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Buon compleanno Aigor!

10 Dic

Oggi compie gli anni il mio amico Ivan, noto anche come Aigor, il Toro ed Ivanov.Per ragioni di spazio e buoncostume tralasciamo i vezzeggiativi di letto che gli sono stati affibbiati in tanti anni di onorata carriera.

Forse per la distanza.
Forse perché crescendo (noi non invecchiamo…) gli amici coi quali stiamo veramente bene giocoforza diminuiscono.
Forse perché la genialità non sempre sceglie la maschera più sfavillante ed appariscente.
Forse perché con quell’umorismo sottile galleggi, resisti ed attacchi.
Forse perché sei un romantico informatico (ovviamente feticista).
Forse perché quella flemma è tanto rilassante quanto inquietante (ogni tanto urla, cazzo, urla!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!).
Forse perché sei molte cose che certi nemmeno immaginano.
Forse perché a volte fai veramente incazzare.
Forse perché spesso insegni.
Forse perché se non sono un po’ folli non li vogliamo.
Forse perché metti al centro le persone (e poi non gli spari).
Forse perché hai il karma un po’ difettoso (lo hai detto tu, eh?).

Forse per quelle chiacchierate sul Pandino (rigorosamente 1^ serie) su delle strade improbabili  (tranquillo, non eravamo intercettati).
Forse per quel tuo essere un po’ filosofo senza saperlo (e volerlo).
Forse perché certe baracche segnano l’anima (e un po’ anche il fisico).
Forse perché sei uno che ha delle intuizioni (cit.).
Forse perché ti meriti sempre qualcosa in più.
Comunque sia, auguri vitellone!

L’invadente

13 Ott

La famiglia dei curiosi (nella sua accezione più negativa) e degli invadenti è composta da molte specie.
Piero Angela potrebbe dedicargli un’intera stagione del suo Quark.
Se non sono ancora protette dal WWF è perché il loro numero anziché calare aumenta e non mette a rischio la loro estinzione.
Purtroppo.
Presentano un evidente scollegamento fra il lobo frontale e quello temporale.
Scollegamento dovuto all’assenza del primo.
Le specie sono tante, tutte fastidiose, ma queste due spiccano imperiosamente.

Dove vai se la ragazza non ce l’hai?
La premessa: hai più di trent’anni e per un camion rimorchio di cazzi tuoi, sei single.
Oppure, stai insieme ad una persona da più di 18 mesi ed ancora non sei sposato (ma che birbante…).
Ti vedono (non è vero, ti stavano pedinando da più di due ore e per l’occasione indossavano l’impermeabile, la barba e gli occhiali finti e fingevano di leggere un quotidiano del 1987 con un buco al centro e girato al contrario) e col loro incedere dinoccolato si avvicinano a te con lo sguardo fra il bovino ed il vitreo di chi ti vuole chiedere una sola cosa.
E te la chiedono
L’originalità non rientra fra le loro qualità.
A pensarci bene non ne hanno, di qualità.
Groucho Marx avrebbe detto .
Inutilmente giunti alla terza età, questi perpetui – con l’acquolina in bocca per la ghiottosa occasione – pongono la domanda che è una chiara sublimazione dell’amplesso (senza preliminari, però).
Anche perché molto realisticamente la loro unica possibilità di avere un erezione è che gli venga un crampo.
A seconda della tua condizione di reprobo è pronta la relativa scudisciata.
Ipotesi A:
Ipotesi B:
Rispondere con le buone maniere o col protocollo della corretta educazione con loro non serve.
E’ dannoso.
E’ sbagliato.
Perché il rispetto va prima di tutto meritato.
Ne sa qualcosa il Marti, che esacerbato da un petulante (mis)conoscente, una sera in un locale rispose – da genio qual’è – al solito, fastidioso, interrogativo (l’ipotesi A, per la cronaca).
, tuonò deciso.
, breve pausa da attore consumato.
<Perché, lo sai vero che sono gay…?>

Zittito.
Definitivamente.
Voto: 10 e lode.
(Info per il vecchio stalker sclerotico: la storia sulla sua omosessualità era inventata).

Cercasi bebè (altrui) disperatamene
Nonostante la pletora di attività che deve svolgere un genitore loro riescono sempre a ritagliarsi il tempo per un sano proselitismo della procreazione altrui.
Sono i genitori afflitti da consiglite.
Spesso non lo fanno con cattiveria, anche se il risultato finale addurrebbe proprio al contrario.
Non lo faranno con cattiveria, ma certamente neanche con un gran tasso di intelligenza e sensibilità.
Incontrarli?
Decisamente meglio cagarsi addosso.
Poiché sentono il bisogno di evangelizzare voi, coppia di paria che si trova nella disdicevole situazione di non avere ancora figli.
Viene il dubbio che siano soci occulti della Pampers o che vogliano partecipare al concepimento.
Molto più prosaicamente devono mettere il becco negli affari vostri.
Il loro repertorio è vario.
(Non accettano più prenotazioni, siamo in fila…).
(Sì, di mandarvi affanculo e darvi uno sgrugnone per uno).
(Adesso???Davanti a tutti ci vergogniamo un po’ …).
E’ vero: la gioia di un figlio è semplicemente indescrivibile.
Ma arrogarsi il diritto di entrare nella sfera più intima di due persone è un comportamento irrispettoso.
Perché una coppia, un bambino, potrebbe appena averlo perso, potrebbe essere impossibilitata ad averne, potrebbe cercarlo (anche con cure pesanti) da anni senza che questo arrivi o potrebbe essere divisa proprio sull’argomento.
E poi il desiderio di avere un bimbo mica si alimenta con le raccomandazioni del primo stronzo che capita.
Solo chi ha scoperto quel Mondo può apprezzarne la sua immensità, ma avere figli non è obbligatorio, non ci si realizza solo coi figli.
Ci sono persone stupende che non hanno figli e persone che invece ne hanno e che sono quel che sono.
E certe altre è meglio che non ne abbiano proprio.
Ma tutto questo i soloni della figliata non lo sanno.
Ed è inutile perdere tempo in improbabili dissertazioni: non discutere mai con idiota, la gente potrebbe non notare la differenza (cit.)
Figuriamoci con due, di idioti.
Gli ingenui – che dopo la nascita della loro creatura credono di essersi messi al riparo da questi fanatici ficcanso – non conoscono la loro pervicacia.
Il secondo figlio (vostro) rientra nei precetti della loro pesante liturgia.
Mentre il loro magico mondo offuscato (al pari del loro cervello), è abitato solo da un misto fra la Famiglia Bradford e quella del Mulino Bianco.
E loro alacremente continuano nella diffusione del Verbo.
Così, per sentito dire.
Per consuetudine.
Perché qualcuno, anni fa, gli disse che era giusto così.
Ecco, qualcuno (ancora prima) non era meglio se quella sera fosse andato al cinema?

