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Per colpa di chi

3 Set

Il mio amico Ghinoz -sul finale di una bella serata in compagnia- mi ha chiesto di parlare della responsabilità che abbiamo noi italiani sul momento che stiamo vivendo
Non amo scrivere su richiesta ma ho deciso di farlo per due motivi.
Uno, per la stima che nutro in lui, anche quando la pensiamo diversamente (Motomondiale ma non solo).
Secondo, perchè è un tema a cui tengo molto, tant’è che credevo trasparisse in modo eloquente dagli articoli.
Evidentemente non tutti l’hanno percepito.

Asserire che tutti i problemi del nostro Paese siano riconducibili a Berlusconi è superficiale, negare che con quest’uomo siano sprofondati tutti i dettami di una democrazia è innegabile.
Berlusconi ha tanti complici, ma anche tanti elettori.
Noi italiani abbiamo ingoiato e digerito di tutto,senza bisogno di tanta Citrosodina:la Dc (e già basterebbe ad espiare delle pene millenarie),il peggior Partito Socialista d’Europa, le ingerenze di uno Stato estero (il Vaticano) nei nostri confronti, la P2, le stragi impunite, una destra impresentabile anche nei peggiori bar di Caracas, dei ladri a tenerci i conti, la balla dell’Euro.
Manca solo di vedere come Primo Ministro Uan, il pupazzo di Bim Bum Bam.
O un condannato in via definitiva a capo di un partito.
Ops, quello c’è…
Siamo caduti così in basso da rimpiangere il niente che c’era prima.

Il nostro problema si chiama (anche) memoria storica,nel senso che ci manca totalmente.
Dopo il 3° giorno, miracolosamente, i peccati svaniscono.
L’italiano è un perfetto rivoluzionario, al bar.
Quante epiche battaglie combattute a banco.
Scende in piazza e si indigna solo per la squadra del cuore (lì è intransigente), se gli rubano il futuro non solo non oppone resistenza , ma non sporge nemmeno denuncia.
Gli hanno dato fuoco alla casa e lui ha mostrato tutte le stanze, che non si scordassero qualcosa.
L’italiano medio è geneticamente costruito per non ragionare con la propria testa.
Ha ceduto il cervello in usufrutto (gratis, poi dicono che gli italiani siano furbi).
Non abbiamo più nervo (forse non lo abbiamo mai avuto):una reazione come c’è stata in Brasile ed in Turchia -al netto delle violenze, sia chiaro- da noi sarebbe contro natura.
L’ultimo treno è passato con Tangentopoli.
Noi eravamo in ritardo e senza biglietto.
I cambiamenti (positivi e non) ce li devono sempre portare dall’esterno, viviamo all’insegna del “Vorrei ma non riesco”.

Il popolo italiano ha un’attrazione fatale per chi glielo mette nel culo ed una tendenza fanatica ad idolatrare chi lo ha ridotto al pauperismo (dev’essere l’evoluzione 2.0 della sindrome di Stoccolma).
Quando riesce a liberarsene (sempre per merito di altri) il suo masochismo ne fa trovare tout court degli altri, di solito peggiori dei precedenti.
La nostra classe politica è peggio degli italiani, ma la partita finirebbe perlomeno ai tempi supplementari.
Capire chi ha influenzato chi è dura.
Gli italiani (non tutti, ma tanti sì) sono legalitari a casa degli altri, garantisti coi delinquenti e inquisitori degli onesti, pieni di un’ignoranza saccente.
Abbiamo barattato la dignità con non si sa cosa.
In tanti criticano strenuamente certi comportamenti (di chi ci rappresenta), sognando in realtà di poterli compiere.
Quanti sono ancora imprigionati nelle ideologie pur non avendo mai avuto un ideale.
Siamo il Paese che annovera Giuliano Ferrara nella categoria degli intellettuali.

La citazione è di Gaber, geniale e purtroppo un pò inflazionata (in tanti se ne sono appropriati per puro tornaconto senza nemmeno capirla) “Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono”.

