Dedicato a te/4

12 Lug

(Dedicato a te è un periodico sfogo, un balsamico travaso di bile che avrà per destinatari sia i massimi sistemi sia il particolare.
Lo stile sarà volutamente scarno, asciutto, anche volgare, gli approfondimenti ed i ricami cerco di metterli in altri lavori)

Compaiono appena dopo la morte, come gli avvoltoi.
Se ne servono, della morte.
Per riabilitarli tutti, quei morti.
Tutti.
Anche quelli che bisognerebbe stramaledire per l’eternità.
Sui deceduti anziché un lenzuolo bianco stendono una coltre di falsità, formalismi, buone maniere (quindi tutto fuorché buone) e banalità.
Loro non perdono tempo e leccano il culo quando è ancora caldo.

Non è vero che tutti devono essere lodati ed incensati: il rispetto e la stima vanno meritati.
Finché si è vivi.
E quando si muore non c’è un libera tutti che apre i cancelli dei finti sentimenti.
Loro invece lo fanno perché sperano di ricevere lo stesso trattamento dopo il trapasso (si chiama coda di paglia).
Lo fanno per continuare a comportarsi così.
Lo fanno per riabilitarsi pure loro, in anticipo ed in modo autoreferenziale.
Forse sarà per l’abitudine all’ipocrisia, o forse perché riabilitando gli altri credono di ripulire la propria coscienza incrostata, oppure per mostrare l’anima bella che non hanno, o anche perché durante un lutto il conformismo e le buone maniere pagano i punti doppi nella raccolta che a loro interessa.
Certo è che alla morte di qualcuno c’è una bella processione di cazzate, retorica e melassa.
Fingono di elargire rispetto, in realtà tracimano un capzioso ossequio.
Avendole imparate a memoria oramai ci credono anche loro alle giaculatorie che recitano, sempre più noiose, sempre più prevedibili, sempre più meschine.
Sono presenti in folte schiere fra persone influenti e di successo, fra politici, prelati, pennivendoli, semplici lacchè o aspiranti ancelle ed è un atteggiamento tanto spontaneo quanto indispensabile per la loro carriera.
Ma il fenomeno è endemico, esteso anche all’inosservata situazione della vulgata.
Sì, d’accordo, il cattolicesimo ci ha messo lo zampino con tutte quelle afflizioni e quei sensi di colpa che generano le religioni.
Come non è solo coccodrillite, è peggio.

La pietà per i morti è una cagata pazzesca, se uno in vita è stato uno stronzo non lo eleva certo la sua morte.
La morte in questo caso è solo da ringraziare di avercelo tolto dai coglioni, anche se spesso in ritardo.
La storia è un magnifico cammino costellato però di tante trappole, alcune messe proprio da questi mistificatori della realtà, da questi inventori di personaggi, da questi illusionisti di professione.
Un atteggiamento, il loro, che si può catalogare impunemente nel folto raccoglitore delle manipolazioni.
Possono anche a fare di peggio, i nostri prezzolati dell’epitaffio.
Quando, nella loro liturgia della menzogna, infangano uno spirito libero (o un fine e coraggioso pensatore, o qualcuno fuori dal coro e non allineato), riducendolo ad un personaggio leggermente sopra le righe.
Quasi caricaturale.
Un guascone, un burbero, un introverso.
Uno con un brutto carattere.
Ecco, se il defunto era veramente un ribelle antagonista o uno scomodo dissidente allora con la vigliacca locuzione “qualcuno sostiene che…” insinuano il dubbio della semi infermità mentale o della personalità problematica.
Parola d’ordine: renderlo un reietto e sconfessarlo, screditarlo.
Lui, il suo pensiero e chi gli stava vicino.
Diversamente – e deve farci capire quanto siano subdoli e viscidi – possono raccontare solo le virgole dell’esistenza del defunto, per deviare la sua immagine fino a farla accomodare nella scuderia giusta, quella che fa loro comodo o quella di cui loro sono a libro paga (e le due cose spesso coincidono).
Così da farlo rivoltare nella tomba per l’eternità, quel morto.
Oppure, sempre se fa comodo, col megafono della litania riescono a far diventare nazionalpopolare anche chi di piacere a tutti non gliene fregava di meno e faceva di tutto per provocare e dividere.
Eh, sono fatti così: col loro inesauribile opportunismo, si riempiono la bocca e si lustrano le mostrine con l’effigie del morto che magari li ha contestati fino al giorno prima.
Ma a loro non interessa, mica hanno il fardello della coscienza e dell’orgoglio.
Cazzo gliene frega, a loro!
Al cospetto di questo atteggiamento l’odio è un sentimento molto più nobile, spontaneo, non è artefatto, non ha secondi fini, non è il simulacro della bontà.
I bambini, avendo l’animo ancora refrattario a queste pantomime e il lobo frontale scarico di esperienze, gli direbbero
Il l’ho aggiunto io perché mi andava, non sgridate i bambini.
Dai piccoli mali – piccoli si fa per dire – nascono quelli grandi: il buonismo è il vestito della festa dei malvagi, un cavallo di troia, diffuso ma ancora efficace, per scardinare e circuire.

Per cui, quando capiterà a loro, non dovremo contraddirci.
Non ci sarà da comporre nessuna agiografia, ma solo la loro merdografia.

Qualche idiota al bar

7 Apr

È specialmente al pomeriggio che il bar della piazzetta vorrebbe rinnegare se stesso ed obiettare contro troppi invasori che calcano il suo pavimento, attorcigliano il pensiero e lo fanno evaporare in una nube di fumo.
Che strano, la coscienza che sembra aver abbandonato il genere umano pare ancora pulsare in alcuni luoghi toccati un tempo dalla partecipazione.
Non sappiamo bene perché Roberto fosse lì quel giorno alle tre e mezza.
Non lo sapeva probabilmente nemmeno lui, sempre più astante senza un perché, che pure in quel bar aveva lasciato un pezzo d’anima, parecchi stipendi e quasi tutta la dotazione di illusioni.
Ma non c’è cosa che appaia più distante che un ricordo svuotato del suo senso.

Accompagnato dalla sua perenne espressione tra il baldanzoso e l’incazzato e col suo inseparabile piumino blu smanicato, entrò nel bar il Picchio.
Come un rabdomante di notizie si diresse subito dalla parata di quotidiani in cerca di un casus belli che in realtà possedeva già.
Ma la cerimonia richiedeva questo passaggio, oramai lo aveva capito pure Ettore, non certo il più ineffabile dei baristi.
Terrorismo, immigrazione, furti, rapine: il terreno era fertile, l’abbrivio non si fece attendere.

I dieci cadaveri ambulanti – inopportunamente scambiati per clienti – in un sussulto improvviso annuirono in maniera sincronizzata, raggiungendo così l’acme della loro vitalità.
Roberto, anche per punire loro, intervenne.

in un tono che di amichevole non aveva nulla.

– indicando Ettore che stava asciugando lo stesso bicchiere da cinque minuti.

e anche la sua vena del collo rischiava di finire male viste le dimensioni che aveva assunto.

chiosò più rubicondo che mai.

sentenziò oltremodo soddisfatto e sollevato.
<Premesso che con sta cosa dello Zio mi avete infiato i maroni – al massimo sarò Zio vostro – comunque, ai tempi del ventennio tu saresti stato uno dei primi a prendere delle legnate.Fra le 420 colpe del fascismo c’è quella di aver incistato negli italiani la tara genetica di adulare il più arrogante che spara le stronzate più grosse, compie le peggiori angherie distogliendo dalla realtà i suoi servi.E poi ricordati che c’è sempre qualcuno più fascista di te.>

E mentre il barista, col suo sorriso sempre ebete ma perlomeno più consapevole, ripensava alle risposte di Roberto, il Picchio aveva accusato il colpo, ma come insegnavano i suoi maestri quando uno è alle corde occorre buttarla in caciara.
Congedò la folla – che si era irrimediabilmente perduta tempo prima alle parola alibi – con un nugolo di massime per le grandi occasioni, indubbiamente personali e nondimeno sentite, ma pur sempre delle emerite stronzate.

