continuità fino ad oggi, anziché eliminare lo spreco del pubblico da loro creato ad hoc, si toglie direttamente tutto il servizio con una sana macelleria sociale.
La liturgia della nuova frontiera liberista odia aprioristicamente tutto ciò che è pubblico ed esige lo sbudellamento di quei diritti tanto sudati ma così fuori moda (per chi non ne ha bisogno).
Le chiamano crisi finanziarie, ma non sono il lato oscuro di questo sistema economico, bensì uno degli architravi.
Senza questi shock non si riuscirebbe mai a far accettare alle persone delle scelte così impopolari ed umilianti.

Il 1992 è stato un anno vissuto pericolosamente di cui porteremo appresso per sempre le cicatrici nell’anima, dove gli anatemi e le catastrofi non sono state trasformate in opportunità.
Che sono svanite al largo, esattamente come il panfilo Britannia.

Figli di troika

7 Ago

Per ovviare alla cronica incapacità dell’Italia a governarsi decentemente in tanti accolgono con favore, anzi caldeggiano, ipotesi di commissariamento esterno.
La prima parte è inconfutabile.
Siamo il Paese dell’illegalità endemica dove chi è responsabile dei disastri si autoproclama a nuovo salvatore della Patria per risolverli.
Ce ne sarebbe abbastanza per una tragedia in piena regola, ma la gente (mai abbastanza pudica) riesce a ri-votarli pure ed ecco che finisce in farsa.
La seconda invece si può incasellare tra i sofismi ed i paralogismi.
O uno è compiacente e si confà al disegno criminale sottostante o è come minimo disinformato (le due categorie possono anche coincidere).
Ce ne sarebbe una terza: quelli afflitti da un masochismo latente, ma le percentuali sono da prefisso telefonico.
Credere che queste entità astratte non elette da nessuno, in nome di un’altra entità astratta (il mercato), risolvano i nostri problemi riconducendoci sulla retta via, facendoci pure patire sacrifici da Moloch (“Redenzione!”) è un concetto che sconfessa definitivamente la Legge Basaglia.
“Ce lo chiede l’Europa” e “Ce lo chiedono i mercati” sono le giaculatorie del terzo millennio.

Perché se qualcuno in questi anni si fosse addormentato – o avesse letto solo i principali quotidiani nazionali, cioè la stessa cosa – è meglio fare un riassuntino: è in corso lo svilimento dell’essere umano dinanzi al soldo, un processo di mondializzazione che passa attraverso l’omologazione dell’intero genere umano con relativa cancellazione dei propri valori, tradizioni, abitudini e stili di vita.
In una parola, della storia.
L’identità di ognuno (con appresso i diritti inalienabili) è diluita, anzi sciolta, nel calderone del bieco liberismo tecnocratico.
E il consumismo diventa uno dei precetti di questa nuova ed ecumenica religione monoteista (Deus Pecunia).
Da anni Massimo Fini sostiene che “Non si produce per consumare, si consuma per produrre”.
Hanno infestato pure la semantica per raggiungere il loro scopo: termini rassicuranti, suadenti, pregni di positività in aggiunta ai soliti vocaboli inglesi.
Si scrive riforme, flessibilità e spending review ma si legge tagli, annullamento di tutele e diritti, ingiustizie e privazioni.
In questa realtà capovolta i riottosi a questo allineamento sono visti come dei gufi rosiconi, dei disfattisti, dei neo-conservatori e financo degli oscurantisti reazionari, che non hanno capito che il Mondo è cambiato, che ci sono nuove opportunità, bla, bla, bla.
Ecco, molto prosaicamente e parafrasando il Renato Pozzetto de La patata bollente, se posso esprimermi con parole mie devo dire che queste nuove opportunità ci hanno proprio rotto il cazzo.
E’ l’evoluzione della strategia della tensione: allora si agitava lo spettro dello stato di emergenza, oggi quello dello spread.
In Italia non abbiamo mai avuto un bel rapporto con la sovranità, politica od economica che sia.
Capita con chi si conosce solo di vista.
Moriremo democristiani e di vincolo esterno.
A livello europeo, occorre dirlo, un abbozzo di difesa a questo abominio (almeno a parole) giunge più dalle formazioni della destra sociale che da quelle della sinistra radicale, ovvero di ciò che è rimasto della sinistra.
Quei temi però, in mano a certe forze politiche con una certa storia alle spalle, rischiano di diventare clavi per l’antico vizietto all’autoritarismo.
Il rigetto del liberismo 2.0 e la difesa incondizionata alla propria sovranità dovrebbero essere i capisaldi ed i mantra di qualsiasi forza politica che si definisca popolare, cioè vicina al popolo.
Per vederle invece accostate a forze socialiste bisogna andare solo in Sud America, al che i dubbi se ancora valga la pena farsi stereotipare in destra e sinistra aumentano.

