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Quelli che Facebook

11 Ott

Il Signor Facebook, ovvero l’invenzione più geniale dell’era internet o l’anatema della vita moderna, una sorta di nemesi lanciata dagli antichi?
La risposta è, aihmè, molto dorotea: dipende.
Dall’approccio, dall’utilizzo e dallo scopo.
Facciamo una carrellata dei migliori esseri che popolano il social network più famoso al Mondo.
E sperate di non farne parte.

Non avrai altro calcio all’infuori di me
Sono fra i rappresentanti di punta delle persone monotema.
Nei social come nella vita.
Di sesso maschile, vivono di calcio, per il calcio, solo di calcio.
Logico da bambini, giustificabile nell’adolescenza, disarmante ora che questi aspiranti Tiziano Crudeli ed Elio Corno hanno superato i trenta.
Nel loro piccolo sono un inno alla coerenza: erano così a 12 anni come a 23, ma anche lo scorso anno.
Il Carlo Pellegatti che alla nascita è presente in tutti i maschietti d’Italia (inteso come tifoso sfegatato, a prescindere dalla fede calcistica) in loro non si è assopito ma anzi ha acquisito vigore fino a sopraffarli.
Sono gli unici ad apprezzare – e senza avere crisi epilettiche – i titoli dei quotidiani sportivi.
Hanno bloccato il cervello sulle frequenze di Sky Sport 24.
L’Album Panini (che rimane un’icona per tante generazioni) ha avuto su di loro lo stesso effetto del Vangelo sugli apostoli.
Il calcio non è più sana passione, svago e passatempo, diventa una ragione di vita, con i dogmi (e le relative tossine) tipici del fanatismo.
Sono il sogno proibito (che si avvera) dei Biscardi, Conte e Galliani (che culo…).
I loro post: se li conosci li eviti, se li conosci non ti uccidono (l’onestà intellettuale).

Il qualunquista didascalico
Sono (giustamente) indignati per il momento che stiamo vivendo ma (colpevolmente) disinformati sulle cause che hanno portato a ciò.
Buone le intenzioni ma pessimo (o quasi) il risultato.
Si definiscono apolitici pur con qualche affinità con la destra più rozza e becera.
Mischiano fatti di sangue a delitti dei colletti bianchi, anziché allargare il campo lo restringono, conoscono solo un 11 settembre, per loro il Piano Condor e la P2 sono dei nuovi giochi della Wii e la marcia dei quarantamila è una disciplina olimpica.
Grazie a suggestivi paralogismi danno sempre la colpa alla Magistratura, specie nei casi (sempre più rari) in cui questa è irreprensibile (caso Ilva, ma non solo).
Uno dei loro bersagli preferiti è il Ministro Kyenge (figura deboluccia, ma i problemi mi sembrano altrove).
Quando sono incalzati utilizzano delle argomentazioni consistenti come un biscotto Plasmon nel thè caldo.
Vorrebbero combattere il “sistema”, finiscono col rafforzarlo.

Io, io e io
Hanno le manie di protagonismo di Vittorio Sgarbi, nonché molto tempo da perdere.
Sentono il bisogno di inondare la rete con tutto ciò che li riguarda, convinti che dall’altra parte ci sia qualcuno in trepidante attesa.
Ci sono varie declinazioni di questi Vorrei essere un vip e nel dubbio mi comporto come loro.
Quelli che amano recensire i loro affascinanti orpelli: dal loro nuovissimo cellulare (Oooohhh!Tutti a bocca aperta) alla loro collezione autunno-inverno passando per un sempre affascinante tagliaunghie.
Ci sono poi gli esibizionisti del cibo.
Credono di saper cucinare come pochi al Mondo, da piatti inediti (la pizza) ad altri tipicamente etnici (udite udite, un piatto di pasta).
Data l’ingente produzione, o sfamano l’intero quartiere o gli auguriamo di bruciare in un giorno più calorie di un altoforno.
C’è chi ama raccontare anche le pieghe di se stesso (forse perché possiede solo quelle).
Devono ancora afferrare che su Facebook la domanda “A cosa stai pensando?” è fissa.
Un classico: ore 07,30 (notare l’orario) “Senza caffè non mi sveglio”.
Ecco, sarebbe stato meglio.
Si continua così tutto il giorno con la chicca di frasi sibilline scritte apposta per incuriosire (i loro simili) e solleticare i  794 amici (dei quali nessuno è mai uscito con lui) ad interagire.
Se le amenità proferite valessero anche solo un centesimo l’una, questi ilari personaggi sarebbero milionari.
Nelle donne poi è un trionfo di smalti, trucchi e messe in piega.
Mancano solo i dettagli dei loro Nuvenia Pocket quando vanno a lanciarsi col paracadute.
In quei giorni, of course.
Seguire il loro profilo diventa un’ordalia.
Cercasi troll disperatamente.

