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Liberismo cosa?

11 Ago

Spesso assomigliamo a quel cielo che promette tempesta e diluvi ma che arriva a partorire a malapena un’innocua pioggerellina.
Passiamo dall’indignazione alla timida protesta (o alla fievole reazione) peraltro tardivamente, sovente quando i buoi non solo sono già scappati ma anche difficilmente ritrovabili.
Lo facciamo quando il torto è palese, conclamato e consacrato o quando hanno toccato il nostro orticello, mentre se depredano quello del vicino, beh, dispiace, certo, ma sono poi affari suoi.
La vecchia storiella dei pochi uomini organizzati che riescono a comandare i tanti disorganizzati andrebbe riletta ogni tanto la sera prima di addormentarsi.
Il potere non la legge, perché la conosce a memoria e su queste debolezze ha imperniato le proprie fondamenta.
Quando si combatte ed in gioco c’è la sopravvivenza sarebbe d’uopo conoscere il nemico, diversamente è come menare dei fendenti a caso in aria mentre il tuo dirimpettaio ti fa arrivare delle chirurgiche sciabolate nei punti vitali.
E meno male che si inizia a parlare di liberismo e a metterlo sul banco degli imputati (invero mai abbastanza), ma se l’interlocutore non conosce il termine chissà a quali viaggi mentali si aggrappa e per un complicato meccanismo cerca altri colpevoli, magari proprio quelli che gli ha suggerito la fedifraga dottrina liberista.
Ricordate quando in qualche racconto si narrava di grigie città, cupe come le fabbriche che nascevano dalla sera alla mattina, coi fiumi che iniziavano la loro metamorfosi del colore e si respirava nell’aria l’acre odore del carbone, coi bimbi ficcati nelle canne fumarie e costretti a lavori pesantissimi in turni massacranti, dove chi si ammalava al lavoro perdeva il posto, dove il padrone della fabbrica era il padrone di tutto, macchinari e vite senza soluzione di continuità, dove nella società chi aveva la fabbrica e produceva poteva fare quel cazzo che gli pareva, ricordate?
Senz’altro, forse qualche tempo fa eravamo più sensibili, comunque sia, erano i tempi successivi alla rivoluzione industriale, metà Ottocento, primi Nocevento e le nuove teorie economiche che sembravano far spiccare il volo al Mondo, lo fecero implodere, portando solo inquinamento, miseria, tanta miseria, nascite di regimi e guerre in un diabolico circolo vizioso.
Tutti puntano il dito contro il nazionalismo quale fonte delle dittature e di future annesse disgrazie, omettendo gli effetti del liberismo.
I due conflitti mondiali scoppiarono dopo due periodi marcatamente orientati al laissez faire ed il passo dalla crisi alla guerra parve il più naturale possibile. Dalla fine della seconda guerra mondiale all’inizio dei’70 vi fu una pax farcita di grosse conquiste sociali, ma qualcuno che aveva (ed ha ancora) la bandiera a stelle e strisce si accorse, coi fidi alleati, che quell’architettura non gli avrebbe più permesso di aumentare oltremisura gli affari (che già facevano, ma non erano abbastanza).
Chicago boys, studio di teorie economiche in laboratorio, approccio ed applicazione da far impallidire l’idealismo tedesco, cinismo machiavellico: benvenuti nella seconda fase, quella del neo-liberismo.
Reagan e la Thatcher furono gli interpreti investiti dell’onore di essere i sovrani del neo-liberismo e loro non si tirarono certo indietro.
L’inizio fu volutamente inebriante in quegli scoppiettanti anni Ottanta, appositamente costruiti per non pensare e per non far vedere il retro della medaglia sulla quale si iniziavano ad incidere i precetti quali lo sfascio del welfare ed i capitali liberi di girare per il Mondo (con gli uomini a corrergli appresso), con la finanza che prendeva il posto della religione in un passaggio di consegne fra monoteismi.
Con qualche timida crisi, durata al massimo un colpo di tosse, si arriva ai primissimi ’90 e nel frattempo si sono tutti convertiti al nuovo pensiero dominante ed eccoci entrati nella fase attuale, che come precisa ogni volta il Professor Cassinadri, è quella dell’ordo-liberismo (ovvero ordine liberista): globalizzazione a go go, intensificazione della mondializzazione, crisi finanziarie create ad hoc, disastri curati da chi li ha creati, una società sempre più liquida guidata sempre più da entità astratte.
Il sistema non è nemmeno da mettere in discussione, solo che prima i profeti, gli esegeti e gli attori erano dichiaratamente liberisti, mentre oggi si sono travestiti da progressisti e tante altre maschere.
Un perfido mix fra il divide et impera e il trompe l’oeil.
Ma in concreto, molto in concreto, cos’è il liberismo?

La distruzione delle piccole comunità è il liberismo.
La distruzione delle piccole imprese è il liberismo.
La distruzione di tutto ciò che è piccolo è il liberismo.
La distruzione di usi, abitudini e tradizioni è il liberismo.
La demonizzazione di tutto ciò che è pubblico e collettivo è il liberismo.
L’eliminazione del concetto di interesse comune è il liberismo.
Screditare tutto ciò che si rifà al passato è il liberismo.
Le crisi finanziarie create ad hoc per poter attuare manovre draconiane è il liberismo.
Mentire sulle teorie economiche è il liberismo.
Mentire su cause e rimedi delle crisi è il liberismo.
Le riforme di cui ha bisogno il nostro Paese sono il liberismo.
Le balle e le vigliaccate per far passare le riforme sono il liberismo.
Il way of american life è il liberismo.
L’Euro è il liberismo.
Il ci vuole più Europa è il liberismo.
Il ce lo chiede l’Europa è il liberismo.
Il ce lo chiedono i mercati è il liberismo.
Lo spread è il liberismo.
La situazione in Grecia è il liberismo.
I trattati sul commercio internazionale sono il liberismo.
La globalizzazione è il liberismo.
I mercati finanziari sono il liberismo.
Il potere dei mercati finanziari è il liberismo.
L’eliminazione di tutte le autonomie è il liberismo.
La chiusura del punto nascite a Castelnovo è il liberismo.
La riduzione dei posti letto e di altri reparti iniziata anni fa a Castelnovo è il liberismo.
Le chiusure di reparti in altri ospedali d’Italia è il liberismo.
La sanità fonte di ricavi è il liberismo.
Fra sette mesi con la mutua e domani a pagamento è il liberismo.
La sanità americana a pagamento è il liberismo.
La sanità americana dove un gesso ad un polso costa 20.000 $ è il liberismo.
La sanità americana dove se stai morendo ma sei senza assicurazione nessuno ti caga, è il liberismo.
Operare pazienti senza motivo è il liberismo.
I pesticidi negli alimenti sono il liberismo.
Gli ormoni negli alimenti sono il liberismo.
I pesticidi e gli ormoni messi volutamente negli alimenti sono il liberismo.
Anche negli alimenti dei bambini è il liberismo.
Far mangiare della merda pur di guadagnare è il liberismo.
Avvelenare pur di guadagnare è il liberismo.
Il latte ed i suini importati dall’estero sono il liberismo.
La frutta e la verdura distrutte per poi acquistarle da altri Stati sono il liberismo.
I tagli alla scuola pubblica sono il liberismo.
I contemporanei incentivi alla scuola privata sono il liberismo.
La scuola pubblica scadente per molti e quella privata eccellente per pochi è il liberismo.
La demonizzazione della cultura è il liberismo.
Rincoglionire la gente con luccicanti cazzate è il liberismo.
Lobotomizzare la gente con la tecnologia è il liberismo.
Inneggiare ad una società senza radici è il liberismo.
Gli edulcorati neologismi inglesi sono il liberismo.
L’eliminazione delle lingue nazionali e dei dialetti è il liberismo.
Le pensioni da fame sono il liberismo.
La pensione che non ci daranno è il liberismo.
L’azienda che de-localizza è il liberismo
Un ragazzo precario è il liberismo.
Un cinquantenne precario è il liberismo.
L’insegnante pubblico precario è il liberismo.
Rendere tutto precario è il liberismo.
Gli esodati sono il liberismo.
La disoccupazione creata appositamente per ridurre i salari è il liberismo.
Far passare la voglia di lavorare è il liberismo.
Il debito pubblico creato appositamente per destabilizzare il welfare è il liberismo.
La demonizzazione del posto fisso è il liberismo.
La fine del posto fisso è il liberismo.
Le guerre chiamate in mille altri modi sono il liberismo.
L’immigrazione selvaggia è il liberismo.
Servirsi degli immigrati per togliere i diritti a tutti è il liberismo.
Lo sfruttamento dei paesi poveri è il liberismo.
Voler far diventare poveri altri paesi è il liberismo.
Il produci consuma crepa è il liberismo.
Far girare le merci, il capitale e le persone come trottole è il liberismo.
Rendere tutti apolidi è il liberismo.
Vedere l’uomo come il mezzo per produrre è il liberismo.
La massimizzazione del profitto è il liberismo.
Le multinazionali sono il liberismo.
I metodi delle multinazionali sono il liberismo.
Gli effetti delle multinazionali sono il liberismo.
Privatizzare tutto è il liberismo.
Privatizzare anche l’acqua è il liberismo.
Privatizzare impoverendo il privato è il liberismo.
Trattare l’uomo alla mercé dell’oggetto che produce è il liberismo.
Togliere la sovranità è il liberismo.
Togliere l’indipendenza è il liberismo.
Togliere la dignità è il liberismo.
Inneggiare all’uomo usa e getta è il liberismo.
Basta che si guadagni è il liberismo.
I servizi pubblici non possono essere in rimessa è il liberismo.
Il più bravo è chi guadagna di più è il liberismo.
Il cinismo come costante è il liberismo.
Mettere uno contro l’altro è il liberismo.
La guerra fra i poveri è il liberismo.
Togliere i diritti uno alla volta è il liberismo.
Togliere i diritti e farti sentire in colpa perché finora li hai avuti è il liberismo.
Il fumo negli occhi di certi diritti per toglierne altri è il liberismo.
La manipolazione della realtà è il liberismo.
Far credere sempre alla versione ufficiale è il liberismo.
Creare una cittadinanza allineata al pensiero unico è il liberismo.
Solleticare gli istinti più biechi è il liberismo.
Ignorare la pietà è il liberismo.
Creare disagio sociale è il liberismo.
Rendere la società liquida è il liberismo.
Creare una società esasperata è il liberismo.
Creare fratture sociali è il liberismo.
Cancellare la storia senza nemmeno riscriverne un altra è il liberismo.
La plutocrazia è il liberismo.
Lo sfruttamento delle persone è il liberismo.
Il disprezzo per il debole è il liberismo.
Il disprezzo per il povero è il liberismo.
Il disprezzo per il perdente è il liberismo.
L’ossessione per il successo è il liberismo.
L’ossessione per la ricchezza è il liberismo.
L’invenzione di nuove classi sociali è il liberismo.
Creare disparità disuguaglianze sociali è il liberismo.
La discriminazione di classe è il liberismo.
L’annientamento intellettuale è il liberismo.
Soffocare il libero pensiero è il liberismo.
Rendere reietti i dissidenti del pensiero unico è il liberismo.
Spacciare la spersonalizzazione per individualismo è il liberismo.
Fottersene dell’ambiente in cui viviamo è il liberismo.
Produrre per consumare è il liberismo.
Sobillare una vita di facili guadagni è il liberismo.
Far sentire in colpa il povero è il liberismo.
Costringere tutti ad essere imprenditori di se stessi è il liberismo.
Costringere la gente ad emigrare è il liberismo.
Attirare con l’inganno i migranti è il liberismo.
Non avere regole è il liberismo.
L’utero in affitto è il liberismo.
Eliminare le parole equità,sociale, morale e coscienza, merito è il liberismo.
Far soffrire le persone pontificando che è colpa loro è il liberismo.
Prima il soldo poi il soldo è liberismo.
Il soldo che deve generare altro soldo è il liberismo.
Il soldo nelle mani di pochissimi è il liberismo.
La creazione di un cinismo preistorico nel tempo moderno è il liberismo.
Trovare il modo per impoverire i poveri è il liberismo.
Trovare il modo per arricchire i ricchi è il liberismo.
Far credere ai poveri che si stiano arricchendo è il liberismo.
Far credere ai poveri che un giorno si arricchiranno è il liberismo.
Far tornare l’epoca della schiavitù è il liberismo.
Far invocare le catene agli schiavi è il liberismo.
Farsi sostenere dalla parte che si massacra è il liberismo.
Illudere i sudditi che diventeranno sovrani è il liberismo.
Non si può tornare indietro è il liberismo.
Non c’è alternativa a questo sistema è il liberismo.
Illudere che tutto sia possibile e raggiungibile è il liberismo.                                        
Una mano che ti impoverisce e l’altra che ti tenta è il liberismo.
Sradicare l’uomo dal suo territorio senza più dargli una dimora è il liberismo.
Far rimanere le persone in uno stato perenne d’ansia è il liberismo.
Eccitare per nascondere è il liberismo.
Curare il profitto e non il malato è il liberismo.
Fare affari solo col privato, ma chiedendo aiuto allo Stato quando va male è il liberismo.
Fare affari solo con certi privati escludendo tutti gli altri privati è il liberismo.
Ripetere sempre a pappagallo i mantra sulla crescita, sulla competitività, sui sacrifici, sugli investimenti dall’estero e sulle sfide internazionali è il liberismo.
Spremere le persone come limoni e ringraziandoli con un calcio nel culo è il liberismo.
Spaventare col sicuro e rassicurare col pericoloso è il liberismo.
Illudere poi annientare è il liberismo.
Creare finti bisogni è il liberismo.
Soffocare i reali bisogni è il liberismo.
Vivere pensando solo il PIL è il liberismo.
Favorire sempre il grosso e massacrare sempre il piccolo è il liberismo.
Lo smantellamento dello stato sociale è il liberismo.
La macelleria sociale è il liberismo.
I ricchi sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri è il liberismo.