Puntuale nel suo fancazzismo giornaliero (pure retribuito, malignava qualcuno) fece la sua comparsa Fabio N., l’estremista dei riformisti, il conformista degli anticonformisti, un progressista che riusciva a riabilitare certi reazionari.
Anzi, tutta la categoria.
Col Picchio s’incrociò quasi sulla porta del bar per un breve ma intenso trust di cervelli.
Fu una sorta di staffetta fra due esegeti del Pensiero Unico, fra due poli opposti che non si attraggono ma che sono simbioticamente sorretti dal potere dominante.
E viceversa.
Niente favelle, solo un pit stop di sguardi coi sottotitoli dei reciproci auguri (di morte).
Fabio N. portava una barba inutilmente lunga, teneva sottobraccio una simil-rivista che sarebbe stata inadatta anche come carta igienica e brandiva un vinile, colonna sonora del suo bisogno di sublimare cultura.
Le mode lui le aveva sempre (in)seguite.
Anche il frigo tatuato Heineken stava facendo il conto alla rovescia alla sua intemerata.
E Fabio N. lo tolse subito dagli impicci.
<Il nostro Fuhrer di provincia ha lanciato l’ennesimo allarme immigrati?>
I presenti, anche se erano quei presenti di prima, speravano che a prendere la parola fosse una persona sola.
Roberto non lo guardò neanche in faccia, fece finta di continuare a leggere il giornale che naturalmente si guardava ben di leggere.

<Se hai sentito odore di xenofobia e discriminazione probabilmente ti sei annusato da solo, visto che non compatisci le persone comuni, quelle semplici, specie se italiani, perché quelli non ti fanno curriculum.>

“Tu stai dalla parte del potere , che si serve di loro. Invece dalla parte dei più deboli ci stai a targhe alterne e quando ti fa comodo, ti commuovi solo se la storia parte dall’estero, se il poveraccio è italiano diventi insensibile.
E poi, tu che Parli di diritti?Ti dimentichi di uno dei diritti inalienabili dell’uomo: il diritto a vivere nella propria terra e a scegliere liberamente dove andare.Prova a leggere qualcosa di qualche attivista africano anziché quei delinquenti travestiti da intellettuali filantropi.
Ma a te che te fotte se con questo sincretismo forzato si crea il caos, se l’immigrato perde ulteriormente dignità ed al locale precipitano le condizioni di vita…A te interessava passare da intellettuale cosmopolita.>

<Sì, bravo, comincia con le tue supercazzole sul mondo multietnico, l’unico argomento per mostrare la tua presunta cultura e apertura mentale.
Peccato che l’autoritarismo di oggi si chiami globalizzazione, e tu sei un suo servo, più o meno consapevole.
L’immigrato a te va bene per una mostra fotografica, per la cena etnica a base di spezie e boku boku, per la poesia che manco capisci al circolo letterario ma che fa tanto internazionale, va bene se l’immigrato è uno pseudo artista con la tunaca – d’altronde voi siete degli pseudo intellettuali – l’importante è che l’immigrato vero, quello di strada, quello con tanti problemi, non si avvicini ai vostri attici, non sbecchi le vostre flutes piene di bollicine, non venga a vendere nelle vostre spiagge , nelle spiagge dove vanno tutti sì, che non danno fastidio, nelle vostre no, lì stonerebbero.>

<Ma chi ha detto di costruire muri?Ti è partito lo slogan sbagliato, forse devi cambiare le pile.
Il problema non sono le frontiere aperte, ben vengano quelle, ma le migrazioni economiche, persone che girano come trottole al pari delle merci e dei capitali.Alla fine per te merci e persone meritano lo stesso rispetto.>

<A forza di dare dei fascisti a tutti avete sminuito il termine anti-fascista, anche perché il fascismo attuale ti sogni bene di combatterlo.
Se c’è un fascista quello si tu, visto che ti sei appropriato dell’esclusiva della democrazia e pontifichi dall’alto di una superiorità morale e intellettuale che non riesco a vedere nemmeno con un microscopio e visto che appoggi il fascismo attuale, quello della globalizzazione e del mercato.
Vedi, i razzisti sono quelli come te e come quella testa di cazzo in cui ti sei imbattuto entrando qui, lui sfrutta gli immigrati per mostrarsi macho e forte , tu per farti bello e buono, voi siete le due facce, da culo, della stessa medaglia, infatti appoggiate lo stesso sistema.
E siccome tu sei il simulacro dell’impegno sociale, della tolleranza , della libertà e della coesione, sei doppiamente un figlio di puttana.>

Fabio N., intriso com’era di protagonismo, non seppe rinunciare ad un’uscita di scena tanto ampollosa quanto patetica.
Quasi un condensato della propria vita.
Il barman invece sembrava quasi ringalluzzito.
Ovviamente non era vero, ma in questo suo tentativo di parossismo chiese a Roberto, sicuro di coglierlo in castagna

Quel giorno il bar si era proprio divertito.

Dedicato a te/3

12 Feb

(Dedicato a te è un periodico sfogo, un balsamico travaso di bile che avrà per destinatari sia i massimi sistemi sia il particolare.
Lo stile sarà volutamente scarno, asciutto, anche volgare, gli approfondimenti ed i ricami cerco di metterli in altri lavori)

Vedo che sono ancora in troppi a mostrarsi un pò duri di comprendonio (come dice mia mamma) o di sterzo  (come dice mio papà), allora cercherò di fare luce sulle fantomatiche riforme di cui ha un enorme bisogno il paese, tanto decantate da essere ormai attese da una parte del popolo come una parusia ed invocate più di una danza della neve negli impianti sciistici.
Già il fatto che queste riforme ce le chiedano il mercato e l’Europa dovrebbe insospettire.
Una delle prime regole per evitare di farsi prendere per il culo è diffidare di chi parla in nome di entità astratte.
Se non siete convinti domani vengo a casa vostra ed in nome del libero mercato (o di una divinità inventata sul momento per l’occasione) vi chiedo di regalarmi 10.000 € e vostra moglie.
Ma evitiamo digressioni e torniamo tout court alle nostre riforme, che consistono in:
– tagliare i fondi alla sanità pubblica, ma dato che ancora qualcuno brancola nel vuoto vuol dire che se sei malato – ma sfortunatamente per te senza un conto in banca con sei zeri per andare in qualche esosa clinica privata – sono cazzi tuoi.Decisamente cazzi tuoi.Condizione che da malati non è propriamente idilliaca.
– tagliare i fondi pure alla scuola pubblica in modo da renderla sempre più inefficiente in un livellamento al ribasso della qualità.Nei paesi dove le riforme hanno già preso piede, dalle scuole private (si legge a pagamento) escono i manager e la classe politica, mentre da quelle pubbliche al massimo l’ambientazione per il sequel di The Principal – Una classe violenta.
– tagliare i fondi agli altri servizi pubblici e spingere sulle privatizzazioni.Noterete che alle riforme tutto ciò che è pubblico sta pesantemente sui coglioni, ma le riforme le chiede il mercato e nel mercato più si guadagna meglio è.Pazienza per le persone;
– eliminare l’autonomia decisionale locale (nelle varie declinazioni) demandandola a mastodontici soggetti internazionali non eletti da nessuno (per quanto le elezioni possano avere ancora un senso).La sovranità e l’indipendenza sono altre due cose che stanno fortemente sui coglioni alle riforme.
– soffocare lentamente le piccole imprese e l’imprenditoria locale e tutto ciò che non rientra nel perimetro dell’economia globale.Alle riforme quello che non sa di multinazionale sta sui coglioni.
– pagare il meno possibile i lavoratori, creando volutamente disoccupazione ed offerta di manodopera a basso costo con la minaccia di trasferire tutto dove il lavoro costa già di meno e parimenti tagliare uno ad uno i diritti conquistati a fatica.Smodatamente suscettibili le riforme, anche i diritti gli stanno sui coglioni.

Se seguissimo le regole della semantica e del buon senso sarebbero innumerevoli le situazioni da riformare, ma proprio per evitare le riforme di cui sopra.
Evidentemente nel cervello delle persone fa breccia più facilmente la via breve e comoda dello slogan, della menzogna, dell’alibi e della redenzione che quella del collegamento e del libero pensiero.
Ovvero il tipico atteggiamento degli schiavi che non vogliono uscire dalla loro condizione.

Così piccole e magiche

23 Gen

Sono passati oltre vent’anni e non essendo più coinvolto in nessun conflitto di interessi lo posso ammettere candidamente.
Le piccole bombe degli anni Ottanta/Novanta erano delle casse da morto se finivano nelle mani sbagliate, ovvero il 97,20% di quelli che le possedevano.
E di queste meraviglie (anzi, delle due meraviglie delle meraviglie) ho scritto qui: http://shiatsu77.me/2015/07/17/francesine-tutto-pepe/.
Parimenti, dare in mano a dei sedicenni notoriamente maturi(s) degli arnesi a due ruote da quasi centottanta all’ora e con uno zero-cento coperto in poco più di sei secondi era un atto scriteriato, o di fede, a seconda dei punti di vista.
Ma necessario e di una giustizia infinita: ringraziamo che sia andata così.
Queste 125 rigorosamente due tempi invecchiando non si sono minimamente ingentilite e non hanno perso nemmeno una stilla della loro cattiveria, pertanto il loro morso inocula sempre lo stesso tipo di veleno al quale non sarà mai trovato un antidoto.
E’ giunta l’ora di parlare un pò di queste piccole motociclette che hanno un rapporto prestazioni/cilindrata imbattibile.
E non è l’unico pregio.