Riservata personale

18 Lug

La riservatezza rientra fra quei concetti ai quali non si può applicare un sistema metrico.
I personaggi che scopriremo tra poco però vanno ben oltre il revisionismo.

Bulli & balle
Danno il meglio di sé nei luoghi pubblici: a bordo di una piscina, davanti ad un tapis roulant in palestra (che frequentano esclusivamente per sganassare) o appoggiati al bancone di un bar (che frequentano anche per sganassare).
Sono dei succedanei di Artur Fonzarelli, delle versioni sbiadite di personaggi caricaturali come Oscar Pettinari, il Verdone di Troppo Forte.
L’archetipo di questi bulletti del Terzo millennio è un quarantenne/cinquantenne perennemente affascinato da se stesso.
Esigono pubblico, in cambio raccontano vita, morte, miracoli, cose vere (e false) di se stessi e di chi gli sta (sventuratamente) accanto: le proprie malattie veneree, le loro traversie matrimoniali (ovviamente sparando merda sulla moglie), la durata (al centesimo di secondo) del loro ultimo rapporto sessuale, i problemi dei figli (vorrei anche vedere), le loro pendenze giudiziarie, i loro progetti imprenditoriali assolutamente irrealizzabili, le loro scopate gratis assolutamente irrealizzabili e le loro scopate a pagamento (che realizzano di frequente).
Nei loro racconti spesso il convitato di pietra è un ignara partner (magari alle prime uscite) di cui tre quarti della città conosce ormai anche le pieghe della pelle (e non solo).
Se le persone normali proteggono i propri cari, loro li proiettano vivisezionati in pasto ad un pubblico ululante.
La mia nonna paterna, che purtroppo non ho mai conosciuto, soleva dire che “Certuni fanno ridere di fuori e piangere in casa”.

Che pezza!
Forse queste poche righe non saranno sufficienti a preservarvi dalla loro molestia, ma è un tentativo che dobbiamo fare.
Non chiedetegli mai “Come stai?”, finireste nelle loro fauci tout court.
Anche perché da un innocente quanto banale “Hai sentito che caldo oggi…” questi pezz-man hanno la capacità non comune di partire ad enunciarvi le loro peripezie.
Ed in questo processo morboso vogliono evangelizzare tutti per farli partecipare alle loro sfighe.
Effettivamente gliene capitano di tutti i colori: vi racconteranno dei malanni (con annessi ricoveri, esami, interventi sbagliati, medicine e convalescenza) dei parenti fino al quarto grado, delle angherie subite negli uffici pubblici e della nuova causa civile col vicino.
Perché loro sono sempre in causa con qualcuno.
Pezza multitasking: questo particolare della loro scheda tecnica – apparentemente insignificante – è in realtà il tratto distintivo che li fa assurgere a fuoriclasse della categoria.
Il loro microchip può gestire una quantità di argomenti che tende a + infinito.
Anzi, spesso per ipnotizzare la vittima volutamente iniziano – senza terminarli – una mezza dozzina di concetti e postulati.
Stranamente con dei genitori così il figlio ha una vita sociale paragonabile a quella di un Murray Bozinsky (però in versione autistica).
Se dalle loro labbra sentite enunciare un “Ti racconto questa poi vado…” sappiate che siete solo all’inizio dei gironi danteschi dell’Inferno.
Non soddisfatti delle loro geremiadi amano suggellare la loro performance con una pignatta di cazzi degli altri.

Speteguless
Avere un amico (ma molto più spesso un’amica) così rientra fra gli anatemi.
Sono dei recipienti coi buchi di confidenze, mossi da evidenti pulsioni freudiane.
Impossibile non pensare a Maledette malelingue di Ivan Graziani.
Se la notizia non va da loro, loro vanno dalla notizia in un’ossessiva corsa ai cazzi degli altri.
Non esiste una situazione propedeutica a stimolare la loro voglia di critica livida e feroce: facendo loro il motto “Ogni notizia (e relativa spettegolata) lasciata è persa”, sono perennemente con le orecchie dritte e la lingua biforcuta pronta a spruzzare il suo veleno fatto da chi non riesce a farsi i cazzi suoi (cit.).
Confidarsi con loro garantisce la stessa riservatezza di una notizia annunciata al telegiornale.
Quando iniziano a sparlare entrano in una trance agonistica: tale è la libido, tanto il livore emanato, che il loro dirimpettaio potrebbe essere tranquillamente il fratello della vittima senza che loro fermino la loro furia.
E’ uno sporco lavoro e loro sono ben contenti di farlo.
Anzi, trasformare una passione in un’attività è un traguardo tanto ambizioso quanto stimolante.
Denigrare in gruppo (magari con le loro simili) è una fantasia neanche tanto proibita: nella fattispecie il viso diventa rutilante, gli occhi brillano di una luce propria, gli acidi commenti ed il sistema endocrino si alimentano reciprocamente.
Provate voi a fare un commento su di loro, e vedrete…

Confessioni di quarto grado
Tra un approccio cattolico ed uno protestante al tema della confessione le signore di questa categoria (sì, sono quasi tutte donne) hanno scelto una terza strada.
E soprattutto un confessore “anomalo”: un commesso, un impiegato postale, un infermiere.
Cercano subito feeling: già al primo incontro sciorinano il calendario degli ultimi 24 mesi sul loro ciclo mestruale con annesso un flussometro ad istogrammi.
Raccontano – a quello che a tutti gli effetti è un perfetto estraneo – questioni di cui non parlano nemmeno col marito o con una sorella (ma forse perché non vengono più ascoltate).
“Sai, col rapporto che c’è tra di noi…” è un mantra usato capziosamente per soverchiare le delicate regole delle relazioni interpersonali.
Nessuno – per pudore ma soprattutto per obblighi professionali – che le dica “Perché,che rapporto c’è tra di noi?”
Vogliono far credere che l’involontario depositario dei loro segreti sia unico: un predestinato a cui il Signore ha riservato l’onore di ascoltare la pettegola smarrita.
Non è vero: il fruttivendolo del negozio di fronte conosce altrettante vicende, se non di più (alcune verdure, con quelle forme un po’ così, solleticano racconti bollenti).

