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Dedicato a te/3

12 Feb

(Dedicato a te è un periodico sfogo, un balsamico travaso di bile che avrà per destinatari sia i massimi sistemi sia il particolare.
Lo stile sarà volutamente scarno, asciutto, anche volgare, gli approfondimenti ed i ricami cerco di metterli in altri lavori)

Vedo che sono ancora in troppi a mostrarsi un pò duri di comprendonio (come dice mia mamma) o di sterzo  (come dice mio papà), allora cercherò di fare luce sulle fantomatiche riforme di cui ha un enorme bisogno il paese, tanto decantate da essere ormai attese da una parte del popolo come una parusia ed invocate più di una danza della neve negli impianti sciistici.
Già il fatto che queste riforme ce le chiedano il mercato e l’Europa dovrebbe insospettire.
Una delle prime regole per evitare di farsi prendere per il culo è diffidare di chi parla in nome di entità astratte.
Se non siete convinti domani vengo a casa vostra ed in nome del libero mercato (o di una divinità inventata sul momento per l’occasione) vi chiedo di regalarmi 10.000 € e vostra moglie.
Ma evitiamo digressioni e torniamo tout court alle nostre riforme, che consistono in:
– tagliare i fondi alla sanità pubblica, ma dato che ancora qualcuno brancola nel vuoto vuol dire che se sei malato – ma sfortunatamente per te senza un conto in banca con sei zeri per andare in qualche esosa clinica privata – sono cazzi tuoi.Decisamente cazzi tuoi.Condizione che da malati non è propriamente idilliaca.
– tagliare i fondi pure alla scuola pubblica in modo da renderla sempre più inefficiente in un livellamento al ribasso della qualità.Nei paesi dove le riforme hanno già preso piede, dalle scuole private (si legge a pagamento) escono i manager e la classe politica, mentre da quelle pubbliche al massimo l’ambientazione per il sequel di The Principal – Una classe violenta.
– tagliare i fondi agli altri servizi pubblici e spingere sulle privatizzazioni.Noterete che alle riforme tutto ciò che è pubblico sta pesantemente sui coglioni, ma le riforme le chiede il mercato e nel mercato più si guadagna meglio è.Pazienza per le persone;
– eliminare l’autonomia decisionale locale (nelle varie declinazioni) demandandola a mastodontici soggetti internazionali non eletti da nessuno (per quanto le elezioni possano avere ancora un senso).La sovranità e l’indipendenza sono altre due cose che stanno fortemente sui coglioni alle riforme.
– soffocare lentamente le piccole imprese e l’imprenditoria locale e tutto ciò che non rientra nel perimetro dell’economia globale.Alle riforme quello che non sa di multinazionale sta sui coglioni.
– pagare il meno possibile i lavoratori, creando volutamente disoccupazione ed offerta di manodopera a basso costo con la minaccia di trasferire tutto dove il lavoro costa già di meno e parimenti tagliare uno ad uno i diritti conquistati a fatica.Smodatamente suscettibili le riforme, anche i diritti gli stanno sui coglioni.

Se seguissimo le regole della semantica e del buon senso sarebbero innumerevoli le situazioni da riformare, ma proprio per evitare le riforme di cui sopra.
Evidentemente nel cervello delle persone fa breccia più facilmente la via breve e comoda dello slogan, della menzogna, dell’alibi e della redenzione che quella del collegamento e del libero pensiero.
Ovvero il tipico atteggiamento degli schiavi che non vogliono uscire dalla loro condizione.

Tu chiamali se vuoi… situazionisti

27 Dic

La politica in sé e per sé non meriterebbe commenti per evitare di darle anche un solo anelito che possa non dico fortificarla, ma pure mantenerla in vita.
Ma queste due storielle permettono di identificare i due architravi che ancora la sostengono: certi elettori e certi intellettuali (elettori pure loro).
Ed entrambi tifosi.

