Minchia che roba!

20 Set

E’ giovane, carismatico ed in sella alla sua moto ha appena vinto il suo quinto titolo Mondiale nella classe regina (il settimo in carriera).
Poteva essere l’identikit di Valentino Rossi fino a qualche stagione fa, prima che il campione di Tavullia si abbonasse al quarto posto.
Stiamo invece parlando di Antonio Cairoli detto Tony, messinese (è di Patti), di professione pilota di Motocross.
Lo so, tutti (o quasi) non sapranno di cosa stiamo parlando.
Un po’ quello che successe qualche anno fa ad un congresso di un partito, quando Gianfranco Fini osò pronunciare la parola legalità (vade retro Satana).
Tony Cairoli è al momento lo sportivo italiano più vincente, talentuoso e spettacolare che ci sia.
Proprio per questo è più facile che sia conosciuto il 26esimo straniero dell’Inter anziché l’alfiere della Ktm.
La sua superiorità sugli avversari è quasi irriverente, rende facili cose che decisamente non lo sono.
E’ un mix di classe e coraggio, che affascina (i tifosi) ed è fonte di imbarazzo e frustrazione (per gli avversari).
Punta dritto al record dei 10 Mondiali del grande Stefan Everts (che oggi è il suo team manager).
In inverno –anziché godersi il clima mite della sua Sicilia- passa 2 mesi in Belgio ad allenarsi sulla sabbia.
Si è tatuato la frase “Velocità,fango e gloria” .
La personale sintesi di se stesso.
D’altronde sono dei tipi un po’ strani questi crossisti.
Per rendere ancora più epica la propria agiografia, Cairoli corre (per scelta) con una moto di 350 cc di cilindrata, quando gli avversari hanno delle 450.
In sella da quando era in fasce, lui e la sua moto sono una spiegazione pratica del concetto di simbiosi, mentre la sua grandezza è inversamente proporzionale alla statura (è comunque più alto di Brunetta).

Negli sport a motore il Motocross sta al Motomondiale un po’ come il Rally alla Formula 1.
Pur essendo altrettanto scenografici (forse anche di più) devono accontentarsi delle briciole.
Un mistero irrisolto, come cercare di capire perché Marco Balestri conduca una trasmissione radiofonica.
Potere degli sponsor, si dirà.
Anche, ma non solo.
Per uno strano scherzo del destino (anzi, dell’intestino) sono diversi gli sport ad essere ghettizzati in nome di deliranti precetti legati alle “esigenze televisive”.
In realtà è una conferma del potere dei mezzi d’informazione che creano e soffocano miti a loro discrezione.
Il Mondo ci invidia Cairoli (ha avuto tantissime offerte per andare nel fastoso Supercross Usa ma ha preferito rimanere in Europa) e noi a malapena lo riconosciamo per strada.
Le sue vittorie (anche quelle che valgono l’iride) sono relegate a trafiletti nei quotidiani sportivi.
Giusto, meglio parlare degli amplessi di Boateng con la Satta, dei capricci di Cristiano Ronaldo (Ueeeh, voglio l’aumento!), della forfora al parrucchino di Antonio Conte o delle infatuazioni quindicinali della Federoca Pellegrini.
Pochi invece gli speciali sul tartaro di Moratti.

Già, l’egemonia culturale del calcio.
Siamo arrivati a considerare Enrico Variale un guru dell’informazione sportiva.
E ho detto Varriale, cazzo.
Pendiamo dalla cresta e dagli orecchini di Balotelli.
E quindi siamo messi davvero male.
Chi scrive ama anche il calcio, o meglio amava.
Quando c’erano i due/tre stranieri per squadra, quando si giocava alla domenica pomeriggio e le Coppe al mercoledì, quando la Televisione non si era fagocitata uno sport bellissimo ma talmente stuprato e svuotato della sua poesia da non aver quasi più nulla da raccontare.
Senza perdersi nella notte dei tempi, si rimpiangono gli anni in cui c’era un sapore che ammaliava, oggi la differenza fra il calcio giocato ed un’asettica Playstation è labile.
Anche un luogo sacro come lo spogliatoio è stato violato dalle telecamere, i calciatori devono smadonnare con la mano davanti alla bocca.
“Dottore, non sto bene!”
“Mi faccia vedere le analisi…Ah, lei ha assunto troppo calcio, è necessaria una dieta di sport più variegata”

P.s. A Carnevale voglio travestirmi da Paola Ferrari.
Ho già chiesto all’Enel un impianto mobile trifase a 400 V e direttamente da Fukushima mi arriveranno a breve i trucchi con i suoi colori originali (introvabili).
Sto cercando qualcuno che faccia la parte di Ivan Zazzaroni e Marino Bartoletti.
No perditempo.

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