Compreso il liberismo si può passare a parlare dei liberisti.
Un’associazione di idee non così scontata, come vedrete.

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Maddecheao!

25 Mar

Eccola la nostra famigliola, un archetipo che lambisce più lo spot pubblicitario che il concetto arcaico di famiglia: mamma dai tratti gentili, sorriso luminoso, che deve infondere dinamismo ma anche arrapare un pò; papà dal viso rassicurante, uno che non sembra incazzarsi mai nonostante i mille impegni, e poi i bambini; oh,in ‘ste famiglie sono sempre maschio e femmina e biondo camomilla.
(Boh, che shampo useranno poi…)
Solo il cane non c’è, se no il quadretto sarebbe perfetto, ma solo perché è uscito a farsi una pignatta di cazzi suoi, povera bestiola ne ha bisogno, lunedì prossimo l’aspetta la prima seduta dallo psicologo per i canidi.
Depressione, si vocifera, la sua razza ne è predisposta.
In compenso c’è il nonno, anche se il suo tasso di partecipazione è paragonabile a quello di Edmundo alla causa viola durante il Carnevale ’99.
O così almeno sembra.
Non capita spesso che la famiglia sia riunita, difatti per l’occasione il papà sta leggendo fervidamente una rivista finanziaria, di quelle che non azzeccherà nemmeno una delle sue previsioni, cioè come tutte; la mamma sta guardando una roba inutile alla Tv ma è indecisa se cambiare e seguire una cagata colossale su un altro canale sempre a pagamento; il bambino è immerso nel suo videogame e la bambina è ipnotizzata sia dalla (seconda) televisione sia dal suo tablet, praticamente sembra un’epilettica inebetita, ma alla fine il tablet avrà la meglio e se la inghiottirà.
Il nonno dopo alcuni tentativi di fare qualcosa tutti assieme – efficace come vendere la braciola di maiale in Arabia Saudita – si è appisolato, attività decisamente più appagante in quel focolare.
La mamma nel suo zapping ossessivo-compulsivo arriva ad un programma d’inchiesta (esistono ancora) che a lei non suscita una grandissima reazione (d’altronde affronta temi scottanti) ma che ha il merito di risvegliare dal torpore il maschietto, segno che la lobotomia alla quale si era sottoposto è ancora interrompibile.
Lui difatti con la spigliata petulante naturalezza dei bambini chiede come mai lo Stato non possa stanziare fondi per i terremotati (che a lui sembrerebbe doveroso) e perché debba chiudere degli ospedali (che a lui sembra crudele).
Giusto il tempo di deglutire e rincara la dose con un suo particolare collegamento “E poi perché a scuola gli insegnanti ci dicono che non ci sono più soldi e ci fanno portare da casa anche la carta igienica?”
Il papà, fresco di lettura-studi, prende la parola col piglio di chi vuole educare ed erudire, chiosando uno stentoreo “Perché ce lo chiede l’Europa”.
Il bambino dopo lo sforzo a lui non congenito non se la sente di controbattere anche perché quella risposta l’ha sentita tante volte nei grandi ed il dubbio che non sia opportuno replicare gli viene, anche se la convinzione non capeggia in lui.
Il servizio alla TV intanto prosegue ed anche la bambina lancia un segnale di presenza delle sue sinapsi (evento non così scontato visto il suo recente doppio elettroshock) domandando il motivo per cui le aziende italiane siano costrette a trasferire all’estero la produzione o a chiudere costringendo le persone ad andarsene.
Lei non vuole perdere le sue amiche per questi motivi.
Stavolta è la mamma a prendere la parola, non vuole essere da meno nell’elargire banalità.
“Sono logiche di mercato, vero caro?” volgendo uno sguardo per catturare l’assenso del marito.
Logiche di mercato legate alla competitività ed al rapporto fra i ricavi ed costi che deve essere sostenibile, aggiunge pedante lui.
Non contento “Il Mondo in pochi anni ha accelerato alla velocità della luce e dobbiamo raccogliere queste nuove sfide, non temerle”.
La bimba, avendo compreso un decimo di quanto asserito dai genitori, si trova in quel limbo in cui non sa se rispondere con veemenza, stare zitta crogiolando i primi istinti di ribellione o lagnarsi dicendo Non è giusto alla risposta-supercazzola.
E’ lo stesso tempo che si interpone fra la botta ed il picco di dolore riveniente.
“Ma papà, che risposta è???” esclama esigente la piccola.
Non sempre chi dorme non piglia pesci, oppure dipende da come dorme.
Fatto sta che è il nonno a rispondere alla nipotina, lui che evidentemente ha seguito attentamente tutto lo strampalato tentativo di maieutica messo in atto dai genitori.
To ‘o dico io: na risposta der cazzo, ecco che è!
Un appoggio morbido.
Che prosegue.
Macche state a ciancicà?Maddecheao!!!’A loggica e ‘a sostenibbilità der mercato provate a magnalle!E dopo provate a spigne a vede che ce viè fuori! Ch’e vostre fregnacce nun rovinate li pupi, voi ormai ‘n ve se caga più niscuno, ma a ste du creature nun je fate er lavaggio der cervello, li mortacci vostra!
Il nonno non era così vispo dal 1988.
O dalla sua ultima erezione.
Che risale al 1988.
Uno dei due esterrefatti genitori abbozza un “Ma…”, solo che viene travolto da quel fiume in piena.
E mme sento dì: Ce lo chiede l’Europa?Si ce lo chiede vor di che c’ha ‘a voce, che è, na persona?Che cazzo è st’Europa?Eurpoa ‘n par de cojoni!Mo ‘a chiamo pur’io si c’ho bisogno: Europa, pijo 900 Euro de pensione e me servono ‘e medicine, damme quarcosa!Europa, me devo fa n’ecografia ma er Cuppe dice che ce vojiono 8 mesi o mezza capoccia, damme li sordi…Vedemo se me risponne…
Ancora.
Io conosco er macellaro, er fruttarolo, er dottò, er cravattaro, a Madama e ca mignotta che batteva qui sotto, ecco si c’hai ‘bbisogno loro li puoi da chiamà, epprova te a chiamà l’Europa
I due fratellini sono alla sesta ola più tuffo carpiato dal comò al divano, paparino e mammina invece annaspano inesorabilmente e quasi rimpiccioliscono.
Mo sai che faccio, vado en giro pe’ mmondo a chiede de damme quello, de fà querrarto e je dico che sò obbrigati sò, che ce ‘o chiede sta ceppa de cazzo, vojo provà…
Non ancora pienamente soddisfatto l’ultra ottuagenario sovversivo chiude con un finale che riesce ad essere teatrale e filosofico.
A fii ‘bbelli, ve state a ingrifà pé na cosa che ve sta a rovinà, me sembrate er cane de Mustafà, quello che ce l’aveva ‘nder culo e diceva che stava a scopà…
I due bimbi hanno trovato il loro nuovo idolo, i genitori invece stanno sfogliando nervosamente la rivista in cerca di argomntazioni per smentire quelle empie frasi pronunziate da un classico populista oltranzista.
E sfoglieranno per un bel pò.

Liberismo e barbarie

18 Mar

(Articolo scritto grazie al contributo di Daniele Cassinadri e Cristian Martinelli)

 

Solo gli occhi degli stolti e dei disinformati (tipologie che possono anche coincidere) non riescono a vedere che la situazione economica attuale è tutto fuorché casuale e che è possibile individuare le cause ed i rimedi, con la sola penitenza di essere riempiti di epiteti quali gufo, disfattista, populista, fino a terminare l’empia lista.
Ma quelli che non vogliono annegare nel mare magnum del pensiero unico e sentono di dover sfidarne le onde e le correnti, dovranno allargare gli orizzonti facendo propria la tesi per cui un fenomeno – anche questo, che è di stampo prettamente economico – non si può affrontare solo con argomentazioni ed approcci endogeni alla categoria.
Cercare un colpevole – e qui c’è, si chiama neo-liberismo con tutte le applicazioni al seguito – non dev’essere un alibi da tenere nel taschino pronto uso e non deve nemmeno esimerci da quelle attività tanto imprescindibili quanto faticose che sono l’autodiagnosi e l’osservazione attiva e critica di ciò che ci circonda.