Cariolini nel tempo

23 Ago

Siamo nel 1985, un litro di benzina costa 1.328 lire, il tormentone estivo è dei Righeira con L’estate sta finendo e l’Hellas Verona di Osvaldo Bagnoli vince lo scudetto nel primo anno dei sorteggi integrali degli arbitri (coincidenze?).

A Castelnovo Monti il neonato quartiere Peep è un crocevia di sogni,speranze e tante famiglie, i cui bambini faranno nascere di lì a poco alcune storiche compagnie del paese, molte delle quali ancora unite come un tempo.
Ad un certo punto i “grandoni” (fino all’adolescenza due o tre anni di differenza sembrano un eternità) lanciano la moda dei cariolini:dei piccoli carri in legno con le ruote (o meglio, dei cuscinetti), non c’è il volante, si sterza coi piedi.
Le strade del quartiere -alcune asfaltate di fresco, altre ancora no- ne sono letteralmente invase.
Capendo il desiderio, un papà tanto ingegnoso quanto premuroso, decide di costruirne uno al proprio figlio facendo le cose in grande:telaio in ferro saldato, cuscinetti ricoperti di gomma,struttura in legno vitata al telaio, freno a cavo.
Così anche la mamma –di solito è lei la creativa- può stare (relativamente) tranquilla.
Perché è vero che tutti quei bimbi girano sulle strade aperte (oggi sarebbero azzannati dai Vigili urbani), ma il traffico è ancora sostenibile (qualche R5,alcune moderne Fiat Uno ed una Simca rigorosamente verde) ed al netto di qualche sbucciatura il gioco non ha mai procurato dei feriti.
Bellissimo lo scorcio di vedere venti bimbi o più scendere in fila ognuno col proprio cariolino.
Anche perchè non ce n’è uno uguale all’altro.
Un’altro aspetto che si è sedimentato nell’animo di chi quegli anni li ha vissuti è il rumore:continuo,un pò cupo, metallico per tutta la ferraglia che si scaricava sull’asfalto,ricorda in piccolo quello di un treno ed era la colonna sonora che accompagnava l’avventura.
Il rito si conclude con la risalita da valle a monte per una nuova sfida:i più scaltri si aiutano con una corda per amica, tutti gli altri senza,tanto a quell’età la parola fatica è sconosciuta.
Per molto tempo i pomeriggi al Peep si sono trascorsi così.
Questi ragazzini sono (anzi, siamo) stati gli antesignani di una moda che è scoppiata qualche decennio dopo, soprattutto grazie alle gare di Monchio e Migliara:chi le chiama carrettelle, chi semplicemente carretti.
Se però in queste manifestazioni prevale l’aspetto folkloristico o competitivo, nel quartiere l’obiettivo era divertirsi.
E basta.

Sono passati quasi trent’anni ed il nostro cariolino –usato e tenuto sempre con passione– è ancora lì, a conferma del geniale progetto.
Tramandare le usanze riempie di gioia, così ad essere sensibile al suo richiamo è oggi il nipote ma è quasi incredibile il fascino che può emanare un semplice cariolino se è vero che tutti quelli che lo vedono, grandi e piccini, rimangono conquistati da qualcosa che è più di un gioco, è un inno alla semplicità, un piacere senza tempo.
Basta una discesa ed il divertimento è assicurato.

Ai nostri tempi era diverso

27 Lug

La fresca terrazza del Marti è un luogo molto stimolante per filosofeggiare.
Anche in assenza di alcool.
L’altra sera una delle frasi più pronunciate è risultata “Ai nostri tempi era diverso”, un chiaro esempio di dicotomia.
Contiene infatti un elevato tasso di qualunquismo: potrebbe essere proferita da qualsiasi generazione in riferimento alla propria epoca.
I quindicenni di oggi un giorno rimpiangeranno “…i bei tempi degli smartphone…”.
Dall’altro canto, è innegabile che la società attuale – che non si evolve da sola, c’è sempre lo zampino dell’uomo – abbia raggiunto degli eccessi risibili anche da chi non sia in età da Polident.