E’ vero che la storia è sempre stata fatta dalle élite e mai dal popolo, ma quest’ultimo sembra che faccia di tutto per giocare un ruolo marginale – se non passivo – nelle partite che lo riguardano.
Diventando correo del proprio omicidio.

Farai carriera:aggiornamenti da scaricare

1 Dic

Per scrivere un articolo ironico avrei potuto parlare dei nuovi testimoni americani (quindi sinonimo di estrema sincerità e correttezza) che scagionerebbero il Pregiudicato e Decaduto Berlusconi, ma la fantascienza non mi ha mai attratto.
Torno invece sul mondo del lavoro.
O meglio, sulle sue distorsioni.
Alle aitanti categorie illustrate in Farai Carriera (https://shiatsu77.wordpress.com/2012/10/27/farai-carriera/) ve ne sono da aggiungere altre due.
Si tratta sempre di figure mitologiche: corpo di uomo, testa di cazzo.

Problem non solving
Hanno confuso la loro attività col martirio.
Credono che la crescita professionale vada in parallelo con la sofferenza.
Immolano la propria vita (e quella di quei poveracci che hanno la sventura di viverci assieme) per il (presunto) bene aziendale.
Lavorare ben oltre il normale orario (e nei festivi) è la regola.
Cazzi loro, direte.
Non proprio, perché col loro integralismo (non richiesto) mettono in cattiva luce chi riesce ad organizzarsi e a lavorare sodo (e bene) nei tempi canonici, dimostrando quindi una produttività ben superiore rispetto a questi invasati.
Non conoscono la parola malattia: si recano al lavoro con i più improbabili virus riuscendo – in quei giorni – a farsi veramente compatire: loro si sentono eroi, ma sono solo degli untori per gli sventurati colleghi.
Altra dote taumaturgica è il saper rovinare l’ambiente in cui lavorano, il percorso di carriera dei colleghi normodotati e financo l’immagine dell’azienda.
Chapeau.
Asseriscono di voler risolvere i problemi, ma in realtà godono ad essere nella merda, una condizione che il Signore ha riservato ai migliori (cioè a loro).
E’ un misto fra una forma di masochismo latente e una sindrome di Stoccolma 2.0.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha attivato una task force per studiare il problema di questi schiavi che invocano la frusta.
Hanno accolto con immensa gioia la consegna del Blackberry aziendale (dalla contentezza pare abbiano perso anche qualche goccia di pipì): essere sempre rintracciabili, rinunciando alla già inesistente vita privata, li ha fatti esultare come Tardelli ai Mondiali dell’82 e poter inviare un’e-mail alle 23:47 di sabato per loro non ha prezzo.
Sono odiati dai colleghi, dai clienti e dai fornitori (un ecumenismo involontario).
Logico che stiano scalando i vertici aziendali.
L’esperienza più inebriante che hanno avuto negli ultimi 4 anni è stato un improvviso (ed inaspettato) irrigidimento del pene quando un superiore li ha citati quale esempio per tutti.
La categoria comprende anche il gentil sesso.
Generalmente le Signore del martirio aziendale sono acide come il siero lasciato due giorni alla randa del sole e l’ultima volta che hanno pronunciato (e capito) una battuta risale a quando Fabio Fazio compì un atto coraggioso.
Come tutti i fanatici dedicano molto tempo al reclutamento di nuovi adepti:prestate la massima attenzione.

Spetteguless
Se fossero una canzone sarebbero Maledette malelingue di Ivan Graziani.
E’ una categoria interclassista essendo presente a qualsiasi livello dell’organigramma aziendale.
Sono visceralmente interessati a tutto ciò che non li riguarda e credono che le disgrazie altrui servano ad alleviare le loro (intelligenti, eh?).
Questa inutile e dannosa categoria della società (li metto nel mio podio virtuale) ha come stilema il proferire un tourbillon di insulti e critiche all’assente di turno.
Più forti in gruppo che da soli, sono abilissimi tanto a far girare i pettegolezzi quanto a crearne di nuovi.
Ipocriti, maligni e con una robusta coda di paglia, quando possono scatenare il loro livore – dandosi manforte l’uno con l’altro – raggiungono il loro parossismo.
Se mettessero tanto impegno nel loro lavoro (per il quale sono pagati come gli altri) come ne mettono nello sparlare, l’azienda raddoppierebbe il fatturato.
Confidarsi con loro garantisce la stessa riservatezza di una notizia nelle mani di Alfonso Signorini od Aldo Biscardi.
Sono refrattari a qualsiasi critica ed impermeabili persino ai riti voodoo: niente da fare, il loro animo “…ancora spruzza il suo veleno, fatto da chi non riesce a farsi i cazzi suoi…”(cit.).
L’unica soddisfazione resta quella di dirgli che il nonno di Zanetti è vissuto fino a 103 anni.
Perché si faceva i cazzi suoi.