E’ vero, un pezzetto alla volta ci stanno rubando il futuro, deflagrando i diritti che altri avevano ottenuto e riportando i rapporti di forza a livelli ottocenteschi (se non più addietro) ma di contraltare (e per una contraddizione insita nell’economia moderna) agli oppressi – che sono sfruttati, bistrattati, umiliati, derisi, calpestati e malpagati – manca uno spirito di sacrificio.
Non a tutti, non a tutti nello stesso modo, diciamo in media, più una certa deviazione standard.
E gli oppressi mica devono essere ricercati solo fra gli indigenti senza un tetto ed un lavoro, no signore, ma anche fra coloro che credono di aver migliorato la propria condizione, ma solo perché del loro praticello ammirano i fili d’erba, senza nemmeno alzare lo sguardo a vedere l’aria che li sovrasta di che colore è.
Gli oppressi siamo tanti e se, oniricamente, dipendesse solo dalla nostra volontà, dalla nostra abnegazione, dalla nostra disponibilità a rinunciare a qualcosa oggi con la certezza di costruire delle solide e durature basi per il domani, sapremmo uscire da questa palude e virare verso lidi più favorevoli?
Non ne sono così convinto.
Per diversi motivi.
Il primo: l’attuale architettura economica, dopo l’infatuazione del rodaggio e ed un senso iniziale di ebbra onnipotenza, porta alla disillusione, all’annientamento, all’alienazione, al nichilismo; sbattersi oggi (da dipendente, da artigiano, anche da imprenditore) ha qualcosa in comune con la fatica di Sisifo.
In quest’ingranaggio che si auto-genera e che non sembra ammettere granelli di sabbia al suo interno,un impegno indefesso può apparire a più d’uno come un assist al carnefice-capitale, che irrobustisce la fonte dei mali e lascia solo le briciole.
Si potrebbe controbattere articolando ragionevoli motivazioni, ma le istanze portate a corredo della loro idea non sarebbero da meno.
Si parte da un autodifesa, dal concetto di resilienza e resistenza ad un mostro economico, ma l’effetto collaterale è di perdere del mordente, quella spinta rutilante che aiuta a sverniciare i problemi, quel sano rimboccarsi le maniche spendibile in tutte le pieghe della vita.
Secondo motivo: avere vissuto l’adolescenza in anni comodi ha idealmente formato una bambagia fra noi ed il mondo, un cuscinetto che ha ammorbidito le sconnessioni, sì, ma anche il carattere.
Adesso ognuno di voi penserà ad uno o più comportamenti che lo esenti dall’ultima affermazione, ovviamente il culo se lo fanno in tanti, ma se i nostri genitori 50 anni fa fossero stati proiettati nei giorni giorni patirebbero meno la crisi e l’affronterebbero con un piglio differente, forse perché impermeabili alle trappole di oggi, loro che videro davvero la miseria.
Per non parlare se noi finissimo sparati dritti nel dopoguerra…
I nostri genitori, conoscendo di persona la fatica, hanno cercato di evitarcela sognando per noi lavori di concetto più che di braccia, amorevoli pensieri che sommati al contesto hanno generato in noi aspettative un pò pretenziose e quantomeno rigide.
Ci siamo adagiati sopra un sistema che non ci sta cullando.
Infine, c’è una fetta di gente che abbraccia un’intera generazione che ancora non si è ripresa dalla sbornia dell’epoca Jerry Calà (cit.), periodo che sarebbe stato ottimo come suppellettile ma che qualcuno ne ha fatto l’architrave della propria vita.
Se allora contestare quell’american way of life era arduo, oggi il bisogno di un ritorno alla sobrietà (o comunque ad una bramosia sostenibile) dovrebbe attecchire più facilmente, ma così non è, anche perché la potenza di fuoco di quell’apparato ha raggiunto nel frattempo livelli inverosimili.
Come tutti i monoteismi anche il consumismo con le sue sovrastrutture copre di opacità ciò che gli è avverso ed illumina con un irresistibile riverbero i precetti e le chiavi di volta per diffondere la propria dottrina.
Crea il bisogno inutile, rende improrogabile il superfluo ed essenziale l’apparenza, inculca il mantra del tutto e subito, mantiene una crescente tensione per evitare di programmare e progettare il futuro con raziocinio, incita a vivere come se non ci fosse domani, un’ottima scusa per gonfiare (oggi) la tasca di dietro del sistema dominante.
L’apparire sempre fighini e vincenti sta facendo perdere il senso della vergogna, o magari l’ha celata fra tatuaggi e taccate tamarre alla moda.
Proprio un esegeta di quel sistema affermò che non esistono pasti gratuiti, noi più che seguire guru di successo (quindi alla mercè del potere) o teorie riformiste (alla mercé pure loro) che di pasti ce ne vogliono vendere 10 al giorno, dovremmo riprendere qualche insegnamento della civiltà contadina e scoprire come delle ricette in apparenza inattuali non siano necessariamente scadute e che gli antidoti non sempre debbano essere prescritti, a volte è ammesso un salvifico fai da te.

No, non si tratta di cadere nella trappola ordo-liberista e calvinista di far sentire in colpa la vittima facendole credere che l’unica redenzione per un popolo dipinto come corrotto e prodigo di una nazione indebitata sia la cessione di sovranità e la sottomissione agli integerrimi tedeschi di Germania.
O si fa la fine dello schiavo che invoca la frusta.
Ma in quest’epoca subdola – dove l’opulenza si mischia al pauperismo e discernere l’una dall’altro è già di per sè una sfida – c’è bisogno che ognuno si riappropri con vigore di se stesso cacciando i troppi invasori che ci occupano alleandosi l’uno con l’altro.
Visto che ad essere nella medesima situazione siamo la maggioranza.

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https://andareoltre.blog/2017/08/11/liberismo-cosa/

Tra il dire e il fare

7 Gen

In una città di oltre centomila anime due persone potrebbero non incontrarsi mai e rimanere perfette sconosciute.
Anche le loro idee potrebbero rimanere equidistanti.
Oppure no, potrebbero incrociarsi ed arrivare a sovrapporsi.
Per farlo avrebbero bisogno solo di un piccolo aiuto.
Ecco, magari l’astratto dovrebbe semplicemente avvicinarsi al concreto.

Tomas è un operaio, figlio di operai, e si definisce di destra.
Non che sia invischiato in faccende di partiti o manifestazioni, ma se lui andasse al potere (ognuno di noi è andato al potere almeno una volta nel proprio immaginario) saprebbe come dare una bella sistemata alla nazione.
Ci vuole più ordine in giro, cazzo.
Più rispetto delle regole, più pene per chi delinque.
E ognuno deve essere padrone di decidere a casa propria.
Questo pensa Tomas.
E tutti i torti forse non ce li ha.
Ma sarebbe troppo semplice se la questione si esaurisse lì.
Tomas è a conoscenza di qualche effetto collaterale del fascismo (qualcuno, perché oltre quel livello l’inibitore di onestà intellettuale che è in lui impedisce lo step successivo), ma almeno a quei tempi certi episodi non solo non capitavano, ma neanche se li immaginavano.
Così, per sintetizzare il Tomas-pensiero.
Ma Tomas non è un camerata didascalico intriso di fanatismo che va in pellegrinaggio a Predappio, assolutamente.
Gli piace divertirsi, conoscere gente nuova, fare le sue bisbocce, ama molto viaggiare Tomas ed è un tipo spontaneamente empatico.
Ma quando sente qualcuno che si confà a quei precetti lì sopra (e lui con l’occhio lungo scruta la situazione che invece c’è là fuori), beh, ne è attratto e senza conoscere i meccanismi dell’appartenenza intuisce che l’oratore ha toccato proprio le corde giuste.
E tutte in fila.
Sull’immigrazione Tomas è durissimo, pensa che sia la causa di tutti i problemi attuali anche se non ha mai provato veramente ad analizzare il fenomeno a fondo: perché esiste, chi la fomenta, che meccanismi vuole scatenare, che situazioni vuole scardinare, a chi giova.
Non gli serve, quando qualcuno dissente lui ha pronti i suoi personali casi di vita vissuta che corroborano la sua, di tesi.
Una prova provata di cui lui è il Pubblico Ministero, l’Avvocato ed il Giudice.

Pietro invece lavora in un’associazione di volontariato e tanto per formazione quanto per inclinazione si è sempre poggiato sulla tolleranza rigettando qualsiasi forma di xenofobia e discriminazione.
Si vivrebbe meglio se aprissimo le porte, i cuori e i portafogli ai più deboli e rispettassimo anche chi è diverso da noi.
Per sommi capi ecco un riassunto del suo credo.
Difficile contraddirlo.
Ma sarebbe troppo semplice se la questione si esaurisse lì.
Si è sempre immolato alla causa dei migranti perché ha identificato in loro la parte più vulnerabile e bistrattata della società.
Storia alla mano, dal colonialismo in poi, Pietro è convinto che la parte debole da tutelare siano loro.
Un anti-razzista militante, che ha analizzato e studiato il fenomeno a fondo.
Ma da un solo punto di vista che come una calamita gli ha condizionato la rotta.
Non sappiamo se Pietro, nella società globalizzata del Terzo millennio, abbia mai vagliato nuove ipotesi o esteso il suo pensiero.
Difficilmente ne avrà sentito il bisogno, lui crede di brandire convinzioni inoppugnabili.
E’ una persona brillante Pietro, di quelle che non sembrano avere nulla fuori posto.
Talmente corretto nelle risposte e nei comportamenti che a volte le sue stesse azioni paiono dover seguire un copione di buone maniere.
Fin da ragazzo ha avuto la strada spianata, lui il Mondo l’ha osservato sempre da una posizione propizia e vissuto con un atteggiamento irreprensibile.
Da quell’angolazione il suo logos si è compiaciuto, ha trovato conferme, si è auto-generato.
Mettere qualcosa in discussione in quel vellutato architrave è un’ipotesi da non contemplare anche per chi si dichiara un progressista (e tante altre cose).
O forse proprio perché si dichiara un progressista (e tante altre cose).
E a cambiare quel piedistallo quindi non ci ha mai pensato.
Lui no, ma siccome c’è chi può farlo per noi (e non avvisa e manco chiede un parere, figuriamoci un permesso) ecco che Pietro dopo il matrimonio – da cui ha recentemente avuto una bella bimba – si è dovuto trasferire in un altro quartiere.
Un pò la crisi economica, un pò la bolla immobiliare, un pò quel che volete voi ed ecco che quell’angolo di città si è trasformato in quelle che i telegiornali chiamano “zone difficili”.
Ma solo perché non possono (e neanche vogliono) definirle come “zone di merda”.
Perché tali sono: di tutto quello che può far precipitare la qualità della vita, lì statene certi che non manca (quasi) nulla.
Una sfavillante boutique del degrado perennemente aperta.
E che piaccia o no la differenza fra il prima ed il dopo si chiama immigrazione selvaggia.