Storiella 1
C’era una volta un fiero (e anche un pochino altezzoso) elettorato che da qualche anno masticava amaro per la presenza di un pericoloso energumeno al Governo.
(Che in realtà si trovava al Governo anche perché i partiti di quell’elettorato erano bellicosi solo nei talk show.Siete già confusi eh?Ed il bello deve ancora venire).
Quell’elettorato per prima cosa si chiedeva come un tipaccio così smaccatamente impresentabile potesse ricevere tanti voti.
Dubbio lecito, tant’è che l’altro elettorato (del pericoloso energumeno, intendo) soffriva di un’evidente nicodemismo:a parole nessuno o quasi lo votava, dentro la rassicurante cabina elettorale qualcuno di più.
Torniamo al nostro, di elettorato, che era giustamente preoccupato: la storia, la loro storia, gli aveva insegnato di diffidare di questi personalismi della politica.
Oddio, anche loro avevano avuto i loro “personaggi” forti, ma dalle quelle parti – sostenevano – c’era partecipazione, preparazione e senso democratico.
E allora giù in piazza a far battaglie contro l’abolizione all’articolo 18, contro l’appropriazione indebita dell’apparato istituzionale, contro l’occupazione dell’informazione, contro la mignottocrazia, contro l’aziendalismo e la mercificazione della politica, contro i tagli lineari (ripetete con me:lineari) alla scuola, alla sanità, agli enti locali, alla giustizia e alle forze di polizia.
Cazzo, si dirà, ma quello di prima era proprio un pazzo scellerato.
Mica finita, i nostri elettori schiumavano di rabbia per tante leggi ad personam e per quelle bavaglio per bloccare magistrati e coraggiosi giornalisti e financo per vedere un Parlamento di nominati (quando andava bene) e pregiudicati (l’immunità a loro serviva per davvero).
Avevano come l’impressione (avevano) che gli interessi del Paese e dei loro cittadini (quelli normali) non li curasse nessuno.
Ma dopo un pò (sorvolando sui metodi o sarei più logorroico di Furio in Bianco rosso e Verdone) al potere ti arriva un tipetto che pensa di risolvere tutto lui a colpi di PlayStation e di slogan da venditore anni Ottanta di enciclopedie, uno di quelli che avrebbe solo potuto fare fortuna in politica e che anche senza essere seguaci di Cesare Lombroso già alla prima occhiata (ma anche alla terza) sembra comportarsi esattamente come chi l’ha preceduto.
La stessa mistificazione della realtà e le stesse balle sesquipedali, proferite solo con la metà degli anni rispetto al predecessore/padre putativo.
Osservandolo meglio si nota addirittura che laddove il ducetto vecchio aveva fallito, quello giovane (di fatto un suo surrogato, un epigone al metadone) riesce a portare a compimento le sue porcate, grazie ad un’iconografia mendacemente fresca ed innovatrice a ad una stampa così servile che certe lisciate di pelo e leccate di culo non si ricordano dai tempi del Ventennio.
Il Bruto era stato costretto al suo ingresso in politica esclusivamente per difendere i cazzi propri e per pararsi il culo e già che c’era, con quello che rimaneva, dava una mano al Sistema Dominante.
Quello nuovo invece pare completamente intriso dalla smania di comando, fattispecie che lo conduce dritto dritto nel palmo del Sistema Dominante.
Il vecchio arnese un giorno davanti allo specchio – mentre si faceva la tinta con l’asfalto drenante si iniettava del Saratoga sotto la borsa degli occhi (ed anche sotto la borsa) – esclamò “Ma fosse arrivato prima, fa quello che voglio io e non devo neanche più sbattermi, alla mia età.Certo che le racconta grosse pure lui, ahahah!”
L’elettorato è stato folgorato dal nuovo che avanza (che di nuovo può avere al massimo i calzini o qualche acconciatura) e il suo messianismo è stato nutrito e solleticato a dovere.
Si sono visti numerosi travasi dall’altra tifoseria: quando per anni si è stati abituati a venerare l’omino al Governo si sente il bisogno di continuare nell’opera della propria professione di fede.
L’immagine è lassù, luminosa tanto da produrre un riverbero, di più, una scia luminosa: ha le sembianze del nuovo Premier che parla alla Nazione (col rapporto di due cazzate ogni parola) ma in realtà è un immagine simbolica, una rappresentazione del Potere.
L’agognato Potere.
Non si criticava l’avversario in quanto tale ma per la sua posizione (invidiata) di dominio.
Non era un problema di idee e valori (assenti prima come adesso), ma di uomini e di partito.
Quello che prima spaventava ora rasserena.
Ciò che ripugnava ora inorgoglisce.
Quelli di prima truffavano, quelli di adesso chiedono dei sacrifici per il nostro futuro.
Se prima era svolta e deriva assolutistica, adesso è balsamico decisionismo.
Se prima erano tagli (lineari,ricordate?) ora sono ancora tagli (e sempre lineari), ma dalla regia dicono per combattere gli sprechi (oltre al Governo vi sarete accorti che sono cambiate anche le regole della semantica).
Qualche promessa elettorale (chiaramente irrealizzabile, se no che promessa elettorale sarebbe?) detta al posto giusto nel momento giusto, una compilation di supercazzole prematurate inneggianti all’happy ending ripetute h24 ed un’immagine un pò meno criminale et voilà, guarda come ti migliora l’umore dell’elettorato.
Ecco, solo quello, perché il resto rimane tale e quale (i miracoli veri non li fa nessuno).
Il loro oppio è diventato l’ottimismo, il nemico della Patria chi emana pessimismo e negatività (cioè osa ragionare col cervello acceso).
Adesso lo so che qualcuno di voi si sarà fatta l’idea che le persone descritte non sono altro che dei servi di partito ammaestrati, gente che intellettualmente e moralmente non merita alcuna stima.
E vi dò ragione.
Perché è esattamente quello che penso io.
In molti casi non sono delle cattive persone, ci mancherebbe.
Ma il rispetto va meritato.

Storiella 2
Come dev’essere un intellettuale?
Libero, coraggioso, non organico, profondo.
Cosa deve fare?
Stimolare e mettersi in gioco, raccontare il bello e soprattutto il brutto, andare oltre, anticipare, intuire (prima degli altri), trovare le cause ed i rimedi, aprire la mente al suo pubblico.
Pungolarlo e provocarlo, quel pubblico.
Pasolini si autodefiniva comunista (ma qualsiasi etichetta evapora al cospetto del suo genio), eppure il PCI ed il tessuto sociale che lo contornava erano tra i primi destinatari delle sue invettive (Valle Giulia è la più famosa e insieme la più strumentalizzata, ma l’elenco è decisamente nutrito).
Gaber era un acutissimo anarcoide apolide pure lui della catalogazione, tendenzialmente con affinità a sinistra, peccato che in Polli d’allevamento (smaccatamente, prima in forma più composta) esondò tutta la sua nausea per quello che era divenuto conformismo, vomitando in faccia al suo pubblico che tanti di loro lo avevano stufato e che non gli piacevano più (eufemismo, il Signor G era giustamente molto più violento).
Ed erano gli anni Settanta, gli anni dell’ideologia, dell’appartenenza, dell’essere obbligatoriamente ed inevitabilmente schierati, anche e soprattutto da parte degli artisti.
Montanelli invece era un uomo di destra (di quella destra che forse non è mai esistita e mai esisterà), ma quando Berlusconi decise di prendersi l’esclusiva dell’elettore conservatore lui esercitò la clausola del diritto di recesso affermando “Se vince Berlusconi la parola destra diventerà impronunciabile nei prossimi 50 anni per motivi di decenza”.
Non cadde nel sofisma di dover accettare aprioristicamente l’autoproclamata leadership del Cavaliere sulla destra italiana.
Tre intellettuali che criticavano anche ciò che teoricamente gli era affine.
Tre intellettuali, appunto.
Il passaggio di consegne tra il vecchio affabulatore ed il nuovo imbonitore ne ha smascherato altri di (presunti) intellettuali, relegandoli alla categoria dei cortigiani.
Il loro pedigree à la gauche gli ha sempre permesso di godere di un credito spropositato, ma adesso i nodi vengono al pettine.
Per andare al comando si sono fatti piacere “la sinistra che sa vincere”, dove la parola chiave della frase è vincere, mentre quella fuoriluogo è sinistra.
Urlavano tutto il loro livore ed il loro astio contro chi voleva sfasciare “la più bella Costituzione del Mondo” (e le cose belle non si devono sfasciare) ma ora è il loro silenzio ad essere assordante, visto che hanno pensato bene di sparire, di nascondersi o di sorreggere la propaganda dei nuovi quarantenni al comando.
Che ci sono quasi riusciti a sfasciare quella Costituzione (fra una pletora di altre disgrazie).
Delle due l’una:o mentivano prima o sono codardi adesso.
La lingua di questi camaleonti opportunisti un tempo era petulante e corrosiva e si divertiva a seminava irriverenza al potere costituito(si), ora lascia solo tracce di bava e saliva.
Il loro senso critico e la loro vena artistica si sono sopite come le loro battute, ora declinate in sermoni e intemerate degni di bolsi soloni.
Hanno la coscienza politicizzata, pur di vedere issata la bandiera coi colori giusti (ma coi valori sbagliati) hanno barattato ciò che un libero pensatore non dovrebbe mai cedere:l’onestà intellettuale.
Un tempo erano incendiari, ora girano con l’estintore a caccia di fiammiferi accesi e per spegnere i propri rigurgiti rivoluzionari (possono stare tranquilli, quindi) o qualche frase scappata in un lapsus freudiano in ricordo dei bei tempi che furono.
Con un indomito spirito battagliero (prima) – refrattario a qualsiasi critica e protetto da una superiorità morale autoreferenziale – non volevano spodestare il vecchio padrone, ma solo sostituirlo.
Con il loro, peraltro in una versione decisamente sottotono.
Così sottotono da assomigliare tremendamente a quelle losche figure che negli anni d’oro additavano come nemico o male assoluto.
Chissà cosa avrebbero detto, gli intellettuali della (fu) intellighenzia, se si fossero visti in questa edizione anche solo una ventina d’anni fa.
Chissà in che modo si sarebbero contestati.
Chissà quanto si sarebbero vergognati.
L’acqua che non si vuole bere ci si affoga dentro, recita un vecchio adagio.
Loro stanno bene, perché quell’acqua adesso li nutre e li rinfresca.
Ad affogare è stata solo la loro credibilità.
E pare che l’abbiano sacrificata senza troppi rimpianti.