L’unione fa la forza

15 Nov

Nell’articolo del 04/11 (https://shiatsu77.wordpress.com/2013/11/04/terzisti-al-di-sopra-di-ogni-sospetto/) esortavo Michele Santoro a “dedicare una (o più) trasmissioni sull’Euro e sul progetto che c’è alle spalle”.
Detto, fatto.
Con ospite Alberto Bagnai, il non plus ultra sull’argomento.
Vaticinio avverato!
Il (teorico) contraddittorio era garantito dalla presenza dal disarmante Stefano Fassina.
Al solito è apparso tutto fuorché un responsabile economico di un partito.
Lui è un devoto-sofferente dell’Euro, che per la sinistra all’italiana rimane un atto di fede doloroso ma necessario.
Non crede nemmeno lui alle supercazzole che dice.
Lo dimostra l’imbarazzo che accompagna ogni suo intervento.
A volte (sbagliandosi) fa delle uscite da portavoce di un partito che non esiste, cioè di sinistra, poi la sua sinapsi gli ricorda che è al Governo con Letta (e non solo) ed ecco proferire battute che sarebbero più adatte al vecchio Derby di Milano (“…vogliamo modificare gli equilibri dell’Eurozona sfruttando le potenzialità della moneta unica…”).
Ma ora passiamo a cose serie.

Mi definisco (https://shiatsu77.wordpress.com/about/), fra le altre cose, travagliano e bagnaiano.
Marco Travaglio è da sempre un mio riferimento per competenza, coraggio e stile.
Bagnai è l’economista che sta cercando di dissolvere i dogmi ed i luoghi comuni sull’Euro con un’importante attività di divulgazione.
Nella puntata di giovedì intitolata “Goodbye Italia” entrambi avevano perfettamente ragione in relazione agli argomenti di propria competenza.
E’ innegabile – perlomeno per le persone che trovano ancora stimolante quella vecchia usanza di ragionare con il proprio cervello – che il sistema Euro ci abbia decisamente impoverito.
D’altro canto il nostro Paese versa in questo stato comatoso anche per un’endemica corruzione ed una cronica inosservanza delle Leggi.
Travaglio e Bagnai sono due specialisti che però nel corso della puntata non hanno fatto lo sforzo di uscire dalle rispettive roccaforti – nelle quali sono ineccepibili – e di non ammettere che la loro analisi riguardava solo una parte del problema.
Uscire dall’Euro mantenendo gli sprechi, l’illegalità e le ruberie di oggi non risolverebbe d’incanto tutti i problemi.
Parimenti, anche se per magia togliessimo il fardello di cui sopra restando però con una moneta sopravvalutata e senza sovranità economica, non sarebbe sicuramente l’El Dorado.
Uno è un problema macroeconomico, l’altro di cultura e legalità, ma non sono due fenomeni in antitesi, anzi fra loro c’è spesso un rapporto di causa-effetto.
Il tema dell’altra sera – finalmente portato alla ribalta in prima serata – non va affrontato a colpi di manicheismo.
L’analisi di un problema non esclude l’altro.
Viviamo – per usare una metafora manzoniana – in una situazione di merda.
Fra persone valide meglio collaborare, no?

P.s. Il primo che mi accusa di ecumenismo od equilibrismo riceverà in omaggio come radiosveglia Adriano Galliani.

N€uropsichiatria

30 Lug

L’estate ed i primi caldi gradirebbero degli argomenti frivoli o divertenti.
Invece parleremo della moneta unica europea, l’Euro.
Per farlo ci avvarremo di un testo imprescindibile per capire cosa ci stia succedendo: Il tramonto dell’Euro del Prof. Alberto Bagnai.
Un’opera che ha il merito di dissolvere dogmi ed assiomi sull’Euro, di dare risposte ai luogocomunisti dell’Euro (cit.) e di far uscire l’euroscetticismo (inteso come moneta) dagli scantinati della considerazione, essendo relegato finora tra il populismo opportunistico e il bipolarismo (economico) di Giulio Tremonti (un giorno keynesiano e quello dopo neo-liberista).
Ci accorgeremo che questa crisi non solo era prevedibile ma (fatto ancor più grave) sostanzialmente voluta.
C’è tutto il Bagnai-pensiero in queste 400 pagine scritte con passione e farcite con un ironia insospettabile per un laureato in Economia.

