Archivio | maggio, 2013

Semplicemente Max Gazzè

24 Mag

Da tempo non mi tuffavo a capofitto in un album come ho fatto (e sto facendo) con l’ultimo lavoro di Max Gazzè, intitolato Sotto Casa.
L’omonimo singolo presentato nella kermesse sanremese è un’autentico colpo di genio, una provocazione tanto orecchiabile quanto profonda.
Riesce a far convivere sotto lo stesso tetto le scudisciate (ai dogmi e agli integralismi) e l’apertura mentale al diverso.
Un pezzo destinato a lasciare un segno indelebile.

E’ indubbiamente un album molto Max Gazzè.
Chi si aspetta delle evoluzioni stilistiche o dei trasformismi (spesso fini a se stessi) resterà forse deluso, ma è la dimostrazione che quando c’è la qualità non è obbligatorio  ricorrere (spesso è un alibi) al cambiamento, che di frequente fa rima con straniamento.
In più, tutti i lavori del cantautore romano trasudano personalità e sono densi di originalità intrinseca.
Le sonorità risulteranno abituali a chi ha già ascoltato Gazzè e piacevolmente coinvolgenti per i neofiti.
Si parla di amore – quindi di gelosia, di rimpianti e di serenità – ma anche del nostro tempo e della spiritualità in varie declinazioni.
Oltre alla hit Sotto casa da citare anche i pezzi E tu vai via e La mia libertà, anche se stilare una classifica diventa arduo, essendo il termine pezzo riempidisco sconosciuto dal vocabolario dell’artista romano.

Qualsiasi altro cantante con la sua estensione vocale (modesta) e con una zeppa (vocale) indossata con orgoglio sarebbe improponibile.
Spontaneamente alternativo, per vocazione più che per scelta, Max Gazzè incarna quella categoria di artisti in cui il talento (purissimo) non è direttamente proporzionale al successo.
Raffinato, senza sconfinare nell’élitario , di questo artista prima ammaliano le sonorità (Max è anche un’ottimo bassista), poi stuzzica nutrirsi dei suoi testi, che etichettare come poesie non è affatto un delitto.
Come tutti i cavalli di razza è difficilmente catalogabile (alternative rock,musica d’autore,pop rock?).
Rappresenta l’ultima generazione dei talentuosi pre-Reality, quindi prima dell’avvento dei virtuosi dell’ugola, delgli urlatori ad ogni costo, delle voci strozzate da simil-gargarismi.
In più l’artista romano le canzoni se le scrive da solo (anzi, in un sodalizio col fratello Francesco).
E la differenza non è da poco.

Il suo aspetto e la sua prossemica sembrano sinceri a comunicarci che il baffuto cantautore viva e stia proprio bene in un suo mondo parallelo, non distante dal nostro ma sempre parallelo e dopo i concerti, le interviste e le esibizioni abbia voglia di tornarci.
Ascoltandolo dal vivo tracima rock più di quanto non traspaia dagli album, come se la sala d’incisione produca in lui un effetto edulcorante alla carica adrenalinica.

A 46 anni pare non aver ancora raggiunto il suo parossismo (e noi siamo contenti).
Sempre un grande, Max Gazzè.

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Eppure esistono

9 Mag

In un dizionario illustrato questo articolo comparirebbe accanto alla parola contraddizione.
Se invece fosse una figura retorica sarebbe un antinomia, con i personaggi più che in cerca d’autore in cerca di se stessi – o meglio a smentire se stessi – ed a minare le nostre di certezze.
Con i protagonisti di cui sotto la logica diventa opinabile, l’inspiegabile l’assunto, l’incoerenza la regola.

C’ho un’aziendina
Uno s’immagina l’intricato mondo imprenditoriale, divenuto una giungla dove nemmeno il talento e l’intraprendenza sono sufficienti a lasciarti fuori dalle secche.
Poi ti appare davanti lui e se la prima domanda è “Fa veramente l’imprenditore?” la seconda ha il sapore amaro della mancanza di risposta “Come ha fatto a fare fortuna?”
Il pressapochismo è il suo stilema, avrebbe le stesse possibilità di farsi assumere in una qualsiasi azienda privata di quelle che ha Filippo Facci di vincere il Premio Pulizer.
All’innovazione preferisce l’elusione, è adeguato a condurre un’azienda come Taormina a presiedere una Commissione Parlamentare (eppure entrambi lo hanno fatto).
La causa del suo anatema (le tasse troppo alte) è proprio il suo obiettivo primario (evaderle).
Anche questi personaggi votano.Provate a dire per chi?
In palio un maglioncino (infeltrito) di Marchionne.

Faccio cose,vedo gente.
“Che lavoro fai?”
La domanda è semplice, la risposta non così scontata.
Non quando di fronte hai questi personaggi, sfuggenti quanto enigmatici, più complicati che sofisticati.
Questi autenti fenomeni – rispondendo con una supercazzola degna del miglior Nichi Vendola – riescono nell’impresa di non far comprendere assolutamente nulla di quello che hanno detto.
Non si capisce che mestiere facciano (non lo sanno nemmeno loro), sono sempre in viaggio per andare non si sa dove, impegnatissimi nel loro lavoro (quale?) ma già pronti con un nuovo progetto (il nulla 2.0).
Il problema (più tuo che loro) è che infondono la sensazione di cadere sempre in piedi.
Ti chiedi come facciano a saltarci fuori (è il buon samaritano che è in noi a domandarlo), ti rispondi che in un modo o nell’altro ce la faranno.
Anche meglio di te (il samaritano ha lasciato il posto al paraculo).

Ma che buoni propositi!
In genere è un professionista – un medico, un avvocato, un ingegnere (niente contro le categorie, sia chiaro)- ma potrebbe essere un qualsiasi dipendente.
La Repubblica indossata sotto il braccio è il totem per esibire il suo antiberlusconismo, condizione che gli permette di essere moralista ma anche puttaniere,legalitario dunque evasore, integerrimo di conseguenza affarista.
Come tutti quelli che non hanno niente da nascondere è ossessionato dalle intercettazioni (da un recente sondaggio pare sia la più grossa preoccupazione degli italiani, seguita dagli alligatori che spuntano dal Wc) e da tutto quello che può minare la sua privacy (omnia sozza sozzis).
Le stesse ossessioni paventate dal Cavaliere, a cui attribuisce tutti i mali del Paese (non tutti, i tuoi amici piddini lo hanno aiutato).
Il suo mantra è “Berlusconi ci ha rovinato (ok, sei partito bene), Bersani invece ha mostrato un senso dello Stato altissimo a non andare al voto anticipato” (certo, così ha potuto fare 2 Governi col Cavaliere e farlo resuscitare altrettante volte.Chapeau.)
Incarna l’autoassoluzione tipica della Chiesa, che critica ma frequenta.
I bunga bunga erano ripugnanti, ma solo perchè coincidevano con le sue fantasie erotiche che saltuariamente confessa – corroborate da altre porcate – alle proprie impiegate.
E’ disgustato anche dalle tangenti che hanno ridotto al lastrico il Paese, le stesse che ha pagato ed intascato pure lui.
Max Gazzè cantava oramai una quindicina d’anni fa “Ma andate a cagare voi e le vostre bugie…”