W la mamma?
Solo chi è genitore può capire dove possa arrivare l’amore per un figlio.
Comprendere invece cosa spinga tante mamme a esporre H24 i propri figli su Facebook è un mistero, un po’ come i capelli di Gianni Morandi (tintura o  parrucchino?).
Dopo il parto il loro cervello è regredito, allineandosi a quello dei neonati.
Pubblicano una pletora di foto dei pargoli ad ogni piè sospinto.
Complimenti:la rete è notoriamente controllabile e non è intrisa da malintenzionati che potrebbero utilizzare le foto in 916 modi diversi.
Avanti pure.
Per enfatizzare lo status di mamma-gggiovane riportano frasi ad effetto trovate nelle offerte 3×2 al supermercato (assieme al budino Ebo ed a una cover a forma di Hello Kitty), ci informano On Line su eventi epocali quali un ruttino (e cosa dovrebbe fare?) e un compleanno con gli amichetti (uuuhh!), farneticano di scene fra l’onirico ed il fantasy.
I loro commenti sono tanto inutili quanto sdolcinati, col rischio di produrre una crisi iperglicemica e dei conati di vomito (insieme).
Tracimano dichiarazioni d’amore melliflue, talmente sforzate da metterne in dubbio la spontaneità.
Un misto fra un melodramma napoletano ed un reality: di peggio c’è solo la Carfagna che parla di Montesquieu e della separazione dei poteri.
Credono di avere fra le mani una versione evoluta del Cicciobello.
Confondono l’ostentazione (di un essere umano indifeso) con l’amore e la protezione, non accorgendosi che la prima è in palese disaccordo con i secondi.
Chi è al centro della scena?La creatura ignara di tutto o la super mamma?
I figli saranno costretti – al compimento del 6° anno – a rivolgersi al Giudice Tutelare per chiedere l’esercizio della patria potestà sulla madre anche se le teorie sull’apprendimento imitativo non ci fanno sperare niente di buono per il futuro dei bebè.
Quando Renato Pozzetto nella Casa Stregata spiegò con cosa ragionano (a suo parere) le donne, si riferiva (senza saperlo) a questa categoria.

Eppure esistono

9 Mag

In un dizionario illustrato questo articolo comparirebbe accanto alla parola contraddizione.
Se invece fosse una figura retorica sarebbe un antinomia, con i personaggi più che in cerca d’autore in cerca di se stessi – o meglio a smentire se stessi – ed a minare le nostre di certezze.
Con i protagonisti di cui sotto la logica diventa opinabile, l’inspiegabile l’assunto, l’incoerenza la regola.

C’ho un’aziendina
Uno s’immagina l’intricato mondo imprenditoriale, divenuto una giungla dove nemmeno il talento e l’intraprendenza sono sufficienti a lasciarti fuori dalle secche.
Poi ti appare davanti lui e se la prima domanda è “Fa veramente l’imprenditore?” la seconda ha il sapore amaro della mancanza di risposta “Come ha fatto a fare fortuna?”
Il pressapochismo è il suo stilema, avrebbe le stesse possibilità di farsi assumere in una qualsiasi azienda privata di quelle che ha Filippo Facci di vincere il Premio Pulizer.
All’innovazione preferisce l’elusione, è adeguato a condurre un’azienda come Taormina a presiedere una Commissione Parlamentare (eppure entrambi lo hanno fatto).
La causa del suo anatema (le tasse troppo alte) è proprio il suo obiettivo primario (evaderle).
Anche questi personaggi votano.Provate a dire per chi?
In palio un maglioncino (infeltrito) di Marchionne.

Faccio cose,vedo gente.
“Che lavoro fai?”
La domanda è semplice, la risposta non così scontata.
Non quando di fronte hai questi personaggi, sfuggenti quanto enigmatici, più complicati che sofisticati.
Questi autenti fenomeni – rispondendo con una supercazzola degna del miglior Nichi Vendola – riescono nell’impresa di non far comprendere assolutamente nulla di quello che hanno detto.
Non si capisce che mestiere facciano (non lo sanno nemmeno loro), sono sempre in viaggio per andare non si sa dove, impegnatissimi nel loro lavoro (quale?) ma già pronti con un nuovo progetto (il nulla 2.0).
Il problema (più tuo che loro) è che infondono la sensazione di cadere sempre in piedi.
Ti chiedi come facciano a saltarci fuori (è il buon samaritano che è in noi a domandarlo), ti rispondi che in un modo o nell’altro ce la faranno.
Anche meglio di te (il samaritano ha lasciato il posto al paraculo).