Robert Mundell, in un suo lavoro, dice che quando Paesi strutturalmente diversi decidono di aggiogarsi sotto una moneta unica, se sorgono problemi, come una recessione mondiale, bisogna che i lavoratori accettino di farsi tagliare i salari, o magari di emigrare in cerca di lavoro.Altrimenti, la moneta unica collasserà.
Beh, facile parlare ora, chioserà qualcuno.
Peccato che il documento risalga al 1961.
“Sono sicuro che l’euro ci costringerà a introdurre un nuovo insieme di strumenti di politica economica.Proporli adesso è politicamente impossibile (sic.).
Ma un bel giorno ci sarà una crisi e si creeranno nuovi strumenti”
Sono in tanti fratelli i Prodi, ma questa frase l’ha pronunciata, nel 2001, proprio quel Romano che nel 1997 accompagniò l’Italia nel progetto Euro.
Forse gli è uscita dopo una seduta spiritica, come nel caso del rapimento Moro.
“Come l’Argentina l’Italia affronta infatti una crescente perdita di competitività dovuta a una moneta sopravvalutata, con rischio di caduta delle esportazioni e crescita del deficit di parte corrente. Il rallentamento della crescita peggiorerà deficit e debito pubblico e lo renderà potenzialmente insostenibile nel tempo”.
Così Nouriel Roubini nel 2006.
Dicevamo, per redigere la crisi dell’Euro non occorreva scomodare Nostratradamus.
Bastava un mago Otelma qualsiasi.

Una premessa importante:il nostro Paese, Euro o non Euro, paga la corruzione, il malaffare e la cronica illegalità, un fardello da 60 miliardi all’anno secondo la Corte dei Conti, problematica che Bagnai – pur citandola – credo sottovaluti.
Uscire dall’Euro mantenendo gli sprechi, l’endemica inosservanza delle Leggi (incistata ormai nella mentalità) e le ruberie di oggi non risolverebbe d’incanto tutti i problemi.
Parimenti, anche se per magia togliessimo il fardello di cui sopra restando però con una moneta sopravvalutata e senza sovranità economica, non sarebbe sicuramente l’El Dorado.

Unire in un unico calderone tante economie diverse con il vincolo del cambio fisso ha tolto a diversi Stati una delle poche armi per superare i momenti di burrasca.Ovvero la politica monetaria.
Quando nel ’92 l’Italia entrò in una profonda crisi è perché si agganciò (di fatto) al marco nel cosiddetto Sme credibile (da notare anche la terminologia).
Ne uscì solo svalutando la lira.L’economia ripartì e non contenti della lezioni entrammo nell’Euro (geniali eh?).

Sfido chiunque ad indicare un vantaggio portato dall’Euro, se non quello di evitare di cambiare la valuta nel viaggio a Parigi.
Sticazzi.
A beneficiarne è stato un solo Paese, la Germania (o meglio, le sue esportazioni) e tutto il sistema legato alle multinazionali, essenza del liberismo che il sistema Euro nutre vigorosamente.
Almeno i tassi sono stati bassi, dirà qualcuno.
All’inizio è vero, poi è venuto di moda lo spread e il giochino si è interrotto.
Inoltre aver beneficiato di tassi favorevoli ha fatto più danni che utili: la bolla del debito privato si è creata qui.
L’euro ci ha protetti dalla crisi è un altro mantra che ci siamo sentiti ripetere, demenziale come “L’Italia è il Paese che è uscito meglio dalla crisi” (!).
Ovviamente sono tutte balle:i Paesi che hanno potuto intervenire sui cambi e sui tassi oggi se la passano decisamente meglio.
L’inflazione, un altro argomento tabù per i kohmeinisti dell’euro.
A loro semplicemente diciamo che negli anni ’70 ed ’80 con l’inflazione satanica a doppia cifra che c’era in Italia le famiglie riuscivano a campare con uno stipendio e pure a risparmiare, oggi che è prossima allo zero (perlomeno quella dichiarata) in pochi mettono via dei quattrini.
Ma tutto questo i luogocomunisti dell’euro non lo sanno.
“L’euro è in crisi perché manca un unione politica e fiscale dell’europa e poi è meglio essere governati dall’Europa che dai nostri politici”.
Sulle prime la tentazione di rottamare la nostra classe politica è forte, ma perdere la sovranità economica,monetaria e (di fatto fiscale) non è un alternativa consolante.
Nel dubbio noi abbiam fatto l’en pleinn:tecnocrazia europea e politici all’italiana.
Per la serie two gust is mei che one.
Ergo, non abbiamo interrotto il magna magna (vedete che il tema riappare sempre) ed in più siamo costretti a partecipare ad un gioco dove già sai che perderai (farti comandare a casa tua).
Facendoti pure male.