Dedicato a te/La partenza

15 Nov

Parte oggi una nuova rubrica, Dedicato a te, come si evince dal titolo.
Sarà un piccolo e periodico sfogo, un balsamico travaso di bile che avrà per destinatari sia i massimi sistemi sia il particolare.
Lo stile sarà volutamente scarno, asciutto, anche volgare (gli approfondimenti ed i ricami cerco di metterli in altri lavori).

Il primo destinatario è un pò come il primo pezzo di un album e così ho scelto di partire da te, caro ipotetico cittadino medio, caro ipotetico uno fra i tanti, caro ipotetico elettore qualsiasi.
Ma forse sarebbe meglio dire elettore ignorante: quante cose che ignori.
Poi sì, certo, a volti ti indigni anche tu (poco, troppo poco, finché non lo farai più spesso e per ragioni serie non cambierò la mia idea su di te di un millimetro); pensa, a volte (a volte, eh) intuisci anche tu che qualcosa non va (e lo fai quasi sempre quando il tuo bel partito è all’opposizione, perché sei un servo) ma se un tuo neurone prendesse l’iniziativa di fare qualche collegamento gli altri 3 che hai nel cervello ordinerebbero della Novalgina.
Vedi, l’uomo è dotato di potenzialità infinite e tu le lasci utilizzare agli altri.
E questi altri, caro mio non-simile, non fanno i tuoi e i NOSTRI interessi: ti piace come sintesi?
Disegnini purtroppo non sono in grado di farne, quindi sforzati di capire.
Ti usano e tu li alimenti: sei come uno schiavo che invoca la frusta e le catene.
Non ti informi e nel 2015 non hai più giustificazioni.
I tuoi nonni le avevano (ed erano comunque più intelligenti di te), i tuoi genitori (ed erano comunque più intelligenti di te), ma tu no.
Perché il tempo per le stronzate lo trovi.
E dico stronzate non pensando a cose divertenti, ilari e leggere.
No, quelle servono.
Dico stronzate pensando proprio all’origine materiale del termine.
Credi ancora alle favole, ma a delle favole tristi, scontate e banali.
Un pò come te.
Tranquillo, di difetti ne hai tanti altri.
Per prenderti per il culo bastano due balle che riavvolgono e ti fanno ascoltare all’infinito cambiando solo l’oratore.
Tu sei una versione del genere umano alleggerita del carattere, del nervo e dell’intuizione, così fanno prima a spostarti da una parte all’altra e tu pensi che quella nuova sia sempre l’unica posizione possibile e, proprio perché nuova, quella più vantaggiosa.
Pensa un pò come (s)ragioni.
Ti faccio una rivelazione.
Per la stima che ho per te potresti anche farti trattare peggio, ma c’è un problema.
Che per colpa tua ci rimettiamo TUTTI.
Ed anche se il mio orgoglio potrebbe minacciare di non parlarmi più, vorrei poterti rivalutare.
Vai a caccia della tua dignità, poniti delle domande e rianima il tuo cervello.
Ed inizia a pensare.
Ma so che mi deluderai ancora una volta, perché sembri nato per quello.

Déjà vu, aller plus loin s’il vous plait

14 Nov

Come tanti miei amici ho deciso di non commentare i fatti di Parigi e di evitare accuratamente Facebook per qualche giorno (non ci siamo messi d’accordo, è stata sintonia).
La decisione è stata presa perché non c’è la volontà di capire cosa sia successo, di analizzarne le cause, di conoscere il fenomeno.
Di allargare il campo.
Sui social come in Tv e come al bar.
Anche il cordoglio e la prostrazione sembrano eterodiretti.
Tutta ‘sta retorica, ‘sti post di merda messi alla cazzo di cane senza conoscere niente – e soprattutto senza sforzarsi di intuire niente – sono l’emblema del genere umano guidato da tutto fuorché dall’intelligenza.
In quel modo le vittime vengono profanate ed uccise una seconda volta.
Una precisazione.
Doverosa perché qualcuno è talmente abituato ad essere strumentalizzato che ormai vive di quello.
Non sono filo-arabo (tutt’altro), non sono filo-americano/occidentale (tutt’altro).
Non sono filo un cazzo.
Sono interessato a comprendere quello che mi succede intorno con nessi,annessi e connessi che riguardano il genere umano,ma voglio essere IO a farlo con la mia testa.
E non con la testa (di cazzo) degli altri.

Chi è il nemico?

12 Set

Ogni epoca ha il suo fascismo, scriveva Primo Levi.
Bisognerebbe però individuarlo.
E non ex post.
Perché più che fra destra e sinistra (categorie che un senso ce l’avrebbero ancora, ma sono spesso strumentalizzate) o fra conservatori e progressisti (contenitori inventati dal medesimo produttore, quindi privi di significato) dovremmo iniziare a svegliarci e capire chi dà la precedenza all’uomo e chi alla crescita economica, chi difende i diritti degli esseri umani e chi il profitto tout court.
L’uno (il profitto) sacrifica l’altro (l’uomo).
Tanti dei nostri mali nascono da lì, dal turbo-capitalismo e dai suoi derivati (in senso lato): sull’altare del guadagno e della crescita infinita sacrifichiamo noi stessi.
Perché in nome del Sacro Utile ci sarà sempre un posto dove produrre a minor costo.
E spazio per comunicare ad una famiglia che il lavoro c’è, ma a tempo determinato ed in Romania.
Sono le riforme che ci vogliono propinare, è bene ricordarselo quando qualche maggiordomo ripete a pappagallo la nauseante filastrocca.
Questo nuovo (esiziale) Positivismo si avvale della tecnologia, di neologismi e di tecniche di manipolazione mentale per far credere che non esista un’alternativa (http://shiatsu77.me/2014/11/10/il-manifesto-del-pensiero-unico/).
E di una pletora di rabdomanti abili nel cercare pensieri contorti per aumentare la sofferenza umana e rendere felice un’entità astratta:il mercato.
A ben vedere non c’è mai stato un epocaa storica in cui l’uomo non sia stato oppresso, soggiogato e vessato, ma dalla fine della Seconda Guerra Mondiale agli anni Settanta è stata fatta un incetta di diritti che oggi stiamo perdendo uno dopo l’altro.
Mancando l’opposizione e la resistenza diveniamo come il figlio che lapida quanto messo da parte dai genitori con la fatica ed il sudore e che dissipa i loro preziosi insegnamenti.
Fra le 269 colpe di Berlusconi nel suo ventennio di occupazione delle istituzioni c’è pure quella di averci distratto dall’evoluzione 2.0 del Capitalismo d’Assalto Mondializzato.
O forse l’avevano messo lì anche per quello.
Sempre coglioni noi.
Due volte.