Dalle panchine all’altare

16 Mag

Dopo innumerevoli tentativi anche la Giulia, pare, riuscirà a convogliare a nozze.
Le speranze si erano ridotte al lumicino quando anche l’ultima sua preda (un sessantaseienne uxoricida di Latina con la passione per l’uncinetto e per gli orologi-omaggio del Dixan) era riuscito a divincolarsi con l’incontrovertibile scusa di essere stato ingaggiato a tempo pieno nel cast della Pimpa.
Un affronto immeritato per una musa ispiratrice di svariati artisti:i Pooh scrissero per lei -ben prima che nascesse- la struggente “Piccola mula“, poi rivista in un più commerciale “Piccola Katy“, mentre Ligabue compose “Piccola mula senza stalla“, che verrà modificata (e mortificata) dai discografici come ben sappiamo.
Passando alla letteratura, tutti conosciamo il celebre romanzo “Il nome della mula“.

Ecco allora che il destino (ho detto il destino, non l’intestino) le ha fatto incontrare Omar il Fichissimo, il 4° ragazzo più bello di Ramiseto (ma in molti si erano ritirati), noto anche come il Mago (S)Omar: un tipo tosto e deciso.
Ancora lo devono informare del matrimonio.
Neanche quando la sua badante (gentilissima, tra l’altro) lo ha accompagnato ad acquistare il vestito e ad ordinare confetti e bomboniere ha ventilato il benché minimo sospetto.
Il suo cane da caccia invece qualcosa aveva fiutato.
Per non fargli prendere impegni il giorno del (suo) nozze, alla Giulietta è bastato annunciare al Romeo de noantri che Putin verrà a Ramiseto proprio in quella data con il suo mezzo di rappresentanza (un carro armato T-90) per guadare l’Enza offrendo sambuca a tutto l’alto crinale.

Sui testimoni vige il massimo riserbo.
E’ trapelato solo un nome, riconducibile allo sposo (notizia mai smentita dai diretti interessati): quello di “Hacksaw” Jim Duggan, il celebre wrestler-boscaiolo in auge negli anni Ottanta.
I soliti bene informati dicono però di vedere spesso nella residenza ramisetana dei futuri sposi (ebbene sì, convivono, non diciamolo a Giovanardi) scendere da un mastodontico Suv maculato un tipo biondiccio, vestito in maniera imbarazzante (un misto tra un dadaismo 2.0 e l’anteprima di una società post-atomica) che biascica un idioma non identificato da nessun dizionario e/o traduttore.

Solitamente il vestito della sposa è una cerimonia nella cerimonia.
Quello della Giulia (le fonti sono tombali) dicono sia lo spot per il nuovo programma Ma come ti sposi?: più che un abito, un accessorio per uno scherzo agli invitati (il sogno proibito di tutti gli sposi).
Anche la scelta del ristorante non è stata una passeggiata.
Erano rimasti in lizza la mensa del Fatebenefratelli di Milano (scartato per il numero di invitati, è richiesto un minimo di 3.200 persone) e una partita avariata (dal 2005) di Quattro Salti in Padella.
Solo l’intervento risoluto di #bepperosa ha scongiurato un pranzo al sacco con tovaglia biancorossa, panini e formiche (ci sono sempre, le formiche, nei picnic).

Per allietare la festa sarà trasmessa la docu-fiction “La cagna è la migliore amica dell’uomo” e ricavata una stanza dove si potranno effettuare scambi di coppia (ma anche di animali e di fili interdentali), bondage con suore orsoline, partite a Risiko e/o Subbuteo completamente nudi ed esperimenti nucleari col riso basmati.
Per l’occasione Studio Aperto comunicherà una notizia.
Per due persone la cui colonna sonora è “In vacanza da una vita” la meta della luna di miele rimbalza fra il superfluo ed il disinteressato.
La scelta è caduta su un trittico da paura: il giro della Pietra in bici, una vasca in auto al Direzionale col braccio fuori dal finestrino e – come suggello finale – una romantica crociera sul Dolo.

Durante la cerimonia e nel successivo rinfresco sarà severamente vietato:
– toccare il culo alla sposa (la sorella invece si è dichiarata disponibile);
– mimare le virgolette con le dita;
– effettuare esercitazioni di caccia al cinghiale (per gli amici dello sposo);
– uscire dal nozze con un tasso alcolico più basso di 2,73 g/l (per tutti);
– canticchiare od anche solo intonare brani di Gigi D’Alessio;
– presentarsi con l’unghia del mignolo lunga e con la ricrescita;
– rimettere su la porta (questa la capiranno in sette);
– schiacciare i brufoli ai partner;
– sbagliare l’uso del congiuntivo (non saranno ammessi errori nemmeno da ubriachi).

Le variabili: l’amicizia ed un evento (molto) importante.
Lo svolgimento, che coincide col risultato: fotogrammi di una vita che scorrono davanti agli occhi, aneddoti indelebili, cerchi che si chiudono, (nuove) strade che ne aprono altri, tourbillon di ricordi proiettati al futuro.
Gli auguri si fanno anche così, fra noi refrattari alla banalità.

Quelli che la minoranza

9 Mar

Riecco tornare alla ribalta le gesta dei cinque moschettieri (Karl Aurel Kohrsin, Nelson Bolognera, Patrick Marone, Ramuo Gopizzi ed il sottoscritto) che avevamo lasciato nel viaggio di ritorno di un’insolita Fiera di San Michele (vedi anche https://shiatsu77.wordpress.com/2013/10/05/quelli-che-fanno-i-pranzi/).
Con i tortelli di Pineto a placare degli appetiti che la medicina moderna fatica a comprendere, fra una cazzata e una bottiglia,una bottiglia e una cazzata i nostri ad un tratto si sono cimentati a esegeti di una delle più belle canzoni dei Litfiba, A denti stretti (ieri c’erano i Litfiba, oggi abbiamo i Negramaro, va beh…), uno di quei pezzi che produce libido ad essere ascoltato ad un volume raccomandato dall’Associazione Tamarri d’Italia.

