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Quelli che fanno i pranzi

5 Ott

Cosa si fa di solito la domenica della Fiera di S.Michele?
Si va alla Fiera di S. Michele, normalmente.
Non sempre.
A volte capita di andare a fare una scampagnata a pranzo fra compagni di classe, anche se questa definizione – a 36 anni – è ormai fuori luogo.
Ex (molto ex) compagni di classe e semplicemente amici, molto amici.
Per un piccolo disguido che forse dopo racconteremo non è stato possibile recarsi a Miscoso, probabilmente il miglior ristorante dell’Appennino , anche se assente dalla Guida Michelin (ma presente in quella di Renato il gommista).
Per comodità è stato scelto il ristorante della Casina Rossa in provincia di Lucca.
Via si parte

La formazione
Per non compromettere delle brillanti carriere lavorative ed anche per evitare degli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate,  saranno utilizzati alcuni pseudonimi.
1)Nelson Bolognera
Giocatore di poker mancato, attore porno mancato, DJ mancato.
Mancava poco che non fosse invitato al pranzo.
A dire il vero quando si ostinava a fare il cantante qualcosa in comune con il primo Bono l’eveva.
Il microfono.
E’ stata una delle poche persone d’Italia (ma forse dell’Eurasia) a chiedere -con tanto di lettera- la scomunica alla propria Parrocchia.
Da più di 10 anni attende una risposta (il tipico atteggiamento arrogante dei monopoli).
Ed allora è costretto ad un impegno sovrumano per raggiungere il suo scopo.
Non credete al numero di donzelle che dice di aver castigato.
C’è da dividere per 3,14 periodico.
2)Patrick Marone
E’ l’imprenditore spietato, senza scrupoli, che antepone il denaro a tutti gli altri valori.
Il suo sguardo taglia l’aria, quando beve anche il suo fiato.
E’ una figura romanzesca, un peccatore senza limiti.
Si narra che la sera frequenti assiduamente i giardini pubblici e -vestito solo di un impermeabile rubato all’Ispettore Derrick– sia solito denudarsi canticchiando -sulle note della canzone Sotto questo cielo dello spot del Conad- il suo personalissimo jingle “Sotto questa minchia“.
I soliti bene informati raccontano che un cliente -arrivato in ritardo di 1′ e 14 secondi alla chiusura del suo negozio- si sia visto recidere dal Marone 4 falangi di una mano (gli è rimasto il dito medio) con la sega della macelleria.
Per completare l’opera gli sono stati riempiti tutti gli orifizi del corpo con dei pomodorini pachino.
Teribbbile.
3)Karl Aurel Kohrsin
Il Maggio si è impossessato della sua anima, lasciando a noi (purtroppo) solo il corpo.
Con un ex democristiano così (ora folgorato da Maurizio Landini e Pepe Mujica) si potrebbe anche fare un Governo.
Riporto questo stralcio da un sua e-mail (ed io che lo conosco benissimo da oltre 20 anni vi assicuro che è vera):
“…io sono un cattolico praticante e mi attengo a tutti I comandamenti del signor Mosè tranne il 2.do (Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio), il 6.to (Non commettere atti impuri), il 9.no (Non desiderare la moglie del tuo prossimo) e il 10.mo (Non desiderare la casa del tuo prossimo).
Mi pare di avere la sufficienza rispettandone 6 su 10…”
4)Ramuo Gopizzi
Interista, comunista, marxista, insomma nella sua vita il ragazzo ha sofferto parecchio.
Ha patito più di tutti la diffusione dei telefoni cellulari e la conseguente dismissione delle cabine telefoniche (questa è fine ma la capiranno in 4, più o meno il numero dei lettori del Riformista).
Con lui la baracca assurge ad un significato mistico.
Decisamente più terrene invece le sue scoregge.
Se il suo culo fosse sul web, sarebbe il più cliccato della rete.
A Budapest lo ricordano ancora perfettamente (ed era da poco caduto il Muro).
5)Il sottoscritto
Chi ha la (s)fortuna di leggermi conosce ormai le mie patologie, divenute impossibili da curare con la medicina tradizionale, che mettono in crisi le teorie elaborate negli ultimi 200 anni sulla psiche umana.
Per tutti
L’abuso di alcool per le grandi occasioni, poi, accentua le sintomatologie di ognuno.
Perché come disse un tale “Non è bere che fa male, è ri-bere”.

L’organizzazione del pranzo
La definirei molto snella, veloce ed efficace.
Ricorda la manutenzione delle gallerie sulla SS 63.
Sono bastati 3 giorni di e-mail 24 ore non-stop, circa 224 sms, una call conference dalla Casa Bianca a Washington (non è vero, ma fa sempre scena), aver chiesto aiuto a SOS Tata ed infine aver spostato, cancellato,rimandato e poi riconfermato gli impegni personali di ognuno di noi (quindi nessuno).
Data l’estrema efficienza dell’impianto organizzativo se qualcuno avesse bisogno di gestire feste, party, cerimonie ed eventi in genere non esiti a chiamarci.
Sarebbe un’ottima soluzione.
Per tirare degli accidenti.

