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Il ricettario dell’Euro

10 Lug

L’economia condiziona pesantemente la nostra vita pur trattandosi – anche armandosi delle più nobili intenzioni – di un argomento decisamente pallosetto.
Affidarsi agli inserti di certi giornali economici potrebbe risultare vano, visto che le fenomenali penne riescono a sbagliare le previsioni anche a fatto avvenuto.
Meglio allora adottare un approccio scanzonato, alternativo , naif.
Prendiamone atto, agli italiani interessano più i programmi di cucina (che hanno occupato la Tv quasi come Renzi&Salvini) della fenomenologia della moneta unica europea.
E allora proviamo a cercare di spiegare l’Euro come fosse una ricetta.
Per entrare meglio nella parte si può comunque indossare il grembiule (sul compasso e sulla squadra vige invece la libertà di coscienza).

1.Si prende uno Stato con qualche buona potenzialità ma gestito maluccio tra inefficienza, corruzione e sprechi;

2.Con una mano glielo si fa pesare dall’alto della morale calvinista e luterana e con l’altra lo si seduce facendogli vedere l’Eldorado del libero mercato e comunque ammonendolo ruffianamente che oramai non esiste più alternativa;

3.La classe politica di quel Paese (dei ricattabili servi dei poteri forti che pensano solo a loro stessi) inizia con un incessante proselitismo menandola per bene con la storia del senso dell’Europa (una glassa sdolcinata e stucchevole ma necessaria) ed una volta che il Paese ha fatto i suoi bei sacrifici per entrare nell’Euro prosegue la prima fase di seduzione con l’aumento del debito privato, che inizialmente la gente scambia per la bella vita tanto agognata, tanto per far avvalorare la scelta;

4.Però col forte debito privato e con altri scompensi causati da un cambio insostenibile i saldi con l’estero (su alcune confezioni troverete la dicitura partite correnti) iniziano a scricchiolare e mettiamoci una bella crisi finanziaria (ovviamente causata oltreoceano) e una contrazione dell’economia globale ed ecco che inizierà a lievitare il già corposo debito pubblico in rapporto al Pil (il Pil sta all’economia come i pomodorini pachino alla cucina, è un pò dappertutto);

5.Si usa il debito pubblico per soccorrere quello privato, ma nei libri sacri dell’ortodossia eurista (inconfutabili come le ricette della nonna) il debito pubblico è Mefistofele e mentre il famigerato spread inizia a salire i prezzolati giornalisti di quella nazione sono divisi fra l’insostenibile leggerezza della leccata al Pensiero Unico dominante ed il non capirci un cazzo e si ritrovano magicamente uniti a tessere le lodi di Sua Maestà l’Euro e a lapidare i reietti euroscettici;

6.I chierichetti del liberismo ed i soloni di Bruxelles (e palazzi limitrofi) hanno la soluzione, loro le chiamano riforme, ovvero tagliare la spesa pubblica, i servizi, privatizzare le aziende di Stato e togliere i diritti ai lavoratori ed aumentare l’età pensionabile per poter creare disoccupazione, cioè abbattere i salari;

7.In altre cucine si sarebbe svalutato un pò la propria moneta, sostenuto l’acquisto dei titoli di Stato con la Banca Centrale e finanziato con interventi diretti l’economia reale (come si chiamava quel tale…sì…Keynes) ma ora c’è il ristorante Euro con il suo menu un tantino rigido, quindi si deve aggiungere al punto 6 l’ingerenza sulla presunta classe dirigente (che definire inadeguata è poco) per spingerla (o meglio costringerla) ad emanare manovre draconiane che colpiscono i ceti più deboli oltre a quella paghetta al contrario che deve sempre essere versata a mamma Europa (per stare male vuoi non pagare?);

8.In questo modo quel Paese esce dai guai?Nenache per sogno, lo sanno tutti, con queste manovre lacrime e sangue si salvano i creditori grossi (ricordate quelli che titillavano per farli entrare?) e si affossa ancora di più l’economia di quel povero Stato perché volutamente si abbattono i consumi interni (sembra un mondo al contrario: prima li hanno sostenuti ed ora li contraggono) col risultato di farlo entrare in una spirale senza ritorno (o quasi) visto che l’austerità porta solo altra miseria, ma l’importante è spaventare il popolo paventando guai ancora peggiori di questo e silenziare quei petulanti personaggi che vorrebbero tornare alla loro moneta;

9.Adesso quella nazione è totalmente ricattabile, quel poco di buono se lo sono presi con le privatizzazioni ed è giunta l’ora di fare anche un po’ di shopping con le aziende private superstiti (che verranno ulteriormente smantellate e spacchettate) e col parco immobiliare (i più fantasiosi possono aggiungere il patrimonio artistico e quello naturalistico);

10.Ora, con il famelico sistema capitalistico globale più satollo di prima e con quello Stato completamente ricoperto di merda, la ricetta può dirsi felicemente conclusa.

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