Al dibattito avrebbe dovuto partecipare (in streaming) anche la Sara della Valsabbia (un’assidua ascoltatrice di Radio Studio +, nda) ma la notizia che la canzone avesse un testo (per di più in italiano) e la sua frequenza metronomica fosse inferiore ai 200 battiti al minuto han fatto desistere l’adepta dell’Unz-Unz-Unz.
Un vero peccato.
Nelson Bolognera (conosciuto in Rete anche con lo pseudonimo Noè Mascarpone) è un fine intenditore di musica (ma non diteglielo, dopo si monta la testa e crede di essere la versione emiliano-genovese di Bruce Springsteen), nonostante in un periodo plumbeo della propria esistenza sia stato il paroliere segreto dei Jalisse.
Scheletri nell’armadio a parte, per Bolognera la canzone parla della decisione di un uomo di confessare il proprio amore ad una donna (la Dea nera) e soprattutto della scelta (complicata e sofferta come spesso capita agli uomini quando devono passare dall’ “io” al “noi”) di compiere un passo importante assieme a lei (“Sto correndo a denti stretti verso il sole e ho distrutto la mia gabbia per portarti il cuore”, “Dea nera non resisto più, Dea nera non resisto più”, ancora “Dammi un segnale, e volo da te… uomini stanchi di crescere”).
Chi scrive allarga invece la figura della Dea nera ad una sorta di spirito-guida, per non far perdere (anzi riaccendere) la speranza a persone vessate e disilluse (“…non avrò paura di credere…”), quasi un’ultima spiaggia per farli ancora pulsare per un ideale, determinati (“A denti stretti…”) a combattere per un obiettivo (“Sto viaggiando a pieni giri contro il sole in un giorno che ogni cosa ci ha trasfigurato le mie ali sono ruote e il mio motore graffia e supera incrocio con il mio passato”, “Dammi forza di non perdere la strada che finirà io lo so, dentro i tuoi capelli, dea nera non resisto più, dea nera non resisto più, e prendo le ali e volo con te, non avrò paura di credere, soli rinchiusi dentro di se, uomini stanchi di crescere”).
Poco importa di sapere quale sia il vero significato della canzone, più divertente (e stimolante) è stato cercare di interpretarla.
Poi Bolognera – fra una Domanda Inopportuna ed un’altra – lo potrebbe chiedere a chi l’ha scritta, ovvero Piero Pelù.

Guardandoci intorno, ma anche avanti e indietro (insomma da tutti i cantoni), abbiamo preso consapevolezza che noi saremo sempre in minoranza (mangiare e bere bene ci ha aiutato a digerirlo meglio).
Situazione nella quale non stiamo affatto male, tutt’altro.
Specie quando guardiamo quelli della “maggioranza”.
Nei momenti di forte scoramento è sufficiente applicare alla lettera uno dei precetti del nonno di Gopizzi – il Sig. Pietro – esclamando cioè con aria di compatimento un suo tipico accostamento (chiamiamolo così), ovvero un’applicazione pratica del panteismo.
E’ fondamentale l’aria di compatimento.

P.s.Cos’ho contro i Negramaro?
Nulla, per quanto non mi piacciano criticarli sarebbe puerile.
Ma il loro voler essere ecumenici, il cercare di piacere alle figlie ma anche alle mamme, il voler entrare nei salotti buoni ma con ancora indosso la maglia del concerto (un colpo al cerchio ed uno all’iconografia) sta al Rock come Damon Hill ai grandi della Formula 1.
Sono (o vorrebbero essere) nazionalpopolari, ergo un simulacro di una Rock band.
Non bastano una batteria, qualche riff ed i braccialetti di pelle: il Rock deve esternare, denunciare, sfogare,  quindi anche dividere.
Per lo stesso concetto per cui un vero rivoluzionario non deve essere osannato con toni ossequiosi dal mainstream.
In caso contrario, a gh’è quel ca tocca.

Caro Babbo Natale

22 Dic

Caro Babbo Natale,

con tutte le balle che ci stanno raccontando sei rimasta la persona più credibile alla quale rivolgersi.
Credo di essermi sempre comportato correttamente (forse perché non ho mai incontrato Maurizio Gasparri) ed ho sempre scritto ciò che pensavo.
Dire la verità è ancora un valore, no?
Sì, stai tranquillo: l’Imu e la Tares le ho pagate.
Qualcuno asserisce che io sappia solo criticare, ma la questione credo vada ribaltata: al momento sono più numerose le questioni da combattere che quelle da elogiare (e quando ci sono, lo faccio ben volentieri).
Poi, ammettilo, cerco sempre la risata.
Infatti scrivo spesso del PD e dei suoi nuovi alleati.

Senza tanti indugi, ecco le mie richieste.
Non ce n’è nessuna a titolo personale, sono tutte per la collettività (mi sento molto il Segretario del Partito dell’Amore).
Cerca di far abrogare la Legge Basaglia, i manicomi vanno riaperti.
Per sveltire la pratica la persona più indicata credo sia il tuo ex compagno di classe Giorgio Napolitano.
Il numero di telefono puoi fartelo dare da Nicola Mancino.
Lo so che con Re Giorgio non corre buon sangue, ma guarda che sull’invasione dell’Ungheria ha cambiato idea.
Va bene, difende ancora Craxi, ha sollevato il conflitto di attribuzione nei confronti della Procura di Palermo che indaga sulla trattativa Stato – Mafia, ha detto che non andrà a testimoniare a quel processo, ha fatto distruggere una sua intercettazione manco fosse un sovrano dell’ancien regime, ha spianato la strada ad un altro indulto mascherato e fra un monito e l’altro sta mostrando una demo sull’imminente presidenzialismo (esatto, proprio come nel Piano di Rinascita Democratica della P2), ma in fondo è il nostro Presidente.
Non il tuo, dici?
Beh se è per quello, neanche il mio.
Ci sarebbe anche la Cancellieri, ma tu di cognome non fai Ligresti.