Il mio podio sono loro tre, ma è inutile cercare di stilare l’ordine preciso o rischierei seriamente di essere afflitto da un pericoloso tripolarismo.
Come si fa a nominare la vincitrice?
Andavano tutte e tre a balla di schioppo, se si discute di 3 km/h sulla punta massima o di qualche centesimo in accelerazione la situazione si è ridotta a questione di lana caprina.
O di tifo.
A condire le gesta di queste moto da corsa omologate c’erano storie di epiche sverniciate alla nemica di turno narrate al bar (raccontate fra ipotetiche avventure sessuali ancora meno credibili) o prove di complotti messi in piedi da quella rivista per favorire la rivale nel banco a rulli.
Tre stili diversi – tutti da urlo – e tre interpretazioni dello stesso pensiero filosofico.
Per il sacro rispetto che nutro verso di loro devo elencarle in rigoroso elenco alfabetico.
L’Aprilia, con l’AF1 e la successiva RS, è sempre stata la più raffinata, la più ricercata, sfruttando abilmente il palmarès sportivo della Casa veneta (con le GP dell’Aprilia hanno vinto tutti: sia i fenomeni sia piloti normali).
Quelli del marketing di Noale meriterebbero una laurea motoris causa per come riuscivano a creare un’atmosfera modaiolracing e ad infondere un senso di appartenenza nei confronti della marca.
Livree che (ri)uscivano solo a loro, cura del particolare, tecnica mirata alla prestazione: il forcellone a banana dell’Rs è un’opera d’arte.
La Cagiva Mito aveva il nome nel proprio destino e quella marcia in più rispetto alle concorrenti forse aveva un significato simbolico oltre ché tecnico.
E la Casa di Varese in quegli anni correva nella 500, do you know?
Pur compattissima, ammirandola c’era come la sensazione di avere a che fare con una moto di cilindrata superiore: colpa di quel geniaccio di Tamburini.
La Gilera, col trittico SP-Crono-GFR, era nell’immagine, nella sostanza e nel modo di comunicare tutte e due le cose un mix di essenzialità ed avanguardia.
Ai fronzoli rispondeva coi fatti ed emanava un fascino tutto suo, perché ogni bullone era funzionale alla sportività pura ma anche l’iconografia ringraziava questa assenza di compromessi.
Ogni volta che riguardo il doppio tappo del serbatoio ho la reazione pavloviana di mimare un’accelerata col polso destro (beh anche il rumore con la bocca, certo).
La summa delle 125 stradali per me sono queste tre italiane.
Non le adoro perché sono moto italiane, le adoro perché sono fantastiche moto italiane.
In quegli anni il know-how di casa nostra aveva raggiunto dei livelli sublimi e ad ogni stagione si superava un picco ritenuto l’acme assoluto solo l’anno prima.
Affari e guadagni, certo, il mercato allora tirava lì (farà presto a virare altrove) ma anche passione perché non dimentichiamo che a tutti gli effetti erano moto per i sedicenni neo-patentati.
Moderne e sofisticate tanto alla presentazione quanto ai giorni nostri, si stanno ancora divertendo a minare le certezze spazio temporali.
Lo so, qualcuno di voi preparato sull’argomento potrebbe far notare che c’è un’esclusa di lusso.
Verissimo, si chiama NSR e scusate se è poco.
Ma sarà che io a parte i capolavori (l’RC 30, la prima CBR 900) non ho mai sbavato dietro le Honda stradali (al contrario dell’off road), sarà perché andava meno del tris d’assi di casa nostra, sarà perché fra i suoi pregi c’era l’estrema affidabilità giapponese e non qualcosa di più sanguigno (niente contro le moto jap, ma a parlare di razionalità con quelle 125 si rischia di mettere in discussione la legge Basaglia), insomma, una delle pietre miliari della categoria io non riesco ad apprezzarla appieno.
Ho provato a farmela piacere ma al massimo sono arrivato alla stima, forse a qualcosina in più, ma la scintilla deve essere spontanea e con lei non è scattata.
Non scalfisce il podio (anche se arriva a vederlo da vicina), ma la TZR-R della Yamaha aveva le carte in regola per essere insignita dell’epiteto di “ignorante due tempi”, se non altro per una cosuccia chiamata Deltabox (sempre sia lodato) e per le colorazioni Marlboro che per me rimangono il più bel vestito per una sportiva.
E poi la baby di Iwata quando c’era da andare si toglieva dai coglioni molto rapidamente.
Avere un autentico purosangue e volerne declinare una versione di cilindrata inferiore non equivale ad un successo garantito.
Del syllogismus interruptus se ne accorsero alla Suzuki.
Va bene che i copia-incolla erano agli albori ma tanto era mitica l’RGV Gamma 250, quanto si dimostrò un brutto anatroccolo la sorellina ottavo di litro che ha lasciato nella categoria gli stessi rimpianti di Kluivert al Milan.

Di primo acchito se devo collegare la parola instant classic alle due ruote penso a queste 125 sportive.
Credo che si rivaluteranno (anche se le previsioni sulle storiche hanno la stessa valenza del pendolino di Maurizio Mosca), ma possederle prima di tutto significa avere dei mezzi che hanno segnato un’epoca.
Irripetibili, sia i mezzi, sia l’epoca.
E devo dire che pur essendo tutte sotto lo stesso tetto, le tre regine della categoria non hanno ancora questionato e non si sono graffiate le carene.
Ma forse solo perché i motori sono spenti.

Tu chiamali se vuoi… situazionisti

27 Dic

La politica in sé e per sé non meriterebbe commenti per evitare di darle anche un solo anelito che possa non dico fortificarla, ma pure mantenerla in vita.
Ma queste due storielle permettono di identificare i due architravi che ancora la sostengono: certi elettori e certi intellettuali (elettori pure loro).
Ed entrambi tifosi.