Alla mensa dell’azienda di Tomas hanno assunto una ragazza marocchina.
Ci sono delle bellezze femminili volgari, altre ridondanti, eccessive, che urlano loro stesse finendo per imbruttirsi; la sua no, è di una finezza aulica che quando la incroci qualcosa viene sparigliato per il motivo opposto.
La tipa sa indossare la propria avvenenza, che potrebbe far osare di più, ma lei si affida al decoro e ad una semplicità che la rendono egualmente ineffabile, seppur lontana dai recenti canoni che hanno a paradigma veline&soubrette.
Non porta il burka, a differenza della madre che saltuariamente la viene ad accompagnare.
“Con tutti i disoccupati italiani che abbiamo c’era da prendere una marocchina.Avanti pure…”.
Ecco la prima, personale ed intima riflessione di Tomas su di lei.
Può darsi che pensi in particolare a sua cugina, a spasso da quattro lunghi anni nonostante la domanda l’abbia inoltrata anche lei, da un bel pò e non solo lì.
Ma la nuova arrivata inizia a conturbare Tomas.
Se ne sono accorti anche i suoi amici che subito lo sferzano tra conversioni all’Islam, pellegrinaggi a La Mecca e bambini di nome Mohamed ed Abdullah (ognuno ha il proprio modo di andare oltre).
Tomas, piccato quanto basta, se la prende in verità più con se stesso che con loro, perché il suo mansionario non prevede un’ipotesi così ignominiosa.
Tutti i giorni le scruta – quasi le analizza – il culo, e poi borbotta a bassa voce (ma cercando di farsi sentire) volgarità degne di un commilitone da film.
Tomas ha un solo obiettivo, scoparla, e parlando da solo ripete che la cosa deve finire lì, sia chiaro.
Sempre più concupito, dopo ogni apprezzamento fa partire regolarmente un insulto, acido come solo quelli gratuiti sanno essere.
“Andrebbe bene chiavata, la stronza!”
L’offesa serve a scaricare la colpa sulla ragazza.
La colpa di piacergli nonostante l’empio status di marocchina.
Capita quando una convinzione è talmente cementata nel cervello da respingere il ragionamento e i sentimenti.
Per attirare l’attenzione Tomas si traveste da moderato di ampie vedute, evita come uno slalomista certi argomenti spinosi (spinosi soprattutto per lui), il resto lo fa il suo bell’aspetto ed un savoir faire da vitellone (che succhia però dall’heritage di movimenti meno intransigenti rispetto a quelli portati a paradigma da Tomas).
Se qualcuno osservasse il susseguirsi dei suoi atteggiamenti potrebbe malignamente sferzare Tomas asserendo che la falsità e l’opportunismo non capeggiano solamente fra i venditori nei suk.
Tomas si atteggia da un personaggio di comodo che non c’è, ma quel gioco di ruoli, inizialmente mendace, inizia ad invischiarlo e a far diventare pruriginosi alcuni commenti (non certo illuminati) dei suoi compari.
Per la cronaca identici a quelli proferiti da Tomas fino a ieri l’altro.
Ma incontro dopo incontro il nostro deve recitare sempre meno perché sta bene con la ragazza, nessuno sobbalzerà dalla sedia sapendo che tra i due nasce una relazione.
Solo quando si riunisce al branco rimette in piedi il cerimoniale dell’uomo occidentale spietato che esce con la magrebina solo per castigarla: un pò per il gusto di zittire i petulanti amici un pò per far risalire le sue quotazioni nell’ambiente, ultimamente affievolite.
All’inizio è palesemente in imbarazzo solo quando incontra i suoi amici in compagnia di lei, combattuto fra la protezione (e l’attenzione) che un uomo deve riservare alla propria donna e l’iconografia duropurista da mantenere ed alimentare, ma non tarda molto a superare questi vetusti blocchi mentali.
L’amore può accecare ma anche aprire la mente più di un corso intensivo di filosofia alla Normale di Pisa.
Tomas per ovvie ragioni inizia a frequentare anche il fratello della tipa: personaggio edotto ma popolare, coinvolgente senza lambire la propaganda nonché abile oratore, astutamente gli fa annusare le affinità tra le due culture imperniate sul senso di appartenenza ed identità.
Ora l’animo di Tomas si è equiparato al suo comportamento, ma nella sua palingenesi non si è mica ritrovato boldriniano, o parleremmo di conversione e straniamento.
Semplicemente, alcuni dei suoi storici capisaldi adesso riesce serenamente a divulgarli alla morosa trovando peraltro diffuso consenso, ma quei pregiudizi avventati e quel partire dal risultato per poi costruirci sopra un pensiero (unico) li ha buttati nel cesso tirando anche l’acqua.
A quanto pare le qualità che esaltava come patrimonio dei nostrani fanno capolino anche ai nativi di altre latitudini.
Nel frattempo il Mondo non si è fermato per vedere la metamorfosi dell’ex intollerante Tomas e purtroppo non si è fermata nemmeno la malattia del padre.
Tomas non ha perso l’abitudine di trovare sempre un colpevole per tutto, solo che stavolta dargli torto è affar duro: il colpevole c’è e si chiama fabbrica.
Tra i parenti (non un infinità, ma nemmeno quattro gatti), tra gli ex colleghi (che sembravano così tanti) e tra la compagnia del bar (che si conferma una compagnia da bar) i più assidui assistenti al papà risultano i familiari della ragazza (marocchina).
Per Tomas è insieme una carezza – piacevole ed unica come solo quella che proviene dal tuo amore può essere – ed un sonoro cazzotto, un altro colpo da KO che rende parte delle sue preistoriche credenze più affossate che traballanti e lo costringe ulteriormente a quell’inutile, imprescindibile e devastante pratica dei rimorsi e dei “Se l’avessi capito prima”.
Attività oltremodo caustica, che permette finalmente a Tomas di leggere gli avvenimenti e non di subirli e che lo porta a modificare il tiro e a indirizzare il suo livore contro qualcosa che ancora non sa identificare, ma che lui intuisce essere il responsabile di questa guerra fra poveri, di cui l’immigrazione rappresenta l’artiglieria pesante.
Tomas vede ora l’immigrazione come il modo per rendere l’essere umano inerte e diluito e dannatamente manovrabile.
Oggi riguarda certe popolazioni, Tomas teme che a breve possa capitare alla sua.

Scippi, furti, risse, spaccio, sporcizia, aggressioni, stupri: l’inciviltà e la delinquenza hanno preso residenza nel quartiere assieme ai nuovi arrivati stranieri, e con esse la paura.
I nervi sono a fior di pelle: toccati da cotanta abiezione gli storici abitanti sono come bestie vessate nella loro tana che vorrebbero tanto mostrare i canini e la bava ma hanno ancora troppo da perdere.
E la situazione non fa che peggiorare.
Il focolare, la casa, il quartiere, non sono altro che proiezioni di ataviche esigenze del proprio io, che in queste abbiette condizioni viene minato.
Se c’è una cosa che manda in tilt è sentirsi impotenti nel proprio territorio, vederselo depredato, assistere al dissolvimento di quello che avevi prima sognato e poi (tutto od in parte) realizzato.
Pietro non si è mai sottratto a far la conoscenza di situazioni difficili, al contrario, ne è sempre stato attratto e ci ha condito la propria iconografia asserendo che tutti dovremmo vederle prima di giudicare.
Ma non ha mai sperato che sua figlia ci crescesse in mezzo.
Pietro non riesce a pronunciare ad alta voce (e nemmeno sussurrarlo alla coscienza) che un’immigrazione incontrollata procura sicuri disastri, per timore che quei pensieri sconfessino la dottrina a cui si è anchilosato.
Pietro ha paura di quella che ancora (per poco) giudica la suburra di ogni essere umano, lui che si sente ontologicamente differente da chi si accontenta di accusare il migrante solo perché differente.
All’evidenza cerca ancora di rispondere col ricettario dei buoni sentimenti.
Predica calma, vuole allontanare affrettati e facili giudizi viscerali che assomigliano a sentenze, in quella polveriera cerca di introdurre l’ingombrante parola comprensione, esorta a non abbandonarsi a biechi istinti e a non cadere nella facile trappola del razzismo.
Ma il primo destinatario della sua omelia è se stesso.
E come tanti, disattende quella predica.
Ricorda un alchimista a cui le formule, una ad una, si stanno pian piano ribellando.
Pietro dopo aver assistito a scene che mai lo avevano coinvolto direttamente (i racconti e le esperienze distaccate sono un altra cosa, diverso quando a testimoniare sono i tuoi occhi e a rimetterci tu ed i tuoi cari) inizia a fare conoscenza con una parte di se che non sapeva esistesse, o forse è quest’ultima che è voluta uscire stanca del soggiorno obbligato in mezzo a retorica, radicalismo chic, accoglienza tout court che hanno solo fortificato il sistema dominante.
Pietro è uno di quelli che aveva sempre tenuto i classici bei discorsi tondi e ragionevoli in cui l’antirazzismo oltranzista era pregno dello stesso peccato che voleva redimere.
E così il modello-Pietro, permeato con tutti i crismi dell’uguaglianza forzata e che pareva edificato con l’antisismica, inizia a sfogliarsi come un castello di sabbia asciugato dal sole.
Pietro impara che si può capire e condannare, essere comprensivi e duri, che la tolleranza contempla anche la fermezza e la critica, quando è proprio il contrario una sintomatologia del razzismo.
Pietro diventa portavoce della circoscrizione, deve andare in mezzo alla gente, a tutta, scopre che quella che una volta apostrofava come xenofobia oggi si può serenamente chiamare autodifesa, che la cattiveria è presente anche nel debole, nell’oppresso, nello sfruttato.
Essere deboli non esenta dall’essere stronzi.
Proprio approfittandosi dell’aurea di debolezza.
L’incedere degli eventi ha fatto da panno che ha tolto l’opacità dalle lenti con cui Pietro ha finora guardato la vita.
Pietro prende coscienza che se le leggi incentivano il crimine quel paese si trasforma in un ricettacolo di delinquenti e che ci sono persone che scelgono di andare proprio in quel paese per farsi beffa della (in)giustizia.
Ammette di essere stato manipolato, lui ed il suo atteggiamento, perché spesso il potere per raggiungere i suoi loschi obiettivi (che vanno sempre raggiunti) da abile parassita si serve dei buoni sentimenti, li sfrutta, li usa a mo di cavalli di Troia.
Pietro comprende altresì che per fare il bene (il bene di tutti, autoctoni ed immigrati) occorre anche il pugno duro e che in tutte le relazioni (o rapporti) i buoni devono essere in due, altrimenti meglio cambiare registro.