Veniamo alla seconda.
E’ giusto prendersela con i politici cialtroni, i bigotti, i delinquenti, i gerarchi, i piduisti, i ladri, i satrapi, i guerrafondai, gli speculatori, gli sfruttatori, i mafiosi e i dittatori (spesso le figure coincidono).
Le colpe però andrebbero equamente distribuite con chi permette alle sfavillanti categorie di cui sopra di mantenere la loro condizione di potere.
Ovvero con il popolo.
Cerca di sostituire l’ignavia, il manifreghismo e l’ignoranza che tanti dimostrano con una corpulente dose di onestà intellettuale, orgoglio e capacità di ragionare con la propria testa.
Chiedo miracoli?
Per ultimo, ci piacerebbe tanto tornare a pagare con la vecchia Lira.
Ah, l’argomento Euro è tabù anche su da te?
Andiamo bene…

Veniamo ai buoni propositi.
Ti prometto che avrò più rispetto per gli uomini che si depilano, per i possessori dei Suv, per le ragazze che indossano gli stivali d’estate e persino per gli scooteristi.
No, per quelli che montano l’Akrapovic sul T-Max invece nessuna pietà.
Dato che tutti hanno delle qualità mi sforzerò di cercare quelle di Mario Balotelli, pur sapendo che sarà un lavoro vano.
Se alla radio passasse una canzone di Jovanotti cercherò di non inveire cambiando subito stazione.
Cambierò solo stazione (subito) e mi terrò il bonus da usare contro (in alternativa) a Ornella Vanoni, Giorgia, l’immancabbile Gigi D’Alessio e Tiziano Ferro.
Leggere articoli di giornalisti avversi accresce il proprio background culturale?
Lo faro’, ma su Maurizio Belpietro chiederò il legittimo impedimento.

Ti esorto – prima di affrontare il lungo viaggio – a cambiare l’olio ed i filtri alle renne.
Stai tranquillo, i nostri mezzi d’informazione hanno dato poco risalto l’anno scorso alla notizia di quella renna che ha grippato.
Poi era ancora in garanzia.
Diffida di chi ti vuole aiutare a consegnare i doni.
E’ una scusa per andare alla ricerca delle mamme più disinibite da arruolare nei provini dei film porno.

Un caro saluto ma… cosa ci fai a Singapore con una scheda telefonica anonima davanti alle quotazioni del derby di domenica sera?

Quelli che fanno i pranzi

5 Ott

Cosa si fa di solito la domenica della Fiera di S.Michele?
Si va alla Fiera di S. Michele, normalmente.
Non sempre.
A volte capita di andare a fare una scampagnata a pranzo fra compagni di classe, anche se questa definizione – a 36 anni – è ormai fuori luogo.
Ex (molto ex) compagni di classe e semplicemente amici, molto amici.
Per un piccolo disguido che forse dopo racconteremo non è stato possibile recarsi a Miscoso, probabilmente il miglior ristorante dell’Appennino , anche se assente dalla Guida Michelin (ma presente in quella di Renato il gommista).
Per comodità è stato scelto il ristorante della Casina Rossa in provincia di Lucca.
Via si parte

La formazione
Per non compromettere delle brillanti carriere lavorative ed anche per evitare degli accertamenti dell’Agenzia delle Entrate,  saranno utilizzati alcuni pseudonimi.
1)Nelson Bolognera
Giocatore di poker mancato, attore porno mancato, DJ mancato.
Mancava poco che non fosse invitato al pranzo.
A dire il vero quando si ostinava a fare il cantante qualcosa in comune con il primo Bono l’eveva.
Il microfono.
E’ stata una delle poche persone d’Italia (ma forse dell’Eurasia) a chiedere -con tanto di lettera- la scomunica alla propria Parrocchia.
Da più di 10 anni attende una risposta (il tipico atteggiamento arrogante dei monopoli).
Ed allora è costretto ad un impegno sovrumano per raggiungere il suo scopo.
Non credete al numero di donzelle che dice di aver castigato.
C’è da dividere per 3,14 periodico.
2)Patrick Marone
E’ l’imprenditore spietato, senza scrupoli, che antepone il denaro a tutti gli altri valori.
Il suo sguardo taglia l’aria, quando beve anche il suo fiato.
E’ una figura romanzesca, un peccatore senza limiti.
Si narra che la sera frequenti assiduamente i giardini pubblici e -vestito solo di un impermeabile rubato all’Ispettore Derrick– sia solito denudarsi canticchiando -sulle note della canzone Sotto questo cielo dello spot del Conad- il suo personalissimo jingle “Sotto questa minchia“.
I soliti bene informati raccontano che un cliente -arrivato in ritardo di 1′ e 14 secondi alla chiusura del suo negozio- si sia visto recidere dal Marone 4 falangi di una mano (gli è rimasto il dito medio) con la sega della macelleria.
Per completare l’opera gli sono stati riempiti tutti gli orifizi del corpo con dei pomodorini pachino.
Teribbbile.
3)Karl Aurel Kohrsin
Il Maggio si è impossessato della sua anima, lasciando a noi (purtroppo) solo il corpo.
Con un ex democristiano così (ora folgorato da Maurizio Landini e Pepe Mujica) si potrebbe anche fare un Governo.
Riporto questo stralcio da un sua e-mail (ed io che lo conosco benissimo da oltre 20 anni vi assicuro che è vera):
“…io sono un cattolico praticante e mi attengo a tutti I comandamenti del signor Mosè tranne il 2.do (Non pronunciare invano il nome del Signore tuo Dio), il 6.to (Non commettere atti impuri), il 9.no (Non desiderare la moglie del tuo prossimo) e il 10.mo (Non desiderare la casa del tuo prossimo).
Mi pare di avere la sufficienza rispettandone 6 su 10…”
4)Ramuo Gopizzi
Interista, comunista, marxista, insomma nella sua vita il ragazzo ha sofferto parecchio.
Ha patito più di tutti la diffusione dei telefoni cellulari e la conseguente dismissione delle cabine telefoniche (questa è fine ma la capiranno in 4, più o meno il numero dei lettori del Riformista).
Con lui la baracca assurge ad un significato mistico.
Decisamente più terrene invece le sue scoregge.
Se il suo culo fosse sul web, sarebbe il più cliccato della rete.
A Budapest lo ricordano ancora perfettamente (ed era da poco caduto il Muro).
5)Il sottoscritto
Chi ha la (s)fortuna di leggermi conosce ormai le mie patologie, divenute impossibili da curare con la medicina tradizionale, che mettono in crisi le teorie elaborate negli ultimi 200 anni sulla psiche umana.
Per tutti
L’abuso di alcool per le grandi occasioni, poi, accentua le sintomatologie di ognuno.
Perché come disse un tale “Non è bere che fa male, è ri-bere”.