Ma che buoni propositi!
In genere è un professionista – un medico, un avvocato, un ingegnere (niente contro le categorie, sia chiaro)- ma potrebbe essere un qualsiasi dipendente.
La Repubblica indossata sotto il braccio è il totem per esibire il suo antiberlusconismo, condizione che gli permette di essere moralista ma anche puttaniere,legalitario dunque evasore, integerrimo di conseguenza affarista.
Come tutti quelli che non hanno niente da nascondere è ossessionato dalle intercettazioni (da un recente sondaggio pare sia la più grossa preoccupazione degli italiani, seguita dagli alligatori che spuntano dal Wc) e da tutto quello che può minare la sua privacy (omnia sozza sozzis).
Le stesse ossessioni paventate dal Cavaliere, a cui attribuisce tutti i mali del Paese (non tutti, i tuoi amici piddini lo hanno aiutato).
Il suo mantra è “Berlusconi ci ha rovinato (ok, sei partito bene), Bersani invece ha mostrato un senso dello Stato altissimo a non andare al voto anticipato” (certo, così ha potuto fare 2 Governi col Cavaliere e farlo resuscitare altrettante volte.Chapeau.)
Incarna l’autoassoluzione tipica della Chiesa, che critica ma frequenta.
I bunga bunga erano ripugnanti, ma solo perchè coincidevano con le sue fantasie erotiche che saltuariamente confessa – corroborate da altre porcate – alle proprie impiegate.
E’ disgustato anche dalle tangenti che hanno ridotto al lastrico il Paese, le stesse che ha pagato ed intascato pure lui.
Max Gazzè cantava oramai una quindicina d’anni fa “Ma andate a cagare voi e le vostre bugie…”

Il tifo uccide ancora

23 Feb

Di ventotto ce n’è uno” recita la famosa filastrocca per insegnare ai bimbi i mesi del calendario.
Per fortuna o purtroppo, verrebbe da aggiungere vista la pletora di notizie e fatti succedutisi in questo mese:le imminenti elezioni,una campagna elettorale shakerata a quella acquisti (vedi Balotelli),una MERAVIGLIOSA serie di arresti di personaggi uniti dal comune senso del delinquere (una curiosità, anche Tangentopoli iniziò con un arresto in febbraio, vuoi vedere che i corsi e ricorsi storici…?), un fatto di sangue di un famoso sportivo financo quella cosina da niente delle dimissioni del Papa (e poi dicono che nessuno più lascia la poltrona…).
Parecchie di queste vicende hanno un comune denominatore che le lega indissolubilmente.
E’ il rapporto viscerale ma al contempo succube dell’uomo con la sua professione di fede, che sia questa calcistica, politica o religiosa.
Conscio degli attacchi che potrò ricevere (laicità, salvami tu) si può affermare che il meccanismo psicologico che lega un tifoso alla propria squadra di calcio è il medesimo del militante politico nei confronti del partito o del fedele alla propria religione.

I primi due vengono mossi “dalla pancia”:trovate molte differenze fra i toni di una campagna elettorale e quelli di una campagna abbonamenti?Quante delle promesse elargite diventano realtà?
Ancora, a rubare sono sempre le altre squadre, gli altri partiti.
Ovviamente è l’inverso per le trame del Palazzo (o dei Poteri forti).
Il militante/tifoso è sinonimo di fedeltà, di cieca obbidienza.
Le sue sono tutte sfighe  o forse se le va a cercare?
Nel dubbio non ha mai pensato di prendersi il vaccino dell’onestà intellettuale (il Governo Monti non lo ha ancora tassato).
Chissa mai che riesca a vedere il Mondo con degli altri occi.

Se a questa impermeabilità alla conoscenza, alla mente libera al ragionamento in proprio aggiungiamo i dogmi religiosi il risultato non può certo definirsi migliore.
E’ possibile abbracciare un percorso di fede e vivere una propria spiritualità scindendo dalle organizzazioni religiose e dai loro precetti senza essere profani?
Non esiste nessun altro tipo di struttura sul pianeta che goda dell’insindacabilità della Chiesa.
Sull’assioma se critichi la Chiesa (e qualcosina da dire ci sarebbe) non sei un fedele hanno costruito la loro Storia.
Già la Storia, magari andarsela a rivedere potrebbe portare ad un’estasi mistica.