Se Tomas e la sua ragazza stiano ancora insieme non è dato a sapersi.
Il matrimonio, la abitudini quotidiane, la convivenza religiosa, l’educazione da dare ai figli: con due culture differenti possono essere ostacoli duri da superare.
Possono, ma non è detto che accada.
Non abbiamo notizie nemmeno dal quartiere di Pietro, e questo potrebbe essere anche un bene.
Forse.
No, Tomas e Pietro non si sono mai conosciuti.
Loro no, ma le loro idee si sono incrociate.
E quasi sovrapposte.

Racconto di pura fantasia, qualsiasi riferimento a fatti o persone è puramente casuale.

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https://shiatsu77.me/2016/04/07/qualche-idiota-al-bar/

Qualche idiota al bar

7 Apr

E’ specialmente al pomeriggio che il bar della piazzetta vorrebbe rinnegare se stesso ed obiettare contro troppi invasori che calcano il suo pavimento, attorcigliano il pensiero e lo fanno evaporare in una nube di fumo.
Che strano, la coscienza che sembra aver abbandonato il genere umano pare ancora pulsare in alcuni luoghi toccati un tempo dalla partecipazione.
Non sappiamo bene perché Roberto fosse lì quel giorno alle 15,30.
Non lo sapeva probabilmente nemmeno lui, sempre più astante senza un perché, che pure in quel bar aveva lasciato un pezzo d’anima, parecchi stipendi e quasi tutta la dotazione di illusioni.
Ma non c’è cosa che appaia più distante che un ricordo svuotato del suo senso.
Accompagnato dalla sua perenne espressione tra il baldanzoso e l’incazzato e col suo inseparabile piumino blu smanicato, entrò nel bar il Picchio.
Come un rabdomante di notizie si diresse subito dalla parata di quotidiani in cerca di un casus belli che in realtà possedeva già.
Ma la cerimonia richiedeva questo passaggio, oramai lo aveva capito pure Ettore, non certo il più ineffabile dei baristi.
Terrorismo, immigrazione, furti, rapine: il terreno era fertile, l’abbrivio non si fece attendere.
“Guarda per colpa di ‘sti qua come ci tocca vivere, oramai non comandiamo più a casa nostra, siamo in balia di pazzi”
I dieci cadaveri ambulanti – inopportunamente scambiati per clienti – in un sussulto improvviso annuirono in maniera sincronizzata, raggiungendo così l’acme della loro vitalità.
Roberto, anche per punire loro, intervenne.
“Per la legge dei grandi numeri capita anche a te di avere ragione”
“Perché, cosa vuoi dire?” in un tono che di amichevole non aveva nulla.
“E’ vero, non comandiamo più a casa nostra.Almeno dal 1945.E di gente pericolosa al Mondo ce n’è parecchia, specie chi ti dovrebbe difendere”
“Ma che cazzo dici?!Ma capisci con chi abbiamo a che fare?!Vedi cosa succede in giro per le nostre città?E hai visto a Parigi e a Bruxelles?Vengono qui fingendosi poveri per poi conquistarci perché non sopportano la nostra libertà”
“Hai fatto un frullato peggiore di quelli che propina lui” – indicando Ettore che stava asciugando lo stesso bicchiere da cinque minuti.
“Ma senti questo…”
“Certo che l’immigrazione è un problema, ma tu vivi di quello.E’ il tuo alibi permanente.Evidentemente l’oracolo con la felpa ti ha ammaestrato bene visto che più in là delle tue scarpe non riesci ad andare.Ti vorrei parlare anche di terrorismo ma l’argomento necessita di qualche collegamento in più e già mi sembri in difficoltà adesso…”
“Io so solo che dobbiamo difendere i nostri valori occidentali, o finisce male” e anche la sua vena del collo rischiava di finire male in considerazioni delle dimensioni che aveva assunto.
“Peccato che i nostri valori, come li chiami tu, anzi, i vostri valori, siano il consumo, la produzione e soprattutto il guadagno ad ogni costo.Ed è per questi nobili valori che esiste l’immigrazione ed il terrorismo da sempre è ampiamente manipolato e strumentalizzato”
“Ci mancavano i massimi sistemi, la faccenda è più semplice ed io saprei come risolverla.Ma certa gente vuole restare al potere ed ha bisogno dei voti di quelli lì” chiosò più rubicondo che mai.
“Sai quant’è che l’Occidente depreda quei paesi delle loro risorse creando il caos?Quelle persone vengono perché il sistema che tu difendi li attrae promettendo loro l’El Dorado oppure li bombarda a casa loro costringendoli a fuggire.Questione di soldi, bello mio.Sempre di soldi.Per creare manodopera a basso costo o manovalanza per la criminalità organizzata”
“Sai cosa c’è? che ci vorrebbe lo zio Benito per rimettere le cose a posto” sentenziò oltremodo soddisfatto e sollevato.
“Ai tempi del ventennio tu saresti stato uno dei primi a prendere delle botte e a subire le loro gentilezze.Fra le 420 colpe del fascismo c’è quella di aver incistato negli italiani la tara genetica di adulare il più arrogante che spara le stronzate più grosse, compie le peggiori angherie distogliendo dalla realtà i suoi servi.E poi ricordati che c’è sempre qualcuno più fascista di te”
“Frega…Io so che noi staremmo bene senza di loro.”
“E allora perché nel tuo cantiere hai chiamato quei muratori extracomunitari?E perché ti fai fare i pompini da quella tipa che non mi sembra né delle Langhe e nemmeno avere un accento mantovano?”
E mentre il barista, col suo sorriso sempre ebete ma perlomeno più consapevole, ripensava alle risposte di Roberto, il Picchio aveva accusato il colpo, ma come insegnavano i suoi maestri quando uno è alle corde occorre buttarla in caciara.
Congedò la folla – che si era irrimediabilmente perduta alla parola alibi– con un nugolo di massime per le grandi occasioni, indubbiamente personali e nondimeno sentite, ma pur sempre delle emerite stronzate.

Puntuale nel suo fancazzismo giornaliero (pure retribuito, malignava qualcuno) fece la sua comparsa Fabio Nascelli, l’estremista dei progressisti, il conformista degli anticonformisti, un alternativo che riusciva a riabilitare certi reazionari.
Anzi, tutta la categoria.
Col Picchio s’incrociò quasi sulla porta del bar per un breve ma intenso trust di cervelli.
Fu una sorta di staffetta fra due esegeti del Pensiero Unico, fra due poli opposti che non si attraggono ma che sono simbioticamente sorretti dal potere dominante.
E viceversa.
Niente favelle, solo un pit-stop di sguardi coi sottotitoli dei reciproci auguri (di morte).
Nascelli portava una barba inutilmente lunga, teneva sottobraccio una simil-rivista (che invece sarebbe stata ottima dopo mangiato) ed un vinile in mano, colonna sonora del suo bisogno di sublimare cultura.
Le mode lui le aveva sempre (in)seguite.
Anche il frigo tatuato Heineken stava facendo il conto alla rovescia alla sua intemerata.
E Fabio Nascelli lo tolse subito dagli impicci.
“Il nostro fuhrer di provincia ha lanciato l’ennesimo allarme immigrati?”
I presenti, anche se erano quei presenti di prima, speravano che a prendere la parola fosse una persona sola.
Roberto non lo guardò neanche in faccia, fece finta di continuare a leggere il giornale che naturalmente si guardava ben di leggere.
“Beh, prova a chiederlo a qualcuno che abita vicino alla stazione”
“Oh bene, quindi col suo proselitismo ha convinto pure te…”
“No, perché ho l’abitudine di ragionare con la mia testa.Dovresti provare anche tu.”
“Allora converrai con me che l’immigrazione è tutt’altro che un problema, anzi è la più grossa opportunità sociale ed economica che abbiamo”
“Sì, la più grossa opportunità per il capitalismo più sfrenato, che sentitamente ringrazia”
“E’ un fenomeno ineluttabile ed il Mondo per fortuna è sempre andato avanti, mai indietro come vorresti tu.Ma nelle tue parole sento odore di disfattismo e razzismo”
“Allora soffri di anosmia.Al Mondo tutti dovremmo avere gli stessi diritti, ma non siamo tutti uguali.Per storia, contesto sociale, esperienze, formazione culturale.E di questo occorre tenerne conto.Catapultare persone con abitudini e stili di vita agli antipodi dai nostri in una società-vortice è quantomeno pericoloso.Per chi arriva e per chi ci abita già”
“E allora resta chiuso nel tuo orticello.Il Mondo sta cambiando!”
“Il Mondo non cambia da solo ma perché esistono i cosiddetti gruppi di pressione che hanno sempre scandito gli eventi in base alla volontà del Potere.Senti, se oltre la metà dei carcerati è straniera, se le condizioni di vita degli immigrati sono spesso indecenti, se quelle dei residenti sono precipitate e se certe zone delle città sono invivibili polveriere pronte a scoppiare evidentemente c’è qualcosa che non va in questa gestione, non ti sembra?”
“Vedi il male solo negli immigrati”
“No, noi di male ne abbiamo abbastanza a casa nostra.Poi certo, essendo il Paese dell’incentivo a delinquere stai sicuro che se uno emigra con l’intento di commettere reati è facile che accampi qui.Come è innegabile che diversi immigrati si comportino qui come mai si sognerebbero a casa loro come non permetterebbero a qualcuno di fare altrettanto sempre a casa loro.E questo è il dettaglio.Poi occorre allargare il campo e scorgere l’insieme.Sai chi sono i razzisti?I razzisti sono quelli che non vedono questa situazione, che è una guerra fra poveri dove le battaglie e la guerra sono vinte dal turbo-liberismo e le vittime sono gli esseri umani, la gente comune.I razzisti sono quelli che si fanno soggiogare dalle teorie del progresso e della crescita economica infinita e scelgono come alibi per la propria coscienza la retorica del sincretismo e dell’accoglienza e si nascondono dietro il paravento del conformismo.I razzisti sono quelli che preferiscono perorare le cause secondarie o financo inutili e di combattere nemici oramai innocui o addirittura estinti.I razzisti sono quelli che non ammettono le differenze fra gli uomini ed omettono le identità per compiacere l’Ufficio Marketing del Sistema dominante che ci vuole tutti allineati.I razzisti sono quelli che appoggiano questo sistema economico e politico.I razzisti sono quelli che sventolano vecchi e nobili ideali che vigliaccamente hanno tradito, perché hanno scelto di stare con il capitale e non con le persone.I razzisti sono quelli come te e come quella testa di cazzo in cui ti sei imbattuto entrando qui.Voi siete le due facce della stessa medaglia, vi siete fatti colpevolmente incasellare dalla stessa longa manus e manco ve ne siete accorti.E siccome tu sei il simulacro dell’impegno sociale, della tolleranza e della libertà, sei doppiamente un figlio di puttana”.
“Sei un becero qualunquista, populista e pure malato di complottismo”
“Troppi complimenti, non credo di meritarli tutti”
Fabio Nascelli, intriso com’era di protagonismo, non seppe rinunciare ad un’uscita di scena tanto ampollosa quanto patetica.
Quasi un condensato della propria vita.
Il barman invece sembrava quasi ringalluzzito.
Ovviamente non era vero, ma in questo suo tentativo di parossismo chiese a Roberto, sicuro di coglierlo in castagna “Si ma quindi tu da che parte stai?”
“Vedi Ettore, tu hai esattamente la clientela che ti meriti: una clientela di merda”
Quel giorno il bar si era proprio divertito.