Non si tratta di mettere in discussione un sistema economico che ci ha garantito una buona qualità di vita e svariate possibilità, semmai di stigmatizzarne le esasperazioni.
Da quando cioè gli ammerricani si sono arrogati il diritto di porre in atto la fase 2 per fare più affari.
Chiunque anteponga il capitale all’essere umano è semplicemente da disprezzare.
Un mezzo punto di Pil per costoro vale un taglio alla sanità ed alla scuola (renziani, come le chiamate nel vostro linguaggio jovanottesco?).
La crescita del fatturato giustifica l’utilizzo degli Ogm e il depredamento dell’ambiente.
La conquista di una quota di mercato o di un target price vale i licenziamenti di massa ed il precariato a vita (edulcorati con balsamici termini inglesi).
Il guadagno consente di avvelenare il cibo.
Anche quello dei bambini, certainly.
Lo stesso livore meritano i cosiddetti schiavi che invocano le catene e la frusta.
Ovvero gente comune che da questo sistema non ottiene nulla se non le briciole.
Soldatini volontari in ferma continua addetti alla propaganda e al proselitismo.
Dei subalterni anche di se stessi che mettono nella merda tutti gli altri.
Perché il protocollo prevede di rendere reprobo chiunque osi dissentire, tacciandolo dei più infamanti epiteti ed isolandolo (quando va bene).
Ormai, paradosso che sancisce l’assenza totale di valori, solo le malattie e l’inquinamento – quindi due prodotti della modernità – sono rimaste eque e democratiche:possono colpire e fare danni a chiunque.
Ma ho l’impressione che siano finite a libro paga pure loro.

Se oltre al dettaglio analizziamo anche l’insieme, appare evidente come tutto sia riconducibile al Dio Denaro e alle pericolose liturgie messe in atto per venerarlo.
Le declinazioni fanno riferimento al peccato originale.
Il liberismo globalizzato si inventa gli shock e le crisi (e vive di shock e di crisi) per alimentare se stesso.
Crea conflitti per poter intervenire militarmente.
Fomenta scontri e tensioni sociali con la scusa ecumenica del sincretismo.
Annienta interi popoli con una multinazionale.
Genera dittature per esigenze o esperimenti di mercato.
Ed utilizza sempre il paravento del benessere.
Dietro alla favola dell’uomo cosmopolita si cela una mercificazione dell’individuo per ingrassare una delle più pericolose entità astratte: il mercato.
Tutto è trasformato in azienda.
Ormai non si produce più per consumare, ma si consuma per produrre (Massimo Fini dixit).
La politica al cospetto dell’economia è divenuta un teatrino.
Prima, con l’economia, si sedeva allo stesso tavolo a trattare, ora sta sotto ed in ginocchio.
Quando parliamo di valori dell’Occidente dovremmo renderci conto che questi non esistono più, forse non sono mai esistiti.
Se non in piccoli nuclei o gruppi di persone che appunto il mercato globale non tollera.
L’uomo riunito in comunità (piccole come la famiglia o grandi come uno Stato) non va bene perché da solo è più fragile.
I soli gruppi consentiti sono quelli di potere, lobbistici e para-massonici.
Gli Stati sono usati come sicari ma sono a loro volta vittime.
L’economia moderna abiura le tradizioni e le identità perché con un unico target di mercato l’ufficio marketing tribola meno.
Anche l’immigrazione (tema da trattare a parte) quando non è causata dalle guerre (quindi dai soldi, si picchia sempre lì) è generata e creata per offrire manovalanza alla criminalità, manodopera a basso costo alle imprese e per destabilizzare la pacifica convivenza col metodo meschino di vendere un luccicante El Dorado occidentale disponibile per tutti, il che spiega anche certi comportamenti e certe pretese di chi arriva.

L’uomo è l’essere vivente più intelligente ma è anche il più bravo ad autodistruggersi e a limitare la propria libertà.
Da sempre ha bisogno di dogmi e di strumenti di controllo da parte del potere e della classe dominante.
L’Illuminismo – allora necessario – ha in realtà solo scalfito il monoteismo religioso e ne ha creato un altro, quello del capitale.
Rosa Luxemberg asseriva che il primo atto rivoluzionario è chiamare le cose con il loro nome.
E’ un precetto che dovrebbe seguire anche chi non ha velleità sovversive.

Tutto in nome del business, spregio delle regole e delle leggi che possono e devono essere violate, assenza di etica,senso di onnipotenza, nessuna considerazione delle persone e dell’ambiente.
Trovate differenze fra il liberismo e la criminalità organizzata?

Ammalia, rende euforici, dà dipendenza.
Ricatta, chiede il conto.
Con gli interessi.
Sempre.
Rende bugiardi.
Toglie interesse per tutto il resto.
Isola.
Liberismo o droga?
O entrambi?

Questi fanatici del mercato globale non hanno pietà delle persone.
Noi non dobbiamo averne di loro.

Compro&Vendo

23 Ago

L’argomento è volutamente leggero come il periodo estivo richiede.
Ma è comunque più avvincente delle (non) notizie profuse dalla prezzolata stampa nostrana o delle slinguazzate di sedicenti intellettuali che non conoscono la parola ferie.
Parliamo del mercato – nella sua accezione antica di luogo d’incontro di domanda ed offerta di beni – che ha traslocato pure lui dall’agorà al web e certe vecchie trattative (spesso più un rito che una reale contrattazione) hanno dovuto cedere il passo a nuove fattispecie.
Vi sarà capitato di inserire su internet un inserzione di vendita per la vostra auto o moto come di trovarvi nella condizione di doverne cercare una.
Vi potrebbero attendere questi fenomeni.