Più cinica che egocentrica, solo in apparenza individualistica, la società di oggi non ammette in realtà voci fuori dal coro, quindi il personalismo è ridotto ai minimi termini.
E’ l’apparire che viene esaltato ma in una forma standardizzata all’estremo che produce un solipsismo materiale.
Essere adolescenti oggi è oggettivamente più difficile che vent’anni fa, quando già l’edonismo reganiano aveva tracciato dei profondi solchi.
Pensiamo solo al sesso (argomento su cui è meglio preferire la pratica alla teoria, quindi ne parleremo il meno possibile…).
Oggi un ragazzo/a deve combattere contro dei riferimenti (fisici,prestazionali) devastanti.
E’ mormale che persone con meno di trent’anni utilizzino il Viagra?
Curioso poi come sia cambiato anche il modello di femminilità:dalle forme giunoniche di Tinto Brass alla (quasi) anoressia, dalle Fat Bottomed Girls dei Queen alla Taglia 42 obbligatoria.
La (presunta) emancipazione ha in realtà tolto alla donna molti diritti e potere e spesso è stata costretta ad imitare l’uomo (e di conseguenza a rinunciare al proprio io) col risultato (spesso) che “…viene via dal Meeting stronza come un uomo, sola come un uomo.”(cit.)

Io ed i miei coetanei possiamo ritenerci fortunati di aver vissuto l’adoloscenza negli anni ’80/’90 e di essere più grandicelli oggi in un tempo dove vagonate di stimoli ed eccesso di sollecitazioni possono destabilizzare.
Chissà cosa pensa a tal proposito Roberto Speranza?
Meglio non saperlo, direte voi.Avete ragione.

Non è certo la barba o qualche altro pelo che sta imbiancando (nel petto eh, dove credevate?) a toglierci la voglia di sparare le nostre compilation di cazzate.
La nostra generazione – che su tanti aspetti non lascerà il segno – gode ancora (anzi, ne ha bisogno) nel ridere e nello stare insieme.
Abitudini da tramandare.

P.s. Chi avesse un pò di tempo (quindi tutti voi) lasci un commento nel link sottostante indicando la cosa che rimpiange di più del passato (anche recente) e a cosa invece non rinuncerebbe della società attuale.
Dalle risposte potrebbe uscire o un nuovo articolo o il nuovo Segretario del Pd.

