Supermercato delle meraviglie

13 Lug

Febbraio di due anni fa, alle 18,15 in un supermercato nel classico percorso lavoro-spesa-casa.
In coda per pagare, butto lo sguardo nella cassa a fianco.
C’è un tizio con degli occhiali da sole (in inverno il sole a quell’ora è proprio accecante) ed una parrucca a caschetto fucsia (tipo quelle che indossava Luxuria prima di andare in Parlamento) che con nonchalance sta pagando la sua merce.
La cassiera è in evidente imbarazzo e cerca di non fissare questo esteta che invece pare essere decisamente a proprio agio.
La motivazione del suo eccentrico look è da ricercare fra queste:
a)è vittima di uno scherzo,quindi dev’essere un’elettore del Pd;
b)deve espiare delle colpe,allora dev’essere un elettore dell’Udc;
C)sta emulando il suo maestro Giuliano Ferrara nelle prime imitazioni della Boccassini;
(quest’ultima ipotesi è però è poco probabile,l’intelligente direttore de Il Foglio non recita mai senza rossetto).
d)è ancora preso dal periodo carnevalizio, ma ha sbagliato location, era più adatta la redazione di Studio Aperto.
Per lui si potrebbe rielaborare una battuta di Groucho Marx:non fatevi ingannare, quel tipo
che veste come un deficiente e si comporta come un deficiente è proprio un deficiente.
Torno con lo sguardo nella mia fila e davanti a me c’è una tipa sulla cinquantina che purtroppo conosco per questioni di lavoro:ha sempre un’espressione tra l’incazzato e il disgustato perennemente stampata in faccia, un concentrato di maleducazione e cafonaggine, secca come solo gli avidi possono essere.
Avrete capito da soli che il suo tasso di acidità ha un Ph che tende allo zero.
Ha l’aggressività di una Daniela Santanchè ante litteram in un aspetto da Signorina Silvani.
Con queste credenziali va da sé che la Signora (beh, si fa per dire…) sia inquadrata come una “Figa marcia”, la peggiore fra le categorie disponibili.
Fra le mie tante manie persecutorie c’è quella di osservare nel carrello della spesa altrui, un’attività utilissima a capire la personalità della persona.
Regola confermata anche stavolta, l’obbrobrio che sto per raccontarvi poteva uscire solo dal suo carrello:una confezione di formaggio grattugiato.
Il colore ricorda il truciolato dell’Ikea, ma per un dettagliato elenco degli ingredienti (o meglio componenti)sarebbe meglio attendere le analisi effettuate dai Ris di Parma.
A rigor di logica la sostanza con la più bassa percentuale dovrebbe essere proprio il formaggio.
La nostra simpatica amica (all’incirca come Marcello Lippi dopo i Mondiali del 2010) è una salutista convinta:alghe,vitamine,estratti di piante.
Cosa spinga una persona a deglutire del formaggio già grattugiato è un mistero che può risolvere solo Quarto grado.
A vederla credo di aver assunto un’espressione simile alla sua (tranquilli, mi è andata via).
Convinto ormai di essere in una situazione kafkiana mi volto d’istinto, quasi per autodifesa.
E qui vedo invece il personaggio più bello della giornata, agli antipodi rispetto ai due frustrati descritti prima.
E’ un ragazzo di colore e sta attendendo il suo turno con la placidità e l’imperturbabilità tipica dei caraibici.
Non ha il cestino,né la borsina, men che meno il carrello.
Quello che gli serviva lo tiene in mano appoggiato al petto, con l’aria sorniona di chi già pensa al dopo.
Perché il tipo ha solo 3 prodotti:un casco di banane, una confezione di arachidi ed una scatola di preservativi.
Scusa.

Estate dello scorso anno, altro supermercato, solito orario (foriero, a quanto pare, di incontri paranormali).
Sono il secondo in fila al banco della gastronomia, davanti a me una tipa sulla quarantina apparentemente normale (l’abito non fa la Monaca), poi però con un lieve accento milanese chiede
“Avete la mortadella di pollo?” (sic.)
La mortadella di pollo dice, ovvero un ossimoro.
Come una lista elettorale del Pdl senza inquisiti, una notizia al TG5 o la trasparenza allo Ior.
Una delle due commesse nega (con una punta di orgoglio) di possedere una schifezza simile.
L’altra – spinta forse da un senso della verità quasi religioso – ammette che il prodotto è stato in collocamento ma che non ha riscosso un grande successo.
Un modo elegante per dire “Ma che cazzo mi stai chiedendo, povera scema?”
Sarà la prima di tante stoccatine alla stralunata cliente da parte delle due commesse, che in questa gag sono quelle che escono meglio:professionali ma non remissive, ironiche senza essere invadenti.
Assunto la ferale notizia che la succulenta mortadella è ancora in vendita, inizia la tiritera sulla quantità:come tutte le Fdl (Fighe di legno, nda) l’indecisione si mischia a richieste da miseria
“Mah, 3 etti saranno troppi…?”.
Fiutato l’affare, le due propongono alla poveretta di prendersi tutto il trancio ad un prezzo di sconto, non prima di averle ricordato che il suo acquisto avrebbe raddoppiato le vendite del prodotto (il bello è che la cliente non capisce di essere presa per il culo).
Per autoconvincersi dell’acquisto, la buongustaia in salsa trash esclama una frase pronunciata con la stessa enfasi e convinzione che utilizzano i vertici del Pd per giustificare il Governo con Berlusconi.
“E’ anche buona…” (pausa pre-insulto).
Una delle commesse le ricorda che la vera mortadella è un altra cosa e la nostra eroina (una sostanza che potrebbe iniziare ad assumere) ribatte loro -con una cadenza meneghina ancora più marcata ed una risatina inutile come la sua esistenza – “Eh, eh, però è dietetica…”.
La portano via.

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