L’acquirente ineducato
Rispondono al vostro annuncio con una serafica email o con un messaggio volutamente scarno e asciutto: i buongiorno, ciao, salve, saluti e presentazioni non fanno parte del loro dizionario.
A ben vedere il dizionario non fa parte della loro vita.
Scrivono un aut aut con un’offerta pari al 60% di quanto richiesto (ovviamente senza aver visto il mezzo) e bontà loro specificano che il passaggio è a loro carico e che pagheranno alla consegna (com’è umano lei…).
Quando, più o meno bruscamente, gli fate notare che non è il caso sembra di vedere il loro musino disilluso mentre vergano che va bene lo stesso (ci mancherebbe) ma se voi doveste cambiare idea fateglielo sapere.
(Mi vuoi mettere una scopa in culo così ti ramazzo la stanza? cit.).

Chiaro, limpido, puzza di reato
Questi altri invece più che fastidiosi paiono truffatori o comunque soggetti diversamente rispettosi delle leggi.
Non so il motivo, ma chiamano (o scrivono, loro sono più eclettici) asserendo di essere francesi e biascicando qualche parola in italiano (o forse solo facendo finta) vi chiedono due informazioni sommarie e qualsiasi cosa diciate loro (tipo che l’auto è radioattiva, che la moto perde la ruota anteriore con facilità ed a volte s’incendia), il primo sabato di calendario sono pronti a prendere il mezzo pagando in contanti, oppure vi faranno recapitare un bonifico dall’estero.
Il passaggio di proprietà?Dopo,dopo…
Inutile dire che sono da evitare come la peste, ma non mi stupirebbe di vederli in posti che contano.

Baratta anche tu con noi!
Più pittoreschi, ed alla fine pure simpatici, gli iper-attivi del baratto.
All’impossibilità di pagare interamente il prezzo dell’annuncio non si perdono certo d’animo e – solerti e laboriosi come un teutonico e creativi ed ingegnosi come un latino – rispolverano la più antica forma di commercio esistente.
Offrono auto e/o moto interessanti (ancorché non gradite), improbabili (quindi assolutamente non gradite) o proprio ripugnanti (roba da dichiarazione di guerra).
Un vostro diniego è lungi dal farli desistere.
Rilanciano con la bici che gli fu regalata alla Prima Comunione, il materasso e la rete della loro prima volta, un tostapane Brionvega (sanno che il vintage tira), l’auto del loro vicino (ignaro di tutto) per finire col Prete della loro Prima Comunione.
Non sono ancora arrivati alla scena del pazzo che descrisse Ivan Graziani in Pasqua :
“5.000 lire sussurra/ti faccio andare con mia sorella/ non è un gran è vero ma ho soltanto quella”, ma per interromperli occorre spegnere il pulsante che hanno dietro la schiena.

Il venditore controvoglia
Al telefono risponde svogliato, pare quasi moribondo, e poi è giustamente scocciato che gli chiediate informazioni sull’oggetto che ha lui messo in vendita.
E poi ci sta ripensando, nonostante le numerose offerte ricevute tutte più alte del prezzo da lui richiesto.
Ma che per uno stranissimo motivo stanno vagando nell’etere.
D’altrone il suo annuncio era tanto un prodromo a quel comportamento quanto un diktat da persona afflitta da evidenti manie di persecuzione: no email, no messaggi, no domande strane, i soldi per mangiare ce li ho, è l’annuncio più caro del web ma non me ne frega niente, no curiosi, no affaristi, no gente che respira, io vi ammazzo tutti.
E’ evidente il trauma subito dalla visione dello spot degli anni ’80 sull’Aids.
Solo che l’alone viola, anziché il corpo, gli ha circondato completamente il cervello fungendo da sigillante e interrompendo la già deficitaria attività cerebrale.
Che questo problematico inserzionista non transiga sul prezzo da lui fissato è comprensibile, che per esprimere questo concetto (ripeto, lecito), utilizzi una protervia in versione deluxe è la sublimazione di un evidente misantropia.

Il filantropo
Agli antipodi invece è il tipico soggetto afflitto da gentilite.
Già al telefono sciorina tutto il manuale del venditore-appassionato-amico.
E via cavo può anche far piacere (specie se prima avete sentito l’orco qui sopra) e quasi convincervi.
De visu, no.
Sforzatamente sorridente, vi mostra il suo gioiello (col quale inscena una corresponsione di amorosi sensi) che con il cuore in mano (per essere più sicuro mima anche il gesto) vi vuole vendere facendovi fare l’affare della vostra vita.
E lui sa già che si pentirà, ma beati voi.
Lo ringrazierete…
Continua con le sue meta-dichiarazioni asserendo che il mezzo è perfetto, è stato custodito gelosamente e non ha avuto incidenti (avete già intuito, vero?) poi esclama la frase “Non ci sono per il collo” con una prossemica da attore consumato.
Infatti coerentemente parte dal prezzo fissato che era trattabile (lui è comprensivo) ed inaugura un (auto)asta al ribasso senza che voi proferiate parola.
Fa tutto lui.
E’ quasi commuovente come cerchi di credere anche lui alle balle che sta sparando.
D’altronde, qualcuno prima le ha raccontate a lui.

Che famo, ce tocca pure da rivalutà quer tira sole der salone d’automobbili?

Dizionario all’itagliana

31 Lug

Autoderminazione dei popoli: concetto fiero, aulico.Studiato solo sui libri di scuola.

Bigotti: dato l’elevato numero evidentemente si riproducono ad un ritmo quadruplo rispetto alle altre persone.E’ un fardello atavico che ci portiamo appresso.Speriamo in questo caldo record.

Coraggio: quando presente si manifesta solo in compagnia di se stessi ma opportunamente non davanti allo specchio: non regge ancora lo sguardo.

Dogmi: col calo – lento ma costante – del mercato delle religioni si sono aggiunte nuove attività strategiche: tecnologia, globalizzazione e mercato.Dal dramma alla tragedia.

Egemonia culturale (di gramsciana memoria): quando qui il 31 ottobre festeggiamo Halloween (o meglio, un surrogato a stelle e strisce come solo da quelle parti sapientemente sanno fare) ma negli Stati Uniti pochi giorni dopo, l’11 novembre, non si festeggia San Martino.

Favole: un evidente richiamo all’infanzia.Con la differenza che allora c’era il lieto fine.

Giustizia: funziona in maniera ineccepibile: coi deboli è lenta, cavillosa, mai equa e manipolata, coi forti è sempre manipolata (ma a loro favore), veloce e dal giudizio sicuro.Perché è così che deve funzionare, vero?

Hai capito?: no, ma in compenso non ci ho nemmeno provato, né io né gli altri.E poi mica ce l’hanno detto, di capire…

Istruzione: in tanti ne parlano e la sventolano per farsi belli ma se la incontrassero in pochi saprebbero riconoscerla.

Legalità: termine risorgimentale sparito ormai a livello nazionale, si ritrova ancora in qualche sparuta comunità ed in qualche gruppo di persone invise e sbeffeggiate dalla tronfia maggioranza del paese.

Memoria storica: concetto sconosciuto a questo dizionario.