Supermercato delle meraviglie

13 Lug

Febbraio di due anni fa, alle 18,15 in un supermercato nel classico percorso lavoro-spesa-casa.
In coda per pagare, butto lo sguardo nella cassa a fianco.
C’è un tizio con degli occhiali da sole (in inverno il sole a quell’ora è proprio accecante) ed una parrucca a caschetto fucsia (tipo quelle che indossava Luxuria prima di andare in Parlamento) che con nonchalance sta pagando la sua merce.
La cassiera è in evidente imbarazzo e cerca di non fissare questo esteta che invece pare essere decisamente a proprio agio.
La motivazione del suo eccentrico look è da ricercare fra queste:
a)è vittima di uno scherzo,quindi dev’essere un’elettore del Pd;
b)deve espiare delle colpe,allora dev’essere un elettore dell’Udc;
C)sta emulando il suo maestro Giuliano Ferrara nelle prime imitazioni della Boccassini;
(quest’ultima ipotesi è però è poco probabile,l’intelligente direttore de Il Foglio non recita mai senza rossetto).
d)è ancora preso dal periodo carnevalizio, ma ha sbagliato location, era più adatta la redazione di Studio Aperto.
Per lui si potrebbe rielaborare una battuta di Groucho Marx:non fatevi ingannare, quel tipo
che veste come un deficiente e si comporta come un deficiente è proprio un deficiente.
Torno con lo sguardo nella mia fila e davanti a me c’è una tipa sulla cinquantina che purtroppo conosco per questioni di lavoro:ha sempre un’espressione tra l’incazzato e il disgustato perennemente stampata in faccia, un concentrato di maleducazione e cafonaggine, secca come solo gli avidi possono essere.
Avrete capito da soli che il suo tasso di acidità ha un Ph che tende allo zero.
Ha l’aggressività di una Daniela Santanchè ante litteram in un aspetto da Signorina Silvani.
Con queste credenziali va da sé che la Signora (beh, si fa per dire…) sia inquadrata come una “Figa marcia”, la peggiore fra le categorie disponibili.
Fra le mie tante manie persecutorie c’è quella di osservare nel carrello della spesa altrui, un’attività utilissima a capire la personalità della persona.
Regola confermata anche stavolta, l’obbrobrio che sto per raccontarvi poteva uscire solo dal suo carrello:una confezione di formaggio grattugiato.
Il colore ricorda il truciolato dell’Ikea, ma per un dettagliato elenco degli ingredienti (o meglio componenti)sarebbe meglio attendere le analisi effettuate dai Ris di Parma.
A rigor di logica la sostanza con la più bassa percentuale dovrebbe essere proprio il formaggio.
La nostra simpatica amica (all’incirca come Marcello Lippi dopo i Mondiali del 2010) è una salutista convinta:alghe,vitamine,estratti di piante.
Cosa spinga una persona a deglutire del formaggio già grattugiato è un mistero che può risolvere solo Quarto grado.
A vederla credo di aver assunto un’espressione simile alla sua (tranquilli, mi è andata via).
Convinto ormai di essere in una situazione kafkiana mi volto d’istinto, quasi per autodifesa.
E qui vedo invece il personaggio più bello della giornata, agli antipodi rispetto ai due frustrati descritti prima.
E’ un ragazzo di colore e sta attendendo il suo turno con la placidità e l’imperturbabilità tipica dei caraibici.
Non ha il cestino,né la borsina, men che meno il carrello.
Quello che gli serviva lo tiene in mano appoggiato al petto, con l’aria sorniona di chi già pensa al dopo.
Perché il tipo ha solo 3 prodotti:un casco di banane, una confezione di arachidi ed una scatola di preservativi.
Scusa.

Estate dello scorso anno, altro supermercato, solito orario (foriero, a quanto pare, di incontri paranormali).
Sono il secondo in fila al banco della gastronomia, davanti a me una tipa sulla quarantina apparentemente normale (l’abito non fa la Monaca), poi però con un lieve accento milanese chiede
“Avete la mortadella di pollo?” (sic.)
La mortadella di pollo dice, ovvero un ossimoro.
Come una lista elettorale del Pdl senza inquisiti, una notizia al TG5 o la trasparenza allo Ior.
Una delle due commesse nega (con una punta di orgoglio) di possedere una schifezza simile.
L’altra – spinta forse da un senso della verità quasi religioso – ammette che il prodotto è stato in collocamento ma che non ha riscosso un grande successo.
Un modo elegante per dire “Ma che cazzo mi stai chiedendo, povera scema?”
Sarà la prima di tante stoccatine alla stralunata cliente da parte delle due commesse, che in questa gag sono quelle che escono meglio:professionali ma non remissive, ironiche senza essere invadenti.
Assunto la ferale notizia che la succulenta mortadella è ancora in vendita, inizia la tiritera sulla quantità:come tutte le Fdl (Fighe di legno, nda) l’indecisione si mischia a richieste da miseria
“Mah, 3 etti saranno troppi…?”.
Fiutato l’affare, le due propongono alla poveretta di prendersi tutto il trancio ad un prezzo di sconto, non prima di averle ricordato che il suo acquisto avrebbe raddoppiato le vendite del prodotto (il bello è che la cliente non capisce di essere presa per il culo).
Per autoconvincersi dell’acquisto, la buongustaia in salsa trash esclama una frase pronunciata con la stessa enfasi e convinzione che utilizzano i vertici del Pd per giustificare il Governo con Berlusconi.
“E’ anche buona…” (pausa pre-insulto).
Una delle commesse le ricorda che la vera mortadella è un altra cosa e la nostra eroina (una sostanza che potrebbe iniziare ad assumere) ribatte loro -con una cadenza meneghina ancora più marcata ed una risatina inutile come la sua esistenza – “Eh, eh, però è dietetica…”.
La portano via.