Racconto di pura fantasia, qualsiasi riferimento a persone, fatti o luoghi é puramente casuale.

Libertà provvisoria

29 Feb

Accodarsi a parlare dell’argomento di cui il mainstream vuole fortemente che si parli non rientra esattamente nel protocollo del libero pensatore.
Difatti è una delle attività predilette dagli elettori del PD.
Sui diritti civili due anni fa – in tempi di pax romana – scrissi questo articolo (http://shiatsu77.me/2013/10/18/mamma-ho-perso-il-papa/) perché mi andava di scriverlo, senza che i tempi fossero dettati da improponibili burattinai.
Ma siccome di famiglia hanno parlato proprio tutti non posso esimermi dal (ri)dire la mia.

Partiamo dalla cronaca.
Ma non l’avete ancora capito che al PD delle cosiddette unioni civili non gliene frega proprio un bel cazzo?
I temi che premono veramente a questa maggioranza (come a tutte le maggioranze del passato) vengono realizzati nello stesso tempo in cui nascono i funghi, cioè dalla sera alla mattina: con i diktat del capo, con la celere e servile risposta della truppa, con le facce combattute della presunta minoranza che vota sempre e comunque come gli ha ordinato il padrone (ma con dissenso, aggiungono loro, puvret…).
E di solito le loro urgenze non coincidono con gli interessi della collettività (mi scuso per il pleonasmo).
Eppure abbiamo assistito a parecchie scenette del genere nel tris di Repubbliche.
E avete ancora dei dubbi sulla trama?
Al PD faceva comodo andare avanti il più possibile con queste merolate, per distogliere l’attenzione da altri casini e da altre patate bollenti (la cui lista è lunga più o meno come l’elenco telefonico di Arezzo).
E viene usata come vittima sacrificale una questione certamente importante, seppur non la più impellente.
La versione originale del DDL Cirinnà era complessivamente una buona legge, anche sulla discussa stepchild (un inglesismo, strano) perché di fatto avrebbe regolamentato e tutelato una situazione familiare esistente.
Ma il primo a non crederci era lo stesso PD (vecchio giochino della politica quello di fingere di sostenere quello che in realtà si vuole azzoppare, siano leggi o candidature) che ha dato la colpa al M5S di voler far saltare il banco, coi pentastellati al solito talentuosi a lasciare la scaltrezza nell’armadietto del bagno.

Allargando il cerchio, due sono i concetti cardine da tenere appuntati se non si vuole essere portati a spasso con l’anella al naso.
Il primo è evitare di cadere in una delle tante trappole tese dal Pensiero Unico, cioè quella di sposare in toto la tesi opposta della parte che disprezziamo col risultato di farsi beatamente incasellare e quindi essere più controllabili (divide et impera).
Lo so, con certi teocon la tentazione è fortissima.
Il secondo è che il potere dominante in tutte le faccende dirimenti che riguardano la collettività ci mette lo zampino
Pro domo sua.
Decidere di vivere con la persona amata (dello stesso stesso o di quello opposto), prendere decisioni sulla sua salute se questa ne è impossibilitata e in caso di trapasso destinarle i propri averi è la cosa più logica ed umana che ci sia.
Chi poi ancora crede che l’omosessualità sia una malattia sarebbe meglio che prima facesse curare la propria: sono consigliabili dosi di ketamina da 750 mg alternate con l’elettroshock.
Parimenti reputo però fastidiose le inutili ostentazioni della propria sessualità (qualunque essa sia) in stile Gaypride, manifestazioni che più che sensibilizzare l’opinione pubblica cementano ancor di più l’arcaico e volgare assioma gay uguale checca.
E’ invece incivile che qualcuno non permetta (o proprio impedisca) di realizzare ad una persona la propria volontà, volontà che riguarda due individui adulti e vaccinati.
L’incazzatura diventa tracimante scorgendo i profili di questi moralizzatori della mutua: pericolosi come tutti quelli che ragionano per dogmi e che si rifanno ad entità astratte, loro aggiungono un’apertura mentale che a confronto nel Seicento erano più emancipati.
Sono (anche) quelli che ben pensano: quelli che la notte non si può girare più, quelli che vanno a mignotte (e a trans) mentre i figli guardan la tv, per citare l’omonima canzone.
Pregni di ipocrisia, fanatismo, sussiego e malignità come solo un bigotto può essere.
Al buonsenso rispondono con l’oscurantismo, quando intravedono un’apertura mentale iniettano tutto il loro repertorio di stantia consuetudine pensando che serva da sigillante, omettendo che non tutti i cervelli e le anime sono a tenuta stagna ed ammaestrati come i loro.
Quindi non si scorge all’orizzonte nessun motivo che gli arroghi il diritto di decidere cosa ci sia di decoroso o di indegno nel modo di vivere di altre persone capaci di intendere e di volere.
Non mi dilungo sulle ingerenze della Chiesa e del Vaticano perché quando tocco l’argomento divento ripetitivo, volgare e blasfemo.

Premesso che a buona parte di questi novelli inquisitori non farei crescere nemmeno un criceto, ritengo che un bambino debba avere un papà uomo ed una mamma donna.
L’amore e l’affetto indiscutibili che una coppia omosessuale può dare ad un bimbo non sono sufficienti a compensare l’assenza di una delle due figure, imprescindibili a mio avviso.
Faccio l’avvocato del Diavolo ed ammetto che sì, è vero, piuttosto che in un orfanotrofio circondato da preti e suore o da altre discutibili figure, un fanciullo è meglio che viva con una coppia gay.
Ma partire da situazioni limite è fuorviante, allora ragionando per paradossi e considerando la guerra come il male peggiore, tutti gli altri frangenti della vita – siccome migliorativi – sarebbero da ritenersi idilliaci.
Quando non è così.
Non si può partire da una fattispecie e su questa legiferare.
Ho l’impressione che le adozioni siano una sorta di diritto di rivalsa degli omosessuali per tante (troppe) angherie e ghettizzazioni subite dove la parte meno considerata però risulta essere il bambino stesso.
Più che diritto la vedo quasi come un capriccio, una ripicca.
Ecco, se parliamo poi di utero in affitto anche a cercare col lanternino di diritti proprio non ne saltano fuori poiché si tratta solo di una meschina pratica di sfruttamento della donna.
Un crimine.
Se è in vendita, pardon, in affitto (termine quanto mai usato alla cazzo di cane) anche la maternità beh, siamo già al game over.
Non so se esista qualcosa di più intimo della maternità.
Stupisce che una certa fronda progressista non percepisca la tecnica trompe l’oeil che cela invece l’estremizzazione del consumismo e della mercificazione di due individui.
Pasolini l’aveva capito oltre quarant’anni fa che il liberismo sobillava la massa con le presunte libertà sessuali, ma lui era un genio.
I femministaioli militanti (Gaber docet) dovrebbero insorgere per questo abominio anziché per le amenità in cui si sono specializzati.
E invece diventano correi dell’umiliazione di donne spesso in stato di povertà.
Correi della trasformazione di bambini in oggetti da aggiungere al carrello con un clic.
Correi di questo nuovo vezzo delle classi sociali ricche (difatti quando c’è da farsi compatire i Vip non tradiscono mai).
Correi della solita intromissione del capitale sulle persone.

Dedicato a te/3

12 Feb

(Dedicato a te è un periodico sfogo, un balsamico travaso di bile che avrà per destinatari sia i massimi sistemi sia il particolare.
Lo stile sarà volutamente scarno, asciutto, anche volgare, gli approfondimenti ed i ricami cerco di metterli in altri lavori)

Vedo che sono ancora in troppi a mostrarsi un pò duri di comprendonio (o un pò duri di sterzo, come dice mio papà) e allora cercherò di fare luce sulle fantomatiche riforme di cui ha un enorme bisogno il paese, tanto decantate da essere ormai attese da una parte del popolo come una parusia ed invocate più di una danza della neve negli impianti sciistici.
Già il fatto che queste riforme ce le chiedano il mercato e l’Europa dovrebbe insospettire.
Una delle prime regole per evitare di farsi prendere per il culo è diffidare di chi parla in nome di entità astratte.
Se non siete convinti domani vengo a casa vostra ed in nome del libero mercato (o di una divinità inventata sul momento per l’occasione) vi chiedo di regalarmi 10.000 € e vostra moglie.
Ma evitiamo digressioni e torniamo tout court alle nostre riforme, che consistono in:
– tagliare i fondi alla sanità pubblica, ma dato che ancora qualcuno brancola nel vuoto vuol dire che se sei malato – ma sfortunatamente per te senza un conto in banca con sei zeri per andare in qualche esosa clinica privata – sono cazzi tuoi.Decisamente cazzi tuoi.Condizione che da malati non è propriamente idilliaca.
– tagliare i fondi pure alla scuola pubblica in modo da renderla sempre più inefficiente in un livellamento al ribasso della qualità.Nei paesi dove le riforme hanno già preso piede, dalle scuole private (si legge a pagamento) escono i manager e la classe politica, mentre da quelle pubbliche al massimo l’ambientazione per il sequel di The Principal – Una classe violenta.
– tagliare i fondi agli altri servizi pubblici e spingere sulle privatizzazioni.Noterete che alle riforme tutto ciò che è pubblico sta pesantemente sui coglioni, ma le riforme le chiede il mercato e nel mercato più si guadagna meglio è.Pazienza per le persone;
– eliminare l’autonomia decisionale locale (nelle varie declinazioni) demandandola a mastodontici soggetti internazionali non eletti da nessuno (per quanto le elezioni possano avere ancora un senso).La sovranità e l’indipendenza sono altre due cose che stanno fortemente sui coglioni alle riforme.
– soffocare lentamente le piccole imprese e l’imprenditoria locale e tutto ciò che non rientra nel perimetro dell’economia globale.Alle riforme quello che non sa di multinazionale sta sui coglioni.
– pagare il meno possibile i lavoratori, creando volutamente disoccupazione ed offerta di manodopera a basso costo con la minaccia di trasferire tutto dove il lavoro costa già di meno e parimenti tagliare uno ad uno i diritti conquistati a fatica.Smodatamente suscettibili le riforme, anche i diritti gli stanno sui coglioni.