Il viaggio
Marone – con un gesto che ho veramente apprezzato e che gli rende onore – si è offerto di prendere il mezzo (un’auto americana lunga 3 Panda ed 1 Ciao).
Non credo che abbiano influito sulla sua scelta le minacce di morte e di saccheggio ai locali del negozio che gli sono state amorevolmente rivolte.
A settembre quest’anno c’è stato il sole per 38 giorni consecutivi, difatti domenica 29 pioveva che Dio la mandava.
Oltre al clima le premesse per un viaggio confortevole e rilassante c’erano tutte:80 km di sola andata, 5 persone a bordo, 2.479 curve e 78 tornanti.
Il buon senso ha voluto che al Passo delle Radici si sia spezzato il viaggio, in un bar cult per gli amanti del vintage: lì si respirano ancora gli odori dei primi anni ’80 (forse è da quegli anni che non vengono fatte le pulizie).
Se siete invece degli amanti del vino bianco forse è meglio continuare ad assaporare gli odori di cui sopra, vi daranno più soddisfazione.
Rispetto all’ultima uscita –quando l’autista fu l’irreprensibile e compassato Bolognera – i miglioramenti sono stati evidenti:non abbiamo corso il pericolo di finire fuori strada per l’eccessiva velocità, di vomitare, di scatenare una rissa in mezzo al traffico ed il classico omino che gonfia una gomma allo scooter con un compressore sul ciglio della strada (dite la verità:quanti ne avete incontrati nella vostra vita?) non ha rischiato di essere investito (ma forse sarebbe stato meglio il contrario).

Il pranzo
Come diceva un vecchio proverbio cinese (inventato), “Dopo i trent’anni è meglio non esagerare col cibo” (veramente lo affermava anche un vecchio di Maro, ma di anni ne aveva 79 ed era alcolizzato).
Non che fossimo mai stati dei gran mangiatori (scusate, ma scappa da ridere anche a me…), ma in quest’occasione abbiamo dimostrato di non saper cedere alle lusinghe della cucina e di non trasformare un gioviale ritrovo in un’abbuffata puerile.
La definirei più una spiluccata.
Abbiamo preteso gli antipasti completi, un bis di primi (rosette e pappardelle ai funghi), una tagliata ai funghi di secondo, per contorno patatine fritte e bis di funghi fritti (il nostro fegato ha espressamente richiesto questo trattamento punitivo).
Qualcuno, dall’aldilà, ha provato anche a chiedere dell’insalata (sic).
E’ stato sommerso di insulti (e da percosse).
Se vai in Toscana poi devi bere del toscano, è la regola.
Ma anche del Nebbiolo delle Langhe.
Funziona così.
Uno dirà, ma dopo tutto questo ben di Dio avrete almeno saltato il dolce?
Sticazzi, dolce per tutti.
Le grappe e gli amari non vanno nemmeno menzionati.
Ma bevuti (cosa che abbiamo fatto).
Già a tavola (quindi mancava tutto il viaggio di ritorno) abbiamo sparato una compilation di stronzate da Oscar: tante cazzate concentrate tutte insieme non si ascoltavano dal discorso di Berlusconi (il Pregiudicato) in Via del Plebiscito.
Gli argomenti seri non sono affatto mancati ma erano seguiti dalle più disparate battute per mantenere un’atmosfera spensierata.
La conferma che la serietà può convivere (senza fare a cazzotti) con l’ironia.
Per chi avesse ancora dei dubbi, ridere rimane la cosa più bella in assoluto e per una sana risata di gusto val la pena vivere (cit.)
Storicamente è difficile concludere dei buoni affari coi toschi (che sono una cosa diversa dai toscani).
Alla cassa è andata in scena la battaglia sul prezzo: la proprietaria da una parte (una Signora sulla cinquantina che sembrava avvezza a maneggiare del contante e non solo) e i 5 animali avvinazzati dall’altra.
Una lotta impari:noi in 5 -con la classica mezza ballina addosso che ti dà sicurezza ed intraprendenza- lei da sola che a fatica replicava alla nostra ubriachezza (quasi) molesta.
Inutile dire che abbia vinto lei.
Se non si prende una bella pelatina ogni tanto che gusto c’è…

Il ritorno
Chissà come mai, in un itinerario,  il ritorno sembri sempre più breve dell’andata.
Inoltre è curioso come un semplice tragitto in macchina possa assumere tante sfumature diverse:da un obbligo monotono e frustrante (i pendolari mi capiranno senz’altro) fino ad essere un piacere intrinseco del viaggio.
Accade nei viaggi in (buona) compagnia, nelle zingarate, in tutte le occasioni dove l’emozione ha la meglio sulla ragione.
Nel tornare a casa dalla Garfagnana c’erano in noi due sensazioni dominanti ma in contrasto fra loro:da un lato la convinzione di aver trascorso una giornata intensa ed appagante.
Quello che volevamo insomma.
E quando si raggiunge quest’obiettivo pur con delle aspettative molto alte il morale ringrazia sentitamente.
Ci si accorgeva però di aver già raggiunto il parossismo, di essere quasi giunti al triplice fischio.
E’ sempre in questo frangente –ovvero in un misto di felicità e malinconia-  che si cerca di organizzare una nuova uscita.
Si chiama autodifesa.
Ci si proietta al futuro per convincersi che dei momenti così belli torneranno di nuovo.
E’ vero, torneranno di nuovo.
Qualcuno vocifera che a Sillano stiano già preparando delle costate.
Minimo un chilo l’una.

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