No: diniego proferito frequentemente da riottosi gufi, pure colpevolmente disfattisti e rosiconi, in risposta al finto cambiamento che cela invece un progetto perlomeno pericoloso.Per il quale invece abbondano più o meno consapevoli “Mi piace”.

Onestà intellettuale: avvistata dai satelliti a 10.000 km da noi.Fanno sapere gli astrologi che per ora non farà visita nel nostro paese.

Potenti: più leccati che combattuti. Quel poco livore che ancora si riscontra non è da confondere col coraggio (vedi sopra alla relativa voce): si tratta di invidia.

Quattrini: ecco spiegato perché si tratta di invidia.

Reputazione: un suo ritorno sistemerebbe parecchie questioni.

Rivoluzione: al bancone del bar ed al massimo se la squadra del cuore perde lo scudetto o vende il centravanti.Oggi no, domani forse, ma dopodomani sicuramente (GG docet).

Sistema democratico: una minoranza (criminali organizzati, delinquenti semplici, buona parte dei politici, una fetta degli immigrati) si fa letteralmente i cazzi propri (che non coincidono nè coi cazzi degli altri nè col rispetto del senso civico e della rettitudine morale) e sostanzialmente guida e governa il Paese.
Negli anni la percentuale è cresciuta: a stare con lo zoppo si impara a zoppicare ed il terreno pare decisamente fertile.

Stronzate: esercitano un’attrazione ancestrale proporzionale alle loro dimensioni.

Tifo: altro ceppo dell’omonima malattia, rispetto a quest’ultima nuoce ancora più vittime.Diffusissima in politica (o nel teatrino che ne rimane).

Uomo forte: lo esigono sia una pavidità di fondo sia un latente messianismo.Ogni volta che qualcuno (con i patetici cerimoniali del popolo bue) assurge da salvatore della patria in realtà l’affossa ancor di più.E dopo si riparte con un altro.

Verità : lei vorrebbe tanto sgorgare dal sottosuolo dove è stata confinata, le basterebbe qualche zampillo, giusto per mostrare – con la sua immagine inconfutabilmente inedita – che esiste davvero.Ma è stata isolata talmente bene che contro la fisica non si può andare.

Zi badrone: dicono che gli animali domestici assomiglino ai propri padroni.E viceversa.

Eroe del niente

24 Feb

Questa storia è ambientata in un lontano Paese del Terzo Mondo dal passato glorioso.
Nonostante un diffuso pauperismo la dignità delle persone non si era ancora smarrita del tutto.
Il protagonista è alle scuole superiori.
Imparava tutto a memoria, non passava mai nei compiti in classe e spifferava i nomi dei compagni che lo facevano.
In compenso era fieramente antipatico, pure bruttarello ed anche un pò invidioso di quelli che da adolescenti si comportavano da adolescenti.
Li abbiamo avuti tutti dei tipi come lui in classe, oppure nella compagnia.
Dalla compagnia però di solito uscivano, a calci nel culo.
Per darsi un senso raccontava balle in maniera seriale: duelli con supereroi (lui le suonava sia a Batman che all’Uomo Ragno), scopate con le più belle della scuola (due in particolare: Roberta e Federica) ed avventure mirabolanti nella sua camera (iperbarica).
Lui era il classico cugino di tutti.
Ma cagato da nessuno.
La cosa più trasgressiva che aveva fatto nella sua rutilante giovinezza era stata chiedere alla mamma di condirgli la pasta con l’Electrica salsa (baba baba, aha aha).
Culturalmente guardava all’Italia.
Il Drive in lo registrava per vederselo a pezzi: una puntata intera richiedeva troppa attenzione e poi certe battute le capiva solamente al terzo Rewind.
Sognava di essere un Chicco Lazzaretti (seeeee) risultando però un misto fra Bruno Sacchi e la versione sbiadita di Aziz (il maggiordomo di Camillo Zampetti).
Era un pò il Paninaro di Enzo Braschi, appena più tamarro, e un pò Mimmo di Bianco Rosso e Verdone, solo meno intraprendente.
Sedicente intenditore di musica, ai Righeira rimproverava di non avere sonorità all’altezza dei profondissimi testi.
Noto appassionato di se stesso (cioè del nulla) andava predicando che gli fossero state dedicate due canzoni: Faccia da pirla (di un tal Charlie) e Vaffanculo di Marco Masini.
Pur di attirare l’attenzione infatti era disposto a svendere la propria reputazione, che non a caso gli stava distante almeno tre metri.

Quelli come lui, crescendo, o compensano l’apatia cerebrale giovanile con slanci di talento, o peggiorano.
Solo nelle favole si verifica la prima ipotesi.
Resosi conto che nella vita non avrebbe potuto combinare niente (ad oggi rimane l’unico ragionamento di senso compiuto dei suoi primi vent’anni), gli restavano due scelte:
– la televisione, ma il suo ruolo era già stato preso dal protagonista dello spot dell’Hurrà Saiwa ed inoltre Mr. Bean non aveva intenzione di ritirarsi dalle scene;
– la politica.
Pausa drammatica.
Avrete capito perchè.
Non si sa in che modo, ma a piccoli passi arrivò a ricoprire le più importanti cariche istituzionali di quel Paese.
L’informazione di quella Nazione aveva ormai leccato il culo a tutti i potenti che ne calcavano il suolo ed accolsero anche lui con tappeti di saliva.
Il suo secondo pensiero – che risulterà nefasto – fu che se la popolazione andava in visibilio per uno che sparava cazzate a ripetizione era giusto approfittarsene.
Sembrava quasi covasse un personale revanscismo, alla stregua di un suo collega a cui mancavano 8 cm per raggiungere l’altezza di Rui Barros (con le scarpe tacchettate).
Nel frattempo il suo Paese aveva gettato al vento quel poco di morale che gli era rimasta in tasca: ragionare era divenuto un vezzo controproducente ed il cervello un inutile orpello da sacrificare all’altare del Pensiero Unico.
I poteri forti erano ben felici di manovrare uno come lui a cui interessava solo il proprio ego ed il proprio tornaconto.
Rapito com’era dal protagonismo non aveva capito che nei selfie (una moda interplanetaria) era proprio la sua faccia ad essere immortalata.
Era talmente permaloso che accettava le critiche solo se scritte da lui.
Un ottimo metodo per evitare delle figure di merda è parlare di ciò che si conosce.
Allora il nostro Capo avrebbe dovuto stare sempre zitto, ma logorroico com’era non ci riusciva: le sue proverbiali supercazzole erano dolcificanti per tremende purghe, i suoi discorsi talmente vuoti che per elevarne il contenuto sarebbe bastato farli scrivere ad Hello Spank!.
Quando era incalzato (cioè quasi mai visto il servilismo imperante) le sue risposte facevano rimpiangere la trama di Beautiful.
Più era arrogante più il suo consenso aumentava, più emanava leggi impopolari più il suo elettorato lo incitava ad andare avanti (Eddai cazzo!).
Era un Grillo Parlante in carne ed ossa a cui gli elettori non solo credevano ciecamente, ma ne diffondevano pure il verbo.
Dimostrando la stessa razionalità di un tifoso dodicenne.
In un Paese già pieno di macerie il nostro rabdomante di consensi diede il colpo di grazia, ma il suo fervente Fan club anziché andarlo a prendere coi forconi si lamentò perché non lo avevano fatto lavorare abbastanza.
Speriamo che non capiti mai in Italia una vicenda così.