L’organizzazione del pranzo
La definirei molto snella, veloce ed efficace.
Ricorda la manutenzione delle gallerie sulla SS 63.
Sono bastati 3 giorni di e-mail 24 ore non-stop, circa 224 sms, una call conference dalla Casa Bianca a Washington (non è vero, ma fa sempre scena), aver chiesto aiuto a SOS Tata ed infine aver spostato, cancellato,rimandato e poi riconfermato gli impegni personali di ognuno di noi (quindi nessuno).
Data l’estrema efficienza dell’impianto organizzativo se qualcuno avesse bisogno di gestire feste, party, cerimonie ed eventi in genere non esiti a chiamarci.
Sarebbe un’ottima soluzione.
Per tirare degli accidenti.

Il viaggio
Marone – con un gesto che ho veramente apprezzato e che gli rende onore – si è offerto di prendere il mezzo (un’auto americana lunga 3 Panda ed 1 Ciao).
Non credo che abbiano influito sulla sua scelta le minacce di morte e di saccheggio ai locali del negozio che gli sono state amorevolmente rivolte.
A settembre quest’anno c’è stato il sole per 38 giorni consecutivi, difatti domenica 29 pioveva che Dio la mandava.
Oltre al clima le premesse per un viaggio confortevole e rilassante c’erano tutte:80 km di sola andata, 5 persone a bordo, 2.479 curve e 78 tornanti.
Il buon senso ha voluto che al Passo delle Radici si sia spezzato il viaggio, in un bar cult per gli amanti del vintage: lì si respirano ancora gli odori dei primi anni ’80 (forse è da quegli anni che non vengono fatte le pulizie).
Se siete invece degli amanti del vino bianco forse è meglio continuare ad assaporare gli odori di cui sopra, vi daranno più soddisfazione.
Rispetto all’ultima uscita –quando l’autista fu l’irreprensibile e compassato Bolognera – i miglioramenti sono stati evidenti:non abbiamo corso il pericolo di finire fuori strada per l’eccessiva velocità, di vomitare, di scatenare una rissa in mezzo al traffico ed il classico omino che gonfia una gomma allo scooter con un compressore sul ciglio della strada (dite la verità:quanti ne avete incontrati nella vostra vita?) non ha rischiato di essere investito (ma forse sarebbe stato meglio il contrario).

Il pranzo
Come diceva un vecchio proverbio cinese (inventato), “Dopo i trent’anni è meglio non esagerare col cibo” (veramente lo affermava anche un vecchio di Maro, ma di anni ne aveva 79 ed era alcolizzato).
Non che fossimo mai stati dei gran mangiatori (scusate, ma scappa da ridere anche a me…), ma in quest’occasione abbiamo dimostrato di non saper cedere alle lusinghe della cucina e di non trasformare un gioviale ritrovo in un’abbuffata puerile.
La definirei più una spiluccata.
Abbiamo preteso gli antipasti completi, un bis di primi (rosette e pappardelle ai funghi), una tagliata ai funghi di secondo, per contorno patatine fritte e bis di funghi fritti (il nostro fegato ha espressamente richiesto questo trattamento punitivo).
Qualcuno, dall’aldilà, ha provato anche a chiedere dell’insalata (sic).
E’ stato sommerso di insulti (e da percosse).
Se vai in Toscana poi devi bere del toscano, è la regola.
Ma anche del Nebbiolo delle Langhe.
Funziona così.
Uno dirà, ma dopo tutto questo ben di Dio avrete almeno saltato il dolce?
Sticazzi, dolce per tutti.
Le grappe e gli amari non vanno nemmeno menzionati.
Ma bevuti (cosa che abbiamo fatto).
Già a tavola (quindi mancava tutto il viaggio di ritorno) abbiamo sparato una compilation di stronzate da Oscar: tante cazzate concentrate tutte insieme non si ascoltavano dal discorso di Berlusconi (il Pregiudicato) in Via del Plebiscito.
Gli argomenti seri non sono affatto mancati ma erano seguiti dalle più disparate battute per mantenere un’atmosfera spensierata.
La conferma che la serietà può convivere (senza fare a cazzotti) con l’ironia.
Per chi avesse ancora dei dubbi, ridere rimane la cosa più bella in assoluto e per una sana risata di gusto val la pena vivere (cit.)
Storicamente è difficile concludere dei buoni affari coi toschi (che sono una cosa diversa dai toscani).
Alla cassa è andata in scena la battaglia sul prezzo: la proprietaria da una parte (una Signora sulla cinquantina che sembrava avvezza a maneggiare del contante e non solo) e i 5 animali avvinazzati dall’altra.
Una lotta impari:noi in 5 -con la classica mezza ballina addosso che ti dà sicurezza ed intraprendenza- lei da sola che a fatica replicava alla nostra ubriachezza (quasi) molesta.
Inutile dire che abbia vinto lei.
Se non si prende una bella pelatina ogni tanto che gusto c’è…

Il ritorno
Chissà come mai, in un itinerario,  il ritorno sembri sempre più breve dell’andata.
Inoltre è curioso come un semplice tragitto in macchina possa assumere tante sfumature diverse:da un obbligo monotono e frustrante (i pendolari mi capiranno senz’altro) fino ad essere un piacere intrinseco del viaggio.
Accade nei viaggi in (buona) compagnia, nelle zingarate, in tutte le occasioni dove l’emozione ha la meglio sulla ragione.
Nel tornare a casa dalla Garfagnana c’erano in noi due sensazioni dominanti ma in contrasto fra loro:da un lato la convinzione di aver trascorso una giornata intensa ed appagante.
Quello che volevamo insomma.
E quando si raggiunge quest’obiettivo pur con delle aspettative molto alte il morale ringrazia sentitamente.
Ci si accorgeva però di aver già raggiunto il parossismo, di essere quasi giunti al triplice fischio.
E’ sempre in questo frangente –ovvero in un misto di felicità e malinconia-  che si cerca di organizzare una nuova uscita.
Si chiama autodifesa.
Ci si proietta al futuro per convincersi che dei momenti così belli torneranno di nuovo.
E’ vero, torneranno di nuovo.
Qualcuno vocifera che a Sillano stiano già preparando delle costate.
Minimo un chilo l’una.

Cariolini nel tempo

23 Ago

Siamo nel 1985, un litro di benzina costa 1.328 lire, il tormentone estivo è dei Righeira con L’estate sta finendo e l’Hellas Verona di Osvaldo Bagnoli vince lo scudetto nel primo anno dei sorteggi integrali degli arbitri (coincidenze?).