Eppure esistono

9 Mag

In un dizionario illustrato questo articolo comparirebbe accanto alla parola contraddizione.
Se invece fosse una figura retorica sarebbe un antinomia, con i personaggi più che in cerca d’autore in cerca di se stessi – o meglio a smentire se stessi – ed a minare le nostre di certezze.
Con i protagonisti di cui sotto la logica diventa opinabile, l’inspiegabile l’assunto, l’incoerenza la regola.

C’ho un’aziendina
Uno s’immagina l’intricato mondo imprenditoriale, divenuto una giungla dove nemmeno il talento e l’intraprendenza sono sufficienti a lasciarti fuori dalle secche.
Poi ti appare davanti lui e se la prima domanda è “Fa veramente l’imprenditore?” la seconda ha il sapore amaro della mancanza di risposta “Come ha fatto a fare fortuna?”
Il pressapochismo è il suo stilema, avrebbe le stesse possibilità di farsi assumere in una qualsiasi azienda privata di quelle che ha Filippo Facci di vincere il Premio Pulizer.
All’innovazione preferisce l’elusione, è adeguato a condurre un’azienda come Taormina a presiedere una Commissione Parlamentare (eppure entrambi lo hanno fatto).
La causa del suo anatema (le tasse troppo alte) è proprio il suo obiettivo primario (evaderle).
Anche questi personaggi votano.Provate a dire per chi?
In palio un maglioncino (infeltrito) di Marchionne.

Faccio cose,vedo gente.
“Che lavoro fai?”
La domanda è semplice, la risposta non così scontata.
Non quando di fronte hai questi personaggi, sfuggenti quanto enigmatici, più complicati che sofisticati.
Questi autenti fenomeni – rispondendo con una supercazzola degna del miglior Nichi Vendola – riescono nell’impresa di non far comprendere assolutamente nulla di quello che hanno detto.
Non si capisce che mestiere facciano (non lo sanno nemmeno loro), sono sempre in viaggio per andare non si sa dove, impegnatissimi nel loro lavoro (quale?) ma già pronti con un nuovo progetto (il nulla 2.0).
Il problema (più tuo che loro) è che infondono la sensazione di cadere sempre in piedi.
Ti chiedi come facciano a saltarci fuori (è il buon samaritano che è in noi a domandarlo), ti rispondi che in un modo o nell’altro ce la faranno.
Anche meglio di te (il samaritano ha lasciato il posto al paraculo).

Ma che buoni propositi!
In genere è un professionista – un medico, un avvocato, un ingegnere (niente contro le categorie, sia chiaro)- ma potrebbe essere un qualsiasi dipendente.
La Repubblica indossata sotto il braccio è il totem per esibire il suo antiberlusconismo, condizione che gli permette di essere moralista ma anche puttaniere,legalitario dunque evasore, integerrimo di conseguenza affarista.
Come tutti quelli che non hanno niente da nascondere è ossessionato dalle intercettazioni (da un recente sondaggio pare sia la più grossa preoccupazione degli italiani, seguita dagli alligatori che spuntano dal Wc) e da tutto quello che può minare la sua privacy (omnia sozza sozzis).
Le stesse ossessioni paventate dal Cavaliere, a cui attribuisce tutti i mali del Paese (non tutti, i tuoi amici piddini lo hanno aiutato).
Il suo mantra è “Berlusconi ci ha rovinato (ok, sei partito bene), Bersani invece ha mostrato un senso dello Stato altissimo a non andare al voto anticipato” (certo, così ha potuto fare 2 Governi col Cavaliere e farlo resuscitare altrettante volte.Chapeau.)
Incarna l’autoassoluzione tipica della Chiesa, che critica ma frequenta.
I bunga bunga erano ripugnanti, ma solo perchè coincidevano con le sue fantasie erotiche che saltuariamente confessa – corroborate da altre porcate – alle proprie impiegate.
E’ disgustato anche dalle tangenti che hanno ridotto al lastrico il Paese, le stesse che ha pagato ed intascato pure lui.
Max Gazzè cantava oramai una quindicina d’anni fa “Ma andate a cagare voi e le vostre bugie…”

Farai carriera…

27 Ott

Siete preoccupati della crisi?Non trovate lavoro?Non siete valorizzati in azienda?Qui c’è la soluzione.                                    
Ecco le 4 categorie anti-crisi per eccellenza.Leggete con attenzione ogni profilo e sciegliete quella che fa al caso vostro.
Un’altra simpatica attività è collegare ad ogni figura i nomi dei vostri colleghi.Scoprirete dei lunghi elenchi.