P.s.
Nel 2004 i Green Day pubblicarono American Idiot: forse il loro capolavoro, un album molto politico, duro e critico con la società americana e l’amministrazione Bush.
Un giorno al cantante Billi Joe Armstrong venne posta la domanda se la canzone che diede il titolo al disco fosse dedicata all’allora Presidente degli Stati Uniti.
Billi Joe rispose beffardo e con la faccia di chi voleva far capire che stava prendendo tutti per il culo “La canzone American Idiot non parla di Bush, ma se tutti lo credevano ci sarà un motivo…”.

(Articolo di pura fantasia, qualsiasi riferimento a fatti, persone e luoghi è puramente casuale).

Quando è moda è moda

26 Gen

Ah, non c’è più la società di una volta.
Viviamo di complicazioni nella complicazione.
In tutto.
Anche nel fare gli anticonformisti e i dissidenti.
Che nostalgia per i periodi in cui bastava difendere i propri diritti prendendosi (quando andava bene) delle manganellate (ops quello succede anche oggi…), oppure contestare l’autorità costituita(si), portare i capelli lunghi, magari leggere libri impegnati o ascoltare la “musica del demonio”, ripugnare le guerre (tutte) o anche solo sfanculare allegramente i soloni della Restaurazione.
Riassumendo: rigettare una società (quella esistente) che voleva soffocarne un altra (quella sperata).
Ma oggi anche il contestatore ha perduto il posto fisso.

Partiamo col dire che, contro ogni pronostico, fra quelle due società ha vinto la prima.
Ma ha fatto credere il contrario.
Perché furbescamente ha lasciato delle valvole di sfogo (il simulacro della libertà) che non solo le fanno il solletico ma addirittura la fortificano (per forza, ha deciso lei).
Cosi l’homus quasi libero sublima la mancanza di libertà con la trasgressione, sessuale in primis.
Siamo passati dalla sessuofobia e dall’esigenza di liberare cliché bacchetton-clericali all’ostentare obbligatoriamente tutto con paradigmi che più che all’eros strizzano l’occhio al marketing.
Provare l’estremo per scoprire cosa c’è oltre, ma sempre a comando e dietro l’imbeccata del Pensiero Unico (http://shiatsu77.me/2014/11/10/il-manifesto-del-pensiero-unico/).
Ripiegare spesso è peggio che desistere.
Ecco allora alzare la bandiera bianca sulle battaglie vere – quelle troppo difficili da combattere – e sublimarle con accanimenti contro presunti e desueti simboli della società che fu.
Tipo la famiglia (tradizionale e non), un’organizzazione da superare.
O perlomeno da raddoppiare.
Fateci caso a quanti spot televisivi amino ricordarci di come sia stimolante e divertente – ma pure conveniente (sic) – avere quelle tre o quattro famiglie.
I diritti sono una cosa seria, le esagerazioni perniciose un altra (http://shiatsu77.me/2013/10/18/mamma-ho-perso-il-papa/).
Pasolini – dato che era un genio e non certo un bigotto – lo aveva capito più di quarant’anni fa, individuando anche il mandante (che coincide col vincitore): il Sig. Consumismo (semper lu).

Siamo ciò che leggiamo.
Ma anche ciò che vogliamo (e possiamo) capire dalla lettura.
Non ti puoi attaccare alla libertà di opinione se nel migliore dei casi sostieni l’importanza di avere un cesso chimico nel salotto od esalti gli effetti della soda caustica usata regolarmente al posto del detergente intimo (gli esempi erano volutamente più seri di quelli reali).
E poi ci sono loro, quelli che parlano (ed ormai cagano) solo per citazioni che manco capiscono.
A questi parvenu della cultura per la legge del contrappasso è’ obbligatorio rispondere parafrasando qualcun’altro: “Tu sai recitare i classici a memoria/Ma non distingui il ramo dalla foglia/Pigro” (è Ivan Graziani).
Si passa ai qualunquisti (nella sua accezione più negativa), che sono giustamente indignati per il momento che stiamo vivendo ma (colpevolmente) disinformati sulle cause che hanno portato a ciò.
Buone le intenzioni ma pessimo (o quasi) il risultato.
Anziché allargare il campo lo restringono, conoscono solo un 11 settembre, la P2 per loro è un gioco della Wii, la marcia dei quarantamila è una disciplina olimpica e il Piano Solo una forma di onanismo in voga sul web.
Quando sono incalzati utilizzano delle argomentazioni consistenti come un biscotto Plasmon nel thè caldo.
Capisci perché sperare nella Rivoluzione è utopia.

Vi dice niente “Qualcuno era comunista perché se eri contro eri comunista”? (GG dixit)
Qualcosa non deve aver funzionato a dovere, perché da quella parte o tutti gli interpreti sono andati puntualmente fuori tema (A.A.A. esegeta cercasi disperatamente) – rigettando il verbo attratti dalle sirene del potere – o ha ragione chi asserisce che la stessa ideologia è macchiata da un peccato originale essendo il rovescio della medaglia del capitale, mirando il progetto a sostituire gli attori e non il copione.
Da allora hanno difeso quasi tutti, fuorché gli onesti.
E difendono ancora gente che quando va bene meriterebbe delle cavicchiate.
Alternativi non per vocazione, ma per tornaconto.
Per autoassoluzione.
E per noia:che cazzo faccio oggi?
Ma sì, il bastian contrario!
Un vecchio detto emiliano recitava "I cumpagn: ien cumpagn a chiatre“.
Come nelle autovetture d’antan il listino offre a richiesta la versione L, Lusso.
Signove signovi ecco a voi i Radical chic, inutili ammassi di evve moscia che divulgano le proprietà mediche del caviale della Manciuria, idolatrano i nomadi della Steppa che involontariamente sono stati gli antesignani del biologico e recensiscono gli artisti che compongono statue con oggetti che sono stati a contatto coi fluidi del corpo umano (cotton fioc, fazzoletti, carta igienica, assorbenti).
Si nutrono di sincretismo, vanno in brodo di giuggiole per l’etnico, tanto che mangerebbero anche una merda se provenisse dall’emisfero australe.
Sono talmente contrari alla globalizzazione che hanno assunto a loro modello Steve Jobbs (la mela morsicata fa molto peccato originale) e qualcuno di loro ha confuso la ribellione col Carnevale (capita a chi non ha un cazzo da fare tutto il giorno) arrivando pure a sostenere Bush (e non era Kate).
Una branca particolarmente pruriginosa si vanta di nutrirsi solo con radici, alghe e bacche salvo poi azzannare una bistecca direttamente dalle mani ed affondare anche la coscienza in un barattolo di proletaria Nutella quando l’ultimo ospite ha lasciato la terrazza imperiale.
Non basta più definirli i conformisti degli anticonformisti, perché sono semplicemente degli idioti.
Freud avrebbe pagato oro per essere un loro coetaneo.
Pentendosene.
Devono essere parenti alla lontana coi figli di papà dei centri sociali, talmente à la gauche che sono un’applicazione pratica del fascismo.
La numerosa famiglia accoglie anche le sempre utili e mai fastidiose veterofemministe, quelle per cui il problema delle donne è chi cucina nelle pubblicità del Mulino Bianco.
Viene il dubbio che l’eziologia con loro sia tempo sprecato.
Bene, brave, bis.

