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Sulla Liberazione

25 Apr

Ogni epoca ha il suo fascismo, scriveva Primo Levi. L’importante sarebbe riconoscerlo, indignarsi e magari ribellarsi, in tempo reale. Pasolini aveva coniato il concetto degli archeologici antifascisti per descrivere coloro che combattevano un fascismo ormai vecchio di cinquant’anni (e ben lontano da poter ritornare negli stessi termini) ma si guardavano bene dall’ opporsi a quello del loro tempo. Per pavidità, ma soprattutto per tornaconto, visto che ne facevano parte.

Questi pensieri valgono soprattutto oggi, il 25 Aprile, una giornata purtroppo incistata di persone che a parole festeggiano la Liberazione dal nazifascismo ma che nei fatti non riconoscono (o negano) i nazifascismi attuali, uno su tutti il capitalismo liberista e le sue tossiche derive economiche, tecnologiche e scientifiche. Salgono pure sui palchi, moralizzano, salmodiano con la lingua biforcuta sempre bella umida di retorica, utilizzano la Liberazione come lasciapassare per i cazzi loro e poi scopri che sono fieri atlantisti, europeisti, liberal progressisti, suprematisti occidentali. Più si dichiarano antifascisti e più ne incarnano i modi e gli atteggiamenti, sono addestrati a fiutare a chilometri di distanza pericolose tracce di fascismo dove non ve n’è minimamente traccia e a menarla col rischio della deriva autoritaria quando qualcuno osa parlare di sovranità, di autonomia e di mantenimento di tradizioni. In compenso sostengono tutte le entità sovranazionali che ci stanno riducendo in merda, appoggiano le guerre, i colpi di Stato e le invasioni benedette dal blocco atlantista, sono pro Israele, pro Ucraina e contro tutti quegli Stati canaglia dell’elenco stilato da sua Maestà Occidente. Sono così attenti ai diritti di tutti tranne a quelli dei poveracci del loro paese, così sensibili alle tragedie umanitarie che sì, la questione palestinese è un problema ma bisogna sentire tutte e due le ragioni. Quindi loro avrebbero ascoltato le ragioni dei nazisti? Evidentemente un genocidio in corso da oltre cento anni non è abbastanza per prendere una posizione. Strenui pacifisti, ma quando i signori della guerra chiamano loro rispondono solerti con soldi e armi, generalmente inviati a gente più nazifascista dei nazifascisti.

Festeggiamo la Liberazione, noi. Loro, i servi, no. Dovrebbero avere la decenza di non festeggiarla. Ma loro una decenza non ce l’hanno.