A Castelnovo Monti il neonato quartiere Peep è un crocevia di sogni,speranze e tante famiglie, i cui bambini faranno nascere di lì a poco alcune storiche compagnie del paese, molte delle quali ancora unite come un tempo.
Ad un certo punto i “grandoni” (fino all’adolescenza due o tre anni di differenza sembrano un eternità) lanciano la moda dei cariolini:dei piccoli carri in legno con le ruote (o meglio, dei cuscinetti), non c’è il volante, si sterza coi piedi.
Le strade del quartiere -alcune asfaltate di fresco, altre ancora no- ne sono letteralmente invase.
Capendo il desiderio, un papà tanto ingegnoso quanto premuroso, decide di costruirne uno al proprio figlio facendo le cose in grande:telaio in ferro saldato, cuscinetti ricoperti di gomma,struttura in legno vitata al telaio, freno a cavo.
Così anche la mamma –di solito è lei la creativa- può stare (relativamente) tranquilla.
Perché è vero che tutti quei bimbi girano sulle strade aperte (oggi sarebbero azzannati dai Vigili urbani), ma il traffico è ancora sostenibile (qualche R5,alcune moderne Fiat Uno ed una Simca rigorosamente verde) ed al netto di qualche sbucciatura il gioco non ha mai procurato dei feriti.
Bellissimo lo scorcio di vedere venti bimbi o più scendere in fila ognuno col proprio cariolino.
Anche perchè non ce n’è uno uguale all’altro.
Un’altro aspetto che si è sedimentato nell’animo di chi quegli anni li ha vissuti è il rumore:continuo,un pò cupo, metallico per tutta la ferraglia che si scaricava sull’asfalto,ricorda in piccolo quello di un treno ed era la colonna sonora che accompagnava l’avventura.
Il rito si conclude con la risalita da valle a monte per una nuova sfida:i più scaltri si aiutano con una corda per amica, tutti gli altri senza,tanto a quell’età la parola fatica è sconosciuta.
Per molto tempo i pomeriggi al Peep si sono trascorsi così.
Questi ragazzini sono (anzi, siamo) stati gli antesignani di una moda che è scoppiata qualche decennio dopo, soprattutto grazie alle gare di Monchio e Migliara:chi le chiama carrettelle, chi semplicemente carretti.
Se però in queste manifestazioni prevale l’aspetto folkloristico o competitivo, nel quartiere l’obiettivo era divertirsi.
E basta.

Sono passati quasi trent’anni ed il nostro cariolino –usato e tenuto sempre con passione– è ancora lì, a conferma del geniale progetto.
Tramandare le usanze riempie di gioia, così ad essere sensibile al suo richiamo è oggi il nipote ma è quasi incredibile il fascino che può emanare un semplice cariolino se è vero che tutti quelli che lo vedono, grandi e piccini, rimangono conquistati da qualcosa che è più di un gioco, è un inno alla semplicità, un piacere senza tempo.
Basta una discesa ed il divertimento è assicurato.

Supermercato delle meraviglie

13 Lug

Febbraio di due anni fa, alle 18,15 in un supermercato nel classico percorso lavoro-spesa-casa.
In coda per pagare, butto lo sguardo nella cassa a fianco.
C’è un tizio con degli occhiali da sole (in inverno il sole a quell’ora è proprio accecante) ed una parrucca a caschetto fucsia (tipo quelle che indossava Luxuria prima di andare in Parlamento) che con nonchalance sta pagando la sua merce.
La cassiera è in evidente imbarazzo e cerca di non fissare questo esteta che invece pare essere decisamente a proprio agio.
La motivazione del suo eccentrico look è da ricercare fra queste:
a)è vittima di uno scherzo,quindi dev’essere un’elettore del Pd;
b)deve espiare delle colpe,allora dev’essere un elettore dell’Udc;
C)sta emulando il suo maestro Giuliano Ferrara nelle prime imitazioni della Boccassini;
(quest’ultima ipotesi è però è poco probabile,l’intelligente direttore de Il Foglio non recita mai senza rossetto).
d)è ancora preso dal periodo carnevalizio, ma ha sbagliato location, era più adatta la redazione di Studio Aperto.
Per lui si potrebbe rielaborare una battuta di Groucho Marx:non fatevi ingannare, quel tipo
che veste come un deficiente e si comporta come un deficiente è proprio un deficiente.
Torno con lo sguardo nella mia fila e davanti a me c’è una tipa sulla cinquantina che purtroppo conosco per questioni di lavoro:ha sempre un’espressione tra l’incazzato e il disgustato perennemente stampata in faccia, un concentrato di maleducazione e cafonaggine, secca come solo gli avidi possono essere.
Avrete capito da soli che il suo tasso di acidità ha un Ph che tende allo zero.
Ha l’aggressività di una Daniela Santanchè ante litteram in un aspetto da Signorina Silvani.
Con queste credenziali va da sé che la Signora (beh, si fa per dire…) sia inquadrata come una “Figa marcia”, la peggiore fra le categorie disponibili.
Fra le mie tante manie persecutorie c’è quella di osservare nel carrello della spesa altrui, un’attività utilissima a capire la personalità della persona.
Regola confermata anche stavolta, l’obbrobrio che sto per raccontarvi poteva uscire solo dal suo carrello:una confezione di formaggio grattugiato.
Il colore ricorda il truciolato dell’Ikea, ma per un dettagliato elenco degli ingredienti (o meglio componenti)sarebbe meglio attendere le analisi effettuate dai Ris di Parma.
A rigor di logica la sostanza con la più bassa percentuale dovrebbe essere proprio il formaggio.
La nostra simpatica amica (all’incirca come Marcello Lippi dopo i Mondiali del 2010) è una salutista convinta:alghe,vitamine,estratti di piante.
Cosa spinga una persona a deglutire del formaggio già grattugiato è un mistero che può risolvere solo Quarto grado.
A vederla credo di aver assunto un’espressione simile alla sua (tranquilli, mi è andata via).
Convinto ormai di essere in una situazione kafkiana mi volto d’istinto, quasi per autodifesa.
E qui vedo invece il personaggio più bello della giornata, agli antipodi rispetto ai due frustrati descritti prima.
E’ un ragazzo di colore e sta attendendo il suo turno con la placidità e l’imperturbabilità tipica dei caraibici.
Non ha il cestino,né la borsina, men che meno il carrello.
Quello che gli serviva lo tiene in mano appoggiato al petto, con l’aria sorniona di chi già pensa al dopo.
Perché il tipo ha solo 3 prodotti:un casco di banane, una confezione di arachidi ed una scatola di preservativi.
Scusa.