Storiella 1
C’era una volta un fiero (e anche un pochino altezzoso) elettorato che da qualche anno masticava amaro per la presenza di un pericoloso energumeno al Governo.
(Che in realtà si trovava al Governo anche perché i partiti di quell’elettorato erano bellicosi solo nei talk show.Siete già confusi eh?Ed il bello deve ancora venire).
Quell’elettorato per prima cosa si chiedeva come un tipaccio così smaccatamente impresentabile potesse ricevere tanti voti.
Dubbio lecito, tant’è che l’altro elettorato (del pericoloso energumeno, intendo) soffriva di un’evidente nicodemismo:a parole nessuno o quasi lo votava, dentro la rassicurante cabina elettorale qualcuno di più.
Torniamo al nostro, di elettorato, che era giustamente preoccupato: la storia, la loro storia, gli aveva insegnato di diffidare di questi personalismi della politica.
Oddio, anche loro avevano avuto i loro “personaggi” forti, ma dalle quelle parti – sostenevano – c’era partecipazione, preparazione e senso democratico.
E allora giù in piazza a far battaglie contro l’abolizione all’articolo 18, contro l’appropriazione indebita dell’apparato istituzionale, contro l’occupazione dell’informazione, contro la mignottocrazia, contro l’aziendalismo e la mercificazione della politica, contro i tagli lineari (ripetete con me:lineari) alla scuola, alla sanità, agli enti locali, alla giustizia e alle forze di polizia.
Cazzo, si dirà, ma quello di prima era proprio un pazzo scellerato.
Mica finita, i nostri elettori schiumavano di rabbia per tante leggi ad personam e per quelle bavaglio per bloccare magistrati e coraggiosi giornalisti e financo per vedere un Parlamento di nominati (quando andava bene) e pregiudicati (l’immunità a loro serviva per davvero).
Avevano come l’impressione (avevano) che gli interessi del Paese e dei loro cittadini (quelli normali) non li curasse nessuno.
Ma dopo un pò (sorvolando sui metodi o sarei più logorroico di Furio in Bianco rosso e Verdone) al potere ti arriva un tipetto che pensa di risolvere tutto lui a colpi di PlayStation e di slogan da venditore anni Ottanta di enciclopedie, uno di quelli che avrebbe solo potuto fare fortuna in politica e che anche senza essere seguaci di Cesare Lombroso già alla prima occhiata (ma anche alla terza) sembra comportarsi esattamente come chi l’ha preceduto.
La stessa mistificazione della realtà e le stesse balle sesquipedali, proferite solo con la metà degli anni rispetto al predecessore/padre putativo.
Osservandolo meglio si nota addirittura che laddove il ducetto vecchio aveva fallito, quello giovane (di fatto un suo surrogato, un epigone al metadone) riesce a portare a compimento le sue porcate, grazie ad un’iconografia mendacemente fresca ed innovatrice a ad una stampa così servile che certe lisciate di pelo e leccate di culo non si ricordano dai tempi del Ventennio.
Il Bruto era stato costretto al suo ingresso in politica esclusivamente per difendere i cazzi propri e per pararsi il culo e già che c’era, con quello che rimaneva, dava una mano al Sistema Dominante.
Quello nuovo invece pare completamente intriso dalla smania di comando, fattispecie che lo conduce dritto dritto nel palmo del Sistema Dominante.
Il vecchio arnese un giorno davanti allo specchio – mentre si faceva la tinta con l’asfalto drenante si iniettava del Saratoga sotto la borsa degli occhi (ed anche sotto la borsa) – esclamò “Ma fosse arrivato prima, fa quello che voglio io e non devo neanche più sbattermi, alla mia età.Certo che le racconta grosse pure lui, ahahah!”
L’elettorato è stato folgorato dal nuovo che avanza (che di nuovo può avere al massimo i calzini o qualche acconciatura) e il suo messianismo è stato nutrito e solleticato a dovere.
Si sono visti numerosi travasi dall’altra tifoseria: quando per anni si è stati abituati a venerare l’omino al Governo si sente il bisogno di continuare nell’opera della propria professione di fede.
L’immagine è lassù, luminosa tanto da produrre un riverbero, di più, una scia luminosa: ha le sembianze del nuovo Premier che parla alla Nazione (col rapporto di due cazzate ogni parola) ma in realtà è un immagine simbolica, una rappresentazione del Potere.
L’agognato Potere.
Non si criticava l’avversario in quanto tale ma per la sua posizione (invidiata) di dominio.
Non era un problema di idee e valori (assenti prima come adesso), ma di uomini e di partito.
Quello che prima spaventava ora rasserena.
Ciò che ripugnava ora inorgoglisce.
Quelli di prima truffavano, quelli di adesso chiedono dei sacrifici per il nostro futuro.
Se prima era svolta e deriva assolutistica, adesso è balsamico decisionismo.
Se prima erano tagli (lineari,ricordate?) ora sono ancora tagli (e sempre lineari), ma dalla regia dicono per combattere gli sprechi (oltre al Governo vi sarete accorti che sono cambiate anche le regole della semantica).
Qualche promessa elettorale (chiaramente irrealizzabile, se no che promessa elettorale sarebbe?) detta al posto giusto nel momento giusto, una compilation di supercazzole prematurate inneggianti all’happy ending ripetute h24 ed un’immagine un pò meno criminale et voilà, guarda come ti migliora l’umore dell’elettorato.
Ecco, solo quello, perché il resto rimane tale e quale (i miracoli veri non li fa nessuno).
Il loro oppio è diventato l’ottimismo, il nemico della Patria chi emana pessimismo e negatività (cioè osa ragionare col cervello acceso).
Adesso lo so che qualcuno di voi si sarà fatta l’idea che le persone descritte non sono altro che dei servi di partito ammaestrati, gente che intellettualmente e moralmente non merita alcuna stima.
E vi dò ragione.
Perché è esattamente quello che penso io.
In molti casi non sono delle cattive persone, ci mancherebbe.
Ma il rispetto va meritato.

Storiella 2
Come dev’essere un intellettuale?
Libero, coraggioso, non organico, profondo.
Cosa deve fare?
Stimolare e mettersi in gioco, raccontare il bello e soprattutto il brutto, andare oltre, anticipare, intuire (prima degli altri), trovare le cause ed i rimedi, aprire la mente al suo pubblico.
Pungolarlo e provocarlo, quel pubblico.
Pasolini si autodefiniva comunista (ma qualsiasi etichetta evapora al cospetto del suo genio), eppure il PCI ed il tessuto sociale che lo contornava erano tra i primi destinatari delle sue invettive (Valle Giulia è la più famosa e insieme la più strumentalizzata, ma l’elenco è decisamente nutrito).
Gaber era un acutissimo anarcoide apolide pure lui della catalogazione, tendenzialmente con affinità a sinistra, peccato che in Polli d’allevamento (smaccatamente, prima in forma più composta) esondò tutta la sua nausea per quello che era divenuto conformismo, vomitando in faccia al suo pubblico che tanti di loro lo avevano stufato e che non gli piacevano più (eufemismo, il Signor G era giustamente molto più violento).
Ed erano gli anni Settanta, gli anni dell’ideologia, dell’appartenenza, dell’essere obbligatoriamente ed inevitabilmente schierati, anche e soprattutto da parte degli artisti.
Montanelli invece era un uomo di destra (di quella destra che forse non è mai esistita e mai esisterà), ma quando Berlusconi decise di prendersi l’esclusiva dell’elettore conservatore lui esercitò la clausola del diritto di recesso affermando “Se vince Berlusconi la parola destra diventerà impronunciabile nei prossimi 50 anni per motivi di decenza”.
Non cadde nel sofisma di dover accettare aprioristicamente l’autoproclamata leadership del Cavaliere sulla destra italiana.
Tre intellettuali che criticavano anche ciò che teoricamente gli era affine.
Tre intellettuali, appunto.
Il passaggio di consegne tra il vecchio affabulatore ed il nuovo imbonitore ne ha smascherato altri di (presunti) intellettuali, relegandoli alla categoria dei cortigiani.
Il loro pedigree à la gauche gli ha sempre permesso di godere di un credito spropositato, ma adesso i nodi vengono al pettine.
Per andare al comando si sono fatti piacere “la sinistra che sa vincere”, dove la parola chiave della frase è vincere, mentre quella fuoriluogo è sinistra.
Urlavano tutto il loro livore ed il loro astio contro chi voleva sfasciare “la più bella Costituzione del Mondo” (e le cose belle non si devono sfasciare) ma ora è il loro silenzio ad essere assordante, visto che hanno pensato bene di sparire, di nascondersi o di sorreggere la propaganda dei nuovi quarantenni al comando.
Che ci sono quasi riusciti a sfasciare quella Costituzione (fra una pletora di altre disgrazie).
Delle due l’una:o mentivano prima o sono codardi adesso.
La lingua di questi camaleonti opportunisti un tempo era petulante e corrosiva e si divertiva a seminava irriverenza al potere costituito(si), ora lascia solo tracce di bava e saliva.
Il loro senso critico e la loro vena artistica si sono sopite come le loro battute, ora declinate in sermoni e intemerate degni di bolsi soloni.
Hanno la coscienza politicizzata, pur di vedere issata la bandiera coi colori giusti (ma coi valori sbagliati) hanno barattato ciò che un libero pensatore non dovrebbe mai cedere:l’onestà intellettuale.
Un tempo erano incendiari, ora girano con l’estintore a caccia di fiammiferi accesi e per spegnere i propri rigurgiti rivoluzionari (possono stare tranquilli, quindi) o qualche frase scappata in un lapsus freudiano in ricordo dei bei tempi che furono.
Con un indomito spirito battagliero (prima) – refrattario a qualsiasi critica e protetto da una superiorità morale autoreferenziale – non volevano spodestare il vecchio padrone, ma solo sostituirlo.
Con il loro, peraltro in una versione decisamente sottotono.
Così sottotono da assomigliare tremendamente a quelle losche figure che negli anni d’oro additavano come nemico o male assoluto.
Chissà cosa avrebbero detto, gli intellettuali della (fu) intellighenzia, se si fossero visti in questa edizione anche solo una ventina d’anni fa.
Chissà in che modo si sarebbero contestati.
Chissà quanto si sarebbero vergognati.
L’acqua che non si vuole bere ci si affoga dentro, recita un vecchio adagio.
Loro stanno bene, perché quell’acqua adesso li nutre e li rinfresca.
Ad affogare è stata solo la loro credibilità.
E pare che l’abbiano sacrificata senza troppi rimpianti.

