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Ok, l’età è giusta!

24 Mar

La Terza Repubblica è nata sotto l’effigie della rottamazione, del ricambio generazionale in senso lato: aut aut – ai quali è oggettivamente difficile rimanere indifferenti –  per solleticare ancora gli esangui italiani.
Così è (se vi pare): non si rimborsano i biglietti.
Che siano i prodromi di un cambiamento autentico, fasullo o gattopardesco lo sapremo presto.
A vedere come sono sciorinate queste taumaturgiche riforme – alla stregua dei punti per il mitico concorso Vinci Campione della Ferrero, oggi la maglia della Nazionale, da domani pensiamo alla tuta – verrebbe da scommettere sulle ultime due ipotesi.

Allarghiamo la visuale ai concetti di età, giovinezza e quindi anche vecchiaia.
Quando si comincia ad invecchiare?
Una delle definizioni più beffarde ci suggerisce quando il tuo idolo sportivo o musicale è più giovane di te.
(Lo so, state tutti abbozzando qualche conteggio…).
Parimenti, quando ci si può ritenere ancora giovani?
Fintanto che un progetto, un obiettivo od una priorità ci stimolano la mente e/o il fisico.

Nel complicato intreccio fra la vita, le sue emanazioni e l’età non esiste, come per le opere d’arte, il recul (ovvero la corretta distanza per osservare un quadro).
Si cambiano continuamente l’angolo della visuale, le percezioni e financo i giudizi universali.
Se non esiste quindi una prospettiva giusta, c’è sicuramente quella sbagliata.
E l’Oscar per la migliore interpretazione spetta a questi paradossi temporali viventi (perennemente anacronistici): nonne al silicone, giovani-vecchi, donne-bambine, eterni Peter Pan, ex sfigati in gioventù (ma neanche tanto ex) in cerca di rivincite e quindi vendette.
Fanno più danni loro di Mexes al centro di una difesa.

In gioventù si giudicano le persone coi parametri sportivi: giovani fino ai 25, ai 30 si raggiunge la maturità e in un attimo il declino, ai 40 ecco l’oblio ed i vecchi sono quelli da 50 anni in su.
Curioso poi come le quarantenni di qualche decennio fa sembrino le mamme di tante Milf di oggi.
Sfido chiunque a conciare il proprio bimbo come in quella foto che ci ritrae al parco.
Oltre alle scodelle sembra che anche certe espressioni siano rimaste in quelle frazioni spaziotemporali.
Per i virtuosi della basetta (mi avete beccato…) i calciatori degli anni ’70 rimangono delle chimere irraggiungibili, nemmeno con la clonazione o con colture intensive del proprio manto barboso.

La società di oggi non tollera i vecchi – i vecchi non devono essere vecchi – e sussiegosa ed ipocrita com’è, gli ha risparmiato l’onta di quel termine, vecchio appunto, sostituito con un più elegante anziano.
I vecchi non possono invecchiare, sono tanto emarginati – e qui è il paradosso – quanto indispensabili.
Nel patto fra generazioni si sono invertiti i firmatari senza che nessuno lo autenticasse.
Eppure c’è tanto bisogno dei loro racconti per troppi bambini cresciuti più a touch screen che a favole & latte.
Sul tema, una gag che unisce tenerezza e divertimento.
Bar di una paese, età media sull’ottantina, scambi di battute che sembrano sentenze, prende la parola un inconsapevole filosofo “…Perchè i vec d’una volta ierne furb…”

Se è vero che il baronismo è uno dei mali che affligge l’Italia (non il solo e nemmeno il peggiore) è da sfatare anche l’assioma giovane uguale migliore.
L’antipasto lo abbiamo visto servire nel Sessantotto , quando i figli di papà di cui parlava Pasolini puntavano già a dirigere un giornale piuttosto che fare la rivoluzione (Massimo Fini docet).
Certi anziani, vecchi o maturi che dir si voglia sono molto più consistenti di certi giovincelli della nostra generazione (https://shiatsu77.wordpress.com/2014/01/03/i-nostri-primi-quarantanni-o-giu-di-li/).
Normale perciò essere attratti e cercare stimoli più da inni di altre generazioni – penso a Gaber con La mia generazione ha perso, a Come Savonarola di Eugenio Finardi, a un’eterna Nun te reggae più di Rino Gaetano o alle tante poesie di Battiato e Renato Zero, e ne mancano parecchie – piuttosto che dalle melliflue banalità in salsa buonista di Jovanotti e simulacri simili.

I rimpianti ed i rimorsi sono dei compagni di viaggio che possono diventare molto rumorosi.
Per evitare ciò – piuttosto che guardare al passato – sarebbe meglio pensare a cosa fare per non averne in futuro.
Facile a dirsi.