Estate dello scorso anno, altro supermercato, solito orario (foriero, a quanto pare, di incontri paranormali).
Sono il secondo in fila al banco della gastronomia, davanti a me una tipa sulla quarantina apparentemente normale (l’abito non fa la Monaca), poi però con un lieve accento milanese chiede
“Avete la mortadella di pollo?” (sic.)
La mortadella di pollo dice, ovvero un ossimoro.
Come una lista elettorale del Pdl senza inquisiti, una notizia al TG5 o la trasparenza allo Ior.
Una delle due commesse nega (con una punta di orgoglio) di possedere una schifezza simile.
L’altra – spinta forse da un senso della verità quasi religioso – ammette che il prodotto è stato in collocamento ma che non ha riscosso un grande successo.
Un modo elegante per dire “Ma che cazzo mi stai chiedendo, povera scema?”
Sarà la prima di tante stoccatine alla stralunata cliente da parte delle due commesse, che in questa gag sono quelle che escono meglio:professionali ma non remissive, ironiche senza essere invadenti.
Assunto la ferale notizia che la succulenta mortadella è ancora in vendita, inizia la tiritera sulla quantità:come tutte le Fdl (Fighe di legno, nda) l’indecisione si mischia a richieste da miseria
“Mah, 3 etti saranno troppi…?”.
Fiutato l’affare, le due propongono alla poveretta di prendersi tutto il trancio ad un prezzo di sconto, non prima di averle ricordato che il suo acquisto avrebbe raddoppiato le vendite del prodotto (il bello è che la cliente non capisce di essere presa per il culo).
Per autoconvincersi dell’acquisto, la buongustaia in salsa trash esclama una frase pronunciata con la stessa enfasi e convinzione che utilizzano i vertici del Pd per giustificare il Governo con Berlusconi.
“E’ anche buona…” (pausa pre-insulto).
Una delle commesse le ricorda che la vera mortadella è un altra cosa e la nostra eroina (una sostanza che potrebbe iniziare ad assumere) ribatte loro -con una cadenza meneghina ancora più marcata ed una risatina inutile come la sua esistenza – “Eh, eh, però è dietetica…”.
La portano via.

Testa di quiz

9 Ott

Se dopo 8 anni di psicoanalisi non sei ancora riuscito a capire che tipo di personalità hai, è il caso di sottoporti a questo breve test.
Si consiglia l’assunzione a stomaco vuoto e, possibilmente, senza aver abusato prima di psicofarmaci.

DOMANDE

1.Qual’è la prima cosa che ti viene in mente alla parola amore?                                                                                              
a)Il battere forte del cuore in modo incontrollato.
b)Essere una cosa sola con la persona amata.
c)80 € in macchina, 200 € in appartamento.

2.Che atteggiamento hai in genere al primo appuntamento?
a)Cerco di farmi conoscere un poco alla volta,per esperienza non voglio forzare troppo la mano subito.
b)Cerco di entrare subito in sintonia con l’altra persona, mi presento subito sicuro di me.
c)Cerco di entrare subito in sintonia con l’altra persona, mi presento subito sicuro di me.E completamente nudo.

3.A cosa pensi quando senti parlare di legalità?
a)Penso che ce ne sia fortemente bisogno visto il livello che abbiamo raggiunto.
b)Penso che il problema sia di natura culturale,occorre insegnarla fin da piccoli a scuola.
c)Sono un consigliere del PDL, già dell’Udeur,Ccd,Udc e Margherita, condannato per finanziamento illecito ai partiti, truffa aggravata ed abigeato, ora indagato per peculato e concussione.Penso che non risponderò a questa domanda.

4.Hai appena vinto 10.000 € al Gratta e Vinci.Come festeggi?
a)Cena con la mia ragazza, poi week end con gli amici.Alla faccia del capo che non mi ha dato un’aumento negli ultimi 5 anni.
b)Cena con la mia ragazza,week end con gli amici più l’ultima versione dell’I-Phone.Alla faccia del mio capo che non mi ha dato un’aumento negli ultimi 5 anni.
c)Sono il tuo capo e mentre tu facevi il coglione con i tuoi amici e smanettavi con l’I-Phone ho scopato la tua ragazza.E ovviamente non  ti darò nessun aumento.

5.Per chi voterai alle prossime elezioni?
a)Sono un elettore del PD e voglio dare l’ultima possibilità alla politica:voterò Renzi.
b)Sono un elettore deluso da tutti i partiti che ho votato.Basta coi professionisti della politica:voterò per Grillo.
c)Sono il miglior Presidente del Consiglio che l’Italia abbia potuto avere in 150 anni della sua storia:voterò (voterei) anch’io per Renzi.

6.Cosa stai facendo per combattere la crisi economica?
a)Sto lavorando molte più ore di prima, per tirare avanti mi sto proprio sbattendo.
b)Il mondo è cambiato, credo che dovremo inventarci qualcosa di nuovo, battere altre strade.
c)Difatti ora batto il marciapiede, faccio la prostituta.

7.Qual’è il luogo che preferisci per fare un’aperitivo?
a)Un locale alla moda, con della gente trendy che cavalca le nuove tendenze.
b)Un locale frequentato da medici,avvocati, professionisti:l’èlite che conta.
c)Sono un cocainomane incallito, vanno bene entrambi i locali dato che frequento assiduamente tutti e due.

8.Sei soddisfatto della tua vita?
a)Assolutamente, ho raggiunto tutti gli obiettivi che mi ero prefissato.
b)Abbastanza, ho raggiunto in parte i miei obiettivi, ma ho la voglia di migliorarmi.
c)Ma come cazzo vuoi che sia messo visto che mi sono ridotto a fare questo test di merda…

SOLUZIONE

Per prima cosa ruota completamente il video, poi attribuisci 1 punto ad ogni risposta a), 3 punti ad ogni risposta b) e 5 punti ad ogni risposta c).
Se la somma dei punti è compresa tra 8 e 40 puoi continuare a leggere questo blog ma devi avvalerti delle cure di un buon veterinario.