Attenti a quei due

13 Dic

Questi due sono considerati soggetti altamente pericolosi e nocivi per la società.
L’etichetta è stata marchiata a fuoco dal solerte Ministero Globale per il Rincoglionimento del Suddito Cittadino, una sorta di Min.cul.pop un po’ meno fanatico ma più globalista.
L’ultimo capo d’imputazione che ha fatto scattare l’atroce sentenza è di quelli ineluttabili: i due reprobi, in maniera sistematica e continuativa, utilizzano contemporaneamente entrambi gli emisferi del cervello, decidono sistematicamente in piena autonomia ed osano impunemente cambiare opinione.
D’accordo, aver sottoscritto l’abbonamento alla Juventus nella stagione 2009/10 non ha migliorato la già problematica situazione, ma qualche scheletro nell’armadio chi non ce l’ha?
D’ora in avanti sulle vetrine dei negozi e accanto alle casse dei bar troverete la foto segnaletica di Cristian M. detto anche il Marti e di Daniele C., per tutti Lele.
Il nutrito dossier dei Servizi Segreti che li riguarda (nome in codice Matash) per buona parte è stato misteriosamente ritrovato alla curva della Botte.
Qualcuno sospetta un’attività di controspionaggio del famigerato Agente Apripiscta, la cui identità è ovviamente top secret (si sa solamente che porta i baffi e che parla con uno strano accento).
Spulciando quei documenti emergono i tratti salienti di questi due indomiti sovversivi.

Il Marti
Passionale da sempre con tutto e tutti, negli anni che furono estese lo stile Dolce Vita anche all’arredamento di casa sua.
Non era raro intravedere in giro per locali il suo divano adornato con sei/sette pashmine (ovviamente fregate a Cristian) fare incetta di aperitivi e contornarsi di belle ragazze.
Solo che a causa dei troppi aperitivi le belle ragazze sparivano e avevano pure il coraggio di lamentarsi se poi non trovavano da sedersi.
Ingrate.
Riferendosi sempre a quel periodo da vitellone, la pettegola del suo palazzo (nessuno la conosce, ma c’è sempre una pettegola nel palazzo), insiste ancora oggi di averlo visto sedurre la sua lavatrice giungendo a rapporti non protetti da anticalcare.
Altri tempi, le cose sono cambiate (e in meglio) anche per lui, mentre non si può dire lo stesso per la lavatrice, visto che nel frattempo è finita in una discarica.
Sedotta e abbandonata.
Nuovo ruolo, nuove priorità, nuova vita insomma, ma per fortuna non ha perduto la balsamica voglia di ridere, di approfondire, di farsi serio e di andare in matana.
Anche nella stessa giornata.
Non dobbiamo poi dimenticare che tutte le crisi diplomatiche degli ultimi ventinove anni sono state provocate dalle sue imitazioni, a cui si debbono aggiungere tre divorzi, una dozzina di licenziamenti e due conversioni (della stessa persona, andata e ritorno).
Cristian è da tempo immemore che prende in giro la collettività con dei tormentoni, veri o presunti.
Lo fa perché in lui c’è uno psicologo latente (e abusivo) ed anche perché le sue vittime si meritano questo ed altro.
In realtà qualcuna, furtivamente, si ribella e gli attacca delle pezze secolari, ma a lui fondamentalmente piace.
Tornando alle sue gag, non crederete davvero che sia sincero quando rutilante di rabbia esonda contro le sagre estive?
Solo apparenza per sbeffeggiare i compaesani, in realtà vende lui stesso i biglietti con la barba e gli occhiali finti ed una parrucca.
Ma in estate fa caldo, lui suda e tende a togliersi i travestimenti.
Ma nessuno si è mai accorto di nulla.
Al sistema non va proprio giù uno che sappia divertirsi, informarsi ed indignarsi, ma visto il livello raggiunto dall’umanità anche l’ex Golden boy di Ottosalici ha vacillato rischiando il cedimento: pare abbia seriamente pensato di depilarsi le sopracciglia e di diventare uno youtuber.
Scelta poi declinata nella volontà di seguire ancora il ciclismo.
Sempre disponibile all’ascolto e ad elargire la sua spontaneità, refrattario a dogmi e al pensiero precostituito, con la polemica sempre nel taschino, l’altro giorno in auto ha avuto un furibondo diverbio con se stesso per quale uscita imboccare ad una rotonda (una rotonda che percorre tutti i giorni): solo l’intervento delle forze dell’ordine ha scongiurato il peggio.
Quando sono arrivate si sono sentite dire che come fosse antani per senso unico a livelli navigatore satellitare con scappellamento a destra prematurata blindo all’uscita contromano per ricalcolo del percorso.
Al ché hanno convenuto col Marti.
Convenuto su tutto.

Lele
E’ un umanista prestato all’economia.
O se preferite l’esperto di economia più umanista che ci sia (la rima non era voluta).
E pure un fine storico.
Che lavora però nella sanità.
E già da questo intrecciato preambolo si intuisce che i rigidi schemi gli piacciono esattamente come piacevano a Roberto Baggio.
Ipocondriaco quanto basta per meritare la sufficienza piena, sono francamente eccessive le critiche di disfattismo nei suoi confronti: dopo una dissertazione di una mezz’ora con lui un invasato motivatore – intendo più invasato del solito – ha tentato tre volte il suicidio, l’ultimo dei quali è fallito perché le auto di oggi inquinano meno rispetto a quelle di un tempo.
Un motivo in più per rimpiangere il carburatore.
E dire che Lele aveva sciorinato solo l’introduzione.
Se i politici si informassero la metà di quanto fa lui ed avessero 1/3 della sua abnegazione avremmo la classe dirigente migliore della Storia
E se il Mondo avesse un pizzico (non dico di più) della sua sensibilità e della sua attenzione verso i più deboli (tutti, non solo quelli che aumentano gli ascolti), beh, vivremmo decisamente meglio.
Non deve però uscire un ritratto severo da intellettuale asociale, Lele è una persona di compagnia e con lui la baracca assurge ad una dimensione spirituale superiore.
Decisamente più terreni e prosaici, invece, i bicchieri che vengono scaravoltati.
Lele è una delle poche persone che ha letto l’intero Trattato di Lisbona (non credo che lo abbiano fatto coloro che lo hanno firmato, e i risultati si vedono).
Nella sua attività di divulgazione contro il progetto ordo-liberista ha scelto la tecnica del porta a porta, come un venditore di enciclopedie qualsiasi.
Ma uno che si presenta a parlare di economia al servizio della società e non del contrario, di investimenti pubblici e di demolizione dei paradigmi liberisti su un pianerottolo di un condominio, con la barba ed i capelli lunghi, ecco, non sempre viene ritenuto credibile: una signora gli ha proposto di andare nella sua comune, un direttore artistico gli ha offerto una parte nel musical Jesus Christ Supestar (ovviamente gratis, al ché Lele ha inveito contro lo sfruttamento della proprietà intellettuale), mentre un sessantenne con un passato tribolato che ha vissuto la febbre del sabato sera (un ex eroinomane, insomma) pensava ad una reincarnazione di Maurice Gibb dei Bee Gese.
A sorbirsi le sue lectio magistralis (roba da sei-sette ore minimo, da questo mese scaricabili anche attraverso una comoda App) sono rimasti così i suoi gatti, che però, stanchi di cotanto ascolto forzato, hanno deciso di riunirsi in un sindacato: all’articolo 1 dello statuto felino hanno indicato che la loro priorità è un’altra.
Dormire.
Pur a singhiozzo la sua attività culturale non è comunque passata inosservata ed evidentemente inizia ad essere scomoda, pensate che un gruppo di ignoti per tendergli una trappola lo ha iscritto contemporaneamente a tutte le Logge Massoniche del Pianeta.
Inoltre la macchina del fango lo ha esposto al pubblico ludibrio dipingendolo come un feticista delle mestruazioni solo perché nelle sue lezioni fa spesso riferimento al Ciclo di Frenkel ed ha rivelato che lui, paladino dell’antiglobalizzazione, nel dopolavoro assembla dei mobili per qualche grossa multinazionale, purtroppo senza la possibilità di dare un nome alle sue creazioni, o ritroveremmo la scrivania Carl Marx, la libreria Keynes o il tavolo Bohemien.
In attesa della rivoluzione culturale, sta preparando il campo ad una nuova classe dirigente, con intense e mirate lezioni al suo cane Axel per farlo divenire in tempi brevi il primo Sindaco d’Italia a quattro zampe.
Attendiamo impazienti quando Lele esclamerà tronfio e con accento toscano .