La moneta unica (Non avrai altra valuta all’infuori di me!) più che un sistema economico è un sistema politico.
O meglio, il braccio armato di un sistema per controllare, creare la crisi e gli shock finanziari in modo da scaricare la svalutazione non più sulla moneta (spiacenti, siamo nell’Euro) ma sullo spread ed a cascata sui salari e sui diritti, veri obiettivi del Moloch-Euro.
La risposta europea al reganismo ed al tatcherismo.
La libera circolazione dei capitali (quando c’erano i vincoli e le restrizioni queste epidemie finanziarie non erano ancora diagnosticabili, ma sarà un caso) ha redatto un nuovo postulato: qualche Paese in cui produrre ad un prezzo più basso lo si trova sempre.
L’attacco ai diritti sociali è iniziato negli anni ’70 proseguendo senza soluzione di continuità fino ai giorni odierni in un crescendo rossiniano.
Una strategia della tensione 2.0.
Licio Gelli può stare sereno:il suo Piano di Rinascita Democratica si sta attuando.
La distruzione dello Stato sociale passa attraverso delle regole assurde di tecnocrati (pareggio di bilancio,rapporti deficit/pil) che azzerano qualsiasi possibilità di crescita e tagliano pian piano tutto quell’improduttivo (per loro) insieme di diritti chiamata welfare.
Che bello immolarsi alla causa in nome del vincolo esterno.
Per i maniaci, andate a rileggervi il discorso alla Camera di Giorgio Napolitano del 1978 sull’entrata dell’Italia nello Sme.
L’unico sussulto di una vita politica.

Si potessero mettere in fila tutte le balle proferite sull’Euro si potrebbe ricostruire il Muro di Berlino.
Complice un’informazione al soldo di questo pensiero unico finora definirsi contrari all’Euro era come bestemmiare in Chiesa.
Il “Ce lo chiede l’Europa” è uno dei paralogismi che ha creato  più danni che Aldo Agroppi sulla panchina della Fiorentina.
Diffidate sempre di queste giaculatorie – imparate a memoria come le poesie alle elementari – dagli adepti del mainstream.
Un esempio:ci chiedono “maggiore flessibilità” e “delle riforme ormai irrinunciabili” per sostenere il mercato del lavoro.
Belle parole, ma che tradotto vuol dire tagli allo Stato sociale e licenziamenti facili.
Aumentare l’occupazione licenziando più lavoratori è come dire che per scaldare meglio la casa d’inverno bisogna tenere le finestre aperte.
Ma tutto questo i luogocomunisti dell’euro non lo sanno.
Perchè hanno ricevuto manforte dal PUDE (Partito Unico dell’Euro, Bagnai docet), un’organizzazione politica trasversale ortodossa ai soloni dell’Europa.

Nel suo lavoro, il Professore  universitario spiega anche come uscire da questo incubo, sfidando i terroristi del pensiero unico che invece vorrebbero far credere che all’Euro non esista alternativa.
In un incontro fece questa bella metafora “Nessuno ha detto che sarà semplice, noi stiamo precipitando con una macchina da una strada ripidissima.Invertire la rotta è molto dura, ma l’alternativa è finire in fondo al precipizio”.
Ha spiegato tutto il Prof. Bagnai:il disegno criminale sottostante, il metodo di attuazione, gli effetti ed anche il modo (corretto) di dire la parola Stop a questo martirio.
Sono sicuro che se mai decidessimo di prendere questa scelta (una cosa saggia in Italia la faremo pure, no?) lo faremmo nel modo più sbagliato possibile.
Quando i Responsabili dei Partiti all’economia hanno questi nomi (e soprattutto questi cognomi) il rischio che il dramma finisca in tragedia è alto.

Nel 1997 ero con i miei genitori a casa di parenti.L’argomento della serata era “la tassa per l’Europa” (pensate, per entrare nell’Euro abbiamo pure pagato).
Un mio zio asserisce – col tono di chi si vuol far dare una risposta rassicurante – “Sempre se ci fanno entrare in Europa…?”
Mio papà – che non è colto, non ha studiato ma è intelligente e pratico – rispose serafico (ed in dialetto) “Tranquillo, i coglioni li prendono sempre volentieri…”