Il leccaculo lobotomizzato: le caratteristiche improcrastinabili per far parte della categoria sono avere un encefalogramma pressochè piatto,una capacità di ragionare con la propria testa pari a quella della Flavia Vento e l’orgoglio di Sandro Bondi.
Non importa se queste importanti qualità siano ataviche o il frutto di un duro lavoro. 
E’ altresì richiesta una grande resistenza alla fatica:muovere la lingua in senso rotatorio, sussultorio ed ondulatorio non è un affare da principianti.
In questo sempre più numeroso club, le eccellenze si distinguono dalla massa nei momenti di incertezza,durante i vuoti del potere, quando sta cambiando il padrone ma ancora non lo si conosce.
Difatti non c’è cosa più difficile che leccare dei culi in movimento.
                                                                 
Il fanatico:è invasato, costantemente sotto pressione,sicuramente frustrato.Trasuda l’arrivismo più bieco da ogni bottone della camicia(rigorosamente con le iniziali).
Ha un solo obiettivo in testa:il budget.Ed ogni metodo, lecito o non, è buono.
Vorrebbe motivare ma per lo più sparge tensione, cerca la leadership ma trova compatimento.
Vorrebbe fare il simpatico, coinvolgere, ma senza il potere (conferitogli) non se lo cagherebbe nessuno.
Lo stile è quello che è – i modelli infatti  sono Marchionne, Briatore,Moggi – ed ogni gesto – anche il più semplice – lo fa diventare caricaturale .
E’ vittima di uno stress a cui non può più fare a meno.
Non ha paura degli scontri ma soffre l’ironia.

Il camaleonte:essere vivente presente a tutte le latitudini che si è adattato a tutti i climi (aziendali).                                   
E’ considerato pericolossisimo per il mix fra l’indubbia intelligenza (machiavellica), la cupidigia e l’assenza di scrupoli, il tutto mascherato in un’iconografia da faccia d’angelo.Tende ad assumere le sembianze che meglio gli permettono di raggiungere il proprio scopo, spesso riuscendo ad ingannare gli stessi vertici che lo hanno scelto,lanciato e premiato. 
Al bisogno cambia idea dall’oggi al domani, o sostiene concetti fra loro in antitesi con la stessa naturalezza con cui la Fornero commette una gaffe.
Precursore nello sciegliersi gli alleati come nel disfarsene (“Me ne andrò un minuto prima del terremoto” disse Il Grande Vecchio in Romanzo Criminale). 
Gli studiosi sono ancora dubbiosi se questo comportamento sia limitato al campo lavorativo o si estenda anche alla vita privata anche se un bipolarismo così sfacciato pare non sia un tratto tipico di questo rettile. 
La definizione che meglio lo caratterizza rimane ancora oggi il passaggio della canzone Gli Spari Sopra di Vasco Rossi (1993)”Voi abili a tenere un piede quà e uno là, avrete un avvenire certo in questo Mondo qua, però la dignità dove l’avete persa?”

La regina del ribaltabile:ecco il modo più veloce ed indolore (anzi, tutt’altro…) per aumentare le quote rosa nelle aziende.
Forse Paolo Guzzanti pensava anche a loro quando ha coniato il termine mignottocrazia.
Decisamente più brave sotto che sopra una scrivania, producono in genere sul lavoro dei danni esiziali data la scibile decisamente limitata.
Odiate da tutti (e soprattutto da tutte) posseggono un’arroganza direttamente proporzionale al numero delle persone a cui si sono concesse.Evidentemente darla al capo fa curriculum.
Sono la dimostrazione vivente di come nella stessa azienda si possano svolgere mestieri differenti.
Il loro è molto antico.