Dedicato a te/2

24 Nov

(Dedicato a te è un periodico sfogo, un balsamico travaso di bile che avrà per destinatari sia i massimi sistemi sia il particolare.
Lo stile sarà volutamente scarno, asciutto, anche volgare,gli approfondimenti ed i ricami cerco di metterli in altri lavori)

Dedicato a chi non comprende che il fenomeno del terrorismo è da affrontare in maniera olistica.

Dedicato a quelli che neanche stavolta un ragionamento approfondito, un collegamento, un grattino che tolga la nebulosa patina che ricopre i fatti per tentare di scoprire la cruda realtà.

Dedicato a coloro che non si chiedono chi siano questi terroristi che stanno spaventando il Mondo, chi li abbia finanziati, addestrati,armati e manipolati (a vicenda).

Dedicato a chi fa finta di non vedere la corresponsione di amorosi sensi fra gli ammerrikani e qualche emirato (esempio didascalico di democrazia e di rispetto dei diritti umani), ma evidentemente il petrolio – oltre a quelle energetiche – ha proprietà di occultamento dell’evidenza.

Dedicato a chi vende le armi e poi si stupisce che vengano usate.Forse pensava a tanti collezionisti.

Dedicato a chi – fra mille stronzate ed una quintalata di retorica – non ha offerto lo straccio di un pensiero a come verranno turbate la personalità ed il subconscio di un bambino davanti ad un atto di terrorismo.

Dedicato a chi non ha mai pensato alle condizioni di un fanciullo, magari orfano, durante una guerra e a quanto sia facile convertirlo ed avviarlo ad altre contorte idee di morte.

Dedicato a chi si indigna a giorni alterni e in base alla latitudine degli attentati, perché la loro non è solidarietà ma fotta (giustificata, giustificatissima, ma fotta).

Dedicato a quanti, nei loro discorsi, c’è di tutto (ma proprio di tutto), tranne le parole uomo e vita.

Dedicato a quelli a cui dicono come prostrarsi e qual’è il cordoglio più alla moda per essere sempre nel gregge che segue il Pastore del Pensiero Unico senza mai svegliarsi con l’idea di diventare una pecora nera.

Dedicato alle faccine con la bandiera francese o con la Tour Eiffel come ai canterini della marsigliese: già dimenticate la guerra in Libia e l’appoggio ai ribelli in Siria (cioè gli stessi a cui ora hanno dichiarato guerra).Non ho visto specifiche App per le guerre intelligenti che l’Occidente ha dichiarato sul niente (più niente delle altre guerre) all’Iraq e all’Afghanistan, o per la questione palestinese, o per il genocidio del Ruanda, o per la guerra dei balcani o quando i paesi della Nato sotto l’egida americana (o viceversa) appoggiano qualche salubre dittatura in giro per il Mondo.Poche settimane fa un raid dei noti guerrafondai esportatori di democrazia ha bombardato un ospedale (sic) in Afghanistan, in Libano c’è stato un attentato della stessa matrice di quello parigino ed un aereo civile russo è saltato in aria verosimilmente per un atto terroristico: il vostro Smartphone non vi ha aggiornato o aveva una memoria insufficiente per scaricare tutte quelle bandierine?O non ve ne fregava un cazzo perché erano lontani?

Dedicato a chi sarebbe meglio si rivedesse qualche passaggio storico, quantomeno dalla spartizione dell’Impero Ottomano in poi (i confini fatti coi righelli dagli inglesi e dai francesi qualcosa dovrebbero suggerire).

Dedicato a chi ci esorta a non avere paura.Io ho paura e non da quel venerdì.Paura dei terroristi e di quelli che dovrebbero in teoria proteggerci da loro.

Dedicato a chi si è accorto che “Houston, abbiamo un problema”.

Dedicato agli araldi e agli esegeti della Fallaci (nomen omen), perché il fondamentalismo l’hanno creato le politiche dei paesi occidentali, partendo dalla sommaria divisione del Medio Oriente, proseguendo con le ingerenze perpetue, con le invasioni fino alle più sanguinose guerre.La Fallaci è stata ascoltata (purtroppo) più di quanto in tanti reclamino: sicuramente con le soluzioni (guerre preventive) adottate in Iraq ed Afghanistan (circa 500.000 morti per ognuna delle due esiziali dimostrazioni di forza, 100.000 più 100.000 meno e credo tanto odio seminato da far crescere terroristi per generazioni).L’Islam c’è dal 622 d.c., il jihadismo da molto meno. Evidentemente qualcosa nel mezzo è successo.Certo, una grossa mano gliela hanno anche data certi arabi intrisi come sono di fanatismo e di fusione stato-religione ma anche circondati di povertà a dimostrare ancora una volta a cosa servano le religioni e quale sia il contesto dove possano meglio attecchire.

Dedicato a chi compie atti di guerra col nome di un Dio in bocca (categoria alquanto vasta, da est a ovest).

Dedicato ai difensori dei valori occidentali.Peccato che i valori occidentali siano lo sviluppo, la crescita infinita, il sacrificio dell’uomo all’altare del guadagno.Come diceva qualcuno “Consumare per produrre”, o “Produci, consuma, crepa”.Questi altisonanti ideali si possono ridurre al way of life americano che prevede di invadere i mercati ed i Paesi allo stesso modo e con le stesse finalità: aumentare le quote di mercato.Se davvero fosse una guerra di civiltà – quella occidentale consumista contro quella islamica – speriamo che abbia ragione Massimo Fini quando si augura che le due si annientino a vicenda.E che palingenesi (non certo fascista) sia.

Dedicato ai filantropi dell’integrazione forzata, quelli che non si può fare nessun commento pena la scure del razzismo e che il Mondo sarà salvato dal sincretismo e dalla globalizzazione perché è un processo inevitabile.Ma il caos che regna nel Medio oriente è ascrivibile – fra i tanti – anche a buona parte di sceicchi e monarchi, che troppo spesso stringono il Corano con una mano e i petrodollari con l’altra.Petrodollari che i loro popoli non solo non vedono , ma di cui non sentono neanche l’odore.

Dedicato a quelli che considerano retrivo non rompere i coglioni a casa degli altri (anche se ci sono regimi inaccettabili per gli occhi dell’osservatore) e, da ospiti, rispettare le leggi (anche se ingiuste) e gli stili di vita (condivisibili o meno) del Paese che ci accoglie.Per un concetto chiamato autodeterminazione spetta ad ogni popolo cercare di abbattere quel regime o cambiare quelle leggi.

Dedicato a coloro che devono per forza essere filo-qualcosa.Impariamo a non essere filo un cazzo.

Dedicato a chi non si è ancora accorto della pericolosità delle religioni e degli altri monoteismi (sviluppo, mercato, crescita).

Dedicato a quelli che la spiritualità è una cosa, le religioni una sua manipolazione ed uno strumento di potere e controllo.

Dedicato a quelli che il libero pensiero,l’assenza di dogmi, l’informazione e l’onestà intellettuale… tutta robetta da intellettualoidi della domenica.

Dedicato a quelli che hanno paura a pronunciare la parola odio.L’odio è un sentimento come tutti gli altri.Non è soffocandolo che si evita la violenza.Ognuno di noi può odiare chi vuole, l’importante è che non gli si torca nemmeno un capello.

Dedicato a chi confonde il fenomeno terrorismo col fenomeno immigrazione.

Dedicato a chi sostiene che sia una guerra di religione e quindi ci vuole un fronte comune cristiano.Certo, facciamo a gara a chi ha il Dio più grosso.

Dedicato a quelli che siccome la guerra di religione è proprio nell’Islam, ci hanno voluto mettere ovviamente il becco.

Dedicato a coloro che a parole tendono la mano all’Islam moderato (concetto alquanto vago, peraltro) ma che nei fatti hanno sempre appoggiato i regimi sunniti o gli wahhabiti (fattispecie concreta, invece).

Dedicato a chi non ha mai ascoltato (o capito) I mostri che abbiamo dentro di Giorgio Gaber.

Dedicato a certi corvi ed avvoltoi dei mezzi d’informazione.

Dedicato a quanti possedevano da subito la soluzione pronto uso: discorsi vecchi per nuovi disastri.

Dedicato ai desiderosi di bombardare i colpevoli, quindi a occhio e croce 3/4 del pianeta.

Dedicato sempre agli interventisti a prescindere, che per la stessa teoria di cui sopra ci avrebbero già dovuto bombardare da tempo visto che vantiamo la Mafia ed altre carinerie simili.

Dedicato anche ai vetero-pacifisti che hanno fatto la fortuna dei guerrafondai.