Se seguissimo le regole della semantica e del buon senso sarebbero innumerevoli le situazioni da riformare, ma proprio per evitare le riforme di cui sopra.
Evidentemente nel cervello delle persone fa breccia più facilmente la via breve e comoda dello slogan, della menzogna, dell’alibi e della redenzione che quella del collegamento e del libero pensiero.
Ovvero il tipico atteggiamento degli schiavi che non vogliono uscire dalla loro condizione.

Giù la maschera!

8 Feb

In questo Carnevale – più che cercare un inedito travestimento per celebrare lo sberleffo-capolavoro o la goliardata deluxe – potrebbe essere divertente levare a qualcuno la maschera che indossa tutti i giorni e mostrarlo per quello che è realmente.
Ne uscirebbero personaggi oltremodo caricaturali, involontarie parodie, trattati sul paraculismo e sulla manipolazione dell’opinione pubblica.
Opinione pubblica talmente poco abituata a generarsi da sola che entrerebbe in un’aporia.
O forse c’è già entrata.
Ve ne sarebbero a bizzeffe di soggetti da sgamare, l’elenco qui sotto mi sembra sia rappresentativo della situazione contingente.

1) E’ il rispetto per le istituzioni che mi impone di partire dal Primo Ministro ed io non mi tiro certo indietro.
Cosa pagherei per vederlo – lui, così perennemente (ed inutilmente) tronfio e gasato più di una Seven Up – vestito da cameriere ossequioso (le camicie bianche nel guardaroba non gli mancano) alla cena dei nuovi liberisti e tecnocrati (sì, proprio quelli che ogni tanto finge di voler sfidare), col capo chino e coi muscoli del collo contratti causa inchini & vassoi, mentre cerca di emergere fra la ridda di suoi simili (pella ‘ccente).
Senza dimenticarsi di contare il numero dei silacchi partiti durante i “Sissignore” proferiti ad ogni piè sospinto.
E se la realtà superasse la fantasia?

2) Recentemente c’è stata una manifestazione (sic) che gli organizzatori (sic) dicono abbia toccato i due milioni (sic) di partecipanti (decisamente meno invece per la Questura e per il Simap).
Lasciamoci guidare dall’immaginazione: giusto per ipotesi, cosa penserebbero (scusate, mi ero dimenticato che…), cosa direbbero (sì, forse dovremmo esserci) questi lucidissimi e rubicondi manifestanti se scoprissero che quella piazza – gremita più di bigottismo che di persone – avesse ospitato adulteri ed adultere, cornuti e cornute, puttanieri, bagasce, acquirenti di bambini sul mercato nero, bisessuali, molestatori, genitori incestuosi, pedofili,frequentatori di trans, mariti violenti, padri biologici di figli non riconosciuti, scambisti, magnaccia e maitresse di proprie figlie?
Per qualcuno la famiglia (argomento troppo importante per lasciare a questi qua l’esclusiva) è tanto una maschera quanto un’armatura di ferro nella quale celare ed intrufolare ciò che realmente sono.
E fanno.

3) Ricordano da vicino gli archeologici antifascisti di pasoliniana memoria perché o si divertono a combattere un nemico che non c’è più (il coraggio non si compra al supermercato o su Amazon, ed il vero nemico ringrazia sentitamente) o una pletora di battaglie la cui scala va da inutile a condivisibile ma che esclude sempre quelle imprescindibili, quelle vitali.
Sono i conformisti degli anticonformisti, vorrebbero giocare alla rivoluzione ma da pessimi esegeti delle istruzioni, diventano manodopera sapientemente strumentalizzata del Potere: la distrazione di massa è servita.
Le loro cause partono da punti fermi e talora inconfutabili, ma naufragano per il loro integralismo (confuso per spirito ribelle), per la loro arrogante pavidità e per la volontà del Potere di servirsi di loro.
Vorrebbero abbattere un sistema “conservatore” (e per tante ragioni come dargli torto), ne generano un’altro altrettanto esiziale.
Non lo ammetteranno mai, ma il Pensiero Unico ha fatto centro pure con costoro.
A sconfessare anche solo uno dei loro precetti si rischia lo stato di messa in accusa per omofobia, razzismo e sessismo.
Sotto la loro mise (a volte radical, a volte chic) sembra che sia perennemente indossata una camicia nera.
Rifarsi alle nobili origini non basta per continuare a portare avanti la dinastia.

4) Romano, non mi ha mai catturato (sì, ti do del tu, è ora di finirla con questa reverenza).
Non che io abbia doti taumaturgiche o extra-sensoriali, assolutamente.
Ma tu sei uno che durante una delle fasi più drammatiche della storia repubblicana partecipò ad una seduta spiritica, dalla quale uscì miracolosamente (se no che seduta spiritica sarebbe) il nome Gradoli.
Sfortunatamente le sedute spiritiche di allora erano prive del navigatore satellitare e vagli a spiegare che l’indicazione giusta era la Via e non il paese.
Sei uno che da Presidente dell’IRI diede il là alla privatizzazioni che sancirono la deindustrializzazione del Paese.
Sei uno che da Presidente del Consiglio affrontasti alacremente il conflitto di interesse berlusconiano (nel senso che non facesti proprio nulla), che modificasti la legge sull’abuso d’ufficio e sui testimoni nei processi penali (riassumo per questioni di spazio), che nominasti come Ministro della Giustizia un tal Clemente Mastella e che introducesti i contratti Co.co.co, ovvero gli antesignani del precariato.
Chiudo col tuo capolavoro, l’entrata nell’Euro fra sacrifici necessari e dichiarazioni in pompa magna per santificare la moneta unica.
Ecco, vedi, con uno dotato di cotanto heritage proprio non sono mai riuscito ad avviare una corresponsione di amorosi sensi, non so se mi capirai.
Ed oggi cosa fai?
Afflitto pure tu da kossighite , sancisci mestamente il fallimento del progetto Euro (incredibbile eh?) e biasimi le politiche imperialiste dei tedeschi (ma dai, strano, non c’erano mai stati segnali in proposito prima).
I tedeschi hanno almeno un tomo di difetti, ma i Trattati sull’Unione Europea li hanno letti.
E si vede.
Oggi che non ricopri più ruoli istituzionali è facile stigmatizzare e denunciare quanto avvenuto allora.
L’uomo della strada, proprio perché della strada, ti risponde serafico “Ma tu c’eri e non hai detto e fatto nulla, anzi eri d’accordo”
Esatto, tu c’eri, non hai detto e fatto nulla, anzi eri d’accordo.
E tanto per cambiare ci abbiamo rimesso noi.
Tra i capisaldi dell’esercizio del potere c’è quello di far propinare scelte poco digeribili alla squadra più presentabile delle due, guidata da un leader che rassicuri il popolo sotto l’egida della retorica ecumenica.
Sempre questione di maschere, appunto.

Dedicato a te/2

24 Nov

(Dedicato a te è un periodico sfogo, un balsamico travaso di bile che avrà per destinatari sia i massimi sistemi sia il particolare.
Lo stile sarà volutamente scarno, asciutto, anche volgare,gli approfondimenti ed i ricami cerco di metterli in altri lavori)

Dedicato a chi non comprende che il fenomeno del terrorismo è da affrontare in maniera olistica.

Dedicato a quelli che neanche stavolta un ragionamento approfondito, un collegamento, un grattino che tolga la nebulosa patina che ricopre i fatti per tentare di scoprire la cruda realtà.

Dedicato a coloro che non si chiedono chi siano questi terroristi che stanno spaventando il Mondo, chi li abbia finanziati, addestrati,armati e manipolati (a vicenda).

Dedicato a chi fa finta di non vedere la corresponsione di amorosi sensi fra gli ammerrikani e qualche emirato (esempio didascalico di democrazia e di rispetto dei diritti umani), ma evidentemente il petrolio – oltre a quelle energetiche – ha proprietà di occultamento dell’evidenza.

Dedicato a chi vende le armi e poi si stupisce che vengano usate.Forse pensava a tanti collezionisti.

Dedicato a chi – fra mille stronzate ed una quintalata di retorica – non ha offerto lo straccio di un pensiero a come verranno turbate la personalità ed il subconscio di un bambino davanti ad un atto di terrorismo.

Dedicato a chi non ha mai pensato alle condizioni di un fanciullo, magari orfano, durante una guerra e a quanto sia facile convertirlo ed avviarlo ad altre contorte idee di morte.

Dedicato a chi si indigna a giorni alterni e in base alla latitudine degli attentati, perché la loro non è solidarietà ma fotta (giustificata, giustificatissima, ma fotta).

Dedicato a quanti, nei loro discorsi, c’è di tutto (ma proprio di tutto), tranne le parole uomo e vita.

Dedicato a quelli a cui dicono come prostrarsi e qual’è il cordoglio più alla moda per essere sempre nel gregge che segue il Pastore del Pensiero Unico senza mai svegliarsi con l’idea di diventare una pecora nera.

Dedicato alle faccine con la bandiera francese o con la Tour Eiffel come ai canterini della marsigliese: già dimenticate la guerra in Libia e l’appoggio ai ribelli in Siria (cioè gli stessi a cui ora hanno dichiarato guerra).Non ho visto specifiche App per le guerre intelligenti che l’Occidente ha dichiarato sul niente (più niente delle altre guerre) all’Iraq e all’Afghanistan, o per la questione palestinese, o per il genocidio del Ruanda, o per la guerra dei balcani o quando i paesi della Nato sotto l’egida americana (o viceversa) appoggiano qualche salubre dittatura in giro per il Mondo.Poche settimane fa un raid dei noti guerrafondai esportatori di democrazia ha bombardato un ospedale (sic) in Afghanistan, in Libano c’è stato un attentato della stessa matrice di quello parigino ed un aereo civile russo è saltato in aria verosimilmente per un atto terroristico: il vostro Smartphone non vi ha aggiornato o aveva una memoria insufficiente per scaricare tutte quelle bandierine?O non ve ne fregava un cazzo perché erano lontani?

Dedicato a chi sarebbe meglio si rivedesse qualche passaggio storico, quantomeno dalla spartizione dell’Impero Ottomano in poi (i confini fatti coi righelli dagli inglesi e dai francesi qualcosa dovrebbero suggerire).

Dedicato a chi ci esorta a non avere paura.Io ho paura e non da quel venerdì.Paura dei terroristi e di quelli che dovrebbero in teoria proteggerci da loro.

Dedicato a chi si è accorto che “Houston, abbiamo un problema”.

