Si ricomincia

15 Set

La riapertura della scuola è il tipico momento indecifrabile, non sai esattamente come definirlo, ma non perché ti manchi l’aggettivo calzante o un ancor più ruspante sinonimo. La terminologia ce l’avresti anche, ma non sapresti quale utilizzare, diciamo che ci stai capendo poco. Vieni da tre mesi di vacanza e come ogni estate ti eri fatto tutti i tuoi propositi mentali già scalettati, ai primi di giugno ti eri già immaginato tutto ed in realtà l’estate ha deciso lei che piega prendere. Sarà così anche da grandi, con la differenza dei tre mesi di di vacanze estive. Chiamiamolo un dettaglio contrattuale. Tante cose che sognavi le hai comunque fatte, ad alcune non avresti mai pensato ed invece ogni tanto (diciamo tutti i giorni) ti tornano orgogliosamente davanti agli occhi, l’hai vissuta tutta, hai stretto amicizia con nuove esperienze che te ne presenteranno altre. E tu non vedi l’ora di dargli il benvenuto. Nelle vacanze estive si trasloca in un’altra dimensione con l’identica residenza di quella invernale, ci si sente un po’ onnipotenti, coscientemente cazzoni e un po’ più grandi. L’han sempre detto che col caldo i ragazzi crescono di più. Dicevano pure con la febbre, ma anche se a volte è fastidioso, in estate meglio crescere col caldo. Ogni estate ha i suoi tormentoni, una canzone, un modo di dire, un’invenzione assolutamente priva di senso, quindi assolutamente geniale e finché si va a scuola si riesce a memorizzare e collocare ogni evento (personale o di attualità) nel corretto arco temporale, quando si ricorda qualcosa prima si pensa a che classe si frequentava, poi si collega l’anno. Dopo non viene a meno la memoria, per quello occorre aspettare ancora, ma è come se mancasse l’appiglio, l’ancoraggio che come la ruota della fortuna ci riporta esattamente in quel momento. Più avanti si vivranno altrettante felici situazioni, ancora spensierate, ma i ricordi si disperdono e diventano meno a portata di mano, e di mente. Si dice “Quella canzone è uscita che ero in 3^”, e non “Quando ero al terzo anno di lavoro”.
L’accorciarsi delle giornate ricorda una clessidra che sta per mettere fine alla festa, ansiosa come tutti i conti alla rovescia, ma anche se non vuoi ammetterlo – e lo fai solo a te stesso in quei giorni in cui sei in buona compagnia oppure a qualche fidato sodale – elabori la convinzione che certe cose belle (e buone) come le vacanze debbano finire per aver voglia di attenderle, assaporarle e poi divorarle ancora. Se ti senti confuso fra una dolciastra malinconia, una gioia satura ,un attraente tristezza e un disagio inedito, sei in buona compagnia, la fine dell’estate fa questo effetto a tanti. Pensionati compresi. Mettiamoci il cambio di stagione imminente, magari qualche cotta o storiella andata a puttana, no ferma….così non gira, ripartiamo, qualche cotta o storiella finita male (in estate le cotte vanno in calore) ed ecco che gli ultimi venti giorni di settembre sono stabili come un Ciao in piega ai 50 all’ora, a confronto il programma di centrifuga della lavatrice scombussola di meno. In compenso qualche incrostazione rimane, servirà qualche lavaggio extra-stagionale. I grandi che vogliono rassicurare i figli sono i primi ad essere emotivamente abbattuti, anche quelli che odiano l’estate e non vedono l’ora che finisca.
Ecco, in questo equilibrio deficitario, andrebbero abolite le pubblicità alla televisione degli articoli scolastici, perché passino pure queste dicotomie settembrine, ma cazzo, sti qua iniziano a bombardarti la testa di zaini, astucci, diari bio, biro colorate ibride e pennarelli da bere dalla metà di agosto! Quando è risaputo che la seconda quindicina di agosto è dedicata a digerire la grigliata di Ferragosto (anzi, LE grigliate). Per forza poi viene il magone ai ragazzi. Fanno come quelli che a forza di darsi dei vecchi prima del tempo lo diventano davvero, e sempre prima del tempo. Perché alla fine i giorni peggiori dell’inizio della scuola sono quelli che precedono l’evento, quella Terra di Nessuno abitata da disincantati ricordi estivi e senso del dovere di chi presto avrà un anno in più. La mattina del rientro, quando alle otto meno un quarto rivedi quella rassicurante bolgia muoversi unita e sparpagliata e senti quel baccagliare in sottofondo che riempie gli spazi adiacenti alla scuola, ti senti a casa. Adesso tutto è reale, regale, tangibile, ci sei tornato dentro, è come un puzzle che ricomponendosi scaccia via tutte le paure per qualcosa che spaventava nonostante fosse la normalità. Il primo giorno di scuola l’abbigliamento conta, è fondamentale. Vuoi un attimo sdrammatizzare (alla faccia di tutte queste profonde riflessioni, sempre di un mezzo lutto si tratta) ma soprattutto farti guardare (ammirare?) per come sei diventato dopo tre mesi che valgono un anno. C’è la voglia di rivedere dei compagni di classe che la distanza, le attività o la fiacca hanno tenuto lontani. Ci sarebbe anche voglia che alcuni compagni rimanessero lontani. Sei smanioso di mostrare il nuovo TU e curioso come la più curiosa delle pettegole, di vedere gli altri come (e cosa) sono diventati. Mostrare le scoperte agli altri (mettendoci sopra il copyright), per scoprire che alcune erano in comune… Chiacchierare davanti alla scalinata con quelli con cui hai passato l’estate, i tuoi amici. A chiacchierare ovviamente dell’estate. Perché tre mesi, fino ad una certa età, sono tanti e non è solo un concetto matematico sulle frazioni. Qualcuno in tre mesi si trasforma, qualcuno di più. Ecco, meglio diffidare se a trasformarsi mettendo su un po’di baffi è stata la tipa con la frangia che l’anno scorso era nel banco in prima fila. Dell’inizio della scuola una cosa da ricordare sono i pomeriggi, una proiezione delle vacanze che per qualche ora distrae e fa tornare a qualche settimana precedente. Sono i compiti che ci riportano dritti a quella attuale, di dimensioni. Ecco, dei compiti delle vacanze meglio non parlare, la situazione internazionale non permette di affrontare un tema spinoso e divisivo di suo. Poi a fine settembre c’è la Fiera di San Michele, un altro evento-obiettivo che addolcisce il rientro, l’evento giusto al momento giusto, che trama perfetta! Riparte anche il campionato di calcio, per convincere che tutto deve tornare alla normalità, ma neanche loro, i calciatori, ci credono tanto, lo si vede dalle espressioni, dai colori delle immagini televisive, ancora troppo sole, troppa luce, ancora troppo abbronzati loro, e poi quella nuova maglia, bisogna ancora farci l’occhio… Strana bestia l’uomo, è la più intelligente ma per andare avanti deve crearsi una serie mica indifferente di viaggi mentali. O forse è la più intelligente anche per questo.


Resta il fatto che le storie della scuola restano dentro, non spariscono all’ultima campanella, sono eventi segnanti, più indelebili dei tatuaggi. Segnanti e sognanti.

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