Dedicato ai massimi esperti di strategia militare, quelli hanno ricostruito tutto per filo e per segno.Ex post.

Dedicato agli investigatori che ritrovano sempre i passaporti degli attentatori.

Dedicato a chi, alla spiegazione della strategia della tensione, pensa ad un fenomeno elettrico, gli stessi che la zona d’ombra è solo quella sotto l’ombrellone.

Dedicato a chi dovrebbe conoscere le logiche del terrorismo e sapere che può essere una vigliaccata compiuta dai terroristi, una vigliaccata compiuta dai terroristi in risposta ad un’altra vigliaccata, oppure una vigliaccata compiuta da qualcun’altro dando la colpa ai terroristi.O anche un misto di tutto questo.

Dedicato a chi farebbe meglio a dare almeno una sbirciata alla teoria dei cerchi concentrici per entrare nei collegamenti fra chi l’attentato l’ha ordinato, ideato ed eseguito.

Dedicato a quelli che non pronunciano mai “Cui prodest?”

Dedicato a quelli affetti da kossighite, che oggi ammettono che sì, iniziare una guerra senza un briciolo di un motivo fu un errore e ne paghiamo tutti le conseguenze.E a quelli che fra 10 anni diranno che sì, volevamo deportare alcuni Governi sciiti a noi sgraditi e ci siamo serviti di loro, solo che la situazione ci è forse sfuggita un pò di mano.

Dedicato alle dottrine economiche e sociali dell’Europa e del mondo globalizzato.

Dedicato agli speranzosi delle soluzioni dei “governanti”.

Dedicato a quanti vorrebbero un esercito europeo.Non ha fatto già abbastanza questa Europa?

Dedicato a chi scrive certi titoli dei giornali, come anche chi brama di vederli, certi titoli.Domandina facile facile:cosa cazzo avreste scritto (o avreste voluto leggere) per esempio dopo la strage della stazione di Bologna o a quella di Capaci?

Dedicato a quelli che che ancora credono che gli sceriffi del Mondo capitanati dal Bush nero (a sua volta comandato da altri) portino pace e prosperità.Sono fanatici non meno di chi si fa saltare per aria.Emettono tanta libertà che ne hanno un surplus, devono esportarla, parlano di pace e sono stati in guerra 220 anni sui 239 della loro storia.Gli anni di riposo hanno per lo più rivoltato il buon gusto.Rimangono finora l’unico Stato ad aver sganciato le atomiche (a guerra già vinta).

Dedicato agli yankee, e ai francesi, inglesi, israeliani e turchi (intesi come Stati, non come cittadini), per le loro mosse di politica estera.

Dedicato a quelli che Putin prima era il Male assoluto ed ora il Salvatore dell’Umanità.

Dedicato a chi non mette sullo stesso piano gli attentatori e i potenti che hanno voluto e/o causato e/o permesso ciò.

Dedicato al Dio denaro ed ai suoi devoti.

Dedicato all’affare economico a prescindere.Ed il prescindere è l’essere umano.

Dedicato a te/La partenza

15 Nov

Parte oggi una nuova rubrica, Dedicato a te, come si evince dal titolo.
Sarà un piccolo e periodico sfogo, un balsamico travaso di bile che avrà per destinatari sia i massimi sistemi sia il particolare.
Lo stile sarà volutamente scarno, asciutto, anche volgare (gli approfondimenti ed i ricami cerco di metterli in altri lavori).

Il primo destinatario è un pò come il primo pezzo di un album e così ho scelto di partire da te, caro ipotetico cittadino medio, caro ipotetico uno fra i tanti, caro ipotetico elettore qualsiasi.
Ma forse sarebbe meglio dire elettore ignorante: quante cose che ignori.
Poi sì, certo, a volti ti indigni anche tu (poco, troppo poco, finché non lo farai più spesso e per ragioni serie non cambierò la mia idea su di te di un millimetro); pensa, a volte (a volte, eh) intuisci anche tu che qualcosa non va (e lo fai quasi sempre quando il tuo bel partito è all’opposizione, perché sei un servo) ma se un tuo neurone prendesse l’iniziativa di fare qualche collegamento gli altri 3 che hai nel cervello ordinerebbero della Novalgina.
Vedi, l’uomo è dotato di potenzialità infinite e tu le lasci utilizzare agli altri.
E questi altri, caro mio non-simile, non fanno i tuoi e i NOSTRI interessi: ti piace come sintesi?
Disegnini purtroppo non sono in grado di farne, quindi sforzati di capire.
Ti usano e tu li alimenti: sei come uno schiavo che invoca la frusta e le catene.
Non ti informi e nel 2015 non hai più giustificazioni.
I tuoi nonni le avevano (ed erano comunque più intelligenti di te), i tuoi genitori (ed erano comunque più intelligenti di te), ma tu no.
Perché il tempo per le stronzate lo trovi.
E dico stronzate non pensando a cose divertenti, ilari e leggere.
No, quelle servono.
Dico stronzate pensando proprio all’origine materiale del termine.
Credi ancora alle favole, ma a delle favole tristi, scontate e banali.
Un pò come te.
Tranquillo, di difetti ne hai tanti altri.
Per prenderti per il culo bastano due balle che riavvolgono e ti fanno ascoltare all’infinito cambiando solo l’oratore.
Tu sei una versione del genere umano alleggerita del carattere, del nervo e dell’intuizione, così fanno prima a spostarti da una parte all’altra e tu pensi che quella nuova sia sempre l’unica posizione possibile e, proprio perché nuova, quella più vantaggiosa.
Pensa un pò come (s)ragioni.
Ti faccio una rivelazione.
Per la stima che ho per te potresti anche farti trattare peggio, ma c’è un problema.
Che per colpa tua ci rimettiamo TUTTI.
Ed anche se il mio orgoglio potrebbe minacciare di non parlarmi più, vorrei poterti rivalutare.
Vai a caccia della tua dignità, poniti delle domande e rianima il tuo cervello.
Ed inizia a pensare.
Ma so che mi deluderai ancora una volta, perché sembri nato per quello.

Déjà vu, aller plus loin s’il vous plait

14 Nov

Come tanti miei amici ho deciso di non commentare i fatti di Parigi e di evitare accuratamente Facebook per qualche giorno (non ci siamo messi d’accordo, è stata sintonia).
La decisione è stata presa perché non c’è la volontà di capire cosa sia successo, di analizzarne le cause, di conoscere il fenomeno.
Di allargare il campo.
Sui social come in Tv e come al bar.
Anche il cordoglio e la prostrazione sembrano eterodiretti.
Tutta ‘sta retorica, ‘sti post di merda messi alla cazzo di cane senza conoscere niente – e soprattutto senza sforzarsi di intuire niente – sono l’emblema del genere umano guidato da tutto fuorché dall’intelligenza.
In quel modo le vittime vengono profanate ed uccise una seconda volta.
Una precisazione.
Doverosa perché qualcuno è talmente abituato ad essere strumentalizzato che ormai vive di quello.
Non sono filo-arabo (tutt’altro), non sono filo-americano/occidentale (tutt’altro).
Non sono filo un cazzo.
Sono interessato a comprendere quello che mi succede intorno con nessi,annessi e connessi che riguardano il genere umano,ma voglio essere IO a farlo con la mia testa.
E non con la testa (di cazzo) degli altri.

Vengo dopo il GP

13 Nov

Era partito come un semplice post su Facebook, considerata la lunghezza però la sua dimora naturale è qui sul blog.
Si parla del Motomondiale, di Rossi, di Lorenzo e di Marquez, senza la pretesa manichea di trovare colpevoli od innocenti (anche perché non esistono).
E’ solo un analisi ad ampio raggio con l’obiettivo di far riflettere e discutere.