Dedicato agli araldi e agli esegeti della Fallaci (nomen omen), perché il fondamentalismo l’hanno creato le politiche dei paesi occidentali, partendo dalla sommaria divisione del Medio Oriente, proseguendo con le ingerenze perpetue, con le invasioni fino alle più sanguinose guerre.La Fallaci è stata ascoltata (purtroppo) più di quanto in tanti reclamino: sicuramente con le soluzioni (guerre preventive) adottate in Iraq ed Afghanistan (circa 500.000 morti per ognuna delle due esiziali dimostrazioni di forza, 100.000 più 100.000 meno e credo tanto odio seminato da far crescere terroristi per generazioni).L’Islam c’è dal 622 d.c., il jihadismo da molto meno. Evidentemente qualcosa nel mezzo è successo.Certo, una grossa mano gliela hanno anche data certi arabi intrisi come sono di fanatismo e di fusione stato-religione ma anche circondati di povertà a dimostrare ancora una volta a cosa servano le religioni e quale sia il contesto dove possano meglio attecchire.

Dedicato a chi compie atti di guerra col nome di un Dio in bocca (categoria alquanto vasta, da est a ovest).

Dedicato ai difensori dei valori occidentali.Peccato che i valori occidentali siano lo sviluppo, la crescita infinita, il sacrificio dell’uomo all’altare del guadagno.Come diceva qualcuno “Consumare per produrre”, o “Produci, consuma, crepa”.Questi altisonanti ideali si possono ridurre al way of life americano che prevede di invadere i mercati ed i Paesi allo stesso modo e con le stesse finalità: aumentare le quote di mercato.Se davvero fosse una guerra di civiltà – quella occidentale consumista contro quella islamica – speriamo che abbia ragione Massimo Fini quando si augura che le due si annientino a vicenda.E che palingenesi (non certo fascista) sia.

Dedicato ai filantropi dell’integrazione forzata, quelli che non si può fare nessun commento pena la scure del razzismo e che il Mondo sarà salvato dal sincretismo e dalla globalizzazione perché è un processo inevitabile.Ma il caos che regna nel Medio oriente è ascrivibile – fra i tanti – anche a buona parte di sceicchi e monarchi, che troppo spesso stringono il Corano con una mano e i petrodollari con l’altra.Petrodollari che i loro popoli non solo non vedono , ma di cui non sentono neanche l’odore.

Dedicato a quelli che considerano retrivo non rompere i coglioni a casa degli altri (anche se ci sono regimi inaccettabili per gli occhi dell’osservatore) e, da ospiti, rispettare le leggi (anche se ingiuste) e gli stili di vita (condivisibili o meno) del Paese che ci accoglie.Per un concetto chiamato autodeterminazione spetta ad ogni popolo cercare di abbattere quel regime o cambiare quelle leggi.

Dedicato a coloro che devono per forza essere filo-qualcosa.Impariamo a non essere filo un cazzo.

Dedicato a chi non si è ancora accorto della pericolosità delle religioni e degli altri monoteismi (sviluppo, mercato, crescita).

Dedicato a quelli che la spiritualità è una cosa, le religioni una sua manipolazione ed uno strumento di potere e controllo.

Dedicato a quelli che il libero pensiero,l’assenza di dogmi, l’informazione e l’onestà intellettuale… tutta robetta da intellettualoidi della domenica.

Dedicato a quelli che hanno paura a pronunciare la parola odio.L’odio è un sentimento come tutti gli altri.Non è soffocandolo che si evita la violenza.Ognuno di noi può odiare chi vuole, l’importante è che non gli si torca nemmeno un capello.

Dedicato a chi confonde il fenomeno terrorismo col fenomeno immigrazione.

Dedicato a chi sostiene che sia una guerra di religione e quindi ci vuole un fronte comune cristiano.Certo, facciamo a gara a chi ha il Dio più grosso.

Dedicato a quelli che siccome la guerra di religione è proprio nell’Islam, ci hanno voluto mettere ovviamente il becco.

Dedicato a coloro che a parole tendono la mano all’Islam moderato (concetto alquanto vago, peraltro) ma che nei fatti hanno sempre appoggiato i regimi sunniti o gli wahhabiti (fattispecie concreta, invece).

Dedicato a chi non ha mai ascoltato (o capito) I mostri che abbiamo dentro di Giorgio Gaber.

Dedicato a certi corvi ed avvoltoi dei mezzi d’informazione.

Dedicato a quanti possedevano da subito la soluzione pronto uso: discorsi vecchi per nuovi disastri.

Dedicato ai desiderosi di bombardare i colpevoli, quindi a occhio e croce 3/4 del pianeta.

Dedicato sempre agli interventisti a prescindere, che per la stessa teoria di cui sopra ci avrebbero già dovuto bombardare da tempo visto che vantiamo la Mafia ed altre carinerie simili.

Dedicato anche ai vetero-pacifisti che hanno fatto la fortuna dei guerrafondai.

Dedicato ai massimi esperti di strategia militare, quelli hanno ricostruito tutto per filo e per segno.Ex post.

Dedicato agli investigatori che ritrovano sempre i passaporti degli attentatori.

Dedicato a chi, alla spiegazione della strategia della tensione, pensa ad un fenomeno elettrico, gli stessi che la zona d’ombra è solo quella sotto l’ombrellone.

Dedicato a chi dovrebbe conoscere le logiche del terrorismo e sapere che può essere una vigliaccata compiuta dai terroristi, una vigliaccata compiuta dai terroristi in risposta ad un’altra vigliaccata, oppure una vigliaccata compiuta da qualcun’altro dando la colpa ai terroristi.O anche un misto di tutto questo.

Dedicato a chi farebbe meglio a dare almeno una sbirciata alla teoria dei cerchi concentrici per entrare nei collegamenti fra chi l’attentato l’ha ordinato, ideato ed eseguito.

Dedicato a quelli che non pronunciano mai “Cui prodest?”

Dedicato a quelli affetti da kossighite, che oggi ammettono che sì, iniziare una guerra senza un briciolo di un motivo fu un errore e ne paghiamo tutti le conseguenze.E a quelli che fra 10 anni diranno che sì, volevamo deportare alcuni Governi sciiti a noi sgraditi e ci siamo serviti di loro, solo che la situazione ci è forse sfuggita un pò di mano.

Dedicato alle dottrine economiche e sociali dell’Europa e del mondo globalizzato.

Dedicato agli speranzosi delle soluzioni dei “governanti”.

Dedicato a quanti vorrebbero un esercito europeo.Non ha fatto già abbastanza questa Europa?

Dedicato a chi scrive certi titoli dei giornali, come anche chi brama di vederli, certi titoli.Domandina facile facile:cosa cazzo avreste scritto (o avreste voluto leggere) per esempio dopo la strage della stazione di Bologna o a quella di Capaci?

Dedicato a quelli che che ancora credono che gli sceriffi del Mondo capitanati dal Bush nero (a sua volta comandato da altri) portino pace e prosperità.Sono fanatici non meno di chi si fa saltare per aria.Emettono tanta libertà che ne hanno un surplus, devono esportarla, parlano di pace e sono stati in guerra 220 anni sui 239 della loro storia.Gli anni di riposo hanno per lo più rivoltato il buon gusto.Rimangono finora l’unico Stato ad aver sganciato le atomiche (a guerra già vinta).

Dedicato agli yankee, e ai francesi, inglesi, israeliani e turchi (intesi come Stati, non come cittadini), per le loro mosse di politica estera.

Dedicato a quelli che Putin prima era il Male assoluto ed ora il Salvatore dell’Umanità.

Dedicato a chi non mette sullo stesso piano gli attentatori e i potenti che hanno voluto e/o causato e/o permesso ciò.

Dedicato al Dio denaro ed ai suoi devoti.

Dedicato all’affare economico a prescindere.Ed il prescindere è l’essere umano.

Dedicato a te/La partenza

15 Nov

Parte oggi una nuova rubrica, Dedicato a te, come si evince dal titolo.
Sarà un piccolo e periodico sfogo, un balsamico travaso di bile che avrà per destinatari sia i massimi sistemi sia il particolare.
Lo stile sarà volutamente scarno, asciutto, anche volgare (gli approfondimenti ed i ricami cerco di metterli in altri lavori).

Il primo destinatario è un pò come il primo pezzo di un album e così ho scelto di partire da te, caro ipotetico cittadino medio, caro ipotetico uno fra i tanti, caro ipotetico elettore qualsiasi.
Ma forse sarebbe meglio dire elettore ignorante: quante cose che ignori.
Poi sì, certo, a volti ti indigni anche tu (poco, troppo poco, finché non lo farai più spesso e per ragioni serie non cambierò la mia idea su di te di un millimetro); pensa, a volte (a volte, eh) intuisci anche tu che qualcosa non va (e lo fai quasi sempre quando il tuo bel partito è all’opposizione, perché sei un servo) ma se un tuo neurone prendesse l’iniziativa di fare qualche collegamento gli altri 3 che hai nel cervello ordinerebbero della Novalgina.
Vedi, l’uomo è dotato di potenzialità infinite e tu le lasci utilizzare agli altri.
E questi altri, caro mio non-simile, non fanno i tuoi e i NOSTRI interessi: ti piace come sintesi?
Disegnini purtroppo non sono in grado di farne, quindi sforzati di capire.
Ti usano e tu li alimenti: sei come uno schiavo che invoca la frusta e le catene.
Non ti informi e nel 2015 non hai più giustificazioni.
I tuoi nonni le avevano (ed erano comunque più intelligenti di te), i tuoi genitori (ed erano comunque più intelligenti di te), ma tu no.
Perché il tempo per le stronzate lo trovi.
E dico stronzate non pensando a cose divertenti, ilari e leggere.
No, quelle servono.
Dico stronzate pensando proprio all’origine materiale del termine.
Credi ancora alle favole, ma a delle favole tristi, scontate e banali.
Un pò come te.
Tranquillo, di difetti ne hai tanti altri.
Per prenderti per il culo bastano due balle che riavvolgono e ti fanno ascoltare all’infinito cambiando solo l’oratore.
Tu sei una versione del genere umano alleggerita del carattere, del nervo e dell’intuizione, così fanno prima a spostarti da una parte all’altra e tu pensi che quella nuova sia sempre l’unica posizione possibile e, proprio perché nuova, quella più vantaggiosa.
Pensa un pò come (s)ragioni.
Ti faccio una rivelazione.
Per la stima che ho per te potresti anche farti trattare peggio, ma c’è un problema.
Che per colpa tua ci rimettiamo TUTTI.
Ed anche se il mio orgoglio potrebbe minacciare di non parlarmi più, vorrei poterti rivalutare.
Vai a caccia della tua dignità, poniti delle domande e rianima il tuo cervello.
Ed inizia a pensare.
Ma so che mi deluderai ancora una volta, perché sembri nato per quello.