E’ difficile dire se lo facciano solo per farsi notare o se ci credano veramente.
Perché gli animalisti filantropi ricordano il vecchio Arnold: una ne pensano, cento ne fanno.
Fosse per loro l’epiteto “Porco cane” andrebbe punito con la reclusione, si incatenerebbero per protestare contro l’impossibilità dei felini di intestarsi beni immobili.
E’ proprio illiberale un Paese che non permette ad un gatto di avere la propria casa, già…
A tempo perso – fra un balsamo al coniglio nano ed un corso di inglese alla capretta che tengono in casa – raccolgono firme per i Pacs dei pappagalli ed avvolgono il Chihuahua con una termocoperta da F1 ovviamente firmata per poterla pagare a peso d’oro.
L’uomo ha sempre vissuto a fianco degli animali e chi non li rispetta non può essere una brava persona.
Le bestie danno tanto, ad alcune di esse manca davvero soltanto la parola (anche a certe persone a dire il vero).
Ma sono bestie, tentare di umanizzarle è crudele.
Tentare di umanizzare i loro padroni invece è antropologicamente inutile.

Una prece a tutti questi supereroi di se stessi: per una volta fate qualcosa che vi distingua veramente.
Mai sentito parlare di TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio)?

Babbo Natale scrive

24 Dic

In queste feste comandate il solito tran tran è stato interrotto dalla lettera di Babbo Natale, uno che di solito le riceve.
Stavolta ha scritto lui.

Chi ha fatto il militare (non io, quindi) sa bene che il nonno è stanco.
Beh, io sono solo un Babbo e non avrei il grado per pronunciarla, quella frase.
Ma forse l’anzianità sì.
E se anche il mio coetaneo Giorgio si dimetterà dalla sua attuale occupazione, allora credo di poterlo fare anch’io.
In questa mia lettera di commiato non avrò peli sulla lingua (al massimo dei pelucchi del vestito, una volta invece…) e sarò un po scurrile come non lo sono mai stato, anche perché ormai il costume dell’eterno buono mi sta stretto (no, le costine di maiale fritte con la salsa dell’Ikea non c’entrano niente, su dai…).

Non ce l’ho affatto coi vostri bambini, loro sono ancora deliziosi.
Nonostante voi.
Sì, siete voi che ormai detesto.
Pensate solo a sti cazzo di regali.
Come diceva Nietzsche (me lo ricordo:un pò originale ma era forte) “Di tutto conoscete il prezzo, di niente il valore”.
Mi sono stufato di essere l’assoluzione per la vostra anima, avete la morale autocertificata (ma non diciamolo ai rottamatori o ci costruiscono la prossima campagna elettorale).
Siete ormai delle cavie (consenzienti) per il laboratorio del consumismo: state accettando di tutto, a partire da quella festa che manco vi rappresenta.
Mi sto riferendo ad Halloween.
Non vi siete presi nemmeno la versione originale, quella celtica, ma un surrogato a stelle e strisce.
Anche la mia tradizione non vi appartiene, ma la consegna a domicilio è troppo comoda.
Voi non siete molto meglio di chi vi rappresenta, anzi loro sono la sublimazione della vostra bramosia e cupidigia.
Li criticate non per il comportamento, ma perché vorreste essere al loro posto.
I vostri buoni proposti regolarmente disattesi non sono altro che le promesse dei politici in campagna elettorale.

Se foste morbosi di notizie e verità come lo siete di gossip e cronaca nera vivreste in un Paese quasi normale.
E invece da sempre vi fate nutrire di monoteismi vari (religione, scienza, mercato).
Capisco cinquant’anni fa, ma ora che avete i mezzi informatevi.
Credete a favole decisamente più perniciose della mia.
Fatevi un regalo inedito: imparate a ragionare in proprio.
Al vostro cospetto è decisamente più emancipata la mia slitta.
Credenti o meno, a Natale avete come reazione pavloviana una bulimia consumistica travestita da buoni sentimenti.
E’ una catarsi oltremodo comoda, arriva tutti gli anni nello stesso periodo e per l’unico obolo da pagare è sufficiente strisciare la carta.
Aveva ragione Gianfranco Funari ad asserire che quanno uno te fa l’auguri de Natale e tutto l’anno manco te se ‘ncula nun je poi dì “grazie, altrettanto…”, je devi dì “auguri mpar de cojoni, mettete er panettone sotto ar braccio e vatteneaffanculo!”
Ecco, se penso a tanti di voi mi viene in mente quella strofa di Eugenio Finardi “…sempre in vendita come una troia…” (un chiaro riferimento alla Befana, nda).

Giunto alla fine della corsa sento però il dovere di svelarvi qualche retroscena.
Sono stato un agente segreto della CIA, mi mettevano sempre insieme a quel tale che mi somigliava, come si chiamava?
Forse Giulio, o Giuliano, adesso scrive (o meglio ci prova) rigorosamente a libro paga.
Ma sì, ve ne dico un’altra.
Sono più di tre anni che per le mie consegne mi avvalgo dei droni di Amazon.
Non fate così, mi ci hanno costretto intensificando i controlli anti-doping sulle renne.
Come dite, ultimamente consegnavo solo una marca di giocattoli?
Ci credo, coi viaggi alle Maldive che mi regalavano era il minimo che potessi fare.
In realtà sono così incazzato anche perchè in Romanzo Criminale il mio personaggio non è stato interpretato da nessuno e nell’inchiesta Mafia Capitale il mio nome era sempre coperto dagli omissis.
Ao, ricordateve na cosa: a Roma ancora adesso nun cade foglia ch’er Babbo nun voglia.

(Articolo di pura fantasia, qualsiasi riferimento a fatti e persone è puramente casuale).