– Non sono mai stato un tifoso di Valentino Rossi, anzi, da sempre mi sta pessantemente sui palle (cit.).Questione puramente epidermica, di atteggiamenti e di fisiognomica.Ciò non toglie che lo reputi uno dei migliori piloti della storia del motociclismo col coraggio di passare da una super Honda (di allora) alla modesta Yamaha (di allora) e con la forza di restare da quasi vent’anni sulla breccia.E col merito di aver regalato emozioni in purezza;
– Classe infinita, talento purissimo e carisma istrionico.Anche troppo.Mi spiego meglio: parecchi dei suoi tifosi non sono appassionati di moto e tifosi di Valentino, sono tifosi di Valentino e basta.Quando lui si ritirerà loro saluteranno il motociclismo e passeranno ad un altro sport o ad un’altra moda del momento. Non conoscono la differenza fra un due ed un quattro tempi, fra un telaio a doppio trave ed uno in traliccio, omettono il significato di “sfrizionare” e non sanno cosa sia la schiena di un motore.Perchè non ce l’hanno mai avuta una moto e questo giocoforza abbassa il livello del dibattito e si entra in una dimensione puramente fideista (i capi ultrà è noto che di calcio capiscano poco);
– Rossi è un finto simpatico già quando vince, le volte poi che non ci è riuscito si è lamentato come un pilota qualsiasi: le gomme Bridgestone che non aveva od il motore della Ducati che sembrava un 1.000 cc.Gnolatine iniziate guarda caso quando a ronzargli intorno sono stati piloti agguerriti e più giovani di lui (Stoner, Lorenzo e Marquez) che a turno sono diventati il Rossi di Rossi, oltre a batterlo frequentemente (2007,2010,2011,2012,2013,2014,2015).Se volete togliete il 2011 ed il 2012 per manifesta inferiorità tecnica;
– Il Dottore non è una vittima, non può esserlo un cannibale che ha vinto 9 titoli Mondiali.Rossi quel sistema lo conosce bene e ci sguazza da una vita.Lo “sportivo” Rossi è quello che fatto erigere un amichevolissimo muro nei box della Yamaha quando è arrivato un giovane Lorenzo, intuendo le sue qualità e per paura che gli rubasse i dati dell’assetto.Ma lo fatto con simpatia, sia chiaro.E con altrettanta simpatia la Yamaha due anni dopo dinanzi al suo diktat “O me o Lorenzo” gli ha detto “Lorenzo”, facendolo emigrare nella scuderia a lui più lontana (ma unica libera):la Ducati.E è tornato alla casa dei tre diapason (qualcuno sussurra su intercessione della Dorna) da seconda guida;
– Rossi è caduto in un tipico comportamento dei fuoriclasse a fine carriera, ovvero la fatica ad accettare che qualcuno vada più forte di lui, che sia altrettanto cattivo nei sorpassi e nei corpo a corpo o che lo affronti senza il timore della lesa maestà;
– Valentino ed il suo entourage hanno scientemente creato un cortocircuito grazie ai mass media e ai supporter alimentato dal “Io ho vinto più di tutti” e dal “Il popolo è con me” tale per cui ogni cosa ha due pesi e due misure.Se Rossi fa un sorpasso al limite è speeettacoloooo, se lo fanno gli altri son criminali.Marquez non doveva ostacolare Rossi a Sepang (ci torniamo dopo) ma doveva attaccare Lorenzo a Jerez (veramente lo ha fatto, a Philip Island, ed ha anche vinto);
– Rossi, oltre che sulla manopola del gas e sulla leva di destra del manubrio, ha fondato la propria strepitosa carriera su guerre psicologiche, battutine taglienti, scenette goliardiche e sorpassi al limite (il motociclismo non è uno sport per signorine, non ci si lamenta, la si ridà indietro), logico inimicarsi dei piloti che quando possono non ti aspettano certo per offrirti uno spritz e per lucidarti le razze dei cerchioni.Beghe tra centauri che solo le suorine fingono di non vedere, roba che normalmente quando uno cammina di più risolve con un sorpasso (ed al limite con due sgrugnoni al box). Rossi quest’anno non sempre era in grado di farlo (il sorpasso, intendo).Non so quale legge della fisica dica che se uno vuole rallentarmi ed ostacolarmi ma io sono più rapido è facile che lui si attacchi al cazzo;
– I piloti sono persone un po’ sopra le righe con la tara genetica della competitività.Ayrton Senna covò la sua “rivincita” per un torto (vero) subito vendicandosi dopo un anno esatto sulla stessa pista, commentando laconico “Le corse sono fatte così, a volte finiscono subito dopo il via, a volte a 6 giri dalla fine”.Ed ho volutamente citato il più grande di tutti.L’acredine che nasce fra i cordoli si sfoga in tanti modalità, con le ripicche più svariate;
– Giacomo Agostini (e non quelli al sabato vanno al Monte o Uccio Reggiani) ha dichiarato che a Sepang Rossi non doveva accettare la sfida di Marquez se sapeva si essere più lento.Capitò anche a lui con Read che faceva il furbino (eufemismo), in due giri lo sverniciò.Il Rossi di 10 anni fa delle combine vere o presunte se ne sarebbe altamente fottuto, oggi si attacca a quelle (in tutti i sensi).La sportellata a Marquez è figlia dell’impossibilità di distanziarlo.La chiave di questa vicenda è tutta lì;
– Non mi venite a dire che avete scoperto due settimane fa che l’ambiente della MotoGP non è formato da gigli di campo e che gli affari vengono prima di tutto.Far girare un GP di sera non verrebbe in mente neanche ad uno con la residenza in un OPG.La MotoGP si sta formulaunizzando.Ma è da un po’;
– Il campione pesarese, dopo tante strategie vincenti, è caduto nella sua stessa trappola.Quella della guerra di nervi, dell’esasperazione.Del creare un ambiente ostile.L’ha menata all’inverosimile con la storia del patto fra i due spagnoli, ma stavolta ha scelto le persona sbagliate (Marquez e Lorenzo) nel momento sbagliato.Anzichè demolirli come al solito, li ha caricati: Marquez a dimostrargli da vicino (molto vicino) di che pasta fosse fatto e Lorenzo a recuperare i punti di svantaggio per una rimonta Mondiale.Questa vicenda l’ha sovralimentata lui.Se il Rossi di 15 anni fa avesse sentito il Rossi complottista delle ultime due settimane gli avrebbe perlomeno dedicato una delle sue proverbiali gag;
– Quest’anno Marc Marquez si è perso per problemi di concentrazione (si spiega così la compilation di cadute) e per quella voglia atavica della Honda di mettere il becco sulla moto molto più dei piloti (che però la devono guidare, persero Rossi anche per questo).Rimane un ventiduenne irriverente che guida al limite anche in parcheggio (si rispiega così la compilation di cadute) e che in maniera sfrontata ti mette la moto di traverso davanti al naso.Lo faceva nei primi Duemila anche un certo Valentino Rossi.L’ha giurata al pilota di Tavullia?Può essere benissimo, a parti inverse forse anche Rossi avrebbe fatto fatica ad ingoiare gli epiloghi dell’Argentina o di Assen, corroborati dalle accuse di accordi sottotraccia.E quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare ed i più rapidi stanno davanti;
– Dobbiamo smetterla di credere che il nostro beniamino sia un Angelo del Bene esente da colpe e peccati e l’avversario di turno un Mefisto a cui attribuire tutte le disgrazie del Mondo fra cui il buco dell’ozono, le canzoni di Jovanotti e l’utilizzo del “Tanta roba”;
– Jorge Lorenzo ha fatto una gran stagione, rialzandosi da qualche cazzata con la silenziosa cattiveria di quelli col manico per dimostrare che il più veloce quest’anno è stato lui (ne ha vinte 7, Rossi 3).E salvo rari casi, o a meno che Renzi non cambi anche queste regole, il più veloce vince.Gli darò la lode quando tornerà il Porfuera che superava all’esterno col rischio di cadere e smetterà di essere un po’ troppo ragioniere (purtroppo credo mai);
-Il majorchino merita il titolo anche perché nel 2013 fece la sua più bella stagione (ad Assen quasi totalmente demolito s’inventò un quinto posto epico) battuto per una manciata di punti dal rookie Marquez e quest’anno ha zittito tutti quelli che lo davano capace solo di leccare i Chupa Chups o di indossare gli occhiali da sole;
– Rossi ha strameritato tutti i suoi Mondiali, vinti e dominati.Quest’anno stava comandando il Campionato di testa, di esperienza, da situazionista ma non certo da quello più rapido della combriccola.Ha tirato fuori due zampate (Assen e Silverstone) quando sembrava che Lorenzo stesse per mettere la freccia e spiccare il volo, ma ha sempre sofferto il compagno di squadra.In qualifica, in gara e credo anche in vasca in scooter nel paddock.Devo ammettere che non credevo di rivederlo così a 36 anni, ma il “così” non è bastato e Rossi lo sa benissimo per primo;
– Sono storiche le affermazioni di Rossi a Stoner e Gibernau dopo un corpo a corpo poco ortodosso (mai criticato per quello) “Non te la prendere, le corse sono fatte così” o un commento di un dopo-gara che spiegava un comportamento discutibile di Biaggi con “…evidentemente gli tira il culo finire dietro tutte le domeniche”.
– Ora è il suo turno.