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Semplicemente Ayrton/Mondiale alla Senna

28 Lug

Quattro anni del blog ed un solo articolo su di LUI, questo https://shiatsu77.me/2014/08/28/oltre-il-mito-oltre-la-leggenda/.
Non ho spiegazioni, solo un pò di vergogna ed un rimedio: la rubrica Semplicemente Ayrton.

Ne saranno demoliti parecchi di luoghi comuni, di credenze e di consuetudini da Ayrton Senna nella sua carriera.
La vittoria, ad esempio.
No, siamo lontani dall’approccio decoubertiano.
Senna al riguardo aveva le idee piuttosto chiare: “La cosa importante è vincere tutto, sempre”.
Ancora: “Io voglio vincere sempre. L’opinione secondo cui la cosa importante è competere è un assurdità”.
La rivoluzione fu il come.
Sempre il pilota di San Paolo: “Ho bisogno di fare qualcosa di speciale. Ogni anno qualcuno vince un titolo. Io voglio fare di più.”
Una frase del genere poteva essere pronunciata solo da uno squilibrato o da un genio.

Torniamo al 1988, poi capiremo.
La Mc Laren MP4/4 è un proiettile, Senna e Prost due cannibali che ne faranno 15 su 16 sia nelle pole sia nelle vittorie.
L’unica gara in bianco dei due permetterà alle Ferrari di Berger ed Alboreto di trionfare a Monza a meno di un anno dalla morte di Enzo Ferrari.
Digressione doverosa.
Alla sua prima stagione alla corte di Ron Dennis il talento brasiliano fa vedere cose aliene nel condurre la vettura.
I primi ad esserne spaventati, prima che colpiti, sono quelli del suo team.
Senna in qualifica è una furia, a fine anno le pole position saranno 13.
Sul giro secco infligge distacchi che talora sono quelli di un intero GP.
Nel Gran Premio cittadino di Monaco in qualifica un Ayrton Senna in totale stato di grazia (cit.) rifila quasi un secondo e mezzo (sic) al compagno di squadra.
In quella gara arriva ad avere un vantaggio di 55 secondi sul Professore prima che un calo di concentrazione e la voglia di umiliare il francese lo facciano picchiare al giro 67.
Se in qualifica Senna non ha rivali il campionato è invece equilibrato, complici alcuni guai tecnici occorsi al brasiliano.
E non dimentichiamolo, grazie anche al valore di Prost.
Ma quando vince (cioè spesso), Senna stravince e annienta gli avversari.
C’è ancora la regola degli scarti, meccanismo più complicato e cervellotico di una proposta di legge elettorale, ed Ayrton arriva al GP di Suzuka con meno punti di Alain ma col primo match ball della stagione:se vince la corsa, il titolo è suo.
Senna parte dalla pole, Prost al suo fianco.
Tutto pronto, semaforo verde, ma la monoposto n.12 incespica e sembra spegnersi.
Ciao Ayrton, il sogno svanisce.
Il tuo Mondiale non lo vincerai oggi, forse un’altra volta, chissà.
Ma non sicuramente oggi.
Mettiti l’animo in pace, le corse sono fatte così.
Senna alza le braccia per segnalare la sua resa.
Poi la leggera pendenza di Suzuka fa riavviare il motore.
Ma solo per un attimo, poi di nuovo il buio.
Più lunghi da raccontarli che da viverli questi istanti in cui l’anima scopre i sentimenti più distanti fra loro.
Alla partenza il cuore di un pilota è già martoriato da 180 battiti al minuto, il suo è pure salito sulle montagne russe di emozioni lancinanti.
Non si sa come, ma Senna riesce finalmente a partire.
Il tempo di lasciare calmare il cervello (riporto le sue parole) ed il brasiliano inizia una feroce rincorsa.
Non è una semplice rimonta.
E’ la dimostrazione della sua superiorità.
E’ l’istantanea della sua voglia di vincere.
E’ una metafora della sua vita.
Quelle di Senna, lo avrete capito, sono favole epiche più che semplici gare.
E poteva mancare l’acqua?
Certo che no, arriva anche quella.
La fuga di Prost termina al 28° giro quando Ayrton lo sorpassa ad una velocità spropositata ed al suo cospetto il Professore sembra essere fermo.
Dopodiché Senna diventa imprendibile per tutti tranne che per le telecamere, che ce lo immortalano in festa per il suo primo Mondiale.

Dirà che a Suzuka avvertì la presenza di Dio, che fu lui a guidarlo alla vittoria.
Terrene o divine, Senna aveva accesso a risorse inaccessibili ai più.
Senna non voleva vincere in maniera normale.
Senna non poteva vincere in maniera normale.
Gli eventi glielo avrebbero impedito
Gli stessi eventi che se fossero capitati a qualsiasi altro pilota, gli avrebbero impedito semplicemente di vincere.
Eccola la differenza fra Ayrton e gli altri.
Lui è riuscito a scolpirsi il nome nella pietra combattendo con campionissimi del calibro di Piquet, Mansell e Prost.
Il talento, la classe cristallina, le qualità fuori dal comune.
Certo, tutto vero.
Ma Senna era dotato di una indomita forza di volontà, la sua cura per i particolari era più giapponese che carioca.
Era preciso fino alla pignoleria.
Avremo modo di scoprire che risulterà impossibile spacchettare le qualità (tecniche ed umane) di questo pilota meraviglioso.
Di più, lui seppe unire gli opposti, facendoli non solo coesistere, ma addirittura esaltare in questa alchimia apparentemente impossibile.
Una magia.
Genio e regolatezza.
Ricordate le sue parole?
“Ho bisogno di fare qualcosa di speciale. Ogni anno qualcuno vince un titolo. Io voglio fare di più.”
Questo sarà solo l’inizio.

 

 

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